Book Review Cosa vuoi fare da grande

Una specie di Zuckerberg turco inventa qualcosa che non è utile solo al suo conto in banca e al cazzeggio su internet, ma serve anche al Ministero dell’Istruzione e ai genitori italiani. Si tratta del futurometro, che come dice il nome serve per sapere in anticipo il futuro dei ragazzi, in modo da indirizzarli nel modo giusto. Una parodia paradossale ma ben riuscita del rapporto (in Italia sempre più tragico) tra istruzione e mondo del lavoro.

Cosa vuoi fare da grande (Del Vecchio Editore), scritto a quattro mani da Ivan Baio (al suo primo romanzo) e Angelo O. Meloni (già autore di Io non ci volevo venire qui, sempre per Del Vecchio Editore), giovani autori di origine siciliana, è, come recita il sottotitolo (o in questo caso occhiello, vista la disposizione grafica) un “romanzo tragicomico sul futuro dell’istruzione italiana”.

In questa frase sono presenti tre elementi interessanti: l’aggettivo tragicomico, il termine futuro e il riferimento all’istruzione italiana. L’aggettivo fa pensare ai film di Fantozzi (Il secondo tragico Fantozzi, appunto, ma è bene ricordare che i film sono tratti dai libri di Villaggio, che si rifà in parte all’umorismo inglese di Jerome), cioè a una storia che fa ridere, ma anche piangere, detta anche commedia nera, o amara ironia. Caratteristica del resto tipica dei film italiani, basti pensare a Il sorpasso di Risi o Amici miei di Monicelli. Argomento già spiegato bene da Pirandello quando distingueva l’umorismo dalla comicità, in quanto quest’ultima è avvertimento del contrario, mentre il primo è sentimento del contrario, conseguenza cioè di una riflessione in profondità sulle cose che si vedono e sulla realtà dei fatti.

Il termine futuro fa pensare invece alla fantascienza, ma in questo caso sarebbe meglio parlare di distopia, infatti nel corso del romanzo si usa un termine come “psicostoria”, che fa molto 1984 di Orwell. Quanto al riferimento all’istruzione italiana, essa è il classico caso in cui ti viene voglia di dire “meglio riderci su” e questo ci riporta all’aggettivo tragicomico.

La situazione scolastica e universitaria del Belpaese è tale da prestarsi perfettamente a rappresentazioni bizzarre, grottesche, picaresche e rocambolesche. Questo per molti motivi: l’ingerenza dei genitori, la frustrazione degli insegnanti, le continue riforme e cambi di regolamento, accompagnate da tagli sempre più consistenti che mettono in discussione perfino la presenza della carta igienica nei bagni e che allo stesso tempo rendono ancora più complicata l’attuazione delle riforme scolastiche. Aggiungiamoci il fatto che i laureati in Italia, invece di essere un’élite, stanno diventando quasi degli emarginati, esclusi dalla vita attiva e costretti a vergognarsi del proprio percorso (si veda a proposito anche il film Smetto quando voglio di recente nelle sale italiane).

Partendo da questi presupposti devo comunque dire che il romanzo mi ha fatto più ridere che piangere. Cosa vuoi fare da grande è un racconto corale con diversi personaggi che hanno più o meno tutti lo stesso spazio. Guido Pennisi e Gianni Serra sono però i personaggi che aprono e chiudono la storia e quindi sono quelli che più si avvicinano all’idea di protagonista. Non è facile in letteratura parlare di bambini, lo sappiamo bene, gli autori di questo libro ci riescono con l’ironia, ma anche con una specie di aderenza alla realtà e cioè al fatto che i bambini non sono per forza delle creature ingenue e pure, come dimostra South Park. Pennisi e Serra sono due outsider, entrambi orfani, non secchioni ma nemmeno ignoranti, non bulli ma nemmeno angelici, rappresentano il classico esempio di diversità che i bambini e gli adolescenti (ma anche gli adulti, come vediamo nel romanzo) non possono proprio perdonare. Essi vengono coinvolti, come tutti, nel delirio dei festeggiamenti per l’inaugurazione di una nuova invenzione, ideata da un universitario turco brufoloso, schifato dal gentil sesso, frustrato dai suoi docenti, ma che grazie a questa intuizione diventa miliardario.

Si tratta del futurometro, un apparecchio capace di leggere la mente e il carattere delle persone, analizzandone le capacità di relazione con gli altri e le diverse attitudini e conseguentemente trarre delle conclusioni sul loro futuro. In pratica, applicando questo strumento ai bambini delle elementari, si sa già se questi sono adatti a fare l’università e in che ambito di studi, o se sono più portati per le attività pratiche e in generale qual è il lavoro (o comunque l’attività, dato che a un personaggio viene detto di essere un ottimo kamikaze) più adatto a loro.

In questo modo l’organizzazione scolastica e i genitori possono adattarsi, evitare sprechi di tempo o di soldi, e gli stessi bambini evitano illusioni o vani sogni. Si mette quindi in moto la macchina burocratica, con tanto di stagisti non pagati, sottosegretari “all’Incentivazione dell’espatrio per fini psicoattitudinali”, ministri inutili e presidenti del consiglio boriosi. Un triste funzionario sceglie, coadiuvato da un programma che fa innamorare una maestra, la scuola elementare Attilio Regolo di Milano, la scuola di Pennisi e Serra, come prima sede in cui sperimentare la nuova scoperta. Parte l’entusiasmo all’italiana per le inaugurazioni e i buffet, con i bambini costretti a gareggiare tra loro per creare dei festoni celebrativi e le mamme che ne approfittano per mettersi in mostra.

Il finale è rocambolesco e per certi versi sorprendente. Per l’uso del linguaggio e la creazione di personaggi e situazioni assurde il libro mi ha ricordato i primi due romanzi di Foster Wallace, La scopa del sistema e Infinite Jest. Un paragone senza dubbio impegnativo data la caratura dello scrittore americano, ma mi pare che i due autori reggano bene il confronto, che non è un’imitazione, semmai un omaggio, perché hanno sempre in mente dove vogliono andare a parare e non si perdono mai. Il libro è bello anche come oggetto, per la sua impaginazione, lo stile, i disegni. Baio e Meloni mettono in scena una parodia credibile e pungente della burocrazia italiana e del sistema scolastico.

 

Ivan Baio, Angelo O. Meloni, Cosa vuoi fare da grande, Del Vecchio editore, 184 pag.

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