Padova: L'Arcella del futuro

di Giordano Boscolo

Prima si udì il fischio acuto, che d’un tratto lacerò il silenzio e l’oscurità del coprifuoco facendo tremolare i rari vetri rimasti intatti nelle finestre dei palazzoni circostanti. Pochi istanti dopo giunse, inesorabile, il missile al plutonio rinsecchito, partito probabilmente dalla rampa di lancio di piazza delle Erbe. Il terribile ordigno centrò in pieno l’edificio che, in un tempo ormai dimenticato, era noto come Bingo Arcella, uccidendo, oltre a sei decrepiti sancarlesi mutanti che si aggiravano zoppicando tra gli scatoloni accatastati sul pavimento, anche due incursori centrini, che non erano riusciti ad andarsene in tempo per sfuggire all’esplosione.

-Figli di puttana!- urlò il vecchio, facendosi scudo con il braccio anchilosato per proteggere gli occhi dalle schegge di cemento che schizzavano da tutte le parti.

-Que terible explosion, sior Boscolo!- disse la giovane badante, rialzandosi dall’asfalto appena l’eco della deflagrazione si fu dissolto nell’aria fetida che impestava rue Slobodoj Vukotic (già via Tiziano Aspetti).

-A pensavo che me scopiava el cor dala paura!-

-Alzati, buona a nulla!- disse il vecchio -non vedi che la tua spinta ha fatto incastrare le ruote della sedia nel binario del vecchio tram? Non riesco più a muovermi!-

Le esplosioni di quegli ultimi giorni di guerra avevano riportato in superficie la via ferrata sulla quale il leggendario tram blu, nella prima metà del 21° secolo, percorreva la strada maestra del rione, ormai deturpata dai violenti attacchi missilistici dei centrini. Il vecchio se lo ricordava bene quel tram, e non dimenticherà mai il giorno in cui  le corse cessarono improvvisamente perché i Signori del Centro smisero di fornire energia elettrica agli arcellani, che da decenni non erano più in grado di onorare il debito accumulato nei confronti dei grossi gruppi finanziari centrini, ormai padroni delle risorse cittadine. Adesso l’Arcella, babelico rione sovraffollato che aveva inglobato nei propri confini la periferia sud fino al borgo anticamente denominato Campodarsego, aveva superato i 700.000 abitanti, l’80% dei quali costituito da ultranovantenni accompagnati da badanti, sfruttate come schiave e inseminate artificialmente con lo sperma dei loro padroni allo scopo di perpetuarne l’asservimento ai terribili, decrepiti, arcellani.

-Me escuse, sior Boscolo, no avevo visto la fossa del treno. Ora la tiro fora subito-. E si avvicinò tutta tremante alla sedia a rotelle, mentre il vecchio bestemmiava e scuoteva le ruote con entrambe le mani, ostacolando non poco la povera ragazza.

-Quei maledetti centrini stavolta hanno passato il segno! Come faremo, adesso che tutte le nostre scorte di pannoloni e cateteri sono andate distrutte?- e indicò con la mano raggrinzita le macerie che aveva di fronte.

-Je ne sais pas, sior Boscolo, a dopararemo something altro. Ma estaga fermo, puer favor, che no poso estrarla dala fossa del treno se el se move siempre!-

-Non è la fossa del treno, maledetta mezzosangue! Sono le rotaie del vecchio tram, quante volte te lo devo ripetere?-

-Me escuse, signor, ma io soy tanto espaventada que non capisce più gnente!-

-Cagna di una mezzosangue! tirami fuori di qui prima che il convoglio ci travolga!- e il vecchio guardò in entrambe le direzioni per vedere se stesse per arrivare ciò che temeva.

-Estò provando, sior, estò provando, but is mucho deficoltoso! La ruota est encastrada nel fondo dela fossa!-

-E tu tira! Tira forte! Mi sembra che…-

In quel momento  il mezzo blindato carico di armi e mercenari vigodarzeresi, proveniente da sud, apparve all’improvviso lanciandosi verso di loro. Centrò in pieno il vecchio arcellano e l’impatto fu talmente violento da provocare una vera e propria esplosione: brandelli di carne e frammenti di sedia a rotelle furono sparsi nel raggio di decine di metri. La badante, tiratasi indietro un istante prima dell’impatto, si allontanò di corsa strofinando il logoro vestito con le mani per far scivolare via le schegge di osso del suo odiato (ormai e finalmente ex) padrone e si unì a un gruppo di colleghe armate di fucili positronici, fino a quel momento rimaste ben nascoste nell’oscura galleria che in passato aveva ospitato un piccolo centro commerciale, ora adibito a centro di inseminazione per badanti.

Nel giro di pochi secondi l’autocarro blindato, che viaggiava alla velocità di 200 chilometri all’ora, giunse fino alla base del cavalcavia Amhir Sabad, che i centrini tenevano sotto tiro con raggi fosfotronici ad alta frequenza, allo scopo di incenerire chiunque tentasse di percorrerlo. I ribelli arcellani erano costretti ad azioni diversive, quasi sempre suicide, per permettere a qualche impavido guerrigliero sanbellinese (erano loro, infatti, i meglio addestrati e i più giovani del rione) di raggiungere l’altra estremità del cavalcavia e affrontare gli avamposti dei centrini. Operazione il più delle volte vana: l’ultimo arcellano che riuscì a percorrere illeso viale Codalunga e a giungere fino alla fortezza di Ponte Molino era stato, nella terribile battaglia d’inverno del 2104, proprio quell’Amhir Sabad, kebabbaro separatista da cui il cavalcavia aveva preso il nome.

-Che succede!? Cos’è stata quell’esplosione!?- urlò il generale Vasilij, rivolto al pilota che aveva condotto l’autocarro fino alla linea di trincea degli arcellani, scavata intorno alla circonvallazione nord.

-E’ sta-ta-to co-colpito il depo-po-sito dei pa-a-annoloni co-comandante- biascicò il novantasettenne tenente Barison, delle truppe vigodarzeresi d’assalto.

-Schifosi vigliacchi- disse il generale, stringendo gli occhi in direzione del centro. -Faccia scendere immediatamente i suoi uomini, tenente, questa notte sferreremo l’attacco decisivo. Sarà il nostro ora o mai più.-

-A-a-agli ordini, ge-generale-, rispose Barison, mentre decine di badanti spingevano le sedie a rotelle dei guerriglieri giù per le pedane del mezzo blindato, scambiandosi sguardi d’intesa da sopra le teste dei vegliardi.

Min Chao Li, Gran Governatore del Centro, stava sorseggiando un Bacardi shakerato nel salone panoramico dell’attico del grattacielo Moroni, mentre due giovani gemelle completamente nude, prodotte dalla clonazione della sua attrice cantonese preferita, si dimenavano nel letto posizionato di fronte alla grande vetrata antitutto, con vista sulla basilica di San Deretano Martire.

Il governatore era intento a filmare lo spettacolo offerto dalle sue ospiti con la microtelecamera 3D sottocorneale, quando un sibilo discreto, proveniente dallo schermo incastonato nel muro,  annunciò la chiamata del generale Hung Hao Tien, la cui faccia imberbe rimase in paziente attesa finché Min Chao Li, terminato l’aperitivo e oscurato il letto mediante l’attivazione di un campo di forza opaco ai fotoni, non autorizzò la comunicazione. Il giovane governatore, che dal 2091 era fermo all’età di 24 anni grazie a innesti iperuranici sottocutanei e sostituzioni organiche biometamorfiche, sfiorò la morbida superficie del bracciolo in pelle di arcellano, e la poltrona ergonomica su cui era disteso si avvicinò allo schermo scivolando su cuscini d’aria.

-Hung Hao, perché mi disturbi a quest’ora?-

-Vi chiedo scusa, vostra altezza Governatore del Centro- disse Hung Hao Tien abbassando umilmente gli occhi -ma mi avevate ordinato di informarvi prima di sferrare l’attacco finale agli arcellani.-

-Dunque? E’ tutto predisposto, mi pare.-

-Sì, vostra altezza, è questione di poche ore e poi procederemo con l’operazione spazzavecchi.-

-Molto bene, Hung Hao, molto bene. E le trattative con le badanti a che punto sono?-

-Concluse con successo, vostra altezza. Tutte le badanti hanno accettato di passare dalla nostra parte. Sono stanche di fare da schiave ai vecchi arcellani.-

-Come biasimarle, caro Hung Hao?-

-Le abbiamo rifornite di armi positroniche e balestre a raggi gamma. Il piano spazzavecchi scatterà alle 0.00, signor governatore. Le badanti daranno del filo da torcere agli arcellani, mentre noi attaccheremo dal centro, da New Mortise e da Altikyero.-

-Ottimo lavoro Hung Hao. E’ finalmente giunto il momento di farla finita per sempre con la maledetta Arcella. E poi  -aggiunse, sfregandosi le mani -procederemo con la ricostruzione. Tanto la manodopera a costo zero ce l’abbiamo, no?-

-A volontà, signor governatore. Quelle badanti sono ben robuste e, se vorranno sopravvivere, dovranno ubbidire senza tante storie.-

-Ora vai, Hung Hao, chiamami non appena la faccenda sarà conclusa.-

La faccia del generale si dissolse lentamente, lo schermo si oscurò.

La poltrona, scivolando silenziosa sul pavimento in alabastro, si avvicinò al letto dove le due gemelle stavano attendendo Min Chao Li a braccia aperte.

 

 

 

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