Einstein Pasolini

di Luca Maria Moglia.

«Scrivi», mi dicono. «E’ inutile tenere il manoscritto nel cassetto», continuano. «Se hai un’idea, esprimila», concludono. Ok, ve la siete voluta voi, però poi non vi lamentate se sono un provocatore cronico.
Mi chiamo Luca, studio ingegneria, quindi a malapena so leggere e scrivere, e per molti versi faccio parte di una categoria amata, odiata, invidiata, incompresa, derisa, bistrattata e ignorata – spesso non a torto. Persino nelle ultime manifestazioni studentesche di qualche rilevanza (leggesi ddl Gelmini), noi ingegneri eravamo quelli che riempivamo le aule studio e le classi. Siamo una piccola nicchia di dei o di idioti, fate voi. Sottovalutati per quello che studiamo.

Una volta, e parlo di decine di anni fa,  gli ingegneri venivano considerati persone con una ampia cultura e una buona capacità di raziocino, ma ora non è più così. Sentendo ciò che le persone pensano mi vengono le vertigini: veniamo considerati dei poveri tecnici illetterati! Beh, d’altra parte ciò che studiamo è qualcosa di così settoriale e specifico che certamente i “non addetti ai lavori” non capirebbero nulla prendendo in mano una nostra dispensa scolastica. Eppure la matematica e la fisica le insegnano persino nel peggiore Istituto Professionale di Nairobi. Ma non fanno parte della cosiddetta e sopravvalutata “cultura generale”. Dio mi aiuti, non sono una persona acculturata e lo scopro solo ora!

Devo ammettere che molte volte mi sento fuori luogo persino con i miei amici più cari, che conosco da quasi 10 anni, che considero fratelli scelti e che, bontà loro, non hanno seguito il mio corso di laurea. In pomeriggi afosi e annoiati, si arriva a parlare di storia, di attualità, di filosofia, di musica, di cinema,  di letteratura, e persino di arte e geografia (queste ultime, ricordiamolo, non sono più materie scolastiche). Ma guai a menzionare le malefiche materie con tutti quei numerini, ti marchiano a fuoco come nerd!
Qualche tempo fa mi sono ritrovato ad una riunione di presentazione di Conaltrimezzi, i cui membri chiedevano a gran voce nuovi membri e aiuti esterni. Ebbene, anche lì mi sono sentito timidamente fuori luogo, non sapevo se dovevo alzarmi e parlare o stare zitto nel mio grigio angolino di ignoranza. Ho dovuto attendere la fine della riunione per riuscire, con molta titubanza e angoscia, a propormi davanti ad un membro della rivista che ha capito il mio panico e mi ha trattato coi guanti. Eppure la rivista in questione si propone di essere una rivista di stampo culturale, non solo letterario. Dove stava il mio errore? Ancora non lo so, lo giuro.

Ho cominciato per gioco e per sfida nei confronti di un mio caro amico a sfogliare dei giornali a caso, cercando le sezioni culturali: vi ho trovato una sfilza di musei, teatri, mostre artistiche, recensioni musicali e cinematografiche, ma scarsissimi cenni scientifici, se escludiamo la presunta distruzione di Einstein e di parte delle sue teorie, ma stiamo parlando di una mosca bianca, e per giunta grande come il Gran Sasso. In tempi meno sospetti, certamente non troverei nulla. Solo alcuni giornali online stanno iniziando timidamente a inserire qualche articolo, ma la disparità è così evidente, e la gente così poco interessata, che alcune di queste testate hanno dovuto mascherare la sezione incriminata sotto il titolo di “ambiente”, insieme ai meno recenti “medicina” e “informatica”, meno volgari e meno nauseanti di “scienze”. Se non ci credete, provate a pensare a questo: quanti titoli di letteratura, album musicali e film vedete recensiti o anche solo presentati rispetto a scoperte scientifiche degne di nota? Su, dai, non mentite, siate sinceri, non lo saprà mai nessuno. Shhhh!

Se fossi più credente, potrei dirvi che nei miei studi universitari ho visto cose incastrarsi così bene tra loro, ho visto poesie fisiche e meraviglie scientifiche talmente perfette da considerare realmente la presenza di qualcuno sopra di noi. Chiamatelo Dio, Allah, Buddha o Chtulu, come vi pare, non sono schizzinoso. Eppure siamo isolati dalla cultura generale. Se parlando e cianciando diventiamo migliori (mi scusino i filosofi), non capisco perché non potremmo migliorare la nostra vita anche sapendo e conoscendo e dimostrando e scoprendo.
In questi giorni mi sono “divertito” a fare un piccolo sondaggio chiedendo a persone che conosco (persino ad ingegneri) cosa intendano per cultura generale, indicando semplicemente le materie scolastiche. Bene, cos’è venuto fuori? Su 13 persone intervistate solo 3 hanno inserito la fisica e gli “illuminati” non erano ingegneri. Dio mio, ci sottovalutiamo persino noi!

Non soddisfatto del risultato (il numero di soggetti era decisamente scarso), ho cercato altrove le risposte e quello che ho scoperto non è stato certo più piacevole. Non ho trovato da nessuna parte siti affidabili che mi dessero una seppur vaga definizione di “cultura generale” ma, in compenso, ho trovato centinaia di siti che forniscono test di valutazione della cultura generale di una persona[1]. In molti di questi vi erano spiegati anche i criteri applicati e i campi di valutazione che, in realtà, sono quelli scritti sopra: storia, letteratura italiana, filosofia, politica, arte e geografia. Qualcuno si azzardava a fare domande di biologia o informatica, ma non c’era nemmeno un minimo accenno al teorema di Pitagora, alle 3 leggi di Newton o a semplici calcoli matematici. Devo ammettere che il mio ego già vacillante è finito a terra e lì ha continuato a strisciare per diverso tempo.
Piccolo premio di consolazione per me è stato L’energia del vuoto di Bruno Arpaia, arrivato tra i finalisti del Premio Strega. Ammetto di non averlo letto, ma provvederò al più presto, lo prendo come impegno personale. Volevo citarlo più per l’importanza nel campo che per l’importanza letteraria (a me ignota). Pochi sono gli autori che si cimentano in una scrittura letterario-scientifica, da risaltare rispetto al resto, onore a loro.

Infine, per dovere di cronaca, dobbiamo attribuire a ognuno i loro limiti. Sento parlare spesso di ingegnere-tipo, un classico. L’ingegnere è un personaggio stereotipato nelle sue vedute limitate, “mentalizzato”, sicuro di sé e cocciuto come un mulo. E avendoci a che fare giornalmente devo dire che questa generalizzazione coincide molto spesso con la verità, soprattutto con gli ingegneri più bravi e affermati. Potrei definire ugualmente altre categorie del campo, medici, informatici, etc. etc., ma non ne conosco a sufficienza da poter dire se tali “generalizzazioni da barzelletta” siano più o meno corrispondenti alla realtà.

Tali categorie però, possiamo dirlo, tendono spesso verso l’egocentrismo e il disprezzo verso le altre, come tutte quelle escluse e bistrattate. Molta di questa megalomania è dovuta al valore monetario della laurea più che al livello culturale, ma questa differenza è evidenziata solo in pochi casi dai soggetti in questione.
Questa situazione, questa maledettissima “cultura generale” sempre più nozionistica, sempre più smembrata, sempre più amputata di tante sue parti, dovrebbe racchiudere in maniera anisotropa lo scibile umano eppure, ancora oggi, parlando con le persone, riesco a sentirmi estraneo.
Questo è il mio grido di battaglia, questa è la mia dichiarazione di guerra: non mi sentirò mai più a disagio per la vostra ignoranza!


[1] Molti dei siti presi in esame sono di aziende che utilizzano questo tipo di test per la selezione del personale.

6 commenti a “ Cultura generale for dummies ”

  1. condivido lo scetticismo nei confronti dell’espressione “cultura generale”; personalmente la trovo un’espressione stupida e priva di senso. La cultura generale troppo spesso diventa cultura generica, cioè studiando un po’ di tutto va a finire che non si impara niente. Personalmente preferisco sapere tutto di una cosa, che sapere poco di tante cose. Il che non singifica sapere a memoria la geografia della Terra di Mezzo per poi ignorare dov’è il Molise. Comunque non mi sembrano pochi gli scrittori che hanno cercato di unire le cosiddette due culture, stando in Italia penso a Levi, Gadda (ingegnere appunto), Sinisgalli, Calvino. Personalmente non avrei nulla in contrario ad ospitare articoli di divulgazione scientifica in un blog o rivista culturale, anzi è ben auspicabile secondo me. Il problema è che troppo spesso abbiamo letterati che non sanno fare tre per due senza calcolatrice e ingegneri che non leggono o leggono solo asimov e dan brawn. Sarei ben lieto se le barriere si infrangessero a partire da Conaltrimezzi.

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    • Sono d’accordo con quello che dici, tranne un piccolo insignificante (personalmente gigantesco) particolare. Asimov rimane tuttora uno scienziato di importanza fondamentale nel panorama del 20mo secolo e per anni è stato vicepresidente del MENSA. Ha scritto una quantità di saggi divulgativi astronomici, astrofisici, biochimici e anatomici notevole e la fantascienza scritta da lui si basa sul filone “hard science fiction” che, per chi non lo sapesse, è un filone basato sulla plausibilità scientifica delle innovazioni tecnologiche; tutto ciò richiede una grandissima base scientifica e una capacità di esplicazione al popolino altrettanto grande. Purtroppo è noto ai più per le semplici trame delle proprie storie, lo stile secco e i personaggi monolitici. Vi assicuro che i saggi sono interessantissimi e facilmente approcciabili e che alcuni dei suoi romanzi contengono contenuti variegati e originali. Per chi voglia saperne di più posso consigliare “Abissi d’acciaio” e “Il sole nudo” come possibile predizione/analisi sociologica della società e “Io, robot” a chi piacessero gli esercizi di logica, rimarrete piacevolmente colpiti, ve lo assicuro.

      Tutto questo solo per differenziare Isaac Asimov da Dan Brown.

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      • Per quanto riguarda l’integrazione degli “scienziati” la ritengo troppo difficile. L’affinamento della propria cultura, richiede, oltre alla voglia e all’impegno di colmare le proprie lacune, una notevole memoria e capacità di collegamento, se non vogliamo che sia nozionismo puro.
        La gente purtroppo, preferisce leggere di gossip e calcio. Memorizzare tutte le varie letterine, veline, sgualdrine e i vari compagni e amanti, senza dimenticare le formazioni di Inter, Chievo e Napoli dal 1970 ad oggi richiede una quantità di neuroni e sinapsi che non lascia spazio al teorema di Pitagora e al risultato di 3+5. L’articolo che ho scritto era una semplice provocazione, sperando di smuovere qualche coscienza all’integrazione (da entrambi i lati della barricata) ma ammesso che prima o poi succeda, saranno pochissimi casi.

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        • merigei

          merigei

          caro luca, ho trovato il tuo articolo molto ben scritto e privo della spocchia (sic) che a volte spesso affligge i “letterati”, portandoli a scribacchiare in maniera meravigliosamente astrusa e autoreferenziale anche quando non ce n’è alcun bisogno (ed è anzi fortemente auspicabile che accada l’opposto)
          mi piacerebbe leggerti ancora in “conaltrimezzi”.

          molto spesso sa arrivare al fondo delle cose proprio chi della parola non ha fatto il suo mestiere.
          noi letterati (mi includo in questa specifica “bolgia dantesca”)dimentichiamo davvero molto facilmente che cos’è la chiarezza e quanto fondamentale essa sia. e non intendo con questo termine indicare uno stile “facile da leggere”. chiarezza, per me, è avere idee chiare.

          quindi, continua a scrivere.
          a meno che (giustamente) non ti dia più soddisfazione fare altro.

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          • Luca Moglia

            Luca Moglia

            Cara Merigei,
            ti ringrazio per il commento positivo, devo ammettere che non mi aspettavo una cosa simile quando ho scritto questo articolo e anzi, mi aspettavo di venir criticato piuttosto pesantemente.
            Per essere sinceri però, la mancanza di astrusità, aulicità e arzigogolamenti vari deriva più da una mia incapacità, che ad una chiara capacità espressiva.

            In ogni caso ciò che ho scritto derivava da una serie di eventi che si ripetevano continuamente nel corso degli anni e una quantità enorme di discorsi con amici, compagni di classe e sconosciuti che mi hanno convinto della possibile fondatezza della mia idea e che, probabilmente, mi hanno chiarito le idee su ciò di cui volevo parlare. Ma per dirla tutta, questo articolo ci ha messo mesi a vedere la luce perchè ho dovuto eliminare prima tutte le generalizzazioni, esagerazioni e provocazioni che sono caratteristiche (purtroppo) del mio carattere.

            Sono stato molto felice di collaborare con CAM e certo se mi ricapiterà l’occasione scriverò ancora, sperando di ottenere altrettanto successo (una piccola parte di me è ancora un ingegnere in cerca di gloria). Ma non sono una persona che scrive per piacere di scrivere, lo faccio solo quando sono ispirato da un argomento particolare, come è successo in questo caso.

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