Hunger Games 2 Movie Review

Hunger Games – La ragazza di fuoco di Francis Lawrence è sicuramente inferiore al suo predecessore diretto da Gary Ross, ma alla fine, grazie alla furba sceneggiatura e al buon cast, non delude, regalando un adattamento più che dignitoso del fortunato romanzo di Suzanne Collins.

Nel 2008 la statunitense Suzanne Collins ha pubblicato il primo capitolo di una saga che avrebbe conquistato il mondo intero. Sto parlando di Hunger Games, trilogia fantascientifica ambientata a Panem, un’enorme nazione divisa in 12 distretti e soffocata da un regime dittatoriale capeggiato dal presidente Snow.

Il 2012 ha visto l’arrivo nelle sale della trasposizione cinematografica del primo capitolo della saga. Accolto con plauso dalla critica ed amatissimo dal pubblico (soprattutto americano), Hunger Games di Gary Ross è stato un piccolo caso cinematografico. Quest’autunno è sbarcato al cinema La ragazza di fuoco, seguito del film di Ross, tratto dal secondo libro della trilogia e diretto da Francis Lawrence.

Katniss (Jennifer Lawrence) e Peeta (Josh Hutcherson) hanno vinto la 74esima edizione degli Hunger Games e stanno per partire per il loro tour della vittoria attraverso i 12 distretti di Panem. Ma gli Hunger Games non possono avere più di un vincitore, i due ragazzi lo sanno bene: Peeta e Katniss hanno infranto le regole ed ora dovranno pagarne le conseguenze.
Gli Hunger Games sono un mezzo politico messo in atto dal presidente Snow (Donald Sutherland) per rafforzare il suo controllo su Panem. Per questo le regole del gioco non possono essere infrante: metterle in discussione significa sfidare e ribellarsi al sistema e al presidente stesso.

Snow cercherà in ogni modo di soffocare il seme della rivolta che i due ragazzi, volenti o nolenti, portano con sé. In un crescendo di minacce, paura ed angoscia, Peeta e Katniss si troveranno a subire ogni sorta di sopruso fino ad un tragico epilogo.

Prima di recensire il film vorrei spendere due parole sul libro: Hunger Games – La ragazza di fuoco è il tipico prodotto di una letteratura di genere leggera, che diverte senza richiedere alcun impegno, il classico romanzo young-adult, dal taglio ingenuo e a tratti infantile, improntato ad un intrattenimento facile ed immediato,  anche se innegabilmente molto coinvolgente e arricchito, qua e là, da qualche trovata davvero interessante e brillante.

Quindi la materia di partenza non è sicuramente grande letteratura e il film tratto non cerca di nobilitarla, facendola sembrare diversa da quella che è, ma nemmeno la svilisce, svuotando e schiacciando il romanzo, che già di per sé non è molto.

Hunger Games 2 Tributi BannerLa volontà di dar vita ad un adattamento efficace e dignitoso del libro è, infatti, il grande pregio de La ragazza di fuoco.  Il film di Lawrence è infatti un lavoro accurato e attento, che ricalca al meglio le atmosfere, il dramma e il grande coinvolgimento del romanzo della Collins, cercando di sfruttare al massimo le sue potenzialità, rispettandolo e rendendone giustizia, senza volerlo spingere oltre la sua (non ricca) natura.
Per questo motivo la pellicola erediterà dal libro la sua ingenuità e il suo essere improntato interamente allo spettacolo, ma allo stesso tempo ne erediterà anche la grande forza d’impatto e pure alcune delle trovate interessanti che rendevano apprezzabile il romanzo.

L’accuratezza del lavoro di Lawrence la si nota soprattutto a livello della sceneggiatura. Il romanzo de La ragazza di fuoco (come anche gli altri tre della trilogia) è scritto in prima persona dal punto di vista di Katniss. Questo espediente consente di calare il lettore nei panni della ragazza, spingendolo a condividere gli orrori che Katniss vede scorrere davanti ai suoi occhi e a provare il suo dolore e la sua sofferenza.

Questa scelta non solo incrementa il coinvolgimento del romanzo, ma imprime anche una forte nota tragica, che diventa la chiave di volta del libro. Gli sviluppi narrativi, infatti, sono spesso prevedibili ed alcuni passaggi melensi o stereotipati, ma finiscono per venir giustificati proprio dal dramma che aleggia sul romanzo e sulla vicenda di Katniss: non importa quanto la storia sia prevedibile, ciò che si vede è solo l’immenso dolore della protagonista e si spera sempre, anche quando si sa benissimo come andranno le cose, che qualcosa vada diversamente, perché Katniss non si merita tutto questa sofferenza. Quando, invece, finalmente qualcosa sembra volgere per il meglio non importa quanto sia melenso e stereotipato, perché, in fondo, Katniss si merita di avere un po’ di pace, dopo tutto il dolore che ha provato.

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Ovviamente tutto ciò è estremamente difficile da rendere nel film, proprio perché il corrispettivo filmico della prima persona letteraria, la soggettiva, è difficile da costruire con efficacia. Il rischio era quello di non riuscire a creare un lo stesso coinvolgimento del romanzo e quindi perdere quel profondo senso di tragedia che anima il libro: ciò avrebbe fatto crollare il film, in quanto i passaggi prevedibili, melensi o stereotipici del romanzo non avrebbero avuto nessun dramma su cui fare affidamento per essere giustificati.

Proprio per evitare ciò, gli sceneggiatori hanno deciso di cambiare l’equilibrio narrativo del romanzo, dando massimo risalto all’azione e togliendo spazio al triangolo amoroso tra Katniss, il suo compagno vincitore Peeta e l’amore d’infanzia di lei, Gale (Liam Hemsworth). Questo aspetto del romanzo è, infatti, particolarmente problematico: se non supportato da un’adeguata tensione drammatica sarebbe apparso, nel suo romanticismo adolescenziale da bacio perugina, troppo melenso e pacchiano. Senza contare che nel libro la relazione tra Peeta e Katniss è interamente giocata sul reiterarsi, via via sempre più emotivamente coinvolto, di piccoli gesti, ed è ben noto quanto la ripetizione di un qualcosa sia difficile da rendere al cinema.

Questo sbilanciamento verso l’azione impoverisce la prima parte del film, che risulta farraginosa e faticosa, proprio perché nel romanzo era tutta costruita sul crescere della pressione psicologica su Katniss e sul progressivo evolversi del suo rapporto con Peeta. Ma, nonostante ciò, questa scelta salva di fatto il lungometraggio, che se avesse dato più spazio agli intrecci sentimentali si sarebbe risolto, con ogni probabilità, in una versione futuristica di Twilight.
Infatti il focalizzare l’attenzione sull’azione risulta vincente proprio nella seconda parte del film, in quanto consente di potenziare al massimo la tragicità della vicenda, incrementando il ritmo e la tensione del film, accentuando l’impressione di un precipitare di eventi sempre più drammatici sui quali i protagonisti non riescono a porre alcun controllo.

Film Review The Hunger Games Catching Fire

L’accuratezza dell’adattamento realizzato viene palesata anche nella scelta del cast e per il generale buono, se non perfino ottimo, livello delle interpretazioni. Su tutti spicca la splendida Jennifer Lawrence, lanciatissima dopo il premio Oscar vinto lo scorso anno per Il lato positivo. Anche se forse non perfetta fisicamente per il ruolo, la Lawrence ci regala una Katniss potente e carismatica, che coglie alla perfezione la personalità della protagonista del romanzo della Collins. Piace anche il resto del cast, soprattutto Sutherland, perfetto nel ruolo del presidente Snow e le new-entry Philip Seymour Hoffman,  che tratteggia un ambiguo Plutarch Heavensbee, Jena Malone, che da vita ad una magnifica Johanna Mason, e Sam Claflin, che, dopo i dubbi iniziali, non delude nel ruolo di Finnick Odair.

Forse l’aspetto che meno convincente de La ragazza di fuoco, è la regia. Lawrence sembra il classico artigiano hollywoodiano,  che imposta il suo lavoro su soluzioni estetizzanti e modaiole, tipiche del comune blockbuster, improntate più ad un facile effetto spettacolare, che ad una più strutturata complessità espressiva. L’esito finale è comunque efficace, perché nonostante tutto Lawrence si dimostra bravo nel porre i giusti accenti, ma non riesce a sfruttare appieno tutte le potenzialità della sceneggiatura.

Siamo molto distanti dalle finezze registiche che Gary Ross aveva sfoderato nel primo capitolo della saga, non troviamo più il suo abile uso della camera a mano, delle soggettive (tanto visive che sonore) o dei cambi di registro. Ciò lascia un po’ l’amaro in bocca: questo cambiamento nella direzione del film non è stato di certo felicissimo.

Quindi, esattamente come il libro, La ragazza di fuoco non sarà grande cinema, ma sarà comunque un lavoro godibile, apprezzabile soprattutto per la sua onesta, che lo porta a non voler strafare, ne a voler far troppo poco, ma semplicemente a dare il miglior adattamento cinematografico possibile al romanzo da cui è tratto.

Forse anche in conseguenza ad un disegno narrativo ormai noto, che non sorprende più come per il primo capitolo, e per una regia non del tutto soddisfacente, La ragazza di fuoco è sicuramente lontano dal suo predecessore, ma resta comunque un film dignitoso e riuscito. In fondo siamo davanti ad un buon esempio di intrattenimento, con una sceneggiatura intelligente, un buon cast e soprattutto una buona dose di coinvolgimento e spettacolo.

Hunger Games Scene 2
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