di Laura Casarsa.

Si è trattato senza dubbio di un appuntamento, quello che ha introdotto gli artisti Cosimo Terlizzi e Gregory Fong, denso di contenuti, spunti e riflessioni, come testimoniano la ricchezza di interventi e la partecipazione del pubblico.

La collocazione delle opere degli artisti all’interno dell’esposizione simboleggia la distanza che intercorre tra le modalità espressive e comunicative dei due, ma allo stesso tempo li pone indiscutibilmente in relazione. Due artisti appartenenti a due generazioni e due provenienze geografiche diverse, ma entrambi “glocalmente” interessati alla relazionalità tra sfera privata, individuale e il mondo del pubblico, della collettività, della massa.

Cosimo Terlizzi

Cosimo Terlizzi (Bitonto, 1973), presentato dalla curatrice Elena Tonelli, è un artista che utilizza diversi media spaziando dal video, alla fotografia fino alle installazioni rimanendo fedele a un preciso canone stilistico ed estetico. La ricerca dell’ artista si lega direttamente al concept di Augmented Place in quanto ruota attorno al rapporto che intercorre tra la sfera privata dell’individuo e la sfera pubblica. Molto spesso questo concetto è legato a una ricerca del sé che viene riproposta autobiograficamente dai video dell’artista e al tema del viaggio, inteso sia come momento di riflessione intima, ma anche ad un livello più pratico, come costante movimento a cui è sottoposto l’uomo contemporaneo.

A tal proposito la presentazione dell’opera Folder è esemplare. Sicuramente poi, sono stati molto interessanti i suggerimenti forniti dalla curatrice (non chiaramente espressi dall’artista) di avvicinare le fotografie di Terlizzi ad alcuni dipinti dall’iconografia cristiana tradizionale. Vediamo così Damien in ascensione confrontarsi con la Trasfigurazione di Raffaello, il tutto per chiarire allo spettatore come, nei lavori dell’artista, sia costante un’attualizzazione della religiosità e un’attenzione all’aspetto formale, compositivo, accompagnato da una pulizia visiva.

 

Gregory Fong

Gregory Fong (Washington D.C., 1987), presentato dal curatore Stefano Volpato, è il più giovane artista e designer presentato ad Augmented Place. In questa sede veniamo ad apprendere che l’opera che Fong avrebbe voluto in galleria Cavour è costituita da dei led abbronzanti, che sarebbero stati poco visibili e significativi per lo spettatore, ma che gli avrebbero prodotto un effetto molto semplice: l’abbronzatura. Non commentiamo il fatto che nella paleolitica Italia certe installazioni incontrino alcuni ostacoli burocratici, e si debba quindi optare per dei lavori più tradizionali.

Così Fong ci porta quello che sarebbe stato l’effetto dei neon: In Love Actually ci presenta una serie di fotografie della stessa persona ritratta “al naturale” e “abbronzata”. Questo a dimostrare la polarità a cui è sottoposto l’individuo, da una parte l’identità e le prerogative del sé e dall’altra l’immagine del sé, sempre più condizionata dai mass media. Volpato ci fa una completa e interessante presentazione dell’artista ma quello che in questa sede vorrei riportare è un frammento di alcune riflessioni dell’artista condivise con il curatore, a mio parere, molto significative. Fong ammette di essere da sempre stato attratto dalla pubblicità e crede che il rapporto tra arte e mass media sia profondamente ambiguo, a tal punto da affermare come la cultura mainstream sia spesso più avanzata della ricerca artistica, mentre l’avanguardia assume sempre più un ruolo conservatore.

 

Egli è interessato in particolar modo al mondo degli adolescenti perchè essi non hanno la possibilità di scegliere (scuola o frequentazioni) ma sono coloro che hanno più aspettative e speranze per il futuro. A causa della crisi odierna però, sono obbligati a confrontarsi con la necessità di un problem solving drasticamente realistico. L’artista ritiene che i media nella vita di queste generazioni meritino la nostra attenzione, perchè questi ragazzi sono sottoposti a una pressione notevole ma sono capaci di produrre dei contenuti altamente creativi e interessanti. E quindi per noi in un certo senso è interessante parlare dell’ultimo taglio di capelli di Miley Cyrus.

 

 

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