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Paolo Zardi torna in libreria in perfetta forma con una raccolta di racconti tutto cuore e forma. Il giorno che diventammo umani prosegue la strada di Antropometria, ovvero lo studio entomologico della nostra intimità, con storie “piccole” ma affilate come bisturi.

La prima immagine che mi figuro nella mente dopo aver chiuso il libro è quella di un entomologo. Un tizio, che ha la faccia di Paolo Zardi, che seziona corpicini con bisturi minuscoli. Di sottofondo Elliott Smith, però quello più basic e acustico. Così, la mia reazione a caldo.

Da una parte la grazia professionale nel separare e scomporre anatomie di piccoli esseri viventi, gesti delicati che tradiscono una certa empatia e non la fredda distanza di un, che so, medico legale, dall’altra una semplice melodia, fredda, ma sincera, in background.

L’esperienza che ho vissuto leggendo Il giorno che diventammo umani (Neo Edizioni) è stata simile a una sfilata davanti a una bacheca dov’erano spillati una serie di esserini impilati uno accanto all’altro per affinità elettive. Una traccia di Elliott Smith per ogni racconto, uno dopo l’altro, a comporre una playlist, un affresco umano coerente e iperrealistico.

La scrittura di Paolo Zardi, che in questo libro trovo piuttosto in forma, è lo spillo che trafigge quegli esserini. L’antenna in grado di captare i sommovimenti emotivi infinitesimali delle nostre esistenze, impercettibili ma densi di significati e conseguenze. E che portano alla consapevolezza che forse giustifica il titolo stesso di questa raccolta, un doloroso e intimo disincanto che ci fa comprendere cosa significhi essere miserabili e incondizionatamente umani.

A tal fine il rigore stilistico di Paolo, asciutto ma raffinato, risulta assolutamente funzionale in un libro fatto di gesti, per lo più quotidiani – ma anche estremi – e sentimenti – anche qui, sottili e sussurrati oppure smottamenti travolgenti – in grado di restituire una rappresentazione corale e minimale malgrado la vasta complessità dei rapporti umani.

Alla fine dei conti, Il giorno che diventammo umani  è un’opera che narra sempre quella cosa lì, così totemica in letteratura, cioè l’umana e tragica fragilità di noi tutti, esistenze apparentemente “normali”, ma in realtà cavernose e insondabili, fatte di profondità carsiche, che la narrativa (anche quella breve) può attraversare come una lama nel burro.

paolo-zardi-book-reviewTra i vari fil rouge che collegano le storie brevi contenute in questo libro mi è sembrato di intravedere la ricorrenza ad una corporalità vissuta come “perdita” di qualcosa – giovinezza, identità, opportunità – tra disfacimento, modificazione e assenza sconfortante di bellezza. Così come il tema eterno della morte, dal tumore a “stella marina” nel cervello di uno zoologo, al compleanno di un vecchio signore foriero di brutti pensieri o ancora all’efferato omicidio-suicidio di un tizio pazzo d’amore (anzi no, semplicemente un malato).

E poi ancora il rapporto filiale vissuto con le piccole ansie dei giorni d’oggi. Temi come l’aborto, il tradimento, la solitudine che accompagna i nostri passi. E la vergogna di non essere ciò che vorremmo, magari estesa ai nostri cari, di fronte alle loro (inconsapevoli) miserie.

Un libro gentile ma impudico, malinconico e levigato, che per tutta una serie di motivi non dovrebbe starmi a genio, io che preferisco storie più eccessive, scostanti e complicate. Eppure la scrittura tutta “cuore, forma e quotidianità” di Paolo mi ha fatto ricredere. C’è riuscito attraverso quel suo stile pulito e ricco di empatia, grazie a piccoli gioielli narrativi che gettano uno sguardo attento e analitico su cose misere come una Fiat Duna, una vecchia signora alle prese con le lasagne per il pranzo di pasqua, o ancora il normale e squallido resoconto di un addio al celibato (con o senza pompino del troione di turno? Mah).

Rimane quindi da capire, Gregor Samsa a parte, se «la vita è un’occupazione da insetti» come diceva il vecchio Emil Cioran. Perché se così fosse, allora la narrativa potrebbe essere un’occupazione da entomologi. Proprio come Paolo Zardi.

 

Paolo Zardi, Il giorno che diventammo umani, Neo Edizioni

 

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Paolo Zardi, Antropometria, Neo Edizioni: è la prima raccolta di racconti inediti di Paolo Zardi, altri suoi racconti sono inclusi in Giovani cosmetici, Sartorio, Storie di martiri, ruffiani e giocatori, CaratteriMobili e ESC – Quanto tutto finisce, Hacca.

Amy Hempel, Ragioni per vivere, Mondadori: se si vuole prendere lezioni di stile attraverso dei racconti brevi.

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