Rough & Tough

Musica, identità, stile e divertimento: i cinque anni della Rough&Tough. Ticchio e Tommy ci parlano di black music, vintage culture e intrattenimento culturale. In più ci regalano due ottime playlist per conoscere il sound Rough&Tough.

Rough&Tough, “duro e grezzo”: musica e identità, stile e divertimento. A Padova esiste una realtà che da diversi anni organizza eventi musicali dedicati alla musica vintage e in particolare alla black music, e che proprio questo sabato festeggia il suo 5° anniversario con una serata al Fahrenheit 451. Per l’occasione abbiamo fatto una chiacchierata con Ticchio e Tommy, dj e promoter del club, con i quali abbiamo parlato del loro progetto, del fenomeno del vintage e di come se la passa la scena musicale padovana.

 

Flyer Rough&Tough 5° Anniversario

Cos’è e come nasce Rough&Tough?
Ticcchio: Rough&Tough è un dj-set e un club itinerante dedicato alla black music degli anni ’50, ’60 e ’70 suonata da vinile originale: ska, rocksteady, reggae, blues, r&b, rock ‘n’ roll, soul, funk, boogaloo, jazz.
Tommy
: Abbiamo iniziato nel 2007 con la volontà di creare a Padova una serata in cui si potesse ascoltare e ballare la musica che amiamo, ispirandoci soprattutto ad un club storico della scena underground e sottoculturale londinese come il Gaz’s Rockin’ Blues.

Perché “Rough&Tough”?
Tommy: Rough&Tough è una rima classica nello slang della black music sia americana che giamaicana. L’abbiamo usato perché i due termini sono molto utilizzati nelle canzoni rocksteady dedicate ai rude boy, i ragazzi “difficili” dei ghetti giamaicani degli anni ’60 che sono un simbolo per eccellenza della gioventù ribelle e riottosa (a riguardo, se non lo conoscete già, vi consiglio di vedere il film The Harder They Come con Jimmy Cliff, un ottimo esempio di blaxploitation made in Jamaica, ndR).
Ticchio
: Crediamo rispecchi bene l’attitudine e lo spirito dei nostri eventi: serate senza fronzoli, per gente che quando va in un locale bada più alla sostanza, cioè alla musica e al divertimento, che al contorno e all’apparenza. Non è un club per fighetti, insomma!

Perché ci tenete tanto a sottolineare che suonate da vinile originale?
Tommy: Perché è un modo per far capire che la nostra è una proposta musicale improntata alla qualità. La cultura del vinile si basa sulla passione per la ricerca, ed è una molla fondamentale per spingere i dj a cercare nuovi pezzi e nuovi sound, andando oltre ciò che la tecnologia e quel che resta dell’industria culturale mettono a facile disposizione di tutti.
Ticchio
: Ci teniamo però a sottolineare che non siamo dei fanatici: scarichiamo anche noi come tutti, e a volte ci capita anche utilizzare cd ed mp3 per suonare, anche se il vinile è il formato che preferiamo perché ci piace utilizzare supporti originali e soprattutto ci dà modo di sfogare il nostro insano collezionismo.

Vi definite “Vintage Black Music Club”. Cosa rappresenta per voi il vintage?
Ticchio: Usiamo il termine vintage per indicare che la musica che suoniamo è datata di qualche decennio. Per noi è più che altro una necessità, perché dalle nostre parti non c’è molta cultura riguardo ai generi a cui ci dedichiamo. Se dici che suoni “r&b, reggae e ska” molta gente si immagina Beyoncé, Alpha Blondy e gli Ska-P. Che non è proprio il sound che si sente alle nostre serate!

Ma cosa ne pensate del vintage vissuto come moda o fenomeno di massa?
Tommy
: Come ho già detto per il vinile, ci piace il vintage se è sinonimo di recupero e di ricerca improntati alla qualità e alla cultura. Che non deve però diventare fanatismo e imitazione del passato: si tratta di far rivivere e rivalutare quello che di buono è già stato fatto e che la velocità della moda a volte fa dimenticare.
Ticchio
: Spesso comunque vediamo che il vintage viene usato come un surrogato per rimediare a un vuoto di idee, come patina per rivestire sempre lo stesso prodotto di cui ormai la gente si è stancata. Vedi eventi in cui di vintage c’è solo la grafica del flyer e la mascherata del dress code, mentre la musica è la stessa che si può sentire in molti altri locali commerciali e la cultura che si produce è superficiale e non molto diversa da quella creata da altri contesti mainstream.

La musica che suonate è certamente di nicchia. Che pubblico c’è a Padova ad una serata come la vostra?
Ticchio
: Il nostro pubblico è molto variegato. Una buona parte della gente che puoi trovare alle nostre serate viene dai circuiti underground come quelli mod, skinhead, scooter, psychobilly, punk. Questo perché la musica che suoniamo è anche la musica di riferimento per molte di queste sottoculture storiche, che sono quelle che noi bazzichiamo fin da quando eravamo adolescenti.
Tommy
:
Ad ogni modo noi ci teniamo a suonare per tutti, o almeno per tutti quelli che in qualche modo apprezzano quello che facciamo. Alle nostre serate trovi fan di musica ska e reggae, appassionati di blues e rock ‘n’ roll, gente a cui piace il soul o il funk. Senza dimenticare tutte quelle persone che magari sono meno invasate di un qualche genere specifico, ma a cui piace l’idea di ascoltare e ballare buona musica in un contesto più genuino rispetto a quello di una discoteca.

Quindi per voi la musica non è solo intrattenimento ma ha anche un valore culturale?
Ticchio
: La musica, come tutte le forme d’arte, ha sempre un valore culturale. Se promuovi una serata con 2000 persone, vendi cocktail a 12€ e l’attrazione principale non è tanto la musica ma la comparsata del puttanone televisivo di turno, stai promuovendo un certo tipo di valori e di visione della vita.
Tommy: Quello che noi cerchiamo di trasmettere è passione per la musica e spirito di divertimento, portati ad un livello popolare e il più possibile accessibile a tutti. Cerchiamo di evitare location con costi d’ingresso e prezzi dei drink assurdi, e ci troviamo più a nostro agio in bar, circoli e centri che offrono spazio a chi ha veramente qualcosa da dire.

Rough&Tough 02Quali sono i locali e le realtà con cui collaborate maggiormente?
Ticchio: Sono diverse le persone coinvolte nella crew Rough&Tough e che ci aiutano ad organizzare le nostre serate. Inoltre collaboriamo spesso con i Green Moon Sparks, una band psychobilly di Padova in cui militano amici di vecchia data, gli Uptight Mod Society, un gruppo che riunisce i mod del triveneto, e il Jet Set Scooter Club, la vecchia guardia dello scooterismo padovano.
Tommy
: A livello di locali, a Padova suoniamo spesso al Bar Metropolis, al Fahrenheit 451 e al Chiosco, e ultimamente abbiamo fatto più di una data come dj anche al CSO Pedro.

So che avete organizzato anche qualche concerto, ma in generale alle vostre serate la musica live non trova molto spazio. Come mai?
Tommy: Il nostro è un club principalmente basato su dj-set, sia perché è quello che preferiamo suonare noi, sia perché è più facile da gestire a livello organizzativo. Quando è possibile cerchiamo di inserire qualche live all’interno delle serate, ma non ci riusciamo spesso perché è sempre più difficile proporre musica dal vivo. Mancano spazi adeguati e la gente è sempre meno interessata a questo tipo di intrattenimento. O almeno questa è l’impressione che abbiamo noi per quanto riguarda i generi a cui ci dedichiamo.
Ticchio
: Diciamo che per i live servono locali attrezzati, con orari di chiusura prolungati, con capacità organizzative professionali e disposti a fare un investimento di lungo periodo su questo tipo di intrattenimento, e a Padova mancano spazi simili. Le band non hanno luoghi per crescere e migliorare, la qualità dei live peggiora e questo allontana ulteriormente le persone, scoraggiando sempre più i locali ad investire sulla musica dal vivo. È un circolo vizioso da cui è difficile uscire.

In cinque anni avete girato praticamente tutti i locali di Padova e circondario. Anche da come parlate immagino che vi siate fatti un’idea sull’offerta di intrattenimento di questa città. È vero che da un certo punto di vista Padova sta “morendo”?
Tommy
:
L’erosione di spazi per i giovani è sotto gli occhi di tutti. Le restrizioni per i bar e locali che vogliono fare musica sono molte, soprattutto vicino al centro della città, dove peraltro avrebbe più senso proporre eventi di aggregazione, dato che Padova è anche una città universitaria. Locali e circoli invece faticano molto a sopravvivere, e spesso chiudono con la stessa velocità in cui vengono aperti, sia per le restrizioni sia perché sono gestiti in maniera approssimativa dai promotori delle serate e dagli stessi titolari.
Ticchio
:
Allo stato attuale, se si escludono le discoteche e il CSO Pedro, la secena dei locali a Padova si divide in due: i circoli che sono in pratica discoteche a tutti gli effetti e altri circoli più piccoli che fanno proposte di qualità, ma con spazi e pubblico limitati che riducono fortemente il potere aggregativo della musica. Ci piacerebbe invece vedere qualche buon locale che riesce a far suonare anche artisti di generi un po’ più ricercati ma di fronte ad un pubblico adeguato anche per numero, per poter offrire un divertimento di spessore realmente alternativo al mainstream delle discoteche.

Come dj avete suonato anche al di fuori di Padova, collaborando con selecters e crew provenienti da tutto il Nord Italia e anche dall’estero. Che idea vi siete fatti della realtà delle altre città rispetto a Padova? Secondo voi si può  creare una scena virtuosa e combattere la provincialità e la chiusura mentale dell’utenza di Padova?
Ticchio
:
Nelle altre città italiane si trovano sia situazioni analoghe a quella di Padova, sia realtà un po’ più vitali. Per quella che è la nostra esperienza, al di là delle città più grandi come Milano, Torino e Roma, delle realtà che ci hanno colpito positivamente sono quelle create a Trento da Big Cigar Promotion, a Montecchio Maggiore da E20 Underground e a Pordenone dai ragazzi che organizzano le Friday Sessions. All’estero la città in cui ho visto la miglior scena underground è Barcellona, dove la proposta musicale è veramente ampia e per molte nicchie diverse esistono circuiti fatti di negozi di dischi, di libri, di abbigliamento, bar e club notturni che si supportano a vicenda.
Tommy
:
Una cosa che ci ha sorpreso molto è l’aver riscontrato da alcuni dj che abbiamo chiamato dall’estero le nostre stesse difficoltà nell’organizzare eventi alternativi anche nelle loro città, tanto che sono rimasti sorpresi dal clima e dalla qualità delle serate a cui hanno partecipato qui a Padova. Se si tiene conto del fatto che stiamo parlando di ragazzi che vengono da città come Londra o Berlino, che hanno suonato anche in club molto famosi e in contesti ben più grandi rispetto al nostro, questo significa che insistendo e impegnandosi a fondo si può costruire qualcosa di importante anche in una città “provinciale” come Padova.

Magnifico. Infine, per chiudere in bellezza, suggerite a noi e ai nostri lettori una playlist in pieno stile Rough&Tough.
Ticchio: Queste sono due top 10 di classici del nostro club, con link a YouTube così potete ascoltarvi direttamente i pezzi che abbiamo segnalato.

 

R&B / SOUL / FUNK / BOOGALOO SKA / ROCKSTEADY / REGGAE / ROOTS
01 – Elmore James – Cry For Me
02 – John Lee Hooker – Shake Holler & Run
03 – Nightriders – Lookin’ For My Baby
04 – Etta James – Seven Day Fool
05 – Marvin Gaye – You’re A Wonderful One
06 – Big Ella – It Takes A Lot Of Lovin’
07 – Chuck Edwards – Downtown Soulville
08 – Aretha Franklin – Rock Steady
09 – Ray Barretto – Soul Drummers
10 – Horace Silver – Psychedelic Sally
01 – Don Drummond & The Skatalites – Cool Smoke
02 – Bob Marley & The Wailers – Simmer Down
03 – Gaylads – Stop Making Love
04 – Phyllis Dillon – Perfidia
05 – Ken Boothe – You Left The Water Running
06 – Viceroys – Promises Promises
07 – Laurel Aitken – Skinhead Train
08 – John Holt – Hooligan
09 – Charlie Ace – Shock & Shake
10 – Dennis Brown – Westbound Train

 

Se volete ascoltare dell’altro potete andare sul nostro sito www.blackmusicpadova.it, visitare il nostro canale YouTube e scaricare i nostri podcast da SoundCloud.

Insomma, non c’è che da rifarsi le orecchie.

 

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