CAMing-out-vite-degli-altri

Biografie, libri che raccontano storie e persone vere provando a condensare nelle loro pagine le vite di coloro che li dominano e li attraversano.

 

Tommaso De Beni consiglia:
Indro Montanelli, Ritratti, Rizzoli, 2004, 410 pgg.

Montanelli, soprattutto per le sue idee politiche, può anche non piacere, però era e resta un grande giornalista. Come Enzo Biagi fu anche un grande appassionato di storia e come lui ce la raccontò in diversi volumi. Da questi poi decise di estrapolare alcuni frammenti biografici di personaggi storici (politici, imprenditori, dirigenti, scrittori) italiani, da Giulio Cesare a Enrico Mattei. Non si tratta di biografie complete, dato il carattere frammentario e la molteplicità dei personaggi. Inoltre essi vengono colti in un particolare momento della loro vita e della loro carriera, ecco perché il titolo “Ritratti” e non, per esempio, “Vite”. L’atteggiamento è un po’ cinico, come spesso in Montanelli lo stile è semplice, piacevole, non pedante: si tratta di veri e propri racconti. Tra i ritratti che mi sono rimasti maggiormente impressi ci sono Machiavelli e Jessie White Mario. Nel primo caso, oltre a ripercorrere il percorso formativo e filosofico che portò il grande scrittore e trattatista a sviluppare le sue idee sulla “scienza” politica, si forniscono alcuni simpatici particolari sulla sua vita privata: gli piaceva bere, andare all’osteria, giocare, andare a donne e bestemmiare. Nel secondo caso siamo di fronte alla biografia di una biografa, cioè a una vita dietro altre vite. Jessie White Mario era infatti una donna inglese che, dopo aver conosciuto Garibaldi, si appassionò alla causa rivoluzionaria in generale e a quella italiana in particolare. Sposò il mazziniano Alberto Mario e conobbe così anche Mazzini. Dopo aver partecipato attivamente a tentativi di colpi di stato e battaglie, divenne la biografa ufficiale di Garibaldi, che secondo lei era il braccio, e di Mazzini, che era invece la mente. Nel complesso il libro di Montanelli è perfetto per far appassionare i giovani alla storia italiana e per tornare con la mente ad alcuni episodi o personaggi fondamentali che hanno vissuto nel nostro Belpaese.

Emanuele Caon consiglia:
Joan Jara, Victor Jara. Una Canzone infinita, Sperling & Kupfer, 1999, 320 pgg.

Succede che leggi una storia e che non te la scordi più, succede che questa storia sia quella di una vita veramente vissuta e che dentro di te qualcosa resti per sempre. A raccontare questa vita è Joan, una donna inglese che dopo aver vissuto per diciannove anni in Cile, dopo aver sposato un cileno e aver avuto due figli è costretta a scappare a casua delle repressioni del regime appena instaurato. La vita raccontata è quella di Victor Jara, figlio di contadini che rimane orfano appena adolescente, ma che diventerà uno dei protagonisti di quella stagione politica che porterà al potere Salvador Allende, i mille giorni del compagno presidente raccontati anche da Luis Sepùlveda, una stagione in cui tutto è politica: l’Università, le poesie e le canzoni. Una stagione destinata a finire in tragedia con il golpe militare di Augusto Pinochet che distruggerà la democrazia e le speranze di un popolo in un sol colpo. La vita di Victor si intreccia con le vicende di un intero paese, è un racconto dolce e amaro, un racconto di eroismo. La storia si conclude nell’Estadio Chile, dove Victor venne condotto prigioniero con altre cinquemila persone. Picchiato e torturato, con le mani spezzate, ha continuato a cantare fino alla morte, cantava le canzoni che ha sempre cantato per il suo popolo, scritte per i poveri e per la democrazia, scritte per sostenere Allende nella sua campagna elettorale, cantate in faccia ai suoi aguzzini fino all’ultimo anelito di vita, e lì, nello stadio, dove ha trovato la morte è riuscito a scrivere la sua ultima canzone che un altro prigioniero è riuscito fortunatamente a far conoscere al mondo. Il libro ci avvicina alle vicende del Cile, a quella storia tragica che ha segnato con la morte, la tortura e l’esilio migliaia di vite, una storia che per anni ha messo fine a tutte le speranze di democrazia, ma anche una storia di eroismo di chi non si è mai arreso e ha deciso di pagare il prezzo più alto per la lotta politica, se politica è un termine sufficiente per riferirsi a chi lottava per un Paese migliore.

Caterina Di Paolo consiglia:
Alain De Botton, Cos’è una ragazza, Guanda, 2009, 226 pgg.

Se non si litiga non ci si lascia, si sa: e nel lancio di piatti finale una delle accuse più frequenti è quella di egocentrismo, egomania, o altre varianti della fissa per il proprio ombelico. Un pingue drammaturgo ottocentesco, Eugène Labiche, ha regalato ai posteri una battuta degna del saggio Groucho: «un egocentrico è uno che non pensa a me». Si adatta particolarmente bene alle storie d’amore. Queste relativizzazioni puntute non risparmiano il protagonista di Cos’è una ragazza dal chiedersi se le accuse della sua ultima fiamma, Divina, fossero vere: dopo soli sei mesi lei lo pianta in gran clamore, accusandolo a mezzo lettera al vetriolo di non saper provare empatia per qualcosa al di fuori del lobo del suo orecchio. Da bravo egocentrico, il protagonista rimane scosso più da questa critica che non dalla fine della storia in sé. Il pensiero di essere un insopportabile narcisista non lo lascia mai solo, ma quando tra gli scaffali di una libreria trova una biografia di Wittgenstein arriva l’illuminazione, in un moto di dubbio altruismo: la sua prossima relazione girerà attorno alla personalità della partner, si mostrerà attento e ricettivo a ogni stimolo della nuova arrivata, tanto da diventarne il biografo. Incontra la fortunata poco dopo: si chiama Isabel Jane Rogers, figlia di Lavinia e Christopher Rogers, nata poco dopo la mezzanotte del 24 gennaio 1968 all’University College di Londra. Isabel usa il termine “razionale” per denotare qualcuno di noioso e pedante perché i genitori le avevano affibbiato questo aggettivo fin da piccola (la sorella, invece, era quella “emotiva”), la sua cultura musicale è passata dagli ABBA a Mozart a una velocità piuttosto sostenuta, e la sua vita è composta da innumerevoli altre piccole cose speciali e da nulla, come la vita di tutti.
Alain De Botton è un vero maestro nel mostrare la potenzialità poetica della realtà quotidiana: il suo narrare scorre lieve e divertente, ma non per questo frivolo – accostando la vita di Isabel a quella di Proust, Tolstoj e Nietzsche, ci si chiede cosa rende straordinaria una vita; cosa ci spinge a una curiosità morbosa verso i fatterelli da niente nelle esistenze dei grandi e se sia lecito fare il percorso inverso, analizzando i fatti importanti di una vita normale; e quanto si possa, in definitiva, conoscere l’altro quando anche solo sbattere il mignolo del piede contro un mobile ci riporta subito alla nostra priorità assoluta: noi stessi.

 

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