Danlenuar

di Giulia Roncato.

Genoveffa e Antonio si separano il giorno del loro matrimonio: lui, come molti altri connazionali, parte per il Belgio, e da lì non torna più, sepolto per sempre sotto la terra in quel fatidico 8 agosto 1956, data della strage di Marcinelle, dramma annunciato e rimasto senza giustizia. E allora rimangono solo i ricordi, le lettere intrise di nostalgia.

Genoveffa inizia a leggerle, parte dalla prima che Antonio le inviò da quella terra lontana e straniera; ed ecco che l’illusione prende forma, Antonio compare dalle sue spalle, le si siede vicino, ma non si guardano, né si toccano. Antonio legge le lettere scrittele dal Belgio, Genoveffa quelle scrittegli dalla Sicilia, un rimbalzo di speranze, di vicende quotidiane, di immagini che fanno sorridere. E che fanno piangere. Antonio ripete sempre che in miniera si è come i vermi, come i topi, e il buio che c’è lì sotto non è immaginabile. Ma dietro l’angolo della pateticità, si nasconde l’ironia tipicamente italiana, e si sorride. Finchè l’illusione svanisce, il flashback termina, si ricompone la realtà delle cose, e Antonio torna dietro le spalle di Genoveffa, rimasta sola con le sue lettere. C’è spazio solo per il ricordo, per la nostalgia; infine un abbraccio, l’ultimo, di Antonio a Genoveffa. E poi un urlo, un urlo che squarcia il buio e il silenzio della scena, un urlo che dice: “Pensavo di lavorare per vivere, non per morire!”. Sembrerebbe liberatorio, invece è tutto finito.

premio "LiNUTILE del Teatro" 2012Inserito nel quadro del teatro di narrazione, Danlenuàr  è un dramma epistolare che fa della parola quotidiana e realistica il suo punto di forza: allo spettatore sembra di entrare nella scena, di vivere le vicende raccontate nelle lettere, con quella leggerezza che le rende briose anche nel tono drammatico della storia. Non serve altro, tutto è accessorio, tutto tranne la parola, leggera e piacevole, attraverso la quale Genoveffa dà corpo alla sua illusione facendo rivivere Antonio.

Sulla scena bastano due sedie, due personaggi, tutto attorno è buio: è l’essenzialità della vita, la semplicità della voglia di vivere. Che non può essere negata dal lavoro. Ecco allora che Danlenuàr acquista quell’universalità necessaria a superare la contrapposizione di passato e presente, la strage di Marcinelle diventa l’emblema di tutte le morti bianche, di ieri e di oggi, e anche di domani. “Danlenuàr è uno spettacolo che potrà essere messo in scena anche fra cinquant’anni, e sarà sempre attuale”, mi dice Giacomo Guarneri, regista e attore dello spettacolo, ed è proprio questo il tratto distintivo del suo buon teatro.

Perché le frontiere temporali sono sempre abbattute dal buon teatro: l’urlo finale dello spettacolo, che esce dalla bocca di uno dei minatori, è lo stesso lanciato dagli operai in piazza nel dicembre 2007 per il dramma della Thyssenkrupp di Torino. Tutto ritorna, tutte le stragi sul lavoro si richiamano, e quasi tutte sono annunciate ed evitabili.  Eppure non esco dal teatro indignata. Chiedo a Giacomo: “Credi che un sorriso amaro sia più incisivo dell’indignazione?”. “Certo, – mi risponde – credo che parlare della morte attraverso il sorriso sia il mezzo più efficace per lasciare impresso un messaggio”.

Grazie anche all’eccezionale interpretazione di Giacomo Guarneri e di Maria Francesca Spagnolo, Danlenuàr è uno spettacolo riuscitissimo, dove gli ingredienti si fondono assieme nella giusta quantità e al giusto momento. Le morti bianche, l’emigrazione, il lavoro alienante, il coraggio di andare avanti sono tutti elementi che il dramma di Marcinelle ci riporta alla mente, e che valgono sempre. La bravura di Giacomo Guarneri nel raccontare la vicenda drammatica di Marcinelle sta nel renderla “apatetica”, nel calarla in una dimensione quotidiana in cui tutti noi possiamo identificarci, nel rendere vicino ciò che successe più di cinquant’anni fa, ma che continua ad accadere, inaccettabilmente, sotto altre vesti.

 

Calendario delle rappresentazioni:

 

  • Sabato 17 novembre
    A tempo indeterminat
    o
    Compagnia Vicolo Corto
  • Sabato 24 novembre
    3 manufatti artigiani

    Compagnia Costa/Arkadis

 

  • Sabato 1 dicembre
    La signora Baba e il suo servo Ruba

    Compagnia Nim
   
Link di riferimento:

Sito ufficiale del “Teatro de LiNUTILE”

Premio “LiNUTILE del Teatro” 2012

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