Giuseppe Lupo - L'ultima sposa di Palmira

 

Il 1980 è un anno di stragi in Italia: l’attentato alla stazione di Bologna, il disastro aereo di Ustica e il terremoto dell’Irpinia. A differenza degli altri due quest’ultimo non è opera dell’uomo e non ha un colpevole da trovare, ma lascia i segni per sempre. O meglio, cancella per sempre i segni, le tracce, di un intero paese, di un intero popolo. È quello che Giuseppe Lupo, professore lucano di letteratura italiana contemporanea presso l’Università Cattolica di Milano e di Brescia, vuole rammentarci col suo ultimo romanzo, L’ultima sposa di Palmira, edito da Marsilio. Il terremoto del 23 novembre 1980 colpì Campania e Basilicata; Lupo racconta di un paese sperduto, non presente sulle carte geografiche e di come il cataclisma si sia portato via lo spirito del tempo e la memoria degli abitanti. Impossibile non pensare al terremoto che nell’aprile 2009 ha sconvolto le terre d’Abruzzo portandosi via interi paesi e alle polemiche sulla ricostruzione, sulla scomparsa del centro storico de L’Aquila, sulla creazione di nuove case e nuovi edifici ultramoderni.

L’espediente narrativo del romanzo è dato dalla creazione del personaggio di Viviana Pettelunga, antropologa milanese che scende e si inoltra nei misteri del Mezzogiorno per trarne spunti utili alle sue ricerche. Incontra Vito Gerusalemme, il falegname di Palmira, che non vuole abbandonare la sua bottega pericolante perché sta costruendo il mobilio per una sposa, il cui matrimonio e la cui prole dovranno garantire la sopravvivenza di quella gente. Nelle ante dei mobili il falegname intarsia, attraverso immagini simboliche, le storie degli abitanti, disegnando uno straordinario albero genealogico che parte dal fondatore della città ed arriva alla giovane sposa.

Il romanzo ricorda in parte la cosiddetta narrativa meridionale di Silone ed Alvaro, ed in parte il realismo magico di Garcìa Màrquez; per stare più vicini ai giorni nostri, si potrebbero citare Stirpe di Fois, Canale Mussolini di Pennacchi ed Accabadora di Murgia, tutti romanzi in cui si recupera la storia non ufficiale delle persone semplici, del popolo, per usare un termine un po’ abusato. Romanzi non propriamente storici, ma che trovano fertilità narrativa nelle storie del passato, dei nostri avi. Forse però l’abbondanza di tale tipo di romanzi porta alla luce la difficoltà della narrativa italiana di raccontare la contemporaneità: Joyce, Proust, Mann, Woolf, Svevo, Pirandello, Pasolini, Volponi scrivevano romanzi della modernità, cercavano di rendere conto delle trasformazioni, dei problemi, dei difetti della società e della realtà in cui vivevano. La letteratura della postmodernità sembra invece rinunciare a tutto ciò limitandosi a rievocare il passato, come se la storia si fosse fermata e l’unica possibilità di sopravvivenza del racconto fosse quella di rivolgere la lanterna della ricerca alle nostre spalle. Tornando al romanzo di Lupo, si può concludere dicendo che ci sono diversi buoni motivi per leggerlo: la visionarietà evocativa delle storie raccontate, con riferimenti alle sacre Scritture, alle fiabe e alle leggende, l’evocazione di un mondo primitivo ormai scomparso e che però ci appartiene, il ricordo di un evento terribile ed epocale come il terremoto. Da un punto di vista strutturale e narrativo tuttavia si ha l’impressione di un insieme di racconti più che di un romanzo. Il ritmo poi, con un capitolo ambientato nell’80 che si alterna a un capitolo sulla vicenda di uno dei personaggi mitici del paese e che si ripete uguale dall’inizio alla fine del libro, è troppo veloce, ma rischia di risultare paradossalmente monotono e stancante.

Giuseppe Lupo, L’ultima sposa di Palmira, Venezia, Marsilio, 2011


Conaltrimezzi ha deciso di recensire i 5 finalisti del premio Campiello 2011:

Ernesto Ferrero, Disegnare il vento (Einaudi), 9 voti
Giuseppe Lupo, L’ultima sposa di Palmira (Marsilio), 8 voti
Maria Pia Ammirati, Se tu fossi qui (Cairo Editore), 7 voti
Federica Manzon, Di fama e di sventura (Mondadori), 6 voti
Andrea Molesini, Non tutti i bastardi sono di Vienna (Sellerio), 6 voti


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