Costa Concordia naufragio

L’Italia è in avaria e una nave da crociera cola a picco. L’invadenza mediatica, il linciaggio collettivo, la disinformazione di massa. Vietato parlare d’altro.

L’Italia è in avaria e una nave da crociera cola a picco. La cosa suona un po’ metaforica, come se si trattasse di una tragedia annunciata: quante volte si è usata l’immagine della gente che balla sulla nave che sta affondando per descrivere il nostro paese?

Per la verità l’Italia ha continuato a “ballare sotto le stelle”, malgrado si sapesse già la notizia: Milly Carlucci ha infatti continuato la trasmissione come se nulla fosse. Aldo Grasso ha giudicato inopportuna l’euforia della conduttrice, ognuno la giudichi come vuole. Io invece dico che ad essere inopportuna è l’invasione della nave Concordia nei nostri palinsesti. I telegiornali non parlano d’altro e malgrado la notizia vada curata e approfondita, se non altro in rispetto all’apprensione dei famigliari dei dispersi e per onorare la memoria delle vittime, non credo che un intero notiziario debba insistere per giorni e giorni, edizioni su edizioni, per la quasi totalità, su un solo fatto di cronaca. Un fenomeno, questo, che ricorda da vicino la cosiddetta fenomenologia della Teledolore S.p.a di cui si è già parlato. Ma non solo.

Del resto la vicenda è condita di molti ingredienti che servono a condire l’ennesimo romanzo demente: il gesto arrogante “dell’inchino”, la fallibilità dell’uomo e della tecnologia di fronte alla propria vanità, la viltà di un capitano, la tragedia delle vittime, l’atroce sbeffeggiamento dei media esteri, le proteste dei sopravvissuti e poi i retroscena grotteschi: Schettino che la mattina dopo prende il taxi per andare a comprare dei calzini e la registrazione della telefonata in cui De Falco (eroe nazionale improvvisato) non le manda a dire al capitano della Concordia. Aggiungeteci il risvolto trash: quel “vada a bordo cazzo!” (#vadaabordocazzo) corre il rischio di trasformarsi in un business d’iniquità, figurarsi su internet, sfruttandone l’immancabile viralità, o magari sulle magliette di qualche simpaticone. Sempre se qualcuno non intenda farne un remix tamarro da caricare su YouTube o su iTunes, giusto per arrotondare la paga da dj fallito. A rincarare la dose i francesi, simpatici come sempre, giusto per farsi i cazzi nostri spingono sull’ironia macabra: in un ristorante della Concordia si sarebbe suonata la musica del Titanic. Romantico cagarsi addosso dalla paura sulle note di Céline Dion. Pure gli americani si mettono in mezzo, loro, malgrado tutte le beghe negli USA e all’estero, decidono che è meglio occuparsi della nostra nave mentre le loro petroliere si incagliano o colano a picco inquinando mezzo oceano (fortuna che almeno i Giapponesi se ne sono stati zitti). Gli stessi americani proprietari delle multinazionali del mare: corsa al risparmio e trasparenza zero. Sempre il solito discorso: gli affari che travalicano le regole. Un business sicuro, gigantesco, al sicuro dal fisco, nonché protetto dal silenzio dei paradisi fiscali.

Ma è grazie a Francesco “Braveheart” Schettino, che non è il capitano Nemo né il capitano Achab, che abbiamo il nostro capro espiatorio ideale. In questo modo un’Italia di Schettini si risveglia la mattina sentendosi un paese di eroi e di un solo vigliacco. Va ora in onda il linciaggio delle pecore, mentre un membro dell’equipaggio, Katia Keyvanian, sputa la sua indignazione su internet. La sua è la testimonianza più impietosa: mentre era impegnata a salvare la vita di circa 4000 persone in due ore assieme ai propri colleghi, senza luce e con la nave inclinata, c’era gente che riprendeva con il telefonino e faceva foto. Manie di protagonismo o turismo ad oltranza? O semplicemente dei maniaci sessuali, come quel tizio che, sempre secondo Katia Keyvanian, ha ripreso una ragazza che, tratta in salvo dal mare, era stata spogliata e soccorsa con una coperta termica. Ma l’Italia è anche questa qua e i media lo sanno. Conoscono i polli. Maurizio Crozza aggiunge carne al fuoco al pari dei tormentoni di internet. Dice che Schettino stava andando a cozze, che si è verificato uno scontro tra due “scoglioni”, altro che comandante della Concordia, a lui ci vorrebbe la “Codardia”. Ridere è sempre stata la nostra virtù, anche nella tragedia, altrimenti Berlusconi non sarebbe durato così tanto.

E mentre torna a fare capolino il nostro comico cinismo, l’Italia continua ad affondare assieme alla nave a causa di manovre errate. Finanziarie sbagliate e decenni di malgoverno, Schettino per evitare quell’enorme rosa dei venti sulla mappa. Il medesimo risultato: coliamo a picco, si salvi chi può. Ma l’attenzione è concentrata altrove. Senza le boiate del Cavaliere una crociera che si inabissa può andare ugualmente bene. Ci declassano, sono pronte le svendite dei patrimoni nazionali, la macelleria sociale è alle porte, le liberalizzazioni di ogni bene comune pure. La Concordia andata a puttane è una vera e propria manna dal cielo, anzi, dal mare. Dice: «no, non è vero, l’interesse degli italiani sulla tragedia della nave da crociera è legittima! Si tratta di una tragedia nazionale!». Per l’amor del cielo. Qualcuno si ricorda la strage di Linate? Anche lì vi furono vergognose responsabilità umane con tanto di nomi e cognomi e telefonate registrate. Le vittime furono 118. Inoltre andatevi a vedere come sta ora l’unico sopravvissuto, il signor Pasquale Padovano, giusto per rinfrescare la memoria. In quel caso i responsabili di una tale tragedia non subirono affatto lo stesso trattamento. L’indignazione svanì molto prima delle prime condanne: la più elevata fu di 8 anni. Ma se ne parlò molto poco anche a caldo. Il caso aveva voluto che meno di un mese prima ci fosse stato l’11 settembre. Lo stesso giorno del disastro aereo di Linate era scoppiata la guerra in Afghanistan e quindi vaffanculo la tragedia nazionale. Su Linate non vi fu la stessa attenzione, i nostri palinsesti erano già satolli. Ora chiedetevi il perché, cominciate a farvi qualche domanda. Non è che oggi la Concordia è il culo di Pippa Middleton ma più grande e con più morti?

C’è da pensare che non sia finita qui. In un periodo di magra è bene sfruttare al massimo quello che c’è, per queste ragioni la tv italiana non dà l’impressione di essere ancora sazia a proposito della tragedia Costa. A questo punto non oso immaginare le dimensioni del plastico della nave da Vespa. Sarah Scazzi, ridotta a bambolina mediatica, dopo la villetta ora potrà farsi anche un giro sulla crociera della Barbie.

 

Costa Concordia - ConAltriMezzi - Bruno Vespa
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