Zerocalcare-blog

a cura di Caterina Di Paolo.

Nel caso vi servisse una presentazione, Zerocalcare è un fumettista divenuto famoso grazie a un blog geniale e a un libro fichissimo, La profezia dell’armadillo, prodotto da Makkox e andato esaurito un miliardo di volte. È in uscita in autunno per la Bao Publishing il suo prossimo fumetto, mentre per chi non può aspettare è disponibile una versione a colori de La profezia dell’Armadillo.

Con Zerocalcare scatta subito il meccanismo di Holden. Quello per cui vorresti conoscere l’autore di un libro per poterci uscire insieme e chiamarlo quando ti pare. Per questa ragione, e visto che potete trovare tutte le informazioni del mondo su Zerocalcare (vedi qui, qui, qui e qui), ho deciso di fargli delle domande insolite e poco istituzionali. Domande su cose di cui parla spesso: le merendine, gli zombie, il Giappone, la politica, le serie tv. Come se fossi andata a trovare un amico. Del resto è difficile non affezionarsi a Zero. Alla fine dell’intervista ha disegnato un polpo sulla mia copia della Profezia (mia richiesta, è il mio animale preferito) e sopra ci ha scritto delle scuse perché sono piombata al suo banchetto mentre cenava e gli ho messo fretta. Io l’ho interrotto mentre mangiava e lui mi ha chiesto scusa e m’ha ringraziato per la pazienza. È impossibile non voler bene a Zerocalcare. Scusami tu, Zero, e grazie!

 

Intervista Zerocalcare

Su Vice ho visto un articolo in cui si parlava di merendine e ho subito pensato a te. C’era un complesso schema in cui le merendine erano messe una contro l’altra, e a diverse persone veniva chiesto quale fosse la migliore. Le merendine erano divise in “classici” tipo Kinder Brioss, “senza cioccolato” tra cui i tuoi plum cake, “weird” tipo la Fiesta e “barrette” come i Twix, era una sfida senza esclusione di colpi.

Ma le Fiesta, i Twix e queste cose qua non sono merendine, sono snack. Per me “merendina” è quella sostitutiva di un pasto.

È molto interessante questa tua ulteriore suddivisione.

Per esempio, io faccio colazione con i plum cake ma ci posso anche cenare (e lo faccio spesso). Sostitutivi dei plum cake per me possono essere le Camille o i Kinder Brioss, quelle con lo yogurt. Tutto il resto è snack: tipo la Fiesta, la puoi mangiare a scuola a ricreazione o a metà pomeriggio, ma farci colazione non direi. Sono quelle che le mamme chiamano “schifezze”.

Quindi c’è una gerarchia.

Sì, certo. Però dico schifezze non esattamente perché sono salutista: è che sono proprio bacchettone. Anche se vado da McDonald’s.

Ma nella Profezia dici che quella di Mc Donald’s è una contraddizione.

Vero. Quindi è ufficiale, sono un bacchettone.

Forse questo salto può offenderti e quindi ti dico subito che ho una simpatia sfegatata per gli straight-edge da anni, anche se non riesco a metterne in pratica i precetti. La bacchettonaggine che dici è legata al tuo essere straight-edge? Mi parli un po’ del movimento qui a Roma?

Sono uno straight-edge da undici anni e sto benissimo, è vera la cosa della bacchettonaggine perché bisogna essere rigidi: prendo l’OKI, ma per il resto non fumo, non bevo e non prendo manco il caffè. Sono sempre stato nel giro dei centri sociali, ho frequentato persone del giro punk oi! e gli SHARP, che sebbene ascoltino la mia stessa musica hanno una visione della vita completamente opposta rispetto a quella straight-edge. Ora siamo pochi ma già prima eravamo una minoranza, ora mi sa che di quelli che conoscevo saremo rimasti in due.

Nei tuoi fumetti, nella Profezia come anche nella recente striscia per 10×100, usi spesso l’ironia anche parlando di questioni gravi e importanti. Riesci a riportare i fatti alla loro dimensione reale, quotidiana, ridendoci sopra. Non hai mai avuto paura di “profanare” certe cose usando l’umorismo, o che qualcuno si offendesse?

Sì, spessissimo. Per questo tendo a parlare di fatti che vivo in prima persona, per ricordare che questa è la mia interpretazione. Nella Profezia, in cui parlo di cose gravi personali, è stata dura. Anche per i fatti politici: c’è una sequenza per cui ero convinto che i compagni mi avrebbero menato, e invece hanno capito. Nella vignetta 10×100 uso l’ironia perché volevo raggiungere più persone possibile con quella striscia per ricordare l’importanza di questa petizione, ma è vero che l’ironia potrebbe non essere compresa, e per questo cerco di far capire che si tratta sempre del mio punto di vista.

Parliamo di serie tv. Volevo chiederti un parere su una serie che mi ha reso dipendente, ma forse è un po’ troppo da femmine.

Tranquilla, guardo Grey’s Anatomy.

Gesù, grazie. La serie si chiama The bic C. parla di una tipa a cui hanno diagnosticato un tumore, le danno sei mesi di vita, le parte la brocca e decide di fare tutto quello che non ha fatto finora.

Non l’ho mai vista, ma mi piace l’idea! Solo una cosa. È da venti o da quaranta minuti?

Sinceramente non me lo ricordo.

Per me questa cosa è molto importante perché devo sempre avere una serie in sottofondo, però se le puntate sono troppo lunghe le uso per il pranzo, così riesco a seguirle meglio. Scandisco il tempo con le serie tv.

Mi pare che le puntate fossero lunghe. Comunque questa cosa che mi dici è davvero da autistico. Parliamo un po’ del Giappone. Il tuo stile ricorda molto i manga: ne leggi? Il tuo amore per il Sol Levante va oltre i ninja (ora che ci penso non sono sicura che siano giapponesi)? E quindi: anche tu sei andato sotto al sushi di Rebibbia?

Sono pesciofobo. Avevo un pesce rosso da bambino, e a un certo punto i miei genitori se ne sono liberati. Ricordo che eravamo a pranzo, i miei genitori non mi avevano ancora detto che non avevano ammazzato il pesce anche se non c’era più, a tavola c’era risotto al pesce e mio nonno che pranzava con noi mi ha detto che stavo mangiando il mio pesce rosso.

Cazzo.

Sì, mio nonno era un fine pedagogo. Insomma quella volta ho vomitato tutto e da allora se sento anche solo odore di pesce mi sento male. Quindi niente sushi. Il mio amore per il Giappone si basa sui ninja (certo che sono giapponesi!), Godzilla e Dragon Ball, il fumetto: è stato proprio imitando quelle vignette che ho iniziato a disegnare, è vero che le mie strisce ricordano i manga ed è soprattutto per questo. Ora ne leggo pochi, il fumetto più simile a un manga che ho letto ultimamente è I kill giants di Joe Kelly e JM Ken Niimura.

Ho visto un film che si chiama Io, zombie: parla di un tipo che viene morso e diventa zombie, ma rimane intelligente e quindi si ribella al mangiare altre persone. Per un periodo mangia carne animale, poi non resiste e mangia delle persone, poi, schifato dalla sua natura, rimane chiuso in casa e non esce più patendo molte sofferenze. Mi pare che alla fine muoia – anche se non saprei come può morire uno zombie. Che ne pensi di queste variazioni sul tema? Nella Profezia dell’armadillo accenni alla rigidezza del mondo horror: tu quale film mi consiglieresti?

Guarda, è vero che è un mondo rigido. Io lo sono per primo, preferisco le cose sistematiche, questa cosa dello zombie a cui rimane il senso critico non è giusta. Come alcuni film in cui i zombie corrono. NO. Lo zombie è un morto vivente. Non ha intelligenza e avanza lentamente. Però non ho problemi con l’ironia o con le nuove interpretazioni, se si rimane fedeli ai principi zombie: due film che mi sono piaciuti sono Zombieland e Shaun of the dead che in Italia è stato tradotto – in modo discutibile – L’alba dei morti dementi. Sono film che fanno ridere, in cui però gli zombie sono zombie, quindi va bene.

Ora vorrei farti un po’ di domande strettamente fumettare che penso ti abbiano fatto tutti, quindi abbi pazienza. La tua tecnica. Usi la tavoletta grafica o altre diavolerie elettroniche?

A volte ho usato la tavoletta grafica per fare i grigi, ma per il resto sono completamente impedito. Matita, foglio, gomma e pennarello.

Do it yourself. Coerente. E che mi dici del prossimo fumetto? Una cosa che m’interessava era sapere se avrà la stessa struttura della Profezia, ovvero tante strisce che possono essere lette da sole, ma che lette insieme costruiscono una storia più grande.

Il prossimo fumetto uscirà ad autunno per la Bao, e non sarà come La profezia: siccome ho avuto la fortuna di avere un anticipo per fare un fumetto, e non ho dovuto ritagliarmi momenti per disegnare nel tempo libero come ho sempre fatto, ho pensato che questa era un’opportunità per fare un fumetto diverso, lavorare sulla struttura. Sarà un giallo in tre atti che seguono la crescita del protagonista, infanzia adolescenza ed età adulta.

Parliamo di una questione terminologica: che ne pensi del fatto che ora tutti usano la definizione graphic novel? Ti fa ridere o pensi che sia lecito (penso al Graphic Novel Manifesto di Eddie Campbell)?

È una stronzata. In Francia, dove il fumetto ha una sua dignità, non si usa dire graphic novel. Nel nostro paese nessuno s’è mai filato il fumetto se non per intrattenimento. Per questo ora gli editori usano l’etichetta graphic novel per persuadere il pubblico che anche i fumetti possano essere affrontati come libri. Però curiosamente la mia non è mai stata definita una graphic novel.

Non fa una piega: siccome la Profezia fa ridere, è divisa in strisce e contiene parolacce non può essere definita graphic novel. Una graphic novel deve trasmettere un’atmosfera seriosa per essere paragonata a un libro. Hai ragione sul fatto che sia una cosa estremamente ipocrita. Leggo fumetti da quando sono molto piccola e prima venivo vista come strana perché il fumetto era una cosa da maschi. C’è voluto il nome graphic novel per far capire che anche una ragazza può leggere vignette.

Sì, il mondo dei fumetti è molto maschile. Anche tra gli autori conosco praticamente solo uomini.

E ora una domanda completamente diversa. Ora che Italo ha costretto Trenitalia ad adattarsi alla dura legge della concorrenza hai goduto o ti sei sentito strano perché eri contento di una trovata di Montezemolo?

Ahaha! Sono contento che si siano abbassati i costi, diciamo che ho un approccio esplorativo: testerò Italo tra poco, starò attento alle differenze, magari posso ricavare una striscia da questa nemesi ferroviaria.

Noi lo speriamo davvero. Intanto un grazie enorme a Zero, er mejo fumettaro di tutto il web.

 

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