CAMing-out-rock-2

Romanzi musicali, biografie di musicisti e testi che, in qualsiasi forma, sanno muoversi sul filo tra letteratura e musica, condividendo un’attitudine “rock” che scavalca i generi e le forme e tracima nelle pagine scritte.
(I parte qui)

 

 

Annalisa Scarpa consiglia:
David Levithan, Boy meets boy, Fabbri, 2007, 262 pgg.

Rock, cioè con la musica dentro. Come Jack Frusciante è uscito dal gruppo e I veri nomi di Andrea de Carlo… Libri a cui si accompagna un immaginario musicale così forte da diventare vera e propria colonna sonora. Ma sono libri che ho letto così tanto tempo fa da non saperne più quasi nulla. Così me ne viene in mente un altro, altrettanto adolescente: se da adolescente non l’ho letto è perché in Italia è uscito solo nel 2007. La prima musica che ci leggiamo dentro la suona “il nostro amico rasta-gay Zeke” in una libreria del centro: la gente balla e i libri un po’ cadono un po’ sono l’occasione per attaccar bottone, come per Paul e Noah.
Ma la playlist vera e propria comincia con I Will Survive e Bizarre Love Triangle: nella loro scuola, la preside ha consentito di inserirne qualche verso dopo la quotidiana preghiera civile americana. Incredibile. Incredibile davvero, questa scuola e anche questa città, un concentrato di situazioni: c’è chi ha fatto outing senza problemi, ci sono le drag, c’è chi ha i genitori ipercattolici… Ciascuno libero di esprimere la sua interezza e complessità, o almeno di lottare per farlo, prima (fino alle elementari!) o poi. La playlist prosegue con la cover band della scuola. Ecco la Dave Matthews Band (All Along the Watchtower – cover di cover – e Typical Situation), One Day More da Les Misérables, Personal Jesus dei Depeche Mode, e We Are the Champions: perché “un po’ di tradizione ce l’abbiamo anche noi”, anche se in versione ska-core. Immancabile Elvis Presley: Can’t Help Falling in Love e Heartbreak Hotel celebrano le vittorie al flipper con cui gioca la compagnia. Di colore completamente diverso sono le musiche che i due protagonisti scelgono per la loro personale evasione: l’avvolgente Someone to Watch Over Me nella versione di Chat Baker per Noah; l’orecchiabilissima Always degli Erasure per Paul.
Rock in moltissime sfumature: disco, pop, synth, blues, fino al vero e proprio jazz. Dj set e serenata, la Parata dell’Orgoglio Studentesco e il ballo della scuola… E Tony che intona If I Had a Hammer perché “il modo migliore per sedare un litigio è infilarsi tra i due contendenti e mettersi a cantare una vecchia canzonetta. Ma non mi risultava che qualcuno avesse mai fatto davvero una cosa simile”. Incredibile.
Ma la cosa più rock di tutte è una preghiera. Se “il Signore è il mio dee-jay”, “mentre avanzo nella valle delle ombre e dei dubbi, almeno lascia ch’io mi tenga il walkman…”

 

Valentina Mele consiglia:
Milena Ferrante, Pearl Jam. Atto di rivolta, Giunti, 2002, 160 pgg.

Aprile 1990. Benvenuti a Seattle!
I Pearl Jam a quel tempo ancora non esistevano, ma è questo il luogo in cui si sono in parte decise le loro sorti. E la protagonista di questo straordinario momento è stata proprio quella città che ribolliva – piena di gruppi, idee, radio ed etichette indipendenti – pronta ad esplodere diventando la madre di quel suono conosciuto poi come “grunge”.
Milena Ferrante dice di sentirsi un po’ come “uno che ha rubato la marmellata” nel ricostruire la carriera di un gruppo mainstream ma spesso sfuggente, con poca inclinazione a soddisfare le esigenze dei media, ma del resto è anche questo un tratto distintivo dei Pearl Jam. Nonostante questo, però, il suo Atto di rivolta non è semplicemente il libro più completo mai edito sul gruppo, ma un vero e proprio romanzo, nel quale l’autrice ha ricostruito la collisione di cinque percorsi artistici – in parte anche discordanti – che ha portato a un vero e proprio caso musicale e che ha costituito un punto fermo nella scena musicale americana. Al posto giusto, nel momento giusto, insomma.

Il materiale è “vivo”: non mancano interviste e testimonianze dirette, miti sfatati (persino la famosa querelle con i rivali storici, i Nirvana), e non potrete trattenere un sorriso leggendo un Kurt spietato quando dichiara: “Gruppi come i Pearl Jam sono responsabili di quella fusione tra rock classico, rock alternativo e musica del cazzo.”
Dalla Sub-Pop, ai Mookie Blaylock, fino al disco più recente, ovvero Riot Act (la narrazione purtroppo arriva solo fino al 2002): tutto è racchiuso in questo volume di portata monumentale. Atto di Rivolta non si fa mancare nulla: se per caso vi sembra che si sia scelto a torto di privilegiare i “personaggi pubblici” rispetto ai “musicisti”, la Ferrante completa l’opera con una sezione in cui sono riportati i concerti, le date significative, le immagini, le locandine, i progetti da solista di ogni membro del gruppo
Il peso del lavoro dell’autrice dà valore all’intera opera, aggiungendo alla potenziale volubilità di un libro su un genere musicale (che pure ha segnato un’intera generazione e continua tuttora ad affascinare), il fatto che, gusti o non gusti, si parli di Storia.

 

Nicolas Alejandro Cunial consiglia:
Alberto De Poli, Incubi a Nordest, La Gru Edizioni, 2011, 299 pgg.

Avrei potuto consigliarvi l’ottimo Riders on the storm, scritto dal batterista dei Doors John Densmore (e, implicitamente, ve lo sto consigliando), ma quando ho saputo il tema del CAMing Out! di questa settimana non ho resistito alla tentazione di scrivere a proposito di Incubi a Nordest, opera prima del trevigiano Alberto De Poli.
In questo romanzo imparerete a conoscere, e vi ci affezionerete, un personaggio che senza alcun dubbio avete già incontrato (magari davanti allo specchio): Adriano Biancon. Chi è Adriano Biancon? Operaio da sempre; costantemente deluso dalla realtà nordestina che vuole che si lavori, lavori e ancora lavori; ottimo bevitore (non resiste a scolarsi qualche litro di birra “baffo” al giorno); circondato da pochi ma ottimi ed intimi amici; chitarrista in gruppo rock che non esce mai dalla sala prove e desideroso di scappare dal grigiore post-industriale trevigiano verso nuove mete, magari più calde, come le strade festaiole del Brasile. Ed è proprio una vacanza in Brasile col suo migliore amico che porterà Adriano a rischiare il tutto per tutto, a mettersi in gioco fino in fondo, ad abbandonare affetti ed oggetti per cambiare mondo, anzi, emisfero.
Una vacanza inserita in una concatenazione di eventi che vede: una “hard-chat” a cui Adriano dedicherà una attenzione minima, ma che avrà un ruolo fondamentale nel finale sorprendentemente amaro; la conoscenza di una ragazza cinese e un’ italiana che si scontreranno in un cinema al buio del quale accadranno cose che non lasceranno indifferente il lettore; le prove in sala sempre più disertate dal povero protagonista, troppo indaffarato nel cercare di incastrare il suo datore di lavoro e le tranquille serate solitarie passate davanti alla televisione con una Moretti in mano e una canna nell’altra.
Nel libro sono citati spesso titoli di canzoni, non proprio riconducibili al filone classico, che aiutano il lettore a focalizzare meglio le scene e a donargli il colore più opportuno. De Poli è riuscito, con questo primo romanzo, a raccontare perfettamente la società veneta: beviamoci sopra, che per scappare c’è sempre tempo.

Commenta l'articolo
La tua e-mail non sarà pubblicata
  • ( non sarà pubblicata )