Claude Chabrol

 

Negli anni ’50 un gruppo di giovani critici cinematografici francesi nati tutti negli anni dal ’20 al ’32 si riunì attorno alla rivista «Les Cahiers du Cinéma» lanciando da quelle pagine la famosa polemica contro il cosiddetto “cinema dei padri”. Qualche anno dopo passarono dalle parole ai fatti e da critici divennero registi; stiamo parlando di Rivette, Rohmer, Godard, Chabrol, Truffaut (precocemente scomparso nell’84) e  Resnais, i cui film costituiscono la cosiddetta Nouvelle Vague, la “nuova ondata” del cinema francese.Del neorealismo questi film hanno la povertà dei mezzi tecnici ed espressivi ed il senso della realtà, in più si aggiunge il gusto tutto francese per la leggerezza e l’ironia. Questi film non sono ignoranti, sono figli di gente esperta di cinema che però insiste sulla netta rottura (che non sempre avviene) con il passato e destano scandalo con delle gravi infrazioni alla norma cinematografica, come lo sguardo in camera,  il rifiuto del campo e controcampo, il montaggio irregolare, l’utilizzo di didascalie che non sempre hanno attinenza con la trama, l’uso della voce fuori campo, le inquadrature sbilenche, l’uso non narrativo della musica, gli attori che danno le spalle alla camera, lunghi silenzi, etc.

Claude ChabrolIl primo ad esordire, nel ’59, assieme a Truffaut, è proprio il regista francese recentemente scomparso, Claude Chabrol, con La beau Serge.
Chabrol è morto a 80 anni proprio nel giorno dell’assegnazione dei premi alla mostra del cinema di Venezia, nel giorno delle patetiche polemiche sul conflitto di interessi del presidente di giuria Quentin Tarantino che ha premiato la sua ex fidanzata ed il suo ex produttore (come se non esistessero gli altri membri della giuria), sui due premi ad Alex de la Iglésia e sui zero premi ai diversi film italiani in gara. Chabrol probabilmente non era il più dotato tra i registi della Nouvelle Vague, ma era uno dei più longevi, forse il più prolifico (dal ’59 agli anni 2000), sicuramente il più eccentrico, in ogni caso un testimone importante della storia del cinema e, strana coincidenza, colui che voleva rompere col cinema dei padri se ne andato nel giorno del trionfo di Sophia Coppola, figlia di un grande regista, che ha vinto proprio con un film sul rapporto tra padri e figli. Chissà che alla fine ciò che conti non sia altro che il cinema.

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