CAM meets andrea Pezzi

Ovo, la democrazia in rete, l’open source, la Mtv Generation: tutto questo al Vintage Festival, scambiando due chiacchere con Andrea Pezzi che si scusa per aver mangiato una bruschetta con l’aglio.

Vintage Festival 2012. Pezzi è in attesa di entrare in auditorium per il suo incontro con il pubblico. In redazione qualcuno è ancora sotto shock per via della stempiatura e dell’outfit da giovane imprenditore del PdL con la sciarpetta Della Valle. Al contrario sono rimasto maggiormente colpito dalla sua disponibilità più che dall’aspetto, e per aver chiesto preventivamente scusa per essersi fatto una bruschetta all’aglio a Bassano.

«Nessun problema», gli dico mentre scambiamo due battute. Poi accetta di spaparanzarsi sui divanetti bianchi nell’area hospitality e giusto per ingannare l’attesa abbiamo continuato a fare due chiacchiere sui suoi progetti futuri, sul suo passato e su Mtv. Del resto credo tutti abbiate presente il personaggio.

Andrea Pezzi, classe ’73, vj, conduttore, opinionista, autore televisivo, consulente creativo per grandi aziende. E poi creatore di OVO, Media Company e progetto di divulgazione culturale: una sorta di enciclopedia online, che conta attualmente 1200 video, con una storia travagliata alle spalle (a causa di un forte passivo determinato dall’uscita di Fininvest dal progetto, OVO S.r.l viene messa in liquidazione: nel 2010 il progetto riparte con nuovi partners commerciali ed editoriali).

Andrea Pezzi, tutti si ricordano di lui anche se in molti stenterebbero a riconoscerlo. Qualcosa che va oltre il look, che non suggerisce più il Pezzi di Mtv, o il giovane creativo, un po’ fuori dagli schemi, un po’ filosofo scanzonato.

Ora Pezzi è un tizio padrone del proprio destino, cullato da un ego palpabile ma una una personalità gentile che lo rendono un personaggio difficilmente collocabile e, a suo modo, inconsueto. Un giovane tra i pochi che a suo tempo ha inteso la televisione non come un punto d’arrivo ma di partenza. Uno sperimentatore che nella vita ha fatto di tutto, passando anche momenti difficili, infischiandosene della notorietà.

E insomma, un ragazzo c’ha qualcosa da dire e che non se la prende male nemmeno quando gli faccio intendere che, tutto sommato, della vecchia guardia quello che ha fatto la fine peggiore rimane Bossari.

 

Dopo tutti questi anni che bilancio ti sei fatto del progetto OVO?

È stata un’avventura lunga e faticosa. Però, come spesso succede, i problemi rischiano di diventare una manna dal cielo. Perché certi progetti, come OVO, hanno una visione un po’ troppo avanzata e un’identità prematura, che ha il difetto di guardare oltre la realtà del mercato. Oggi, invece, il mercato è adeguato ad un progetto come OVO.

Poi devo dire che all’inizio ho sbagliato la scelta dei partner. Era difficile capire alcune dinamiche che non sono molto prevedibili o intuibili da una persona senza pregiudizi come me, realtà e gusti politici che non avevo valutato.

Ora siamo rinati ed oggi il progetto è finalmente “time to market”, perfettamente inserito nel mercato digitale. Stiamo avendo un successo unico in Italia, sia economico che di estensione. Stiamo aprendo all’estero, ad Abu Dabi, Brasilia, Russia e ci stiamo aprendo anche ad altri mercati europei. Il mio conforto è quello di aver intuito la giusta logica già nel 2005-2006, quando è nato il progetto, e questa cosa mi ha dato una grande soddisfazione.

 

Di questo progetto mi ha incuriosito il fatto di aver voluto investire su un contenuto non modificabile, come quello video, e quindi in controtendenza con l’opern source stile Wikipedia. Mi sembra di capire che voi attuate una scelta abbastanza netta: puntare sulla qualità dei contenuti e non sul copyleft.

Ogni generazione, secondo me, ha le sue utopie. Il copyleft è per larga parte interessante come esperienza intellettuale, però poi non è applicabile se vogliamo parlare di contenuto di valore. In generale funziona quest’idea di organismo vivo, come Wikipedia, che cambia costantemente grazie al contributo degli utenti. Perciò uno corregge l’altro e si spera che l’intelligenza collettiva possa produrre qualcosa di positivo…

 

Scusa se ti interrompo, non so se hai visto cos’è successo di recente a Philiph Roth: allo scrittore era stata respinta la richiesta di modificare una sua voce su Wikipedia, in quanto ritenuto “fonte non attendibile”.

Ma è successo anche a me. Per oltre cinque anni mi hanno dato dello studioso di teologia. E non potevo correggermi, perché una volta modificato il testo mi ricorreggevano ancora… Un paradosso surreale (ride).

Tuttavia, l’elemento interessante di tutta quest’ondata di apparente democraticità è quello di aver prodotto stimoli importanti. Inoltre, secondo me, ha aumentato, paradossalmente, il controllo.

Queste apparenti strutture di innovazione rischiano di creare più conservatorismo di quanto non si possa immaginare. Invece OVO è un progetto che ha come scopo quello di essere credibile ed affidabile. Noi lavoriamo con Enciclopedia Britannica, con la Treccani, e in ogni paese in cui andiamo ci appoggiamo all’enciclopedia istituzionale del paese. Proprio perché crediamo nella necessità dell’autodeterminazione dei popoli, che vengono rappresentati dalle proprie istituzioni, comprese quelle culturali, che hanno la possibilità di depositare l’identità di quello stesso popolo.

Io credo in questo, non in Wikipedia che scrive la storia della Russia attraverso studenti di Oxford. Questa cosa mi fa schifo. Perché se tu non sei russo non puoi scrivere della Russia, credo che a farlo debba esserlo un ragazzo russo, magari anche in modo critico. Non mi piace questa mondializzazione della cultura, perché c’è una grandissima ignoranza, anche quando si cerca di scrivere, di elaborare dei contenuti, senza possedere un’adeguata sensibilità. Vedi l’Afghanistan, un paese – a proposito di vintage – pazzesco, perché negli anni ’70 ospitava un grande fermento culturale. Poi è stato barbaramente distrutto da questo spirito di colonizzazione culturale che io detesto.

 

Invece com’è l’Andrea Pezzi social?

Uno che si diverte. Me la vivo come se avessi un amico cazzone, con cui messaggiare e inviare mail. Per me questa persona simpatica rappresenta tutti quanti, una sorta di amico collettivo che è divertente per definizione, perché ha tantissime sfaccettature. Certe volte è stronzo o simpatico, altre adulante o critico. Ma va bene così.

 

In questa manifestazione abbiamo avuto Pif, Carlo Pastore, Saturnino (all’ultimo Kris & Kris non sono potute venire): un’edizione del Vintage Festival con una forte impronta della Mtv Generation del passato.

Cosa vorresti dire? Che siamo molto vintage? (ride)

 

Voglio dire che avete “formato” una generazione. E che ora sono passati un po’ di anni.

Mtv è stata una bellissima esperienza, però ho sempre avuto la sensazione che fosse passeggera. Un po’ come l’acne: è una cosa che poi ti passa. Non è tanto vintage Mtv, ma doveroso il fatto che ognuno di noi diventi adulto, magari provando un po’ di nostalgia per il proprio passato, per tutte quelle cose che ognuno ha fatto quando ha iniziato a muovere i primi passi. Ad ogni modo bisogna anche diventare seri, nel senso positivo del termine. Ci vuole un grandissimo spirito per diventare seri.

 

A proposito, ti senti ancora con il Nongio? E cosa ne pensi delle sue ultime evoluzioni artistiche?

(ride) Francesco è un bravissimo ragazzo, gli voglio molto bene e gli auguro tanta fortuna, glielo dico sempre. Quando lui ha fatto il film de I soliti idioti ho saputo il giorno dopo la cifra degli incassi. Gli ho mandato un messaggio: “Mo’ so cazzi tua” (ride). E lui mi ha risposto: “Mi sa che adesso potrò capire tutto quello che avevi cercato di spiegarmi”.

Perché in effetti il successo è un animale stranissimo, che però puoi riuscire a cavalcare, portandoti a capire delle cose interessanti. Ma se non ce la fai, ti farai molto male. E adesso lui è nella fase della doma: se ce la fa a cavalcare il successo allora ne verrà fuori un uomo intelligente, se non ce la fa ne verrà fuori mezzo lobotomizzato, come tanti della mia generazione che, più o meno consapevolmente, ci sono rimasti sotto.

 

Tipo Daniele Bossari?

No, no. Daniele invece è un ragazzo abbastanza… [non riesce a trovare la parola giusta ndR] In realtà intendevo dire quelli che “sembrano” di successo. Io ho avuto la fortuna di avere la folle lucidità di mollare quando andava tutto bene. Credo di essere stato l’unico della mia generazione, in Italia.

Recentemente ho rivisto Enrico Silvestrin, lui ha avuto una fase interessante di crisi che probabilmente lo renderà migliore. Un altro a cui ho voluto molto bene e che in un certo senso – senza falsa modestia – è nato assieme e con me, come il Nongiovane, è Morgan, che (ride)… Cosa puoi dire di Morgan?… Devi soltanto augurargli ogni bene. Anche Fabio Volo è un bravo ragazzo… Sì, eravamo un bel gruppo. Io sono quello che si è tolto dal cazzo prima di tutti (ride).

 

Come Mina?

(ride) No lascia stare Mina. Però sono ingrassato anch’io.

 

P.S: proprio in questi giorni è trapelata la notizia di un ritorno di Andrea Pezzi in tv (su Sky?), con un nuovo progetto. Chi vivrà vedrà…

 

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