Il tempo liquido del vintage

IL “TEMPO LIQUIDO” DEL VINTAGE
L’Isola che non c’è del modernariato – Anteprima PADOVA VINTAGE FESTIVAL

C’è un legame che avvicina il vintage all’umanesimo. L’umanista è geneticamente e culturalmente “vintage” e lo è anche socialmente parlando, in quanto personaggio un poco superato, apparentemente demodè, ma non al punto di non essere più in grado di suggestionare e di esprimersi a proposito dell’insondabile caos dei comportamenti umani. Questo legame è dato dal tempo, dalla sua interpretazione, ovvero dall’adozione di una dialettica comune inerente al rapporto che noi contemporanei abbiamo con il passato. Nel nostro caso non esattamente un dimenticatoio polveroso ma un pozzo delle meraviglie. Un continente nel quale effettuare continue scoperte.

Mentre la società si liquefa (Bauman docet), anche il tempo sembra seguire il medesimo destino. Una fisiologica conseguenza alla paranoia consumistica, arbitra della nostra società, secondo la quale qualsiasi prodotto diviene desueto nel giro di una stagione. Ne conviene la ricerca di oggetti che possano sopravvivere, o che siano immuni, al celere ricambio della moda. In una cultura profondamente materialista ed iconografica, il sacro contemporaneo lo si misura nella trascendenza di oggetti (e persone) che non subiscono il logorio del tempo. In questo senso il vintage è la narrazione di una mitopoiesi, la creazione di icone dalla pregnante valenza estetica. Un fenomeno per nulla circoscritto o irrilevante, poiché in una società edonista una qualsiasi decisione di tipo estetico può (o dovrebbe?) intrinsecamente acquisire un valore identitario. Cioè presupporre una determinata etica dell’essere e quindi dell’apparire.

L’idea che il passato non è mai passato concorda con il principio postmoderno della perdita del tempo storico o sequenziale in favore di una dimensione atemporale e contemplativa, nella quale tutto coesiste in una perenne eternità. Una prerogativa che ci proviene dall’umanesimo e dal suo continuo dialogo/scambio con il classico, così come dal mondo della cultura e delle arti, perennemente impegnati ad interrogare le epoche ed i suoi simboli. Un atteggiamento che poi diverrà compulsivo, sincretico ed eclettico, oltre che cifra stilistica del postmoderno più maturo (nulla si distrugge, tutto si trasforma). Il fenomeno del vintage, in questo senso, sancisce il postmoderno: gli oggetti della modernità divengono antiquariato. Una diretta conseguenza dell’accelerazione dei ritmi produttivi e di consumo: l’antiquariato, prima inteso vecchio di secoli, ora viene benissimo retrodatato di pochi decenni[1]. Ecco perché il vintage può essere interpretato come una vendemmia, ritornando all’origine del termine (ovvero che sancisce un vino d’annata), degli ultimi 60-70 anni.

In questo senso il tempo diviene un surplus di valore. La memoria crea stile. Un ribaltamento prospettico rispetto ad una precedente fase della modernità nella quale il progresso ed il futuro erano considerati i veri numi tutelari di una società votata alla corsa, al culto del domani. Uno spirito collettivo avventuriero, forse sconsiderato, che non aveva un obbiettivo teorico ma solamente un miraggio, una suggestione temporale: ovvero il domani, l’avvenire. Il vintage sopperisce questo rischio. Il tuffo nel vuoto lascia il posto al tuffo nel passato. Che diviene materia perfettamente futuribile, in barba a qualsiasi anacronismo.

In un simile ideale di tempo liquido e relativizzato, dagli orologi molli di Dalì ai giorni nostri, si giunge ad una nuova coscienza meditativa, preannunciata da fenomeni come il new age e lo slow food. Praticamente una reazione contro la frenesia del tempo quotidiano, una ritorsione rispetto ad un modello di vita e, nello stesso tempo, una rivendicazione anche di carattere estetico, identitario e comportamentale. Le arti e le scienze umanistiche hanno sviluppato questo principio nell’ambito della cultura, anche di massa. Il vintage l’ha esteso in quello del costume, della moda e della quotidianità. Fu così che nacque un’idea di futuro come “Isola che non c’è” del modernariato, una proiezione nella quale la nostra memoria vive in uno stato di perenne giovinezza.



[1] Considerando i nostri ritmi di consumo – un prodotto è già vecchio nel giro di una stagione – non stupisce se gli anni ’80-’90 vengano già considerati vintage. E non stupisce se nella medesima categoria cominciano a rientrare persino degli oggetti tecnologici: radio, stereo, walkman, ma anche personal computer, consolle e videogames. In questo caso non è un paradosso usare termini quali “preistoria informatica”.

 

PADOVA VINTAGE FESTIVAL, 9 – 10 – 11 SETTEMBRE

Conaltrimezzi seguirà da vicino l’evento tra incontri, anteprime e interviste. Rimanete sintonizzati. Qui di seguito le coordinate dell’evento:

Padova Vintage Festival su Facebook
Mail: info@vintagefestival.org

 

Padova Vintage Festival 2011

 

EXPO:
Archivi e collezioni di abiti, accessori, bigiotteria e elementi di design frutto di un’attenta selezione di espositori nazionali ed europei saranno presenti nella mostra mercato dell’agorà del San Gaetano. Un’importante galleria per veri cultori dello stile retrò dagli anni ’50 agli anni ’90, con abiti e accessori che hanno fatto la storia.
Location: Agorà

JAPANESE BEAUTY:
Gli abiti di Comme des Garçons, Issey Miyake e Yohji Yamamoto, tra i più importanti rappresentanti della moda giapponese provenienti dall’archivio A.N.G.E.L.O. Il design giapponese, caratterizzato da forme compatte, pulite ed essenziali che ha conquistato per il suo carattere minimale.
Location: Primo Piano, Ballatoio

MOSTRA ARTE:
Il terrorismo degli anni di piombo a Padova sarà il tema dell’esposizione curata da Bruno Lorini e Roberta Iachini, in cui cinque artisti contemporanei presenteranno opere e performance. Gea Casolaro, Augusto Morandi, Luca Clabot, Antonio Guiotto sono gli eclettici protagonisti di questa inedita retrospettiva.
Location: Primo Piano, Ballatoio

WORKSHOP:
Una tavola rotonda in cui ospiti di spessore dialogheranno a diretto contatto con il pubblico. Appuntamenti per immergersi tra moda, design, arte e musica e sperimentare il vintage in modo autentico.
Location: Itinerante, Sala Vecchiato, Auditorium

URBAN BREAKFAST:
Un contest regionale delle migliore scuole hip hop in cui i ballerini si sfideranno a colpi di freestyle, New style, Krumping, House e molto altro. L’hip hop come esempio palese di contaminazione tra il passato, lo stile Vintage, e lo spirito sperimentale contemporaneo.

Location: Auditorium

FILMFESTIVAL DI BARCELLONA – MECAL:
Cortometraggi, videoclip e pubblicità creative dall’archivio Mecal – Festival Internazionale di Cortometraggi di Barcellona. Ognuna delle serate ruoterà attorno ad un tema specifico mostrando una prospettiva Vintage completamente inedita ed esclusiva. Un percorso che, attraverso una selezione singolare, inchioderà lo spettatore alle poltrone.
Per i contenuti presenti in alcuni frammenti del cinefestival sarà consigliabile la visione ad un pubblico adulto.

DOPOFESTIVAL:
Esclusive live performance faranno sconfinare il Vintage Festival dalle mura del centro S.Gaetano in rinomate location della città. Musicisti di fama internazionale chiuderanno le giornate del festival. Il primo appuntamento, nell’elegante sede di Porsche Italia, il secondo appuntamento nel patinato Q Bar in piazza Insurrezione, mentre il Caffè Pedrocchi sarà la lussuosa cornice dell’evento di chiusura.
Location: 9 Sett. Porsche Padova, 10 Sett Q Club, 11 Sett. Caffè Pedrocchi


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