Terra - I colori del sacro

Quinta rassegna internazionale di illustrazione per l’infanzia
Gallerie del Palazzo Vescovile, sede del Museo Diocesano di Padova,
dal 27 novembre 2009 all’11 aprile 2010

di Stefano Renga.

Che cos’è per voi la Terra? Questa la domanda posta a più di 90 illustratori provenienti da decine di Paesi. La risposta è una originale e caotica teoria di forme e tecniche diverse che cercano un linguaggio semplice, ma non stucchevole, genuino senza essere ingenuo. Voci che rivendicano, libere dalla paura del patetico e prive di filtri emozionali, la dignità d’una risposta infantile, pronunciata con tono trasognato mentre lo sguardo si perde nell’inseguire un orizzonte fiabesco.
Immagini e suggestioni che attraversano culture e millenni vivono pienamente in quelle manciate di polvere bruna o rossastra, raccolte ai quattro angoli del mondo, che aprono una mostra dove, con disarmante spontaneità, si mette in scena il paradossale abbraccio di una sacralità intoccabile.

“La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto” (Gn 2, 11) “La terra produca esseri viventi” (Gn 2, 24). La prima risposta sembra comprendere tutte le altre: la vita è Terra, noi siamo Terra, “tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto” (Gn 3, 19), siamo suoi figli, perché la Terra è donna e agli occhi di un bambino ogni donna è madre, il biblico soffio di vita forse è solo il suo respiro, percepito con chiarezza mentre ci stringe al seno. Mi guardo intorno con inappellabile capriccio.
Un bambino lo comprende presto il mistero della Terra, o meglio, sente di esserne compreso e giganteggia sul suo piccolo globo, come nel lavoro del giapponese Minako Chiba.

Terra - I colori del sacro

Tante alture e colline che schiudono sorrisi e spalancano amorevoli occhi: anche i colli berici mostrano un volto umano nel pastoso acquerello di Marina Marcolin; mentre la cattedrale d’alberi di Valentina Salmaso offre uno spazio rituale dove ogni parola rivolta all’Alma Mater si alza in alto come preghiera.
Donne gravide di colori e fragranze, portate realmente sulla tela da Federica Pagnucco, con una gonna-orto realizzata con spezie e polveri profumate, si affiancano a immagini mitiche provenienti da mille tradizioni: Demetra e Core fronteggiano Sepandarmaz e Tishtar, mentre Atlante rivaleggia in una ideale gara di forza con elefanti e tartarughe. L’ironica partita di calcio tra dei a concilio immortalata dal russo Artem Kostyukevich ci restituisce per un attimo il timore di naufragare nella vastità della Terra, perché Lei rivela ciò che siamo: la nostra grandezza, nella lunga ombra tracciata dallo spagnolo Jesus Cisneros Laguna, e la nostra piccolezza, che bene ha compreso il San Francesco di Loretta Serofilli.

La Terra non è solo uno spazio, contiene anche tutto il tempo, conserva ciò che siamo stati e ci rimette in contatto col volto dei nostri antenati, che non smettono di assomigliarci. Il messicano Gerardo Suzan rappresenta questo dialogo ed intanto Terra si trasforma in un grido d’arrivo o in un sospiro di nostalgia: sanguina ancora la ferita dell’illustratrice iraniana Elhan Asadi e nei suoi lavori un fondo fatto con un collage di giornali viene sommerso da crudeli macchie rosso sangue, mentre da volti azzittiti si elevano inarrestabili pensieri d’un verde smeraldino: per noi è la speranza, per un medio-orientale è il colore del paradiso. Ed in fondo una vera differenza non esiste.

“I colori del sacro”, un titolo difficile ed ambizioso: attraversa tutte le culture e spesso le trafigge. Nella storia i colori del sacro si sfumano e contaminano tra di loro, tratti ormai sfibrati vengono coperti da dense pennellate stese anche con troppo vigore, dimenticando che tutti noi abbiamo davanti lo stesso, sconfinato foglio.

 

Terra - I colori del sacro
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