Alessandra-Sarchi-Amore-normale-review

Il matrimonio è un patto tra due persone. O forse anche più di due. Quando Davide e Laura si tradiscono a vicenda senza però smettere di voler stare insieme si trovano a dover rimettere in discussione la loro vita e quella delle figlie. Si trovano a dover decidere se gettare la maschera o tenerla ancora addosso.

L’amore normale di Alessandra Sarchi, edito da Einaudi, è il secondo romanzo della scrittrice di Reggio Emilia classe ’71. Il primo romanzo, Violazione, era in un certo senso più “politico”, in quanto raccontava la “speculazione edilizia”, colta però da un punto di vista filosofico di opposizione tra uomo e natura. Con Violazione Alessandra Sarchi ha vinto il premio Volponi opera prima. Il secondo romanzo parla invece dell’amore e non è semplice parlarne senza essere banali, anche perché non si tratta di un soggetto di facile definizione. L’aggettivo normale aggiunto nel titolo non è neutro e sembra dare un giudizio prima ancora di introdurci nella vicenda, come a dire (ma è solo una delle possibili interpretazioni) che il matrimonio non è una cosa normale.

Laura e Davide sono una coppia di ultra quarantenni borghesi e hanno due splendide figlie, Bettina e Violetta. Non ci sono segnali evidenti di una crisi nel loro rapporto, se non quelle cicatrici sul corpo di Laura, che rimandano alla tragica esperienza di un tumore asportato. Nella vita della donna ritorna Fabrizio, un suo ex, in quella dell’uomo entra Mia, una bibliotecaria precaria di 26 anni. C’è quindi un quadrilatero amoroso, come ne Le affinità elettive di Goethe (che apre e chiude il romanzo con due citazioni) e nel film Innamorarsi di Ulu Grosbard con Robert De Niro e Meryl Streep. Davide e Laura però non decidono di porre fine al matrimonio e nemmeno di nascondere e rimuovere il tradimento. Sembra esserci spazio per una terza via, cioè l’inclusione degli amanti nella loro quotidianità:

“Come l’umanità prima delle leggi, prima di Dio, prima della scienza, ci sentiamo solo infinitamente liberi di sbagliare” pag. 165

Anche questo romanzo, che scandaglia con precisione scientifica l’intimità delle persone, potrebbe prestarsi a letture sociologiche o politiche. C’è in ballo infatti il tema del matrimonio come istituzione e viene da chiedersi: è in crisi per colpa del cinismo della società contemporanea, del materialismo dominante che mette al primo posto le preoccupazioni economiche o semplicemente le persone stanno aprendo gli occhi e si rendono conto dell’ipocrisia e dell’assurdità che portano a voler istituzionalizzare i sentimenti e sterilizzarli con tutte le volgarità del matrimonio? Se si avessero la maturità e l’intelligenza necessarie i rapporti umani potrebbero essere, fuori da limiti burocratici o religiosi, liberi e autentici. Che non vuol dire semplici, ovviamente. Il romanzo non è nichilista in questo senso, ma se non altro pone un dubbio:

“Quando diciamo rapporti pensiamo a cose durature, dotate di regole di cui abbiamo bisogno. Ci riserviamo sempre di romperle in casi speciali, e una volta rotte non sappiamo più che fare. È a quel punto che ci accorgiamo quanto sia azzardato mettere insieme sentimenti e istituzioni, eppure continuiamo a farlo”. pag.93

La ripetizione dei piccoli gesti, dei riti di coppia, crea monotonia, ma d’altra parte se la mente umana non avesse facoltà mnemoniche non potrebbe esistere nemmeno l’innamoramento.
Complice anche la professione di uno dei protagonisti, nel libro si usano spesso metafore attinenti al mondo della biologia e medicina. Alessandra Sarchi scrive in maniera semplice con un linguaggio non artificiosamente ricercato che però allo stesso tempo non cede alle frasi fatte, ai cliché o all’imitazione dello stile di autori stranieri.

Nella prima parte si punta di più sulle persone che non sui luoghi, fa eccezione la biblioteca dove lavora Mia e qualche accenno alla città (che si intuisce essere Milano in quanto si nomina l’Expo). Nella seconda parte invece la scena si sposta nella casa al mare e la scrittura si fa più descrittiva. Laura e Davide però non rubano la scena agli altri personaggi, che sono tutti ben delineati, Mia, Fabrizio, Bettina, Violetta, Guido (il ragazzo di Violetta) e Giovanna, la saggia consigliera (e proprio perché è saggia dice che le persone non sanno niente sulla vita) che ha vissuto l’amore libero degli anni ’70 e che tenta di riprodurre un quadro di Matisse in cui gli amanti sono esposti e denudati.

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La dimensione pittorica è evidentemente importante per la scrittrice, come si evince dando un’occhiata al suo blog, o pensando alla stupenda copertina di Violazione, che è un’illustrazione di Marco Cazzato che raffigura un San Sebastiano nella posa resa celebre da Mantegna e Antonello da Messina, con la testa però di un cervo. Un altro quadro che assume in L’amore normale un significato allegorico cruciale per lo sviluppo dei temi della vicenda è Ulisse e Penelope di Primaticcio. Il re di Itaca nel prendere tra le dita il mento della moglie sembra voler toglierle una maschera, mentre lei gli racconta la sua fedeltà (non ricambiata), ma non potrà mai raccontargli tutti i suoi più intimi turbamenti.

Francesco Primaticcio Ulisse e Penelope

La menzogna dunque è un altro elemento chiave della vicenda, ma più che altro della vita in generale. Anche Nymphomaniac del resto porta avanti l’idea che l’amore sia una cosa che non abbiamo voluto e che è piena di menzogne.

Bettina, la figlia più piccola di Laura e Davide, ha paura di morire (come Charlotte Gainsbourg in Melancholia), Laura aveva un tumore al seno ed è sopravvissuta. Il romanzo ci ricorda dunque che l’ombra di Thanathos aleggia sullo sfondo della vicenda umana di tutti noi e chiama in causa per forza di cose il suo antagonista e antidoto Eros.

Il finale aperto e la scelta di adottare il punto di vista dei diversi personaggi ci ricordano che l’idea ottocentesca di un narratore onnisciente che espone teorie utili per leggere la realtà è sorpassata, ma ciò non significa certo che non si possano più raccontare delle belle storie. L’autrice non giudica i suoi personaggi e non suppone di raggiungere una verità, ma sembra piuttosto voler porre delle domande ai suoi lettori.

 

Alessandra Sarchi, L’amore normale, Einaudi, 2014, 296 p.

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