CAMing-out-sotto-ombrellone-niente

Breve galleria dei libri che NON vi consigliamo di portarvi in vacanza: storie da evitare ad ogni costo, sotto il solleone, per evitare pericolose indigestioni…

 

Isacco Tognon sconsiglia:
Marcel Proust, À la recherche du temps perdu, Mondadori, 2005, pgg tantissime.

Innanzitutto lasciatelo in francese, il titolo. Ché fa più “chic”, più “in”: tonifica. Lo so, non occorre dirvelo, voi non iniziereste neanche morti un libro con un titolo banale, tanto peggio se in italiano. Ma vi accade che dovete partire per il mare e la vostra valigia è vuota, se ci guardate dentro riuscite a leggere l’etichetta che si intravede dalla retina della tasca interna. E non riuscite a metterci dentro niente, tutti gli anni così! Del resto l’avete preparata già da qualche mese, giocando d’anticipo, a nessuno di voi è mai capitato – cascasse il cielo se mi sbaglio – di patire le ansie dell’ultimo minuto. No, così non si fa. Ma la sostanza non cambia: la valigia che avete preparato è lì in mezzo alla stanza, ingombrante e inutile, vuota.
Così, sconfitti dalla vostra incapacità di riempimento e da quel vuoto che all’improvviso vi richiama alla partenza, vivete la vostra piccola agnizione. Solo ora capite di voler mettere in valigia tutto il Proust della Recherche, ecco spiegata la necessità di spazio. Lo so (ma quante cose so, oggi?), ogni anno lo stesso vuoto, ogni anno un libro da avvolgere negli asciugamani da spiaggia. Senza contare quel corrucciamento un po’ ebete che vi si stampa in faccia quando, giunti alla meta, la vostra sconfitta è nelle pagine slabbrate e negli angoli della copertina che hanno messo le orecchie.
Sentite, facciamo così: quest’estate niente Proust. Per i seguenti motivi (e per chissà quanti altri):
a) la Recherche è ingombrante.
b) la Recherche durerà, salvo meravigliose eccezioni, ben più a lungo della durata di una qualsiasi vacanza-tipo.
c) mettersi a cercare il tempo perduto oggi, in questo 2012, è un lusso che non possiamo permetterci. Meglio guardare avanti, e con occhio attento.
So (poi, giuro, non lo dico più) di aver sconvolto i piani di lettura di molti malcapitati, ma non vogliatemi male. Mettete in valigia un film o un cartone animato per le serate di maltempo (meglio essere previdenti) e non se ne parli più. E se il vostro istinto di “ricercatori” è insaziabile, ecco, c’è sempre Alla ricerca di Nemo. Oppure, quella valigia, limitatevi a riempirla con le cose che servono e con quelle che non servono ma che necessariamente verranno con voi. Non vi resterà che dire, come si usa dalle mie parti, ‘nemo. E basta.

Tommaso De Beni sconsiglia:
Herman Hesse, Il giuoco delle perle di vetro, Mondadori, 1998, pgg 672.

Premetto che questo è un bel libro. Del resto anche una ragazza irlandese può essere bella, ma non la porterei in vacanza in Messico, ché si scotterebbe tutta e diventerebbe nervosa e depressa. Allo stesso modo, se mi chiedete quale libro non porterei in vacanza, io dico Glassperlenspiel di Hesse. Sarà che io quando sento la parola vacanza penso subito al mare, fatto sta che questo libro ho fatto fatica a capirlo in inverno, figurarsi sotto il solleone. Se poi la vacanza la fate in Norvegia, in Islanda o in India, allora forse potrebbe anche andare. Perché questo è un libro mistico, spirituale, etereo, come del resto tutte le opere di Hesse. In più è allegorico, cioè sottintende tutta una serie di metafore che hanno come fondamento la cruda realtà della Germania nazista. Il romanzo infatti fu concepito negli anni Trenta e pubblicato nel 1943, in Svizzera, ché in Germania era rigorosamente proibito. Hesse voleva così cercare di dare una spiegazione razionale alla nascita e all’affermazione del nazismo. In seguito suscitò un lungo dibattito, per via delle questioni etiche che solleva. Quindi è un libro sul quale ci sarebbe da discutere a lungo, sia per i temi trattati, sia per la difficile interpretazione della storia, ecco perché sconsiglio di leggerlo sotto l’ombrellone, perché è una lettura pesante. Certo, è una pesantezza che alla lunga premia e sfocia in nutrimento per l’anima e per la mente, però se volete rilassarvi leggete qualcos’altro. La storia è ambientata in un utopico mondo futuro, che sembra una specie di Medioevo monacale, solo meno sporco e bigotto, dove Josef Knecht diventa maestro nel gioco delle perle di vetro, un gioco molto serio, che tiene insieme musica, poesia, arte, filosofia, ma anche politica. Quando egli prende cognizione della realtà storica, abbandona i suoi doveri e le sue meditazioni spirituali diventando una specie di missionario. Alla fine Hesse inserisce anche delle poesie e tre leggende indiane.

Alberto Bullado sconsiglia:
Alessandro Pip(p)erno, Inseparabili, il fuoco amico dei ricordi, Mondadori, 2012, pgg 351.

Attenzione. Stai per leggere qualcosa di molto sciocco, inopportuno e pregiudiziale. Non ho letto questo libro, ma i motivi per sconsigliare di portarvelo sotto l’ombrellone sono molteplici. Lo so che la tentazione di comprarlo, mentre lo scorgete lì sugli scaffali dell’autogrill, accanto alle ricette della Parodi, facendo una pausa perché tanto in autostrada si va avanti a passo d’uomo – certo che anche voi partire la settimana di ferragosto… – con quella fascettina discreta ed orgasmica che recita “Vincitore del Premio Strega 2012”, sarà tanta, tuttavia non si tratta di una mossa molto furba, poiché molta altra gente ci avrà già pensato. Basta voltare lo sguardo in direzione della coda della cassa. E mentre sarete in spiaggia, sotto l’ombrellone, dopo che qualche panzone con la catena d’oro al collo si deciderà di dare un taglio al suo monologo sul calcio mercato, Balotelli e il porno di Sara Tommasi, allora stai sicuro che arriverà il pirla che, dopo aver sbirciato la copertina del libro che stringi in mano, ti dirà: «L’ultimo di Piperno. L’ho letto anch’io, molto bello. Soprattutto quando…» e vai di spoiler.
Insomma: leggervi il vincitore dello Strega in spiaggia fa molto sottoproletariato-vorrei-ma-non-posso, cioè quel personaggio ampiamente descritto dai romanzi di Pip(p)erno: famiglie alto borghesi un po’ così, un po’ ebree, un po’ debosciate, un po’ fedifraghe ed irresponsabili; cioè: tutte cose di cui abbiamo un estremo bisogno di leggere e delle quali la letteratura NON HA MAI PARLATO. Una pippa tale da rimpiangere Moravia (dal quale, mi dicono, si ispira) o Proust (vedi sopra).
E poi Pip(p)erno c’ha la fama del borioso, dell’impotente, del fissato con la masturbazione. E l’idea di rendere ricco un tizio che giochicchia con psicanalisi ed ironia, manco fossimo negli anni ’80, e che dimostra più anni di quelli che ha, non mi attizza. A questo punto meglio una partita a racchettoni sulla battigia. Solitamente lì tira più aria e non arrivano all’orecchio i discorsi della gente.

 

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