Cattelan Soliti Idioti cover

Maurizio Cattelan non si presenta all’Accademia delle Belle Arti di Bologna per ritirare il premio Alinovi-Daolio assegnatogli, e manda al suo posto I Soliti Idioti. Scenata furibonda degli accademici in sala e di Renato Barilli. Performance artistica o trovata pubblicitaria? forse la prima, in fondo questo è il classico Cattelan che Barilli stesso ha incensato come grande artista.

Bologna, venerdì 25 ottobre, Accademia delle Belle Arti: una commissione composta dai più grandi esperti di arte contemporanea bolognesi e capeggiata da Renato Barilli, si appresta ad assegnare il prestigioso premio Alinovi-Doalio.

Il premio un tempo era intitolato solo a Francesca Alinovi (ricercatrice di storia dell’arte contemporanea presso l’università di Bologna, morta nel 1983 in tragiche circostanze) ed era rivolto alla segnalazione dei più promettenti artisti emergenti. Da quest’anno invece il premio è dedicato anche ad un altro importante critico bolognese, Roberto Daolio (scomparso nel giugno di quest’anno), e proprio per celebrare questa occasione si è deciso di premiare non un emergente, ma uno degli artisti italiani più affermati sulla scena internazionale, Maurizio Cattelan.

La premiazione si apre con una presentazione dei lavori del noto artista padovano, ma poi qualcosa va storto: il nostro Maurizio non si presenta per ritirare il premio e in sua vece compaiono I Soliti Idioti (Fabrizio Biggio e Francesco Mandelli) vestiti da preti (!!!). I due mettono in scena un siparietto a sfondo pseudo-religioso/blasfemo, che, nel miglior stile ironico di Cattelan, avrebbe dovuto sbeffeggiare il gotha della critica artistica bolognese tutta raccolta in quell’aula.

Rollingjoke Cattelan Soliti Idioti

Ovviamente il Renatone nazionale va su tutte le furie «una pagliacciata ignobile […] da me non verrà più nominato Cattelan e mi vergogno di tutto quello ho detto su di lui». E la premiazione si chiude tra le risate dei giovani studenti in aula e l’indignazione degli accademici presenti, che tra lacrime ed isterismi accusano Cattelan di aver infangato la memoria di Daolio e della Alinovi.

Innanzitutto c’è da dire che Cattelan è un artista che ha costruito la sua carriera sulla provocazione, invitarlo ad un evento così accademico e formale e pretendere che si comporti bene e che non faccia nulla di “sconveniente” mi sembra davvero assurdo. Barilli, da grande estimatore dell’artista quale afferma(va) di essere, avrebbe dovuto aspettarselo. Senza contare che episodi simili erano già successi in passato, come quando nel 2004, in occasione della laurea ad honorem insignitagli dall’Università di Trento, donò all’ateneo un asino impagliato dal titolo Un asino tra i dottori.

Un asino tra i dottori - CattelanCerto non è stato uno degli interventi più riusciti di Cattelan. Il siparietto dei Soliti Idioti non è stato il massimo. Una scenetta piuttosto patetica con battute pseudo-blasfeme piuttosto sciatte e banali, che possono funzionare in un contesto leggero come quello di MTV, ma che non possono avere una forza veramente provocatoria in un contesto ufficiale come quello di una premiazione con la crème de la crème della critica artistica bolognese. Ma non credo sia stato questo siparietto in sé per sé a mandare Barilli su tutte le furie.

D’altronde  nel momento in cui si è deciso di premiare Cattelan significa che si era deciso di premiare anche la sua vena sbeffeggiatrice e ironica che trova proprio un perfetto esempio nel gesto in questione. E credo che Barilli sia perfettamente consapevole di questo. Inoltre se fosse stata una semplice questione di perplessità davanti ad un intervento poco riuscito non credo che la reazione sarebbe stata così furiosa, al punto da minacciare una damnatio memoriae dell’artista.

Credo che ciò che ha effettivamente scatenato le ire del critico bolognese sia stato il modo irriverente e poco zelante con cui i due comici l’hanno trattato, zittendolo, levandogli il microfono e dandogli del vecchio, atteggiamento che di fatto ne ha messo in diretta ed esplicita discussione l’autorità. Autorità che l’orgoglio di un professore della levatura di Barilli non può accettare venga toccata.

Infatti non credo che l’intervento dei Soliti Idioti abbia infangato la memoria dell’Alinovi e di Daolio, né che fosse questa l’intenzione del buon Maurizio. Penso che l’artista padovano abbia altro di meglio da fare che sputare nel piatto in cui ha mangiato cercando di offendere coloro che l’hanno “inventato”.

L’uscita dei Soliti Idioti è la classica “trovata” alla Cattelan, un suo lavoro in piena regola e che proprio per questo è provocatorio, ma in modo giocoso, senza cattiveria e se davvero ci fosse dell’offesa sarebbe sicuramente divertita e sorniona, figlia della consapevolezza che Cattelan stesso è parte di quel sistema che offende e critica.

Posso anche capire chi ha indicato questo intervento come il classico esempio di un’arte contemporanea superficiale e frivola, tutto spettacolo e provocazione gratuita, tesa a garantirsi un successo facile facendo parlare di sé. Ma non credo sia questo il caso di Cattelan. Almeno non credo lo sia per questo intervento.

Mandare un duo comico di nome “I Soliti Idioti” in mezzo ad un manipolo di gente intelligente e colta per antonomasia e poi far loro recitare delle gag a sfondo religioso, in un momento potenzialmente molto solenne, non è una mera casualità. C’è una certa ricercatezza di fondo, funzionale a creare una provocazione giocata proprio sul netto contrasto tra l’intervento e l’ambiente in cui si svolge.

CattelanQuesto è il meccanismo con cui funzionano un sacco di altri interventi di Cattelan, che sfruttano proprio questo gioco furbacchione di contrasti per svelare e mettere in discussione il sistema e i meccanismi del mondo dell’arte. Basti pensare a quando, in occasione della Biennale di Venezia del ’93, vendette il suo spazio espositivo a un’agenzia pubblicitaria. O a quando promosse la Sesta Biennale di St. Kitts, una Biennale d’arte senza arte e che si è risolta in due settimane di villeggiatura per gli artisti invitati.

Certo, il siparietto dei Soliti Idioti resta discutibile, ma alla fine, proprio per la reazione furibonda di Barilli, credo che come provocazione sia perfettamente riuscito.
In fondo il grande critico bolognese ha fatto esattamente il gioco dell’artista padovano, aiutandolo nella sua burla tesa a svelare gli altarini del sistema accademico dell’arte e di qualche professorone un po’ troppo ingessato ed imbalsamato, che ha letto un gesto burlone e un po’ stupidotto come una terribile offesa personale.

Infatti, probabilmente, la figura peggiore è proprio quella dei professoroni di Bologna. Sembrano dei bambini ai quali è stato rotto il giocattolo preferito. Un giocattolo cattivo che si è rivoltato contro la loro volontà. Feriti nel loro orgoglio, defraudati della loro auctorictas, vedono cancellato il loro potere di dominare il fatto artistico e di poterlo trascinare, quando fa comodo loro, in quel museo di cere che è l’accademia italiana. E così, offesi e traditi, si incazzano, urlano e sbattoni i piedi.

Quindi alla fine Cattelan non si smentisce come un buon vecchio troll e l’accademia italiana non si smentisce nel suo essere seriosa, ingessata e forse pure ipocrita. Stiamo parlando di arte? Forse sì. In fondo questo è il Cattelan di sempre che Barilli stesso ha incensato come grande artista. E in fondo ancora una volta il buon Maurizio ci ha dato qualche spunto di riflessione, strappandoci anche un sorriso.

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