Lo Snack di oggi vi offre un aneddoto piuttosto macabro, quello relativo alla straziante decomposizione in pubblico di un papa che finì addirittura per esplodere, a quanto pare, a causa dei suoi stessi miasmi cadaverici. Un evento simbolo della nostra storia recente e della Chiesa Cattolica, per gli amanti del grottesco e non solo (scusateci se per questa volta la prendiamo un po’ larga partendo da… Dostoevskij).

Aleksej Fëdorovič Karamazov, il vero eroe del capolavoro della maturità di Dostoevskij, è un monaco che vorrebbe solo stare in convento accanto al suo amatissimo starec Zosima, ma che viene trascinato e invischiato nelle bassezze umane dalla sua sciagurata famiglia. Verso metà romanzo accade un episodio che segnerà profondamente e per sempre il ragazzo. Un episodio molto simile a quanto realmente accaduto in Italia nel 1958.

Lo ieromonaco russo padre Zosima, venerato come un profeta e un santo già in vita, viene a mancare. Il suo corpo non viene lavato perché così vuole la prassi, viene vestito ed esposto alla comunità dei monaci, ma anche dei moltissimi fedeli che accorrono al convento per pregare e per vedere la salma del santo. Però dopo neanche tre ore nella cella dove è esposto si inizia a sentire uno strano odore. All’inizio nessuno ha il coraggio di farne parola, ma in breve tempo l’odore acre della putrefazione è così forte da rendere impossibile l’indifferenza.

I monaci sono scandalizzati: infatti consideravano lo starec un santo, incorruttibile nello spirito quanto nel corpo. Molti corpi di monaci e santi si sono conservati benissimo, e alcuni ricordano che in certi casi persino emanavano profumo, mentre invece padre Zosima ha iniziato a puzzare in tempi incredibilmente rapidi. Non si può non interpretare ciò come un segno, dicono i maligni. Non praticava il digiuno, dicono altri. Insomma, la sua santità e persino la sua moralità vengono mese in dubbio. Del resto nemmeno gli uomini di chiesa sono esenti da invidia. Ed è probabilmente questo fatto, più che l’odore (normale), a colpire negativamente Aleksej.

Nel 1958 muore papa Pacelli, cioè il controverso Pio XII, beatificato nel 2009. Si è discusso molto sulla possibilità o meno di effettuare l’autopsia sui cadaveri dei pontefici (soprattutto nel 1978, l’anno dei tre papi, dopo l’improvvisa scomparsa di Giovanni Paolo I), ma nulla vieta l’imbalsamazione, anzi essa è consentita proprio per poter esporre la salma ai fedeli. Il papa in realtà era restio all’idea di essere denudato e palpato dopo morto, ma il nuovo medico archiatra Galeazzi Lisi (che a quanto pare era solo un oculista), dopo avergli mostrato una mano da lui imbalsamata riuscì a convincerlo e ad ottenere da lui l’autorizzazione a praticare la sua nuova tecnica di imbalsamazione.

Il corpo di Pio XII fu cosparso con una miscela aromatica (che forse fu anche iniettata) ed avvolto nel cellophane. Una sorta di “papa al cartoccio”. A quanto pare il corpo non fu lasciato in un ambiente fresco e quel lontano ottobre era straordinariamente caldo e umido. Il risultato fu disastroso: la salma subì una velocissima decomposizione, il corpo si gonfiò di gas mefitici  – giantismo cadaverico – tanto da provocare l’esplosione del torace (molti testimoni udirono un grosso e sinistro scoppio intorno al feretro del papa), il volto annerito fu in parte sciolto dal pus.

Insomma la procedura di Galeazzi Lisi, invece di evitare la decomposizione, l’aveva accelerata. E tutto ciò accadde sotto gli occhi (e i nasi) delle guardie e dei fedeli, molti dei quali si sentirono male, soprattutto al passaggio del cataletto che riversò sulla folla nauseabonde zaffate. Molti presenti dichiararono di aver visto l’aspetto del papa ormai orribilmente sfigurato: il setto nasale collassato, i muscoli facciali ritratti facevano risaltare la chiostra dei denti in una risata agghiacciante.

La salma fu ritirata e sottoposta a un nuovo trattamento, questa volta a base di ovatta e formalina, da parte di un gruppo di medici esperti, ma il danno era irrimediabile. Il volto del pontefice fu ricoperto da una maschera di cera, per poter essere esposto. Il corpo però appariva visibilmente gonfiato e deformato. Ciononostante l’esposizione durò nove giorni. Il medico fu licenziato e bandito per sempre dal Vaticano, ma intanto aveva fatto in tempo a scattare una ventina di foto al papa agonizzante prima e defunto poi. Foto che vendette ai diabolici francesi, presso i quali pubblicò anche un libro su Pio XII nel 1968.

«In questo epilogo meschino d’un regno memorabile – scrivono Cervi e Montanelli ne L’Italia dei due Giovanni (Rizzoli, 1989) – qualcuno vide il segno della svolta necessaria».

Da quel giorno, dalla morte di quel papa solenne, ieratico, l’ultimo “principe papale”, la Chiesa non fu più la stessa.

 

 
Gioacchino Belli, “Er passa-mano” (sonetto)

Er Papa, er Viceddio , Nostro Siggnore,
è un Padre eterno com’er Padr’Eterno.
Ciovè nun more, o, pe dì mejo, more,
ma more solamente in ne l’isterno.

Ché quanno er corpo suo lassa er governo,
l’anima, ferma in ne l’antico onore,
nun va né in paradiso né a l’inferno,
passa subbito in corpo ar zuccessore.

Accusì ppò variasse un po’ er cervello,
lo stommico, l’orecchie, er naso, er pelo;
ma er Papa, in quant’a Ppapa, è ssempre quello.

E ppe questo oggni corpo distinato
a quella indiggnità, casca dar celo
senz’anima, e nun porta antro ch’er fiato.

Galleria d’immagini:
Commenta l'articolo
La tua e-mail non sarà pubblicata
  • ( non sarà pubblicata )