CAMing-out-scrittori-alla-seconda-2

Scrittori che scrivono storie che raccontano di scrittori, libri che hanno per protagonisti i loro stessi autori o colleghi, immaginari e romanzati o realistici e autobiografici.
(I parte qui)

Tommaso De Beni consiglia:
Pietro Citati, Tolstoj, Adelphi, 1996, 325 pgg.

Vincitore del premio Strega nel 1984, il libro di Citati non è un romanzo, ma non è nemmeno una biografia canonica. La persona Tolstoj diventa personaggio. Citati stesso in realtà si immerge in quel mondo ottocentesco e non solo cerca di riportarci un’immagine quanto più verosimile di uno dei più grandi scrittori del XIX secolo, ma sembra divenire egli stesso quello scrittore. Dalla giovinezza rampante fino all’ascetica vecchiaia, dalla difficoltà per la moglie e le figlie di essere la moglie e le figlie di Tolstoj, fino all’amicizia con altri grandi scrittori russi. Quando si parla di uno scrittore il termine vita assume un significato logicamente diverso (e non può che essere così) rispetto al lessico comune. La biografia diventa quindi soprattutto una biografia intellettuale, nella ricerca dello sviluppo del pensiero tolstojano. Immancabile (ma pesante per chi non avesse letto i due romanzi più famosi di Tolstoj) la presenza di due interi capitoli dedicati a Guerra e pace e Anna Karenina. Tolstoj voleva essere Dio, e nei suoi romanzi e racconti ci si avvicinava molto. Il suo obiettivo era immedesimarsi in tutti i personaggi, cercare di pensare come loro. Essere il giovane soldato, la figlia, la moglie, la cagna che caccia, il vecchio, la pianta che butta i germogli. Questo era per lui il realismo. Ciò che apparentemente è solo una rappresentazione della materia ha invece alla base un grande sentire spirituale. Interessantissima e quasi commovente (pensando allo stato attuale dell’istruzione e della cultura italiane) la parte sulla scuola di Tolstoj a Jasnaja Poljana. Un grande scrittore fa costruire a sue spese una scuola per bambini poveri e per quei bambini egli diventa maestro, in un senso quasi evangelico. Oggi che il dibattito sul realismo sembra tornato in auge, il libro di Citati (uscito in pieno periodo postmoderno) è un’opera sicuramente importante perché punta i riflettori su uno dei padri indiscussi del realismo moderno. Non solo un filtro alle opere stesse di Tolstoj e nemmeno un saggio o un invito alla lettura. Il libro di Citati sembra un Vangelo laico, o la vita di un santo, in cui il messia è però uno scrittore.

Isacco Tognon consiglia:
Eric-Emmanuel Schmitt, Variazioni Enigmatiche (opera teatrale), Costa & Nolan, 1998 (orig. 1995), 144 pgg.

Variazioni enigmaticheScrivere è roba da solitari. Da D’Annunzio a Fabio Volo, non c’è scrittore che possa rinnegare la solitudine, quel raccoglimento che altro non è se non il momento necessario per la creazione. Poi, si sa, molti sono i modi per vivere il successo, la fama, per sottrarsi o schierarsi in prima linea a difendere o promuovere idee e scelte. Abel Znorko è uno scrittore insignito del massimo riconoscimento: il Nobel. Lungi dalla fama che lo accompagna nel mondo, vive relegato in un’isola nei mari del Nord, in un esilio volontario e costruito attorno a lui, al suo silenzio, alla sua casa lontana dagli uomini. Non riceve visite, se non quelle di chi regolarmente gli porta la posta e il cibo: nient’altro.
Eppure Znorko contravviene al suo buon principio di non incontrare nessuno concedendo a un giornalista, Erik Larsen, il privilegio di incontrarlo nel suo piccolo mondo, la casa sua. Tra i due è subito questione di amore e odio, di reticenze e confessioni centellinate, di insistenza e ritiro nel silenzio. La posta in gioco –la vera molla che innesca il loro incontro- è alta. Esula dalla scrittura e chiama in causa una donna che abita nello stesso paese del giornalista; è l’unica donna che Znorko abbia mai amato, con la quale intrattiene una fitta corrispondenza solo da poco interrotta. È questa donna a legare il vecchio scrittore e il giornalista, a farli incontrare e scontrare, facendo sì che la visita al premio Nobel si trasformi per il visitatore in un cammino di conoscenza di sé stesso e della persona che ha sposato, per l’ospite in una ricerca di verità e ricostruzione di un idillio troppo attaccato alla vita per essere confinato nelle pagine di una lettera.
Variazioni Enigmatiche è il titolo ispirato alle sinfonie del compositore inglese Edward Elgar e l’enigma è tutto in questo gioco a tre che abbraccia il giornalista e lo scrittore, come una grande e contraddittoria variazione sul tema “amore” ispirata dalla donna assente. Scrittura e vita di scrittori che si intrecciano, dunque, in un continuo scambio di verità da svelare, riconoscere e accettare, lasciando che siano le parole e i gesti delle persone reali a scrivere il romanzo più vario e inquietante, con le sue contraddizioni e le passioni insormontabili: la vita.

Antonio Lauriola consiglia:
Chuck Palahniuk, Cavie, Mondadori, 2006, 416 pgg.

Chuck Palahniuk - CavieScrittori al quadrato, anzi… alla quarta. Questi, infatti, sono i protagonisti di Cavie (Haunted) dello statunitense Chuck Palahniuk: scrittori, scrittrici e creativi della comunicazione in cerca della più grande storia possibile. Autentico capolavoro dello scrittore, Cavie – pubblicato nel 2005 e giunto in Italia l’anno dopo per Mondadori – è un testo di postmodernissima fattura, tra il romanzo e la raccolta di racconti; un Decameron di appestati mentali, esiliatisi troppo tardi per sfuggire alla dannazione.
“Ritiro per scrittori: abbandona la tua vita per tre mesi”: è questo l’annuncio che attira i protagonisti delle vicende alla solitudine, in una villa fuori città, in cui potersi ritirare in cerca dell’ispirazione, della scintilla che infuochi la propria penna. In compagnia di se stessi, del vecchio organizzatore della residenza, della ambigua assistente, tutti hanno portato un bagaglio di passato, ricordi e aspirazioni.
Sarà la miscela di questi ingredienti, condita con la pazzia sadica di un vecchio in carrozzina, a far degenerare la situazione potenzialmente romantica – come ci propone quell’immaginario collettivo che ha portato alla creazione della situazione stessa – a uno stato di depravazione, cinismo e crudeltà più che di genere: autolesionismo, cannibalismo, assassinî e torture costituiscono la cornice alle ‘novelle’ – per riprendere il pensiero boccacciano – narrate dagli ospiti della dimora: ecco, allora, sostenute da questa cornice di battle royal, le vere tele di Palahniuk, accompagnate da filastrocche e versi sciolti che l’autore pone a didascalia.
I protagonisti raccontano vicende autobiografiche di agghiacciante realismo, coinvolgendo divertendo o disgustando il lettore che sfoglia queste pagine. Storie ai margini della credibilità che raccontano una brama di gloria e di protagonismo che tocca, come un virus, tutti gli attori del romanzo. Tutti, inevitabilmente, destinati all’auto-fagocitazione e all’autodistruzione.
Un po’ reality-show, un po’ galleria degli orrori, Cavie racconta uno degli aspetti più spaventosi del nostro tempo: il compromesso. Attraverso lo stile asciutto, ruvido e quasi mai forzato, del  libro, il lettore assiste alle storie da dietro uno specchio o attraverso le lenti di una telecamera, attento a non affondare nella melma di sangue e merda che Palahniuk ha shakerato per lui.
Una volta, uno scrittore al primo successo mi disse che bisogna scendere a patti per vendere la propria scrittura, che piaccia o no è il mercato a fare la letteratura. In questo libro, forse, c’è anche lui.

Emanuele Caon consiglia:
Michail Bulgakov, Il Maestro e Margherita, Feltrinelli, 2011, 552 pgg.

Michail Bulgakov - Il Maestro e MargheritaSiamo nella Mosca degli anni ’30, una capitale atea in cui farà la sua comparsa Woland, il diavolo in persona. Di tutto si tratta tranne che del classico diavolo come semplice antitesi di Dio, anzi sarà proprio lui ad affermarne l’esistenza di fronte ad alcuni membri della MASSOLIT, la più importante associazione letteraria del tempo, rigorosamente atea. Il romanzo non narra solo le vicende di Woland e della sua banda che mettono a soqquadro l’intera Mosca, ma anche quelle di Margherita e del suo amato: il Maestro. Sarà proprio il diavolo ad aiutare Margherita a ritrovare il Maestro finito in manicomio a causa delle stroncature della MASSOLIT alla sua opera. Una creazione eccezionale che racconta le vera storia del processo a Gesù e le conseguenze patite da un Ponzio Pilato afflitto dai sensi di colpa. Bulgakov ha dato vita ad un’opera dal realismo quasi spietato, un romanzo che ha preso vita con difficoltà, la cui prima edizione è stata bruciata dallo stesso autore a causa delle censure a cui era sottoposto dal regime, non c’è quindi da stupirsi se anche il Maestro darà alle fiamme la sua opera e se in tutto il libro si sente forte la critica verso l’élite letteraria del tempo, vista come una cerchia di intellettuali fasulli e ipocriti. Bulgakov però non risparmia nessuno, la sua satira è una critica che si scaglia contro tutto l’ordine costituito, il diavolo è il futuro che deve divenire presente, l’affermarsi della modernità che non può non sconvolgere la borghesia del tempo.  Per finire un’opera che avvicina gli opposti: bene e male, vero e falso, innocenza e colpa tutto viene mescolato e non se ne trovano più i confini precisi.

Prima Parte

CAMing out! – Scrittori² (I parte)

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