CAMing-out-traumi-infantili

Traumi infantili: libri che, per un motivo o per l’altro, hanno segnato l’età dell’innocenza e hanno modificato per sempre il nostro immaginario, letterario e non solo.

 

Giulia Cupani consiglia:
George Orwell, 1984, Mondadori, 2002, pgg 336.

George Orwell entrò nella mia vita con il passo suadente della sua Fattoria degli animali, in un’estate degli anni della scuola media. Il passo era suadente e la mano insieme solida e leggera: quel romanzo pulsava di una serie di verità che se ne stavano nascoste sotto il velo della metafora e io, pur afferrandole solo confusamente, percepivo la loro presenza, e me ne accontentavo, perché sopra c’era la crosta solida e concreta, comprensibile, della storia di quegli animali nella fattoria, della loro rivoluzione tradita ed esplosa nel grottesco spettacolo di un maiale incravattato.
Così, qualche tempo dopo, afferrai la vecchia edizione di 1984 che trovai in casa con emozione e relativa sicurezza, aspettandomi un’altra storia piena di verità e di limpidezza, un’altra storia grande e lineare, messa in scena senza fronzoli, fatta solo di uno sguardo acuminato e di parole precise. Un romanzo magari un po’ cinico ma in fondo gestibile, inseribile in un contesto preciso, razionalizzabile e comprensibile. 1984, invece, mi capovolse al di là di ogni possibile aspettativa. Perché 1984 non è un libro razionalizzabile, e non lo è dal momento esatto in cui, leggendolo, diventa chiaro che il protagonista, il pavido e spaurito Winston Smith, sei tu e nessun altro, senza alternative. Il suo mondo grondante di odio e di ributtante Gin della Vittoria non è altro che il nostro mondo di ogni luogo e di ogni giorno, e la sua ribellione disperata e fallimentare, ingenua e titanica come ogni ribellione, è la migior alternativa possibile in un universo in cui, a nessun patto, esiste alternativa.
Alla fine, in una scena di tortura che molto probabilmente non avrò mai abbastanza coraggio da rileggere, 1984 ha definitivamente vinto sulle mie aspettative, e ha per sempre spostato il baricentro di molte cose. Niente può più essere lo stesso dopo aver visto il mondo attraverso il ghigno spietato del torturatore O’Brien, attraverso la sua malata adesione al sistema, e dopo essersi trovati proprio malgrado ad ammettere, in uno spazio remoto della propria consapevolezza, che in fondo in fondo il nucleo vero della ragione – per quanto si possa negare tale ributtante ammissione – può anche essere dalla sua parte.
“Sei lento a imparare, Winston” disse O’Brien, con dolcezza.
“Ma come posso fare a meno…” borbottò Winston “come posso fare a meno di vedere quel che ho dinanzi agli occhi? Due e due fanno quattro.”
“Qualche volta, Winston. Qualche volta fanno cinque. Qualche volta fanno tre. Qualche volta fanno quattro e cinque e tre nello stesso tempo. Devi sforzarti di più. Non è facile recuperare il senno.”

Tommaso De Beni consiglia:
Stephen King, Quattro dopo mezzanotte, Sperling & Kupfer, 2002, pgg 448.

Il mio immaginario infantile e adolescenziale è stato fortemente influenzato dall’horror, perché quello era il genere a quel tempo prediletto da mio fratello, che ha cinque anni più di me. I libri e i fumetti che lui ha letto dai quindici ai vent’anni sono più o meno gli stessi che ho letto io dai dieci ai quindici, soprattutto fumetti di Dylan Dog e libri (romanzi o racconti brevi) di Stephen King. In entrambi i casi immagini e situazioni macabre e truculente si mischiano con argomenti esplicitamente erotici e sessuali. Connubio perfetto per l’educazione di un ragazzino. Quattro dopo mezzanotte è uno dei primi libri di King (forse il primo) che io abbia letto; è del 1990, tradotto e pubblicato in Italia l’anno dopo e comprende appunto quattro racconti lunghi (o romanzi brevi), che sono: I langolieri (da cui è stato tratto un film per la Tv), Finestra segreta, giardino segreto (da cui è stato tratto un bel film con Johnny Depp e John Turturro), Il poliziotto della biblioteca e Il fotocane. Quello che mi ha colpito di più è I langolieri, ambientato in un tipico non luogo postmoderno, come capita in altri racconti di King, penso ad esempio a La nebbia. In questo caso si tratta di un aeroporto in cui alcune persone diverse per età ed estrazione sociale si trovano bloccate, costrette a collaborare, o a litigare. A rendere tutto più complicato sopraggiungono strane creature tonde provenienti forse da un’altra dimensione. Finestra segreta, giardino segreto ha invece, come spesso accade, per protagonista uno scrittore. A King piace giocare sul fatto che lui ce l’ha fatta ad emergere, ma che non è facile, né prima né dopo. Il poliziotto della biblioteca invece invita a restituire sempre i libri in prestito, mentre Il fotocane ha per protagonista un quindicenne e un oggetto apparentemente innocuo (una macchina fotografica) che si rivelerà invece infernale. Potrei citare altre raccolte di racconti di King che mi hanno segnato (A volte ritornano, Scheletri, Incubi e deliri) e che ho letto più o meno nello stesso periodo, ma mi pare di aver già detto abbastanza. Quattro dopo mezzanotte è un libro da rileggere. A renderlo ancora più interessante sono i cappelli introduttivi dello stesso King. In uno di questi, a proposito di coloro che gli chiedono quando si metterà a scrivere libri seri, egli dice:«Io faccio ciò che faccio per le più serie delle ragioni: amore, soldi e ossessione. Il racconto dell’irrazionale è la maniera più sana a livello psicologico di esprimere il mondo in cui vivo.»

Alberto Bullado consiglia:
Edmondo de Amicis, Cuore, Dalai Editore, 2012, 312 pgg.

Maledetto de Amicis e la sua dedica posta in incipit al libro Cuore, rivolta ai ragazzi delle scuole elementari. L’avesse dedicato a sua zia a quest’ora molti ragazzini avrebbero potuto evitare una tale pena. Voglio dire, pure la Castellina ha dedicato il suo capolavoro ai nipotini, senza per forza dover condannare i lettori che seguono lo Strega… Insomma, se parliamo di traumi infantili io dico Cuore, un libro di cui, fortunatamente, ho pochi ricordi, se non una sensazione di noia angosciosa e divorante. Uno strazio senza nome, ma soprattutto senza perché: provate a mettervi nei panni di un ragazzino di 8-9-10 anni, che colpe potrà mai avere per doversi sorbire una cosa del genere? Fosse per Cuore, Il Piccolo Lord e molti altri titoli che ho completamente rimosso, il mio rapporto con i libri sarebbe morto sul nascere. Delle serie: come stroncare la passione per la lettura per mezzo di un approccio ignorante, provinciale e retrogrado, portato in punta di lancia da un sistema educativo da lobotomia. E comunque sì, andavo a scuola dalle suore.
Ogni mese si doveva leggere un libro scegliendo da una biblioteca ovviamente limitata a titoli raggelanti. Io, che solitamente era uno di quelli a cui piaceva far casino in classe, il più delle volte mi appioppavo tomi imposti dalla maestra, come punizione. Una mossa di un’intelligenza e di una lungimiranza esemplari: promuovere forzatamente la cultura, associando la “lettura” ad una “punizione”. In quegli anni appresi di odiare i libri, a mio modo di vedere forieri di traumi e molestie. Ci volle del tempo prima che potessi ricucire un rapporto sano con il mondo delle lettere. Eppure ancor oggi percepisco il residuo di certi invisibili lesioni. Parabole ammorbanti e moraliste, tanto retoriche da apparire posticce, storie perbeniste di esasperante miseria ed asfissiante sentimentalismo. Praticamente il fascismo del bene. Un patetismo corrosivo, di quelli che non appena finisci un nuovo capitolo desideri andare a caccia di gattini per morsicarli vivi. Al giorno d’oggi Cuore potrebbe rendermi cannibale. Non caso si tratta di uno dei classici più parodizzati proprio per la distanza caricaturale che si avverte tra quel libro, i suoi valori, ed i codici comunicativi della nostra cultura e del nostro linguaggio. Tornando ai miei vecchi traumi scolastici: spero che una simile stagione formativa sia finita nell’ombra. Un modo ottocentesco di avviare le giovani generazioni alla lett(erat)ura, tossico e inopportuno. In tal caso, se così non fosse, bisognerebbe fare qualcosa. Impedire una simile mattanza. Radere al suolo tali oratori formativi distorti e cancerosi. Davvero.

Seconda Parte

CAMing out! – Traumi Infantili (II parte)

2 commenti a “ Traumi Infantili ”

  1. cate

    cate

    Da piccola anche io ho letto Cuore. Il settimanale di resistenza umana. Mio padre aveva diversi numeri e li lasciava in giro. Ero così piccola che per un periodo ho confuso il Cuore fico con quello scrauso. Poi ho capito che il Cuore scrauso era un libro scritto da uno che in “Io speriamo che me la cavo” veniva chiamato deàààmicis. Ho continuato a leggere il periodico e il libro non l’ho mai manco aperto. Bambina fortunata.

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  2. io non ho letto cuore però la cosa strana è che un libro che a suo tempo fu criticato molto perché si parla di scuola senza parlare di preti, che in Italia fa un po’ strano. Infatti De Amicis era un socialista convinto. Insomma la retorica fa schifo sia da una parte che dall’altra e l’ideologia non dovrebbe condizionare la letteratura. Per quanto riguarda Stephen King volevo precisare che si tratta di un trauma nel senso di scossa elettrica, shock, che può essere anche positivo, infatti non è un autore che mi dispiace.

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