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10 inquietanti profili di 10 inquietanti tipologie di lettori forti in Italia. Chi l’ha detto che quelli che leggono tanto sono persone equilibrate?… (just for the lulz)

Leggi anche: 30 Manie ossessivo-compulsive da lettori (malati)

 

Chi sono i lettori forti in Italia? L’Istat dice: le donne e i ragazzini.

Secondo le statistiche il picco si riscontra tra la popolazione di 11-14 anni (60,8%), vale a dire ragazzi in età scolare che leggono per dovere.

Poi quando crescono e smettono di scaccolarsi cominciano ad avere altri pensieri per la testa.

E poi ci sono le donne: la sex ratio in Italia ci dice che leggono più loro degli uomini, lo sanno anche i sassi. E difatti un prototipo di lettore forte rilevato dall’Istat è il seguente: donna, over 30, laureata, del centro-nord, meglio se nord-ovest.
Praticamente la Littizzetto.

Quindi i lettori forti sono grosso modo lei e i suoi figli.

Però, diciamoci la verità, l’approssimazione matematica non ci pare sufficiente e chi legge libri e vive nell’incantato mondo delle lettere sa che dietro a questi numeri si nasconde un bestiario un po’ più grottesco e variopinto.

Proprio così. In Italia il lettore forte viene identificato come un glorioso eroe anonimo, rispettabile, culturalmente coriaceo, illuminato, progredito: una reliquia in un paese allo sfascio, popolato da trogloditi. Bene.

Ecco perché abbiamo deciso di descrivere 10 “immaginari” lettori forti in una chart appositamente concepita per prenderci gioco di loro e per evidenziare tic, macchiette e luoghi comuni just for the lulzs.

Buona lettura.

 

LO SCRITTORE

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Lo scrittore è uno scrittore perché ha letto un casino. Gira e rigira continua a farlo per mestiere e per condurre indagini di mercato.

Lo scrittore è un po’ come uno spaccino: fuma anche l’erba degli altri per capire se la sua roba è la migliore della piazza. Per questa ragione è sempre fuori come un balcone.

 

L’INTELLETTUALE

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La differenza tra uno scrittore e un intellettuale è che l’intellettuale scrive spesso a proposito di intellettuali, mentre gli scrittori no. L’intellettuale tende a scrivere sempre più di qualsiasi altro a proposito di se stesso e della sua categoria, di qui una delle leggi della turbodinamica degli intellettuali: chi legge cosa scrivono gli intellettuali è, a sua volta, un intellettuale.

Forse la differenza tra gli intellettuali e i lettori intellettuali consiste nel fatto che l’intellettuale, ben che vada, qualche volta compare in tv, mentre i lettori intellettuali aprono un blog.

 

LA MAESTRINA

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Le maestrine leggono un sacco, sono super acculturate, vanno alle presentazioni in libreria per farsi firmare le loro copie da Paolo Giordano e seguono con attenzione gli inserti culturali dei più grandi giornali di questo paese come «La Repubblica».

Stando a quanto dicono, se fosse per loro, la Scuola Italiana girerebbe a meraviglia. Siccome non è così, sono molto arrabbiate, anzi, indignate, tanto che ad ogni collegio docenti vedono sangue.

Naturalmente detestano l’attuale status quo, si lamentano dei tagli alla scuola, odiano qualsiasi Ministro dell’Istruzione almeno tanto quanto le loro colleghe, disprezzano chi fa loro delle osservazioni, e poi, per combattere l’imbarbarimento generale e per far sbocciare l’amore della letteratura nei cuori dei ragazzi danno loro da leggere Cuore.

Ai loro figli regalano Il Piccolo Principe intorno, più o meno, al sesto-settimo compleanno.

 

IL LAUREATO (UMANISTA)

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Sulla carta il laureato umanista è quello che legge i migliori libri su piazza. Libri che sfortunatamente l’hanno reso il peggior precario del paese. Studiare per non trovare lavoro è davvero una bella fregatura.

Quelli che parlano forbito citano cose come la overeducation (ovvero il tasso di preparazione superiore rispetto al lavoro che si riesce a svolgere, quando lo si trova; per la cronaca il 70% dei laureati in discipline umanistiche svolge lavori diversi da quelli per cui ha studiato; il 40% dei laureati che ha trovato lavoro ne ha accettato uno di bassa o senza nessuna qualifica professionale).

Altri danno colpa alla crisi, oppure sarebbe il caso di porre l’accento sulle conseguenze di un “fare cultura” ingenuo, buonista e paraculo, che costringe più o meno a pensare che la soluzione dei problemi sia sempre e comunque da trovare nei libri (“studia che diventi bravo”).

E così il laureato umanista, che è pieno di sfighe, continua a leggere e a studiare (master, specialistica, corsi aggiuntivi, crediti per l’insegnamento), perché, in fondo, non è colpa sua, è un difetto di fabbrica. Non è completamente idiota, è che l’hanno fatto così.

Il laureato umanista italiano è il centro di gravità permanente di un circolo vizioso. Sei troppo bravo, acculturato, preparato per lavorare, ma in concreto non sai fare un cazzo. E quindi studi sempre di più alla ricerca di un impiego.

Naturalmente la cosa non vale per gli studenti Erasmus.

 

IL LETTORE COMPULSIVO DI LETTERATURA DI GENERE

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Esiste inoltre la sottocategoria del lettore compulsivo di letteratura di genere. Quello che legge fantasy come se non ci fosse un domani, o l’aspirante milf appassionata di mommy porn, oppure il nerd che non considera nessun romanzo che non abbia mostri e due tette grosse in copertina, che non abbia protagonisti sbronzi che non sappiano destreggiarsi in ambienti noir e coreografie di sangue e piombo con alieni che praticano arti marziali.

Perché occorre sdoganare i generi, il mantra ripetuto ossessivamente almeno da 30 anni. Altro che libri di serie B: la narrativa di genere non ha nulla da invidiare dalla letteratura con la L maiuscola. Perché occorre abbattere i pregiudizi snob dell’intellighenzia radical chic e mandare affanculo i classici fascisti, bruciare i pippotti del canone letterario in piazza e quindi viva il porno e il cyberpunk. Sieg Heil.

Il lettore compulsivo di genere alle volte appare come il grillino della narrativa, una sorta di ultrà della letteratura. Gli scrittori impegnati, o semplicemente impegnativi, sono sbirri infami, mentre le librerie indipendenti e i circoli culturali le curve nemiche da evitare o da cecchinare con le molotov.

“La letteratura è la strada” si ripetono dalla loro cameretta durante le serate passate ad affollare forum specializzati dove si autopubblicano e si autoleggono capolavori tu vo’ fà l’ammerigano oriented, con tanto di clichè borderline, draghi incantati e punteggiatura creativa.

Feticisti della narrativa seriale, non si stancano mai di leggere sempre la stessa storia, come se passando ore davanti ai filmati di YouPorn non ci si accorgesse che i finali sono più o meno sempre gli stessi.

(oh, sia ben chiaro che la letteratura di genere è una figata, però c’è sempre un limite a tutto, ecco)

 

IL PRETE

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Il prete legge un casino, se non altro le Sacre Scritture, ogni santo giorno. Nel caso in cui volesse variare può sempre arricchire la propria libreria di dialoghi di tizi intelligenti con Vito Mancuso, memorie di cardinali morti (da poco) o memoriali di vip che ritrovano la fede dopo tracolli e disintossicazioni che ti fanno rivalutare i fallimentari rehab di Amy Winehouse.

Il prete, in sala d’attesa, sfoglia Famiglia Cristiana o Avvenire.

 

LA RAGAZZA PROBLEMATICA

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Vuoi per l’infanzia interrotta, i disturbi alimentari, le tempeste ormonali che la facevano sembrare un cesso al liceo, la ragazza problematica sviluppa precocemente un’affezione maniacale verso la lettura, vissuta come fuga, rifugio, surrogato esistenziale, liturgia feticista. Mentre le coetanee erano impegnate a limonare in discoteca, dilapidando le proprie aspirazioni di vita facendosi inghiottire dal nulla merceologico-televisivo attraverso le prime infezioni veneree, la ragazza problematica teneva corsi di uncinetto per le vene dei polsi e affogava il suo teen angst nella musica dark, new wave o, peggio ancora, industrial, fuggendo tra le pagine di autori maledetti, poeti drogati e teen fantasy.

Poe, Baudelaire, Cioran, Celine, Isabella Santacroce sono solo alcuni degli autori in grado di suggerirle lapidari aforismi sul mal di vivere da annotare sul diario prima e su Facebook poi. Se la ragazza problematica ha un amico o si scopa un tatuatore, il suo corpo potrebbe tramutarsi in un florilegio di ottimismo.

La ragazza problematica crede inoltre di vivere ai margini di una società che la disprezza. Forse è per questo che coltiva ambizioni letterarie, velleità che non condivide con nessuno se non con il compagno fricchettone o metallaro del momento che cercherà di assecondarla nelle sue strane ambizioni artistiche, spesso performative, fintanto che quest’ultimo non decide di rompere con lei dopo averle sgamato il vecchio profilo di MySpace (da cosplayer porno).

Per affrontare le delusioni della vita e i periodici cali di autostima, la ragazza problematica spesso esorcizza il proprio status di alienazione con l’amica del cuore appassionata di manga. Quando non sarà quest’ultima a sostenerla nei momenti difficili perché impegnata a terminare l’ultimo ready made da presentare alla prossima mostra di reduci del Dams, la ragazza problematica troverà rifugio, ancora una volta, nei libri neri o nella magia Wiccan.

Da un punto di vista squisitamente letterario la ragazza problematica predilige la prosa d’arte, lo scrivere ermetico, il nichilismo avvilente e l’umorismo verde. Il suo elevato sarcasmo e la sua volubile sensibilità la rendono una delle persone più adorabili del pianeta, e quando non basta il cinismo per nascondere a se stessa i propri intimi paradossi ecco che ci va di trucco pensante.

Incapace di comprendere l’arroganza delle proprie routine maniaco-compulsive, la ragazza problematica dice di odiare il mondo e la gente, ma in realtà ama segretamente Jane Austen e invidia le donne di successo come Selvaggia Lucarelli.

 

LA VECCHIA ROMANTICA

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Lo so, 50 sfumature di grigio ha rimesso in discussione un target generazionale duro a morire, quello delle donne infoiate anziane in cerca di letture d’evasione sentimentale, abbassando l’asticella anagrafica di uno dei più classici profili di lettrici accanite (come testimoniano queste foto).

Lo so, al giorno d’oggi si è giovani fino a 60 anni. Lo so, Rita dalla Chiesa si vede sempre meno in televisione, tuttavia gli Harmony continuano a produrre più della Fiat, alla faccia della crisi editoriale (300 milioni di copie vendute dall’81, cinquanta titoli nuovi al mese).

Questo sta a significare che mentre il mondo cambia, certe cose rimangono le stesse, tant’è vero che gli editori Harmony continuano a fare i milioni con i bollori da menopausa perché le pensionate in cerca di calde emozioni resistono sorprendentemente alle mode, proprio come le balere e i galà del sabato sera di Carlo Conti.

Stiamo parlando di uno zoccolo duro di lettrici monovalenti che si concedono qualche strappo alla regola a Natale, quando ci può scappare qualche libro di ricette o le biografie salutiste della Lambertucci. A Pasqua amano divorare gialli o libri sui misteri di Madjugorje.

Parliamo di donne sensibili, abbonate a romanzetti-rosa-fast-food più o meno sentimentali, più o meno erotici, più o meno camp. Tuttavia non vorrei essere frainteso: non sto disprezzando la categoria, né pontificando sulle qualità di certi capolavori di Danielle Steel o di Daria Bignardi.

Sto solo dicendo che quando arrivi ad un certo punto della vita nella quale non puoi più avere figli, tuo marito è sessualmente andato e se non passa le serate a briscole con gli amici al bar segue Piero Angelo o Augias alla tv, probabilmente l’unica cosa che ti può far sentire meglio, oltre agli antidolorifici per l’artrite o immaginare tuo figlio trentaseienne che fa il cassiere da Mediaworld sposato con Antonella Clerici, è leggere libri che sembrano sceneggiature di porno anni ’90, con un po’ di ammucchiate in meno e con qualche copertina che ritrae pose calcolate di Fabio Lanzoni in più.

Credo che la mia generazione non arriverà mai a tanto. Probabilmente continueremo a pinnare minestre al semolino, infografiche ingiallite e tatuaggi stinti su Pinterest, a instragrammare piedi con il pollice valgo in spiaggia e a riversare indignazione e sarcasmo su geronto-twittate collettive – #dovecazzoèlamiapensione, #vogliomorire – mentre i nostri nipoti saranno in Erasmus su Marte.

Tuttavia ci sarà sempre qualcuno che leggerà romanzi Harmony. Magari su Kindle o mediante microchip sottocutanei.

Magari ci sarà ancora qualcuno che voterà Berlusconi.

 

IL LIBRAIO

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Il libraio non solo legge i libri ma li conosce. È un po’ il Cavaliere Jedi dell’intera filiera: saggio, stoico, in via d’estinzione. Spesso non esattamente di bell’aspetto, i librai parlano in un modo che nessuno capisce. Se quello che avete davanti è anche basso, verde e spelacchiato, potrebbe essere il maestro Yoda o il vostro vecchio prof del liceo che arrotonda la pensione.

Se non fosse per i librai il lato oscuro della forza si impossesserebbe dell’intera umanità, condannata ad abbandonare la lettura per le serie tv e Master Chef.

 

IL PRECARIO EDITORIALE

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Il precario editoriale probabilmente è quello che legge più di tutti. Non è solo una questione di lavoro, ma è una sorta di vocazione, ti spiega, mentre frigna a proposito di contratti di lavoro disumani e stipendi ridicoli, annientando la tua debole autostima quando dice, con falsa nonchalance, di essersi appena finito qualche opera minore di Salinger o di Nabokov in lingua originale. Per la terza volta.

Il precario editoriale ha il vizio di voler sindacalizzare a tutti i costi la propria categoria al fine di condividere posizioni radical apparentemente non trattabili. Sfortunatamente succede sempre che gli animosi dibattiti tra colleghi finiscano in tristi sbronze da post trentenni, in locali hip economici ma con pretese, che poi proseguono a oltranza nel salotto dell’amico con i poster dei film francesi sui muri e almeno due divani, una bozza di vino da sacrificare per la causa e qualche gioco in scatola comprato al mercatino dell’usato equo solidale del quartiere.

La loro è una vita spesso disseminata di delusioni, slanci titanici, inutili immolazioni. Qualcuno di loro cerca di sopperire a tale alienazione tentando la carriera politica o al massimo organizzando festivaletti letterari con reading di scrittori con la sciarpetta.

Alla festa di Minimum Fax, al Salone del Libro a Torino, indossano pass-accrediti credendo di saltare la fila per prendersi da bere.

 

IL BOOK BLOGGER

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Il book blogger è un tizio/tizia a metà tra un renziano rottamatore della critica letteraria e un post laureato, nerd ma choosy, con aspirazioni da opinion leader non richiesto. Da buon wannabe del web finge di saperne su qualsiasi argomento, poiché il suo più grande desiderio è quello di riuscire a guadagnare soldi, credibility, reputation e readership – parole che lui stesso usa spesso alla cazzo di cane – con quella specie di finto lavoro che fa. Anche se, tutto sommato, alla fine si accontenterebbe di ricevere libri gratis dalle case editrici. Titoli da recensire e, in caso, stroncare. Perché lui è un duro e puro con il quale non scherzare e che continua a farsi il mazzo malgrado gli arrivino quasi esclusivamente libri in pdf di psicopatici e raccolte di poesie d’amore sotto pseudonimo di vecchie romantiche (vedi sopra) dedicate al gatto.

I book blogger leggono tanto perché credono che la loro opinione possa servire a qualcosa, come garantire al prossimo gli estenuanti live tweet durante i festival dell’onanismo letterario e le polemiche via web sul Premio Strega.

La loro (auto)ironia inflazionata e compiaciuta nello stilare liste alla ricerca di condivisioni e commenti, li rende individui ancora più futili e stucchevoli.

Inoltre il book blogger è l’unica categoria di lettore forte in grado di inglobare tutte le altre (vedi sopra).

Per questa ragione è da ritenere la peggiore di tutte.

p.s il primo che intende commentare questo articolo puntualizzando il fatto che la lista non è composta da 10 ma da 11 voci vince questo.

 

Per un quadro più completo leggi anche:
30 Manie ossessivo-compulsive da lettori (malati)

15 commenti a “ Bestiario contemporaneo: i 10 lettori forti in Italia ”

  1. claudio

    claudio

    complimenti, sinceri, per questa pagina, per com’è scritta e per com’è pensata (come sai bene le due cose non sempre vanno insieme, soprattutto in rete).
    quando poi sono arrivato alla “ragazza problematica” il piacere della lettura è stato doppio, hai sfiorato la perfezione (manca solo amélie nothomb all’elenchino ma per fortuna c’è la santacroce, un must per quel tipo umano)
    cordialità
    claudio

    ah, dimenticavo, sono l’editor degli italiani di e/o…

    Rispondi
    • Redazione

      Redazione

      Grazie mille per i complimenti CLaudio!
      La Nothomb non c’è perché piace molto anche a noi.. 😉

      Grazie per il commento e torna a leggerci quando vuoi!

      Rispondi
  2. stavo per consolarmi pensando che a parte una blandissima sfumatura di book blogger per fortuna non ricadevo in nessuna categoria quando mi sono ricordato del lettore di genere… e ho cercato di dimenticarmene subito 😀

    Rispondi
    • Redazione

      Redazione

      In questo bestiario non si salva NESSUNO! :)

      Grazie del commento e torna a leggerci quando vuoi!

      Rispondi
  3. Complimenti…!!! Stupendo…mi ha fatto sorridere e pensare…”Aiuto… è tutto vero!”
    Io appartengo alla peggiore delle categorie, quella che ingloba tutte le altre…non aspiro a diventare opinion leader, e non uso parole come readership o credibility…ma è vero, confesso che a volte penso che la mia opinione possa servire a qualcosa! :-)
    Noi blogger scriviamo anche sapendo che forse non ci leggera’ nessuno, che i “mi piace” spesso si fermano al post su fb, ma in pochi arrivano al blog…ma cosa ci vuoi fare? Siamo inguaribili…l’unica soluzione sarebbe quella di smettere di leggere, forse a quel punto nom avremmo piu niente da scrivere…ma sono sicura che non saresti d’accordo nemmeno tu!
    Sei grande!

    Rispondi
  4. Azzeccatissimo! Le categorie non potevano essere descritte meglio.
    Io dove sono? Ma? Certo in buona parte nello Scrittore, un po’ nel lettore compulsivo di genere (ma di generi ne tratto molti) e un pochino nel Book blogger (del resto un blog che nessuno si fila e parla di libri ce l’ho, più per ricordarmi cosa ho letto però, che per fare tendenza)!

    Rispondi
  5. Sono davvero preoccupante perchè sono il mix di: lo scrittore, il lettore compulsivo di letteratura di genere (nel mio caso fantasy), la ragazza problematica e il book blogger! xD

    I miei complimenti davvero perchè sai prendere in giro ma con immenso stile. Bravo!

    Vorrei però sapere in quale/quali categoria/e si ritrova il blogger in questione

    Rispondi
  6. Bello!

    Ci piacerebbe pubblicarlo su uno dei prossimi numeri di Ellin Selae, la nostra rivista letteraria (che è vero, esce da 25 anni, è fatta di carta e inchiostro, e non esiste in digitale).
    Se sei d’accordo ci puoi mandare il testo per email?

    La Redazione
    ————————————-
    ELLIN SELAE, rivista e libri
    Fz. Cornati, 27
    12060 Murazzano (Cn)
    tel/fax: 0173-791133
    http://www.ellinselae.org

    Rispondi
  7. sono una libraia e ringrazio per il paragone col saggio Yoda
    ho anche apprezzato il refuso “il trucco pensante” nel ritratto della ragazza problematica
    in varie fasi della vita e fasce d’età sono rientrata a grandi linee in varie delle categorie segnalate

    grazie e buona lettura a tutt*

    Rispondi
  8. Hai dimenticato una categoria: i traduttori editoriali! Leggiamo un sacco (ma mai abbastanza) in più lingue per essere sempre aggiornati sulle novità; leggiamo i classici italiani per arrivare a padroneggiare la lingua; leggiamo letteratura di genere per cercare di acquisire lo stile. Forse, però, possiamo rientrare nei precari dell’editoria!

    Rispondi
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