In Tv e sui giornali ne parlano da mesi. Adesso finalmente (?) l’immancabile (?) festival di Sanremo sta per essere trasmesso. Anche quelli che lo criticano in realtà lo guardano. E quindi milioni di italiani si apprestano ad attaccarsi al teleschermo.

Si potrebbero scrivere pagine e pagine di sociologia e psicologia su come le persone che non hanno niente dalla vita si attacchino a piccole cose, in special modo alla Tv. L’intrattenimento è la droga del terzo millennio, come racconta (anticipando i tempi) splendidamente David Foster Wallace in Infinite Jest. Anche Stephen King in Shining crea un personaggio morbosamente attaccato all’intrattenimento, rappresentato sia dalla letteratura di consumo che dai programmi televisivi, un personaggio che non è soddisfatto della propria esistenza e che quindi soffre di depressione e si sfoga poi, oltre che iniettandosi in testa l’intrattenimento e dandogli un’importanza estrema, uccidendo le persone. Un terzo supporto per il mio ragionamento è rappresentato dal noto film di Aronofsky Requiem for a Dream, in cui le droghe non sono solo metaforiche, anche se è chiara la funzione “antidepressiva” che i programmi televisivi hanno sulla madre del protagonista. In questi tre esempi (non casualmente statunitensi) i soggetti che accettano di trasferire la loro vita su un supporto virtuale sono tutte persone di mezza età. In maniera diversa Adorno aveva già teorizzato che l’intrattenimento fosse un pericolo per le menti delle persone, soprattutto per le classi lavoratrici. La drammatica novità degli ultimi dieci anni è rappresentata, a mio avviso, dal fatto che l‘età dei soggetti che si sottopongono a un’overdose di intrattenimento mediatico si è drasticamente abbassata. A questo ha contribuito sicuramente l’avvento e l’importanza di internet, da Facebook a Youporn. Ma “Signora Televisione”, soprattutto in Italia, ha ancora un peso e una presenza enorme. Insomma, non sono più solo i vecchietti le vittime del rincoglionimento mediatico, ma molte più persone, dal dodicenne al trentenne. Come con le droghe, dopo un po’ non conta più il motivo per cui hai iniziato, sai solo che non puoi più smettere, anche se ti accorgi che è la droga stessa a darti ulteriori problemi. Per quel che mi riguarda la depressione può anche essere causata da programmi televisivi come Pomeriggio Cinque, Uomini e Donne o Porta a Porta e dal successo che ottengono. Ma capisco quelle persone che, avendo una vita di merda (ma non è detto che se ne rendano conto), cercano un appiglio da qualche parte. Solo vorrei che queste persone reagissero cercando di prendere in mano la propria vita piuttosto che abbandonarsi al mantra: “pensiamo ad altro, anzi, non pensiamo proprio”. Soprattutto se queste persone sono giovani. Insomma, sarebbe meglio vivere. Spesso la depressione deriva dalle conseguenze della grave crisi economica, gestita malissimo da una cattiva classe politica che a sua volta affolla la televisione da un lato e la influenza dall’altro, e magari contribuisce a produrre quei programmi di intrattenimento che servono alla gente per non pensare ai problemi causati dalla classe politica stessa. Come dire che è più facile produrre antidepressivi o spacciare droga piuttosto che risolvere i problemi. Non si tratta di complotti, ma di meccanismi. È con questi presupposti che, in pieno orgasmo elettorale, mezza Italia si appresta a concentrarsi e a discutere sull’ennesima edizione del festival di Sanremo. C’è chi odia il festival a prescindere, anche se non riesce a fare a meno di guardarlo o di parlarne. C’è chi invece coltiva grandi aspettative, perché con Fazio si annuncia un festival radical chic, che saprà unire cultura e intrattenimento. Soprattutto dovrebbe essere una competizione musicale, la più importante in Italia, nella quale si fronteggiano i migliori cantanti italiani, anche se sappiamo bene che non era così nemmeno ai tempi dei vari Tenco, Battisti e De André. Fazio ha finalmente escluso mummie come Anna Oxa, Al Bano e Toto Cotugno dando spazio a giovani come i Modà e a gruppi affermati come Elio e le Storie Tese. Anche se, veltronianamente, Al Bano, Toto Cotugno e I Ricchi e poveri saranno comunque ospiti al festival. Non mancheranno le polemiche per qualche battuta della Littizzetto o di Crozza, del resto si è già discusso molto riguardo all’eventualità di spostare il festival, in vista della campagna elettorale. Sembra già tutto scritto. Auspicare un flop per Sanremo è come auspicare il fallimento di Alitalia, soprattutto per chi paga le tasse e il canone, quindi ci tengo a dire che non vi sto invitando a non guardarlo, ma mi piacerebbe che, pur guardandolo, su internet, sui giornali, nelle piazze, per le strade, nei bar, nessuno ne parlasse, nei giorni successivi. Anche perché poi bisogna pensare al voto, usando il buon senso. Ma certe volte è anche meglio non pensare, purché si viva veramente.

 

 

 

 

 

1 commento a “ Che figata, c’è Sanremo! ”

  1. Marco

    Marco

    Che dire. Hai ragione. Ma se tutto sembra dire ad una vasta categoria di persone che non c’è spazio per te perchè bisogna mantenere il posto a mummie incartapecorite dal vitalizio consistente, che fai? Ti fai un altro mondo, promosso da quelli che impestano già questo, certo. Ma almeno un altro mondo bisognerebbe avere la forza di costruirselo con le proprie idee e non con quelle di Fazio e della sua corte,con quel mezzo odore di naftalina, poi, quel marchio “di sinistra ma perbene” che sa non tanto di passato quanto addirittura di atemporale, di stereotipo…

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