Diaz blog

Non è un documentario, è un film, ma dato il tema, è difficile parlare esclusivamente di tecniche cinematografiche o sceneggiatura. Diaz ci rimanda indietro con la memoria di circa dieci anni, quando ancora non c’era stato l’11 settembre, Berlusconi era ancora pelato e non si parlava di crisi economica. Però i cosiddetti No global chiedevano una politica economica diversa in occasione del cosiddetto G8, cioè il raduno dei “grandi” della Terra.

Il cast è molto buono e la regia è esperta e furba; non c’è un unico protagonista, ma diversi personaggi (dal black block al giornalista all’anziano iscritto alla CGIL) che si incrociano, le cui storie vanno avanti e indietro, tenute insieme dall’immagine di una bottiglietta di vetro scagliata in terra. Il film è fatto bene perché contiene tutti i punti di vista e gli elementi utili a farsi un’opinione su quel G8. Innanzitutto non si doveva tenere a Genova, una città che può diventare labirinto e trappola, di questo erano consapevoli gli stessi poliziotti.

In secondo luogo il film non nasconde la presenza di elementi violenti e provocatori che si sono infiltrati tra i manifestanti e tra i membri del Genova social forum, ma racconta di come quella maledetta notte alla Diaz fossero presenti anche giornalisti e manifestanti pacifici di ogni età che si trovavano lì solo per passare la notte al coperto prima di ripartire. Infine si esplicita il desiderio di rivalsa e vendetta dei poliziotti nei confronti dei black block, sentimento che poi si estende a tutti i manifestanti. Una delle eredità più odiose di quel G8 è infatti, a mio avviso, l’opinione che si è diffusa nell’uomo della strada che quei ragazzi (ma non erano solo ragazzi) se la siano cercata, perché tutti quelli che vanno a manifestare, non importa se violenti o no, “rompono i coglioni”. In un Paese in cui il massimo della protesta contro la crisi economica è rappresentato dal postare commenti al vetriolo contro Monti, l’italiano medio pensa che le manifestazioni siano inutili e fastidiose.

Il film suscita diverse emozioni. L’agghiacciante primo piano dei ragazzi che aspettano con le mani alzate mentre al piano di sotto si sentono le urla dei loro compagni massacrati sembra tratto da un film dell’orrore. Molto intelligente ed efficacie a mio avviso è anche il momento in cui nel film viene inserita una dichiarazione reale di Berlusconi. Dopo che lo spettatore ha assistito alla missione punitiva dei poliziotti e al tentativo di questi ultimi di coprirla nascondendo mazze e molotov dentro la scuola Diaz ed addirittura fingendo di essere stati aggrediti (in un momento quindi in cui lo spettatore sa benissimo quanto false e ingiuste siano le dichiarazioni dei poliziotti e del questore) si vede un servizio del Tg2 in cui un agguerrito Berlusconi, eletto da poco, ripete le stesse cose che ripetono i responsabili della mattanza, cioè che i poliziotti hanno scovato un covo di black block pericolosamente armati e pronti a colpire, ma che sono stati tutti arrestati. In realtà quelli che si reggevano ancora in piedi sono stati portati nella caserma di Bolzaneto dove sono stati ulteriormente picchiati ed anche sottoposti ad umiliazioni varie.

Diaz - Don't clean up this bloodA questo punto calano i titoli di coda, ma restano i dubbi e un sentimento di rabbia. È il momento di parlare del contesto, di dire ciò che nel film non si dice. Come è stato possibile tutto ciò? Innanzitutto il governo precedente, di centrosinistra, ha scelto di fare il G8 a Genova sapendo già di perdere le elezioni e sapendo benissimo che Genova è ingestibile. La patata bollente è stata dunque passata al centrodestra, che avrebbe dovuto fare una figura di merda. La città è stata messa a ferro e a fuoco dai soliti delinquenti (per lo più stranieri), un ragazzo di ventidue anni è morto e poi c’è stata la vendetta dei poliziotti alla Diaz e a Bolzaneto. In uno Stato forte, in una democrazia seria, si sarebbe cercato di impedire o di ridurre al minimo i disordini. In Italia invece l’impotenza delle forze dell’ordine e degli apparati statali è evidente, è messa spudoratamente sul banco dagli stessi politici. Ecco allora che lo Stato lascia apparentemente correre per poi trasformare la questione della sicurezza in una rivalità tra cosche nemiche secondo la legge  “occhio per occhio, dente per dente”. Siamo il Paese delle imboscate, delle lupare bianche, dell’assassinio Matteotti e delle stragi di Stato, pensavo mentre guardavo il film. In un’intervista abbastanza recente Cossiga evocava gli anni ’70 come età dell’oro del governo dal pugno di ferro ed auspicava che gli studenti che manifestavano contro la riforma Gelmini finissero tutti in ospedale.

Nessun poliziotto è stato sospeso dopo il G8, ci sono state alcune condanne che però nel 2014 cadranno in prescrizione, dato che in Italia non esiste il reato di tortura. Quello che mi turba ancora di più è che quel governo non sia caduto ma abbia finito regolarmente la legislatura. È assurdo pensare che Scajola si sia dimesso per una casa in tempi recenti e non per il disastro del G8. Gli unici che hanno veramente pagato, oltre ai manifestanti picchiati, sono stati i contribuenti italiani, sia per i danni sia per i risarcimenti che lo Stato ha dovuto garantire. Non è un caso forse che Diaz esca a pochi mesi di distanza da Acab e a pochi giorni da Romanzo di una strage. Il cinema italiano, più ancora della letteratura e del giornalismo, ci sta invitando a riflettere e a non dimenticare.

 

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