Festivaletteratura - Le 10 cose più improbabili

Al Festivaletteratura di Mantova 2012 si sono viste cose strane: Ligabue, camicie psichedeliche, cani enormi e molto altro…

Al Festivaletteratura di Mantova 2012 ho imparato un sacco di cose. Ad esempio che essere un blogger qualche volta ha i suoi lati positivi, oltre a dire alla gente di lavorare nel campo dei new & social media. Negli ultimi quattro giorni ho indossato un cartellino che aveva il potere di farmi spendere soldi solo per cicche e alcol, perché per tutto il resto ci avrebbe pensato il festival: vitto, alloggio, caffè, accrediti, biciclette, sala stampa, merchandising. Senza contare il fatto di aver conosciuto un po’ di bella gente con cui condividere il fatto di essere un gran bel paraculato. Forse è per questo che baristi e camerieri sembravano avercela sempre con noi.

Insomma, quattro giorni che sono stati la cosa più simile ad una vacanza in questa mia lunga estate balorda. Nel caso non foste mai stati al festival, sappiate che si tratta di una bella manifestazione e che Mantova non è per niente male. Tuttavia, siccome avevo promesso a qualcuno di scriverci qualcosa, anziché sbattermi per un classico reportage, ho deciso di riportare una lista di cose strane ed improbabili. L’avete capito: un ennesimo, odioso e inopportunamente ironico decalogo, perché ormai la gente se non legge liste di 10 cose a caso non è contenta e perché così do una botta al blog che questo mese c’ha bisogno di un po’ di hype.

C’è da dire che le cose strane che ho visto al festival erano più di 10, per questo motivo ho evitato di inserire nella top ten il dress code delle volontarie – hot pants obbligatori – che ha reso ogni uomo e i fan arrapati di Concita De Gregorio un po’ più pedofili di prima, così come i topi che saltano, il sosia di Paolo Giordano ed il fatto che al Festivaletteratura c’era pure la Clerici (solo che, con mia immensa delusione, non era quella che pensavo io: del resto, al Festival di Filosofia hanno chiamato Fabio Volo).

Ad ogni modo la top ten ufficiale è questa.

 

1 – Ligabue

Uno scrittore che nei suoi libri usa un casino di congiuntivi, al contrario delle canzoni. Forse perché per incidere un album non hai bisogno di un editor. Inoltre a Ligabue piacciono molto «le iperbole» (cit).

 

2 – La camicia di Joe R. Lansdale

Partiamo dal presupposto che a Lansdale perdono ogni cosa, compreso il potere di materializzarsi ovunque voglia. Tuttavia, per rendere l’idea della camicia: immaginatevi una via di mezzo tra una cosa come questa:

 

e questa (Formigoni escluso).

 

3 – Il caffè aggratis

In Piazza Leon Battista Alberti uno stand di una nota marca di caffè offriva il caffè aggratis. Caldo o freddo, con latte o senza, deka o mokaccino. A comando. Sempre. Non avete idea della gente che si intossicava di caffè, la maggior parte della quale ha scritto articoli per giornali. Scommetto che durante i giorni del festival, a Mantova, è calato il consumo di cocaina.

 

Festival della Letteratura - Caffè
La marca si capisce lo stesso, ma ho inserito la censura fingendo di non aver ricevuto una mazzetta dallo sponsor.

 

4 – I Mac di 27 pollici su scrivanie di cartone

Quando ti ritrovi ad avere un pass da paraculo attorno al collo, oltre ad entrare in un qualsiasi incontro, o conferenza, o evento aggratis, saltando la fila, oltre ad avere buoni pasto – pranzo e cena – , oltre ad avere la borsetta ufficiale con mappa, guida, libro degli autori e tratto pen a volontà, non puoi immaginare che, potendo sfruttare anche la Sala Stampa, avresti potuto usufruire di Mac 27 pollici in qualsiasi momento della giornata. Solo che la Sala Stampa è fatta di suppellettili di cartone. Sedie, scrivanie, librerie. Cartone nel senso di cartone vero e proprio. La cosa incredibile era che le poltrone, pure quelle di cartone, erano davvero fatte per sedervicisi. Una genialata talmente eco da doverle buttare via ogni volta che ti ci sedevi sopra.

Festivaletteratura-Mac

 

5 – Le rape rosse bollite

Alla mensa dei volontari del Festival era possibile desinare con estrema dignità. Per la prima volta nella mia vita ho bevuto il Guaranito, qualsiasi cosa fosse. E l’ho bevuto ogni giorno perché le bottiglie d’acqua te le concedevano solo se ti dimostravi gentile. Tuttavia la cosa che mi ha incuriosito di più erano le rape rosse bollite, presenti in qualsiasi buffet, pranzo e cena, indifferentemente, ogni giorno. Un po’ il leitmotiv dei menu. Mi è rimasto il sospetto che fossero sempre le stesse, oltre alla curiosità di sapere, effettivamente, che razza di persona mangia rape rosse bollite. No, davvero, chi mangia rape rosse bollite? Le definirei l’Alfonso Luigi Marra del mondo vegetale.

 

6 – I twittominkia

I blogger sono avanti. Talmente avanti da twittare compulsivamente cose a proposito degli incontri a cui non assistono per twittare cose a proposito degli incontri a cui assistono. Twittate, ritwittate ed hashtag improvvisate tra persone sedute una accanto all’altra. Sghignazzate grasse, colpi di gomito e sguardi complici. Cose che manco quando ero al liceo in pieno periodo Christmas Card.

Festivaletteratura-Twittominkia

 

7 – Quelli di Faithbook

Gesù è su Facebook e c’è gente che ci tiene a fartelo sapere. In che modo? Fa caldo, c’è il sole, i buoni samaritani distribuiscono bottigliette d’acqua (santa?). Ma prima di concederti un sorso di paradiso la fatidica domanda: “sei un vero cristiano?”. Altrimenti niente. Il caldo che stai patendo è solo l’antipasto delle fiamme dell’inferno.

 

Le vie del Signore sono infinite. Fate attenzione alle vostre richieste d’amicizia

8 – Questo cane

 

Festivaletteratura-Cane
Marta Malengo ®

Questo cane era molto grande. Anzi, enorme. La foto rende poco l’idea, tuttavia tengo a precisare che il suo sguardo non è stato modificato con Photoshop. Il sottoscritto si è fatto una birra ad un metro dal molosso, dandogli le spalle. Una volta ha pure abbaiato.

 

9 – L’autista di Kubrick

Negli anni ’60 capitava di non voler fare il militare. Ma se anche scappavi in Inghilterra, difficilmente saresti diventato l’autista di fiducia di Stanley Kubrick. Cioè un tizio al quale gli avresti fatto da interprete nelle lunghe telefonate con Fellini, da intermediario con Morricone che si era preso male per le musiche di Barry Lyndon, e da spione, nel set di Jurassic Park, per verificare, di nascosto, se Spielberg stesse seguendo i consigli del regista di 2001 Odissea nello spazio. Cose così. Ecco, quel tizio era a Mantova.


Festivaletteratura, l’autista di Kubrick… di TMNews

 

10 – Dan Peterson

 

C’era anche lui.

 

P.S.: in realtà, oltre a cazzeggiare e a scroccare benefici, la mia presenza al festival ha una ragione ben più seria; nei prossimi giorni, grazie anche al contributo di Sul Romanzo, il Tropico del Libro, CriticaLetteraria.org, La Balena Bianca, Personal Librarian capirete il perché in quel di Mantova si aggiravano dei blogger molesti. Stay tuned.

3 commenti a “ #FestLet: le 10 cose più improbabili ”

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