Editoria a pagamento di Alberto Bullado. Moravia, Whitman, Proust, Poe, Rimbaud, Verlaine,  Carroll. Loro hanno pagato per essere pubblicati. Umberto  Eco ne Il Pendolo di Foucault li chiamerebbe Autori a  Proprie Spese, se non fosse che al tempo dei giganti vi era  una qualità ed una dedizione al testo che nulla hanno a che  vedere con quanto avviene oggi in un business, come quello  dell’editoria a pagamento, capace di fruttare solo negli  U.S.A 500.000 titoli. E questo non solo perché attualmente  gli Autori a Proprie Spese non si chiamano Movavia,  Whitman, Proust ecc, ma perché è l’intero mondo editoriale  ad essere diventato un’altra cosa. Le leggi di mercato,  l’aumento dei consumi, le innovazioni tecnologiche ed un nuovo ed inedito rapportarsi tra autore, editore, pubblico, dalla filiera alla vendita, hanno reso il mondo editoriale fluido, ricco di commistioni, alleanze e cooperazioni. All’interno di questa specie di giungla, l’editoria a pagamento, la quale, va specificato, in termini giuridici è perfettamente legale, trova ampio margine d’azione. E questo avviene sostanzialmente per due motivi. Dal basso riscontriamo un fenomeno macroscopico, quello riguardante la crescita esponenziale del numero di scrittori in Italia (Il Dizionario Affettivo della Lingua Italiana, Fandango Editore, ne raccoglie 330, e non sono tutti, solo nella narrativa), mentre dall’alto registriamo un fitto rapporto di collaborazioni tra le case editrici a pagamento e le realtà editoriali dominanti. Quindi è bene evitare fin da subito quel manicheismo d’etichetta che tende a separare case editrici serie e competenti da quelle a pagamento inadempienti e truffaldine, poiché la realtà è che tra il bianco ed il nero si estende una vastissima zona grigia. Portiamo qualche esempio. Messaggerie Libri è uno dei canali di distribuzione più importanti in Italia. Oltre 150 case editrici usufruiscono dei suoi servizi, una lista che include anche case editrici a pagamento. Eppure stiamo parlando di Messaggerie, che fa parte di uno dei tre più grandi gruppi editoriali italiani, Mauri Spagnol, che include Garzanti, Longanesi, Fazi, Chiarelettere e molti altri. Inoltre Messaggerie distribuisce quotidiani e riviste nelle quali non è difficile trovare opuscoli che pubblicizzano case editrici a pagamento o concorsi letterari organizzati da quest’ultime. Altro esempio. Il Gruppo Albatros il Filo vanta in catalogo firme come De Crescenzo, Bevilacqua, Zecchi e addirittura la compianta Alda Merini “Presidente Onorario”. Ma stiamo parlando di una delle case editrici a pagamento leader in Italia. Andando a scorgere tra le reti di distribuzione troviamo che il Filo non solo si affida alla Ugo Mursia Spa (sì, la Mursia Editore), ma anche alla BOL, che è una divisione della Mondolibri Spa, com’è noto, società del Gruppo Mondadori, ed alla IBS, che fa parte di Messaggerie Libri e Giunti Editore, una delle più antiche case editrici della storia dell’editoria italiana. Quindi, a ben vedere, data la capillarità delle commistioni e la presa visione di uno status quo che in sostanza denuncia una connivenza pressoché consolidata, l’editoria a pagamento ha la capacità di mimetizzarsi all’interno del mercato occupando oltretutto posizioni di rilievo e beneficiando di visibilità e di canali di distribuzione condivisi dall’editoria considerata mainstream. In ultima troviamo case editrici a pagamento persino in esposizione dei più grandi avvenimenti fieristici del circuito letterario italiano. Una delle conseguenze più rilevanti di questa serie di connivenze è l’iniezione di titoli firmati da Autori a Proprie Spese all’interno di cataloghi adottati dalle più grandi catene quali Mondadori, Feltrinelli, Ubik! e Melbook Store. Questi volumi arrivano quindi in libreria godendo di un successo spesso effimero ed illusorio. Stiamo parlando di titoli che raramente acquisiscono visibilità dalla critica, per la verità quasi mai, e che non godono di una congrua promozione da parte delle case editrici di provenienza. Inoltre la distribuzione avviene in pochissime copie (la tiratura media in Italia, proprio per la crescita dei titoli, è in picchiata dagli anni ’90 ad oggi) che spesso subiscono un ricambio rapido, celere e dispotico proprio perché devono rispondere al medesimo ed incalzante ritmo produttivo che le aveva precedentemente premiate. In questo modo molti titoli sono costretti a scomparire affacciandosi di sfuggita in libreria per lasciare il posto ad altri destinati a subire il medesimo trattamento. Può sembrare crudele e controproducente, ma si tratta di un imperativo dettato da un mercato in continuo rinnovamento e che grazie ai costi abbattuti e all’accessibilità di pubblicazione per mezzo di canali alternativi può permettersi di mandare in stampa 235 milioni di copie di libri all’anno, per un fatturato di 3,5 miliardi di euro. Considerando queste cifre l’editoria a pagamento fa logicamente leva sul narcisismo e l’urgenza letteraria di molti scrittori esordienti, accecati spesso inopportunamente da prospettive economiche distorte. Una voglia di esprimersi, di narrare e di pubblicare il frutto delle proprie fatiche escogitata anche dal successo e dalla disponibilità indifferenziata dell’editoria a pagamento. Tuttavia, dato il fenomeno, che si tratti di grafomania fine a se stessa o di legittima rivendicazione letteraria di talenti ancora inespressi, il risultato è purtroppo il medesimo: la stagnazione di un mercato che non riesce a trovare sfogo. Sono 20.300.000 gli italiani che non aprono un libro da almeno un anno e 2.800.000 le famiglie che non ne possiedono nemmeno uno in casa. Con il risultato, inevitabile, che la grande maggioranza dei libri venduti non supera le 500 copie. I numeri ci mettono quindi di fronte ad un interrogativo pressante: non sarebbe più opportuno disciplinare un mercato, quello editoriale italiano, nella pratica ingolfato di libri, inserendo un’apposita rete di filtraggio capace di selezionare i titoli che ricevono una dedizione al testo maggiore e tra essi quelli necessariamente provvisti di una qualità letteraria o di un’appetibilità di mercato più considerevoli? E secondo quest’ottica, come ci si dovrebbe porre nei confronti dell’editoria a pagamento responsabile di partorire indiscriminatamente volumi perché sotto richiesta di versamento di denaro capace di ricoprire per intero il rischio d’impresa di una pratica di mercato sostanzialmente autoreferenziale? Facile immaginare che Moravia, Whitman & Co avrebbero sicuramente le risposte che oggi ci servono. E che tutti noi, in fondo, già possediamo.   CONSIGLI SULL’ARGOMENTO: Letture Su Editoria a Pagamento: Editori a perdere, Miriam Bendia, Antonio Barocci, Editrice Stampa Alternativa. Su Editoria Tradizionale: La guida 2010 degli editori che ti pubblicano, Leonardo Pappalardo, Editrice Delos Books. Codice dell’editore, Achille Ormezzano, Editrice Bibliografica Consigli Utili: I misteri del libro, Oliviero Ponte di Pino, Editrice TEA Editoria. Guida per chi vuole pubblicare, Alessandro Gusmano, Editrice Zanichelli Link Utili: Case Editrici per un giovane esordiente Lista di case editrici free NO EAP: No Editoria a Pagamento Dal sito dell’AIE (Associazione Italiana Editori): Diventare Editore Dal blog Sul Romanzo, Il contratto editoriale cos’è? Prima e Seconda parte

4 commenti a “ Editoria a pagamento e Mercato ”

  1. Veramente i titoli pubblicati dal Gruppo Albatros sono irreperibili in libreria. Io, perlomeno, non ne ho mai trovati in nessuna delle librerie che frequento o ho visitato.
    Tra l’altro, il Gruppo Albatros non fa selezione alcuna: al Salone del libro di Torino si è tenuta una tavola rotonda sull’editoria a pagamento dove c’eravamo io, altri due editori e Giorgia Grasso, che è la direttrice editoriale del Gruppo.
    Ho presentato un contratto inviatomi da loro per http://writersdream.org/manoscrittotarocco.pdf questo manoscritto, un’accozzaglia di articoli di blog, Wikipedia e racconti assemblati senza un minimo di logica.
    Qui il video, per chi volesse vedere la reazione di Giorgia Grasso: http://www.youtube.com/watch?v=A2TXLPqg6M0&feature=player_embedded

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    • Alberto

      Alberto

      ciao linda, conosco il tuo blog, così come conosco il video, la storia del manoscritto tarocco e la causa che hai sposato (e che peraltro noi di conaltrimezzi condividiamo). nell’articolo ho scritto che il gruppo albatros collabora con gli stessi canali di distribuzione delle case editrici tradizionali, se poi i libri finiscono fisicamente nelle librerie dal mio punto di vista, come quello dell’articolo, è solo un aggravante. del resto il fatto che l’albatros presenzi in manifestazioni come il salone del libro di torino è la riprova che esiste una connivenza tra case editoria a pagamento e mercato letterario (ribadisco, purtroppo).
      di editoria ne abbiamo scritto anche sul nostro ultimo numero della rivista che trovi qui sul blog,consultabile e scaricabile naturalmente aggratis. ne scriveremo ancora in futuro perché è un tema che ci sta a cuore, nel frattempo spero che tu ci segua ancora, a presto!

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