Book-Review-Bacchilega

Quattro quasi quarantenni che non hanno delle solide basi per costruire il loro futuro, si giocano tutto per vedere se riusciranno a produrre qualcosa di buono nella vita o se sprofonderanno completamente nel fallimento esistenziale per correre sul filo della precarietà.

I romagnoli ammazzano al mercoledì, edito da Las Vegas edizioni, è il quarto romanzo di Davide Bacchilega, originario di Lugo, in provincia di Ravenna. I protagonisti principali sono quattro, accomunati dall’età, 39 anni: una poetessa lesbica e immatura, un pugile, un giornalista, un ladro bisessuale per necessità. La trama è rocambolesca (con l’ormai consolidata rappresentazione di una provincia selvaggia) e fa pensare a David Foster Wallace (ma anche ai nostrani Aldo Nove, Nicolò Ammanniti, Tiziano Scarpa e Mauro Covacich) anche se stile e linguaggio ricordano più il suo antagonista Bret Easton Ellis.

Ruben, il ladro, traffica con lo zio di Irma, la poetessa, la quale si rivolge a Stefano, il giornalista, per avere una recensione del suo libro Epifanie lesbomistiche. Il giornale per cui scrive Stefano intanto si occupa di Raul, il pugile, il quale entra suo malgrado in contatto con Ruben. Fa da sfondo un palinsesto culturale pop che comprende figure da Lady Gaga a Belen passando per Arrigo Sacchi e James Bond. Le citazioni postmoderne in questo caso raggiungono la soglia dell’overdose. Il titolo è un omaggio a Giorgio Scerbanenco, che aveva scritto I milanesi ammazzano al sabato, già omaggiato dagli Afterhours con l’omonimo album e canzone del 2008 (con la sola variante di “il” invece di “al”). Nel finale c’è anche una scena (a mio avviso del tutto gratuita e quindi insipida) che ricorda Misery di Stephen King. C’è quindi un fondamento di thriller nella trama.

Anche la copertina è probabilmente un omaggio al già visto, in questo caso alla cover di Nevermind dei Nirvana. Solo che il bambino che abboccava al dollaro è cresciuto e insegue ora 100 euro. Una possibile interpretazione è legata all’immaturità e al senso di precarietà esistenziale dei trentenni quasi quarantenni rappresentati da Bacchilega.

Il romanzo si presenta come una commedia cinica che vuole anche dare un “messaggio”. La voce narrante, anche se cambia punto di vista, ha spesso l’atteggiamento di qualcuno che ne sa un po’ più del lettore e vuole “insegnargli” qualcosa o comunque porsi come una sorta di cicerone nei suoi confronti e ricorda un po’ Stefano Accorsi che recita in film tratti da libri di Ligabue, soprattutto quando a prendere la parola sono i personaggi maschili.

Il problema è che far ridere non è facile, gli stessi elementi possono portare a risultati diversi: un piatto di pasta troppo cotta con troppo sugo di pomodoro risulterà indigesto, ma gli ingredienti sono gli stessi di quelli di un ottimo piatto di pasta al pomodoro, il problema è la cottura e il dosaggio.

L’opera ha più l’aspetto di una raccolta di racconti che un romanzo, ma è una modalità comune a molti scrittori contemporanei; è comunque troppo lunga, 272 pagine, sembra che le vicende vengano diluite e rallentate apposta per cercare di fare in modo che il lettore abbia “più tempo” per affezionarsi ai personaggi, come in un serial TV. Il discorso certe volte è talmente frammentato da dare quasi fastidio, con punti fermi ogni tre parole e la lingua che oscilla tra frasi fatte, banalità giornalistiche, termini gergali o regionali, allusioni pseudo colte e una tendenza ritmica a rime, assonanze e allitterazioni. Lo stile cambia leggermente a seconda del personaggio che prende la parola, di seguito si riporta per esempio un brano tratto dal punto di vista di Ruben. Da notare come il suo discorso assuma un ritmo quasi da filastrocca:

“Chi c’è e chi non c’è. Chi è arrivato per il week end. Le dame ingioiellate, le lolite tutte tirate, le coppie glamour e infoiate, i tamarri con gli alettoni parcheggiati in testa, i dandy con la giacchetta stile lord inglese in festa. Registro chi va e chi viene in una virtuale contabilità di flussi e riflussi antropici. Perfino meglio della locale agenzia di Promozione Turistica. Perché la stagione balneare si è appena aperta come quella di caccia. Alle signore in gita, alle donne in carriera, alle moglie infedeli. Tutte targate Mercedes. Decappottabili per mostrare la criniera.” (pag. 45)

Quando “parla” il pugile la sintassi diventa invece frammentata e i vari periodi sono interrotti da una valanga di punti fermi quando invece potrebbero essere coordinati:

“Oggi Muhammed martella ganci da in-fighter. Aggredisce senza tregua. Assedia il mio fortino. Impone il suo ritmo. Mi manda fuori giri. Mi punisce come una matricola al primo giorno di scuola. Colpisce d’istinto. Con tecnica grezza. Niente a che vedere con il suo omonimo Alì. Già Cassius Clay. Tecnica e classe. Lotta e ideali. Il migliore di tutti. Vola come una farfalla e pungi come un’ape. Era il suo motto.” (pag.60)

La poetessa lesbica scrive poesie che vengono riportare per intero, anche se in realtà si dice che le poesie le scrive una misteriosa Lizzy. Quando “parla” il giornalista, Stefano, capita invece di assistere a lunghe tirate sintattiche in cui i punti fermi scarseggiano e abbondano invece le virgole, usate anche per riportare i pensieri del personaggio, domina cioè la coordinazione per asindeto.

Quando ad un certo punto entra in scena Ermes Donati, lo zio della poetessa, il quinto protagonista principale, anche se non ha 39 anni, lo stile cambia di nuovo e si avvicina a una specie di slang da gangster infoltito di parolacce e mescolato con regionalismi romagnoli. Ma il tutto suona molto approssimativo, come del resto risultano superficiali certe affermazioni (anche se filtrate dalla voce del personaggio fittizio) come per esempio quella sugli AC/DC, definiti un gruppo metal. E d’altro canto, usare un termine come “spino” (usato in realtà dal pugile) riferito a una canna appare quanto mai anacronistico.

Perciò quello che potrebbe sembrare uno stile eclettico con un linguaggio vivo e mutevole alla Irvine Welsh risulta un indigesto pastrocchio che imita senza stimolare. Pur essendo chiaramente un libro senza troppe pretese, mi pare che il risultato sia molto zoppicante: non fa abbastanza ridere (secondo me) per essere considerato una commedia brillante e la trama è troppo piena di cliché per suscitare (almeno in me) un effetto di suspense con le sue evoluzioni bizzarre e rocambolesche.

 

Davide Bacchilega, I romagnoli ammazzano al mercoledì, Las Vegas edizioni, 2014, pag. 272

 

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Mauro Covacich, L’amore contro, Einaudi: Un romanzo deludente, pieno di cliché, che racconta la strampalata storia d’amore tra un bulimico e una prostituta.

 

2 commenti a “ Davide Bacchilega – I romagnoli ammazzano al mercoledì ”

  1. Luisa

    Luisa

    Stavo cercando un po’ di pareri su questo libro e ho trovato questa recensione.
    Mi stupisce, più che l’analisi, il tono. L’autore del libro le ha fatto uno sgarbo?
    Ma a parte questo, avrebbe dato un’impressione di maggiore serietà se aveste scritto il titolo del libro corretto.

    Luisa

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  2. Non conosco l’autore del libro e non mi ha fatto alcun sgarbo. D’Altro canto un ragionamento del genere non ha senso perché implica che se parlo bene di un libro è perché l’autore mi ha fatto un piacere, atteggiamento che forse alcuni hanno, ma a me non sembrerebbe giusto nei confronti dei lettori di questo blog e quindi il meccanismo è molto più semplice: se mi piace il libro ne parlo bene, se non mi piace ne parlo male. Nella recensione credo di aver spiegato analiticamente e dettagliatamente i motivi del mio giudizio negativo. Il titolo è scritto corretto, nell’immagine però è stato inserito un “non” in più, che allude ironicamente al giudizio negativo.

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