La campagna elettorale è finita, adesso è il momento di dare un governo al Paese. Forse. Alcune riflessioni sul risultato elettorale, che non ha premiato nessun vincitore e lascia perplessa l’Europa.

Eccoci qua a piangere dopo l’orgasmo, ancora incerti tra paura e sorpresa. Nel giro di due settimane sono successe molte cose: Sanremo, le dimissioni del papa, il caso Pistorius, le elezioni. Purtroppo per noi italiani però le elezioni non sono una cosa che passa e va, non sono un gioco o una gara. C’è in ballo il futuro del Paese.

Lo so che questo lo si dice sempre, ma data la situazione economica, la spada di Damocle dello spread e tutta l’Europa che ci guarda e controlla, le elezioni di quest’anno erano particolarmente importanti. Parliamoci chiaro: io non penso che i politici (di qualsiasi schieramento) possano fare miracoli per i problemi dell’Italia e degli italiani, ma sicuramente un governo instabile e un ritorno alle urne sarebbero dei disastri.

Eppure è questo che probabilmente ci aspetta. Ciononostante molti opinionisti illustri, come Marco Travaglio, parlavano quasi col sorriso sulle labbra di un possibile ritorno alle urne. Come se parlassero di uno spareggio per le coppe, o, per meglio dire, uno spareggio salvezza. E lo stesso Grillo, dopo aver votato, ha dichiarato:«Intanto entriamo in Parlamento, poi se tra sei mesi si vota di nuovo…».

A questo punto mi viene da dar ragione a Monti, che disse: «Grillo vuole che l’Italia faccia la fine della Grecia». Perché in Grecia è successo proprio questo: sono andati a votare tre quattro volte in un anno senza mai garantire un governo stabile e adesso stanno con le pezze al culo ed hanno un partito neonazista in forte crescita. In Italia non siamo messi meglio, se i fascisti di Fratelli d’Italia (perché quello sono) hanno preso più voti di Ingroia, che metteva al primo posto del suo programma la lotta alla mafia e alla corruzione, che sono secondo me i due motivi fondamentali dell’impoverimento dell’Italia. Tuttavia Ingroia ha sbagliato a fondare un partito personale che serviva solo per riciclare Di Pietro dopo che era stato fatto fuori da alcuni scandali: non è riuscito ad entrare in Parlamento, ma il suo 2% avrebbe fatto comodo a SEL o al PD: “correre da solo” è stato un rischio pagato caro.

La depressione non è solo economica e come i depressi cronici preferiscono rimpiangere il passato piuttosto che affrontare il presente e preparare il futuro, così infatti adesso è più facile pensare agli errori che ci hanno portati fin qui piuttosto che immaginare un futuro governo. Nel mondo dei fumetti e della letteratura di genere si parla di universi paralleli e di “what if”, cioè: cosa sarebbe successo se? Il “what if” più famoso e sfruttato riguarda la descrizione di un mondo in cui i nazisti hanno vinto la guerra. Quanto indietro dobbiamo andare per trovare le cause dei mali odierni? Oggettivamente, da Tangentopoli in poi non abbiamo più avuto un governo che dopo cinque anni di legislatura venisse confermato, il che ci porta a dedurre che da Tangentopoli in poi nessun governo ha fatto bene. Oltretutto, molti governi non sono nemmeno riusciti a terminare la legislatura. In pratica abbiamo buttato via vent’anni.

E poi è arrivata una legge elettorale assurda e contorta che serviva a Berlusconi per nominare direttamente i suo vassalli e, nel caso di vittoria di Prodi, rendere difficile il percorso del suo governo. E infatti le elezioni del 2006 hanno portato a un sostanziale pareggio dei due schieramenti, il governo Prodi è nato morto, ma si è trascinato fino al 2008. Perché in questo lasso di tempo il centrosinistra non è almeno riuscito a cambiare quella schifosa legge elettorale? Secondo me perché non aveva una maggioranza forte per farlo e perché Berlusconi non è stato molto collaborativo. In democrazia infatti sarebbe meglio se la legge elettorale venisse scritta con il beneplacito di tutto il Parlamento, maggioranza e opposizione insieme. I più critici però sostengono che in ogni caso quella legge faceva comodo anche ai partiti del centrosinistra.

Fatto sta che nel 2008 siamo tornati a votare proprio con quella legge. Berlusconi ha stravinto, e per lui il problema dell’ingovernabilità non si è posto se non quando ha litigato con Fini. Il governo è durato solo tre anni: a fine 2011 eravamo in piena crisi, sia economica che politica, e la legge elettorale era sempre quella. Invece di andare nuovamente al voto si è deciso di nominare un governo tecnico per le riforme, tra cui anche quella elettorale. Il maggior partito d’opposizione, il PD, avrebbe potuto rovesciare il tavolo e mandare il Paese alle urne, ma non se l’è sentita. Se si fosse andati a votare probabilmente il PD avrebbe vinto e ottenuto una maggioranza abbastanza larga e PDL e Lega sarebbero stati spazzati via. Il governo Monti invece ha dato la possibilità a Grillo di crescere e a Berlusconi di recuperare credibilità. Oltretutto la riforma elettorale non si è riusciti a scriverla.

Di chi è stata la colpa? Di Casini e Berlusconi, secondo me, ma ormai che importanza ha? Napolitano si è infuriato per il mancato accordo, ma che importanza ha? Il fatto è che nel 2013 si è andati a votare per la terza volta di fila con una legge elettorale che tutti consideravano scellerata. Il rischio dell’ingovernabilità era concreto e prevedibile. Nel frattempo il centrosinistra ha indetto le primarie per il candidato premier e lì si è aperto un altro bivio. Infatti se avesse vinto Matteo Renzi, Berlusconi (e forse anche Monti, che con il suo 6% avrebbe potuto spostare gli equilibri) non si sarebbe candidato e quindi il PDL non avrebbe recuperato consensi e il PD avrebbe vinto in tranquillità.

Invece ha vinto Bersani, e Berlusconi (spinto soprattutto dai processi e dalla crisi delle sue aziende) ha pensato bene di “scendere” in campo per la sesta volta in diciannove anni, non avendo problemi ad affrontare un “vecchio comunista” come Bersani. Lo scopo non è mai stato quello di vincere, bensì di recuperare la fiducia dei suoi elettori e non far vincere il centrosinistra, ben sapendo che con questa legge lo sgambetto era facile. Ed è successo quel che doveva succedere, grazie alla trovata della restituzione dell’Imu e alla mancanza di memoria degli italiani.

Il PDL ha perso circa diciotto punti percentuali – milioni di voti – rispetto al 2008. Normalmente si parlerebbe di disfatta, ma grazie alla legge elettorale il PD non ha la maggioranza al senato e deve chiedere aiuto a Berlusconi, che quindi, pur non avendo vinto, può giocare un ruolo fondamentale. E adesso, dunque? Le probabilità sono due: un governo di coalizione PD-PDL oppure un “governicchio” Bersani-Monti per le riforme. In entrambi i casi si tratta di un governo che durerà probabilmente solo sei-sette mesi e che dovrà eleggere il nuovo Presidente della Repubblica e trovare un accordo per una legge elettorale seria.

Molti parlano appunto di nuove elezioni tra sei mesi. Berlusconi invece dice che non ha senso tornare a votare, vuole governare assieme (possibile?) al PD e magari vuole salire al colle. In realtà c’è anche un terzo fattore: il Movimento 5 stelle di Grillo (e di Casaleggio, soprattutto), che ha ottenuto un risultato clamoroso ed è di fatto il primo partito in Parlamento, con un peso quindi enorme. Se questo partito appoggiasse l’una o l’altra coalizione farebbe la differenza e ci sarebbe un governo, ma Grillo non vuole allearsi con nessuno e i suoi seguaci in Parlamento sono ingenui e succubi. L’obiettivo del suo Movimento è probabilmente tornare a votare, per ottenere stavolta la maggioranza assoluta e spazzare via i partiti. I quali, proprio perché hanno paura di scomparire, potrebbero mettersi d’accordo per le riforme che servono al Paese.

Gli italiani devono avere paura o fiducia? Sicuramente le elezioni costano, e in tempi di crisi votare due volte in sei mesi è una follia, un rischio per i mercati, un passo verso il baratro. Nel 2011 non si è voluti andare a votare proprio per questo. Riusciranno mai a cambiare la legge elettorale? Non si sa, quel che è certo è che con questa non si può governare per cinque anni, oltre al fatto che non dà ai cittadini la possibilità di scegliere direttamente i loro rappresentanti. A me pare che gli italiani si accontentino di battere il Barcellona, senza pensare di vincere la Champions; da questo punto di vista hanno sbagliato tutto. Il problema infatti è governare.

Gioire della morte dei partiti o del fatto di aver perso per un soffio è una vittoria di Pirro. In questi momenti vorrei essere un ignorante o un mentecatto, per non avere preoccupazioni. Esiste qualcosa di positivo in tutto ciò? Con grande sforzo forse si può vedere il bicchiere mezzo pieno e considerare che le coalizioni in Parlamento sono solo quattro e quindi anche i partiti sono meno, cosa che ci rende simili ad altri Paesi europei. Inoltre alcuni vecchi elementi come Di Pietro, Fini e Casini sono rimasti fuori dal Parlamento (Casini forse entrerà solo al senato). In compenso entra un sacco di gente nuova, molte donne e molti giovani.

A voler essere ottimisti quindi ci sono delle novità positive. La sinistra, con Vendola, torna in Parlamento (mi ricordo che nel 2008 molti gioirono del fatto che essa fosse rimasta fuori, ma col senno di poi c’era poco da ridere), anche se non si può parlare di vittoria perché i numeri non sono sufficienti per cambiare la riforma Fornero o garantire diritti a omosessuali e immigrati. Il PD forse recupererà Renzi al posto di Bersani ed attuerà il rinnovamento. Se nel 2013 si voterà di nuovo, forse il Movimento 5 stelle crescerà ancora e governerà da solo. Quindi il cambiamento c’è stato e ci sarà. Il problema è che abbiamo avuto la prova che Berlusconi politicamente non si può eliminare: finché è in vita continuerà ad influenzare la politica italiana. Inoltre, e questo lo dico pensando al Movimento di Grillo, il cambiamento fine a se stesso non è garanzia di miglioramento: si rischia solo di cambiare vestito a un cadavere.

4 commenti a “ Elezioni politiche 2013: Aftershock ”

  1. gaetano

    gaetano

    Veramente un’ottima analisi! Complimenti. Io, se possibile, mi limito soltanto a suggerire un altro aspetto positivo di queste elezioni: votando in maniera assolutamente clamorosa il movimento 5 stelle gli italiani hanno, probabilmente, voluto esercitare una forte pressione sul centrosinistra e sul centrodestra che ora, come dicevi tu, per non scomparire, non possono più rimandare alcuni appuntamenti fondamentali; primo fra tutti l’elaborazione di una nuova legge elettorale che garantisca la necessaria stabilità. Per fare questo c’è bisogno della collaborazione di tutte le forze politiche. Qualsiasi cosa diversa da questa non può che peggirare le cose e questo, proprio non ce lo possiamo permettere. Buon lavoro.

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  2. Marco

    Marco

    Grillo ora dovrà allearsi con qualcuno…o qualcuno dovrà allearsi con Grillo. Grillo duro e puro non combinerà abbastanza se rimarrà da solo. Eppure mi segnalano che, alleandosi, Grillo perderebbe la credibilità da rivoluzionario. Bel dilemma

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  3. A parte che Grillo non è nemmeno in parlamento, quindi in teoria gli eletti del cinque stelle potrebbero anche ammutinarsi e votare la fiducia a Bersani. Poi Grillo dice che è Bersani che deve votare la fiducia a lui…Lo scopo di Grillo sarebbe una dittatura a breve termine del Movmiento 5 stelle, per il momento invece lo scopo è solo quello di creare casino. Comunque gli eletti del M5S resteranno in parlamento per poco visto che la legislatura sarà breve o brevissima…se Bersani resta lì M5S prenderà il 60% alle prossime elezioni, se invece se ne va e mette Renzi il M5S si sgonfierà.

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  4. concordo sul “i seguaci in Parlamento sono ingenui e succubi” .
    Mi spaventa perché Grillo non si è messo in gioco in prima persona: può dire/urlare quello che vuole e rimanerne fuori sputando su chiunque, perché la sua arma preferita è la gogna mediatica. Se fossi una del movimento avrei paura ad andargli contro vendendo quello che è successo agli altri.
    E proprio in questa “sudditanza” sta la forza/debolezza di Grillo.

    Cmq voglio vedere quanto i grillini riusciranno a restare immuni alle varie lusinghe-insidie del parlamento…lui parla parla però le persone sono volubili.

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