Dio se la cavera Alan Poloni Rookie Review

L’istruzione, senza un po’ di elasticità mentale, rischia di diventare una trappola soffocante. Soprattutto per Nic, ragazzo dislessico, e Dave, cresciuto a pane e Wittgenstein. Uno zio metallaro cercherà di porvi rimedio, mentre sullo sfondo danzano altri bizzarri personaggi.

Dio se la caverà, pubblicato da NEO edizioni, è il primo romanzo di Alan Poloni, classe 1973. Poloni è nato in provincia di Bergamo e lì insegna Lettere alle medie. È autore anche del documentario Vicini all’inferno, un viaggio tra Belgio e Francia sulle tracce del nonno minatore e del poeta Rimbaud e di un’opera teatrale chiamata Ominidi 2.0. Quando non scrive ama coltivare la terra e produrre miele. Parlare della trama di Dio se la caverà sarebbe forse troppo riduttivo: non c’è una grande storia principale, ci sono dei personaggi, ognuno dei quali porta con sé una storia. La copertina mostra il testone di Elvis sul corpo di un ragazzo e simboleggia forse un’eredità pesante da sostenere. Il titolo colpisce e nasconde una doppia lettura, infatti il Dio di cui si fa menzione non è l’ente metafisico a cui verrebbe facile pensare. Nel corso del libro si intrecciano, come in un film di Altman, in maniera più o meno diretta le storie di alcuni personaggi. I principali sono gli adolescenti Nic e Dave, l’avvocato soprannominato Zio alle prese con l’impietoso confronto generazionale con i successi del padre e il suo amico Klaus che decide di aprire un cinema porno ma viene coinvolto in una diatriba tra spinoziani e fondamentalisti cristiani, Augusto Loglio, ex cocainomane che diventa rettore di un collegio e Antonio Timpano, scrittore dimenticato che tenta di emulare Mattia Pascal per attirare l’attenzione. Il romanzo a mio avviso inizia col botto, presentando Nic, ragazzo dislessico che sogna di andare in Cina per poter contare su un sistema linguistico non basato sulle lettere dell’alfabeto. Si aprono così interessanti riflessioni sul linguaggio:

“Finalmente, dopo cinquemila anni di pseudo evoluzione sotto l’effetto lisergico del linguaggio, l’essere umano aveva modo di rimediare all’atavica deviazione riprendendo la retta via evolutiva: sì, perché l’avvento del Dislessico veniva finalmente a illuminare i nefasti limiti della Logica e della Grammatica, le dispotiche guardiane alla struttura del linguaggio, le guardiane della tirannia del logocentrismo. Per millenni, il linguaggio era stato l’autocratica interfaccia del pensiero umano. Incapsulato dentro le categorie della consequenzialità, della contrapposizione soggetto-oggetto e dello spazio-tempo, il pensiero umano aveva finito per perdere libertà ed espressività e si era profondamente involuto” (pag. 21)

Poi Nic incontra Dave, un ragazzo apparentemente normale, se non fosse che la madre gli ha imposto la lettura e l’assimilazione del filosofo tedesco Wittgenstein fin dalla tenerà età creando una barriera tra lui e il resto del mondo. I due ragazzi si ritrovano poi nel collegio di Augusto, che ha una concezione illuminista, ma molto autoritaria, dell’educazione, tanto che è prevista una guardina e una cella di isolamento per gli alunni indisciplinati. L’impronta soffocante dei genitori e il collegio fanno venire in mente Infinite Jest di David Foster Wallace, evocato anche dalla presenza di Wittgenstein, di cui il padre di Wallace era uno dei massimi esperti americani. La scopa del sistema, romanzo d’esordio dello scrittore americano, è una rielaborazione della sua tesi di laurea proprio su Wittgenstein. Non sono esperto di statistica, ma ho notato che molti scrittori italiani tra i quaranta e i cinquant’anni adorano David Foster Wallace. Credo che per chi scrive sia normale assimilare nella propria scrittura lo stile degli autori più amati. Nel caso di Wallace però siamo di fronte ad un autore talmente complesso che si corre il rischio di voler imitarlo con scarsi risultati. Poloni ha l’intelligenza di non farlo, il linguaggio e le situazioni sono abbastanza equilibrati. Se l’inizio ricorda Foster Wallace, il seguito evidenzia un’estetica rock tipica di autori come Irvine Welsh e Nick Hornby. Il romanzo è costellato di riferimenti musicali da Elvis ai Black Sabbath e sa regalare al lettore perle di umorismo come questa:

“Come si chiama il tipo molto importante che trovano morto nella vasca da bagno a Parigi?”
“Marat”
“Jim Morrison, scemo”
(pag. 157)

Alan Poloni RookieUna battuta che può anche far riflettere sul concetto di cultura. Siamo chiaramente di fronte a una commedia, che riesce nella sua funzione di divertire il lettore. Non si disdegnano però agganci filosofici impegnativi e temi importanti come il confronto generazionale tra giovani e adulti.

Un altro tema è quello della provincia e viene da chiedersi che rapporto ci sia tra la provincia e la stranezza di certi personaggi e situazioni. Da un punto di vista strutturale e di genere non so quanto sia opportuno chiamare questo libro romanzo. Ormai siamo abituati a questi racconti lunghi (o allungati) e la forma romanzo classica non è più un obbligo vincolante. Tuttavia in questo caso l’intreccio appare un po’ troppo sfilacciato. Vengono prima presentati i personaggi uno ad uno, come fossimo di fronte ad una serie di racconti, poi il collegio diventa l’ambientazione principale e il catalizzatore dell’incontro tra i diversi personaggi. Personalmente però avrei preferito che si fosse dedicato maggiore spazio a Nic e Dave. La dislessia di Nic, per come viene raccontata all’inizio, sembra essere un elemento portante della narrazione e allo stesso tempo un tema interessante da sviluppare, poi però questi elementi si perdono un po’ per strada. Il vero tema sembra diventare l’interrogativo sullo spazio di intervento degli adulti nella vita degli adolescenti. In ultima analisi, tanto per restare in tema rock, la via d’uscita può forse essere suggerita dalle parole di Neil Young: Keep on Rockin’ in the Free World.

 

Alan Poloni, Dio se la caverà, NEO, 2014, 280 pag.

 

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