Erano i primi di marzo del 1997 e io ero ossessionato da Battisti. Non il terrorista o il patriota, ma il cantante, padre, assieme a Modugno, della musica leggera italiana come oggi la conosciamo. Non facevo altro che consultare riviste e libri e vecchi giornali e riascoltarmi tutti i suoi dischi e cassette ogni volta che potevo: in garage, in giardino, in bagno, nell’autoradio della mia Citroën percorrendo chilometri e chilometri. Un avverbio mi aveva rovinato la vita. Era successo qualche mese prima in una banale e innocua conversazione con alcuni colleghi ed amici. A un certo punto Andrea, che già mi sta sul cazzo per diversi motivi, se ne è uscito con «Battisti era dichiaratamente di destra». Maledetto saccente del cavolo. Io sono saltato su subito, non gliel’ho lasciata passare. Ma ormai il dado era tratto, il sassolino era infilato. Non mi bastava avergli risposto per le rime, non sopportavo l’idea che quel saputello snob mantenesse le sue convinzioni e potesse ripetere quella stupidaggine a qualcun altro senza essere smentito. Era quel «dichiaratamente» che non mi andava giù; così scrissi una pagina piena di motivi, in cui spiegavo perché secondo me dire che Battisti fosse dichiaratamente di destra era una delle cose più stupide e arroganti che avessi mai sentito. Innanzitutto, dizionario alla mano, dichiaratamente significa che lo ha dichiarato a qualcuno, amico, collega, giornalista, e a me questo non risultava. Di interviste ne aveva sempre rilasciate pochissime, odiava i giornalisti e ben presto smise anche di frequentare la Tv. Quindi quel fottuto avverbio andava eliminato con violenza e decisione. Restava comunque la sentenza, Battisti era di destra. Dire una cosa del genere significa dividere il mondo in bianchi e neri, o questo o quello, senza vie di mezzo. Io c’ero negli anni Settanta. Ero giovane, ma c’ero. E so bene come andavano le cose: bisognava per forza schierarsi, se non eri comunista eri automaticamente fascista e se anche eri comunista non te la cavavi tanto facilmente. Bisognava specificare se eri trotzkista, marxista, maoista, stalinista, brezneviano o gramsciano. Se stavi con Napolitano o con Berlinguer, con la Svezia o con la Cina, con Cuba o con i russi. Tutti potevano fare il pugno chiuso, ma non c’era un unico partito della sinistra: c’era il PCI, il PSI, il PSIUP di Capanna, i radicali di Pannella e poi la Cgil che a quel tempo contava più dei partiti e poi tutti i movimenti antagonisti extraparlamentari. E poi c’erano i socialdemocratici di Saragat, me lo ricordo io Saragat quando ho fatto il giuramento a militare, è venuto giù lui in persona ed ha tenuto un discorso che non finiva più. Era ubriaco fradicio. So che molti detestavano i socialdemocratici, ma essi appartenevano pur sempre all’area del centrosinistra. C’era anche il partito di Susanna Agnelli, il PRI, che non ho mai capito da che parte stesse. Se la sinistra era magmatica, la destra semplicemente non c’era. Io mi taglierei la lingua piuttosto di riconoscere qualche merito a Berlusconi, però bisogna dire che fino al 1994 i conservatori e liberali erano orfani di un partito. Sì, c’era il PLI e c’erano i monarchici, ma non li cagava nessuno. C’era la DC e poi c’era l’MSI, il che significa che o eri democristiano o eri fascista. In entrambi i casi eri un disgraziato, secondo me, però eri oltre al semplice discorso di destra o sinistra. Fino a prova contraria infatti la DC rappresentava il centro, quindi non era né di destra, né di sinistra. È vero che Fanfani e Bindi erano più a sinistra, mentre Tambroni e Cossiga erano più a destra, però… E poi un fascista non è di destra, è un fascista e basta., altrimenti, se tutti quelli di destra fossero anche fascisti, sarebbero fascisti anche Churchill o De Gaulle. Insomma, è un casino, soprattutto in Italia. Sarebbe più semplice dire: Battisti non era di sinistra. Questa asserzione però sarebbe debole, non supportata da prove, se non altro perché non possiamo sapere cosa abbia votato Battisti volta per volta, forse sfogliando le carte del ministero potremmo scoprire se ha sempre votato oppure no, perché tanti dicono anche che non votava mai. Se io fossi stato di destra negli anni ’60 e’70 non avrei votato, perché non c’era un vero partito che mi rappresentasse. E poi negli anni ’80 c’era Craxi. Ora, nessuno direbbe che Craxi era di destra, però lo votavano tranquillamente anche i benestanti e sappiamo bene dove siano adesso molti craxiani.

Nelle poche interviste rilasciate Battisti ha sempre detto di essere apolitico. Negli anni Settanta, lo so bene, l’equazione era apolitico = qualunquista = fascista; ma noi oggi, con la mente ormai storicamente sgombra da ottusi indottrinamenti potremmo anche credere a quella affermazione di apoliticità. E poi nessuno rammenta mai gli anarchici. Anche gli anarchici sono cinici, individualisti e apolitici, e si vestono pure di nero. Che Sordi votasse DC si sa, perché l’ha detto lui, che Max Pezzali sia di destra non frega un cazzo a nessuno, però su Battisti ci marciano. E io potrei anche dire:embé? Ognuno è libero di stare dalla parte che vuole, un cantante canta, uno scrittore scrive, un attore recita. E a chi ascolta, legge, guarda, non devono interessare i gusti sessuali o le idee politiche. E poi nessuno parla mai di Mogol. Ecchecazzo, era lui che scriveva i testi. A nessuno frega niente che Mogol fosse di qua o di là, tutti su Battisti. Che Mogol fosse, e sia ancora, di destra non mi stupirebbe per niente. Giulio Repetti, credo si chiami così, no forse Guido… Repetti o Rapetti? Beh insomma come persona mi sta pure sulle balle, anche se ha scritto testi geniali; lui era figlio di un manager della Ricordi, quindi se la passava bene.

E poi che ne so io, che ne sapete voi, che i due artisti non abbiano litigato proprio perché il paroliere voleva dei testi più schierati a destra e Lucio si sia rifiutato, eh? Chi può dirlo? A parte che non capisco perché non potesse scriverseli da solo, i testi, resta il fatto che i motivi della rottura non sono mai stati del tutto chiariti e nulla mi vieta di pensare che alla base ci fossero motivi politici, del resto Battisti era di origini umili.

Non ho mai fatto leggere ad Andrea il foglio pieno di frasi che intendevano spiegargli che aveva detto una cazzata. Mi bastava averle scritte. Pensavo di sfogarmi e invece il pensiero si era insinuato nella mia mente come un virus e ormai mi controllava. Forse avevo bisogno di aggrapparmi a qualcosa perché il periodo non era dei migliori. Avevo quasi 47 anni e la mia vita non mi piaceva. Non vedevo un futuro davanti a me e non avevo più l’età per sognare o programmare o sperare. Sul lavoro non mi sentivo apprezzato e gratificato, l’Inter non vinceva mai un cazzo, mia moglie era una cornacchia petulante, i figli due mocciosi rompicoglioni e i genitori ancora lì, dopo avermi succhiato la linfa vitale della mia gioventù erano ancora lì. Ma in fondo io me la sono goduta la gioventù. Era il 1972 quando iniziarono a circolare le prime voci sul fatto che Battisti fosse di destra. Io lavoravo a Napoli ma pensavo anche di iscrivermi all’università, ero giovane e pieno di belle speranze, come si dice. Avevo per le mani una biondina che me lo faceva tirare anche a distanza solo a pensarla. Si fotteva in macchina a quel tempo, e spesso Battisti aiutava a fottere, non in macchina, prima, ai festini, coi juke box. Quell’anno aveva sorpreso tutti con una canzone “doppia”: Pensieri e parole; Noschese e Walter Chiari lo prendevano in giro in televisione, ma la gente consumava i dischi a forza di ascoltare le sue canzoni. Tutti lo ascoltavano, anche quelli che lo consideravano un cantante buono per le casalinghe, ché la vera musica erano i Led Zeppelin e i Black Sabbath; anche quelli che preferivano i più impegnati De André e Guccini. Io non dico che le sue canzoni non fossero volutamente disimpegnate e spensierate, però era uno che aveva il lato B migliore del lato A, parlo del disco. Cioé la casa discografica lanciava una canzone o due da far passare alle radio però lui ne scriveva tantissime e la verità è che tutti conoscono Balla Linda o La canzone del sole, ma pochi conoscono tutte le altre che ha fatto e che sono molto meglio. In questi giorni le ho ripassate tutte, nella febbre di rintracciare chissà quale indizio nei testi. A me per esempio Balla Linda e La canzone del sole ormai mi danno la nausea. Tra l’altro mia moglie si chiama Linda. Galeotta fu una foto in cui Battisti aveva il braccio alzato: molti lo interpretarono come un saluto fascista. La verità più probabile è che il fotografo abbia colto proprio il momento in cui il cantante romano faceva un segno all’orchestra. Che Battisti dirigesse l’orchestra che lo accompagnava nei brani è un dato di fatto. Che un direttore d’orchestra debba alzare entrambe o una sola delle braccia in precisi momenti è un altro fatto. Io penso che i giornalisti, per vendicarsi del fatto che il cantante non li cagava di striscio e non faceva il ruffiano con loro, abbiano iniziato a mettere in circolazione le voci sul suo orientamento politico pensando di sputtanarlo. Io sento sempre dire che in certi ambienti ha sempre dominato la sinistra e che per fare successo in certi settori bisognava essere di sinistra, però non mi pare che le dicerie su Battisti gli abbiano impedito di fare carriera. Anche quando i giornalisti la fecero davvero grossa, mettendo in giro la voce che l’artista finanziasse Ordine Nuovo, che è lo stesso nome della rivista di Gramsci, ma è un movimento di estrema destra. Gente che metteva le bombe, per capirci. Che i terroristi neri in Italia siano stati coperti è un fatto, però penso che se ci fossero state prove che Battisti finanziava i terroristi neri la polizia avrebbe indagato. Mogol si difese con una battuta: Battisti era troppo tirchio per dare soldi in giro. Io penso che se Battisti avesse dichiarato pubblicamente il suo sostegno all’MSI avrebbe avuto problemi nel fare carriera. Forse è per questo che non lo ha mai detto, dirà chi sostiene questa tesi; però se non lo ha mai detto pubblicamente, né tantomeno privatamente, resta un’ipotesi, un’illazione, dico io. Io non mi ricordo un dibattito così acceso negli anni ’70. A volte, alle feste dell’Unità o nei palazzetti dello sport capitava di sentire qualche coro contro Battisti, come adesso può capitare di sentire battute su certi cantanti odiati dai giovani, battute che mettono insieme negativamente la musica che uno fa con le idee che ha. La verità però è che Battisti era molto più bravo dei cantanti di oggi e faceva canzoni molto più belle delle loro, e poi non si sbilanciava mai e Mogol era furbo coi testi: finché parli di gnocca, anche se non sei un compagno, ti lasciano stare. Non c’erano motivi seri per prendersela con lui, anche perché ebbe problemi con la Tv, con la stampa e con le case discografiche ed era uno spirito libero, volevano cacciarlo sa Sanremo perché si rifiutò di mettersi la cravatta. Un gesto anticonformista. Mina, Morandi e Celentano erano molto più integrati di lui. Celentano tra l’altro votava DC, si dovrebbe allora dire che Celentano è di destra?

Ho trascurato il lavoro per cercare prove del fatto che Battisti fosse di destra. Perché mai, se penso che sia solo una maldicenza? Perché è un’idea che mi ha ossessionato e anche perché, come ho già detto, era qualcosa che mi teneva su, mi dava un motivo, uno scopo. E poi perché la carriera di Battisti coincide con un periodo fondamentale della mia vita, dal ’70 all’80 dura il sodalizio con Mogol, praticamente dai 20 ai 30 anni, periodo importante per tutti, penso. Cercare le vecchie riviste e leggere le monografie, rivedere quelle vecchie foto, voleva dire ripercorrere la mia giovinezza, la mia maturità, la mia vita di uomo, non senza rimpianti e nostalgie, ovviamente.

Ho letto un’intervista a Pierangelo Bertoli in cui dice che tutti sapevano che Battisti era dell’MSI; non servono prove, dice, lo si sapeva e basta. Vaffanculo Bertoli, è la tua parola contro la mia, checcazzo. Cosa vorrebbe dire che lo si sapeva e basta? Cos’è, un dogma? Una verità rivelata? Il sesto segreto di Fatima? Non si tratta più di semplice destra e sinistra, qui praticamente si insinua che Battisti fosse fascista. Se mi diceste che è fascista Robert Plant non farei una grinza, ma chissà perché con Battisti la cosa mi irrita. Mi irrita perché io non l’ho mai saputo e invece c’è gente che ne è certa. Odio chi pensa di avere la verità in tasca e non mette mai nulla in discussione. Saccenti del cazzo. Quelli di sinistra o lo odiano oppure dicono: lo ascolto anche se era di destra; quelli di destra invece si vantano, se la tirano. Poverini, i loro intellettuali e artisti si contano sulle dita di una mano. Ma uno di sinistra deve per forza leggere solo autori di sinistra, guardare film di registi di sinistra con attori di sinistra ed ascoltare cantanti di sinistra? No, certo che no. Però…

Il 4 marzo 1997 ho saputo che non avrei avuto l’aumento. Tornato a casa la sera, mia moglie mi ha detto che aveva sentito l’avvocato per avviare le pratiche per il divorzio. Matteo, il più giovane, aveva l’influenza intestinale e non faceva altro che vomitare. Quella notte ho sudato tantissimo anche se ufficialmente si era ancora in inverno. Non ho quasi mai dormito. Quando chiudevo gli occhi vedevo Lucio Battisti con la zazzera svolazzante e i baffetti a punta, come lo avevamo visto tutti nei primi anni ’70, quando Noschese imitandolo diceva che andava a lavarsi i capelli in lavanderia. Vestito però da federale fascista. La camicia nera e gli stivaloni non stonavano con la zazzera e i baffetti; lui mi sorrideva e mi sembrava di sentire la sua voce che diceva: Ma come, non lo sapevi?

E se anche fosse, cosa cambia? Cosa cambia nel rapporto coi figli per un padre divorziato? Non viene certo meno l’affetto, no? Mia moglie era tranquilla, erano anni che non la vedevo così serena.

Cercavo di pensare al look di Battisti. Certe volte pareva Franco Franchi, con i capelli corti e il maglione a collo alto, però altre volte aveva un look quasi da frickettone, non lo ho mai visto in camicia e cravatta. Quando ha fondato la sua personale casa discografica ha creato una specie di comune, e se guardate i filmati si vestiva come i figli dei fiori. Nella copertina di Amore e non amore c’è lui con scarpe di pezza, giacca nera sopra maglietta a righe, cilindro nero con fiori. Un po’ come Rino Gaetano, se ricordate. È un look di destra? No, anzi, il contrario. In quel disco c’è un brano strumentale dal titolo Una poltrona, un bicchiere di cognac, un televisore, 35 morti ai confini di Israele e Giordania. Il cognac in effetti è un po’ di destra, più che altro perché è molto americano. Il riferimento ai conflitti in Medio Oriente cosa significa? Impegno, di sinistra, o cinismo, di destra? Anima latina, il suo disco migliore secondo molti intenditori. Latina nel senso di Roma caput mundi? No, latina nel senso di Sudamerica, «dove musica e miseria divengon cosa sola». I capelli lunghi, i baffetti, il foulard al posto della cravatta, cosa che gli stava per costare l’ammissione a Sanremo, devono pur dire qualcosa, no? Anche D’Annunzio aveva i baffetti. Sì ma rifiutare la cravatta è un gesto di forte avversione verso il conformismo borghese, no? Anche i fascisti si dichiarano antiborghesi. Vaffanculo vocina interiore del cazzo!

Forse che la propensione verso sonorità vicine alla discomusic già a fine anni ’70 e poi la svolta elettronica degli anni’80 e’90 sono un indizio? Se è vero che Mogol si divertiva ad inserire nei testi delle allusioni e dei doppi sensi e che Mogol è possibilissimo fosse di destra, cosa cambia dopo? Hegel era di destra? E Pasquale Panella?

Una sera al bar un mio amico mi disse che era comprensibile che al lavoro non mi considerassero e che mia moglie volesse lasciarmi, se io non mi decidevo a crescere e pensavo solo alla musica. Gli ho spaccato il bicchiere in faccia. Io mi sono beccato del fascista e lui sette punti. Solo per farmi un favore in nome della vecchia amicizia non mi ha denunciato, però non siamo più amici. I maligni dicevano che Bertinotti volesse far cascare il governo, ma io non ci credevo, temevo piuttosto i complotti di Cossiga. Dopo le batoste dell’89 e dei primi anni ’90, ora era tempo di rinascita. E la Lega? La Lega non ha futuro, andavo dicendo. Di sicuro Mogol era maschilista. La canzone Un uomo che ti ama, del ’76, attirò le critiche delle femministe per la frase «donna tu sei mia». Me lo ricordo bene perché a quel tempo stavo con una femminista convinta, Deborah si chiamava, di sei anni più giovane di me. Aveva i capelli neri lunghi fino alle chiappe. Si era fissata che quella canzone era il diavolo, che bisognava fare qualcosa, bruciare il disco, boicottare Battisti, che anch’io ero maschilista visto che ascoltavo quella canzone. Ricordo che certe notti mi svegliavo con entrambe le mani a coppa rovesciata sul pacco: temevo che lei venisse a tagliarmi l’uccello per punizione. Fece qualcosa di quasi peggiore: spaccò in due il disco per farmi dispetto. Eppure io sapevo che scopava con un altro. Il suo femminismo si traduceva nel darla via a tutti, di qualunque sesso, età e nazione. Se ne andò in Svezia e non la vidi più per mesi. All’inizio del ’77 ritornò in Italia e si infuriò con me perché stavo con un’altra: mi hai tradito, io non ti avevo lasciato, fu capace di dirmi. Se Deborah avesse ascoltato bene, avrebbe comunque colto una concezione conservatrice e padronale del rapporto uomo donna anche in altre canzoni di Battisti, precedenti a quella, Il canto della terra, per esempio. In quella e in Gente per bene, gente per male oltretutto si parla male della città e si auspica un ritorno alla vita bucolica. Anche Pasolini era preoccupato per la scomparsa della civiltà contadina. Però non è che il PCI fosse proprio immune dal maschilismo o dall’omofobia, pensate a come fu trattato Pasolini, per esempio. Pensate a Romanzo popolare di Monicelli e al personaggio di Tognazzi, sarà anche un film ma non è mica fantascienza: la gelosia non ha colore politico.

Non potevo andare avanti se prima non riuscivo a mettermi l’anima in pace con quella storia. Forse l’unico modo sarebbe stato intervistare Battisti stesso, o la moglie, o Pappalardo. Mogol di sicuro non mi avrebbe mai detto niente. In ogni caso bisognava girarci prima attorno, non si poteva andare lì e bum! sbattergli in faccia la domanda secca e diretta. Un paio di birre, discorsi generici sul più e sul meno, e poi lentamente arrivare sul tasto politico. Magari riuscire a fargli dire che Almirante era una brava persona, che l’MSI aveva tutto il diritto di stare in Parlamento. W il duce sarebbe stato il massimo. Oppure il contrario: Io di destra? Ma se votavo Berlinguer!

Riuscii, dopo varie peripezie, ad avvicinare Pappalardo, ma quando capì che non m’importava di lui scappò via. Non ebbi il coraggio di fare altri tentativi.

Nel 1980 Battisti litigava con Mogol e io mi sposavo. Dopo solo tre anni di fidanzamento convogliavo a nozze con la ragazza con cui stavo quando Deborah tornò dalla Svezia. Avevo giurato a me stesso di lasciar perdere le more, anche perché a me sono sempre piaciute le bionde. E invece Linda aveva i capelli neri, non tanto lunghi. E poi era pallida. Avevo sempre pensato che se doveva essere mora doveva essere abbronzata. Con una bianconera non mi ci vedevo. E invece Linda deve essermi parsa quella giusta, anche se simpatizzante DC. Credo siano stati i suoi piedi a conquistarmi e a convincermi, durante le prime vacanze insieme. Alcune donne hanno i piedi troppo grandi, troppo lunghi o troppo larghi. I suoi invece erano perfetti. E poi c’erano i tatuaggi. Non che io sia un amante dell’arte tatuatoria, ma i tatuaggi di Linda, uno sul polpaccio, uno vicino alla caviglia e uno sul polso la rendevano molto sexy. E poi mi intrigava il fatto che una ragazza cattolica che votava DC si facesse i tatuaggi. Mi sono anche sposato in chiesa, nonostante le mie posizioni politiche. Era la fine di un’epoca. Altri bei momenti sarebbero sicuramente arrivati, ma ciò che era stato non sarebbe più tornato. Dopo il disco dell’82 con testi scritti dalla moglie, passarono alcuni anni senza che di Battisti si sapesse nulla. Nell’86 iniziò il sodalizio con un giovane poeta, Pasquale Panella. Si parlava tanto dei testi di De André, che secondo alcuni erano poesie per musica, e lui volle provare a musicare delle vere poesie di un vero poeta. Anche se a dire il vero le antologie poetiche non cagano Panella e finché se lo dice da solo di essere un poeta la cosa non ha molto senso. Nacquero cinque dischi. A me invece nacquero due figli, nell”84 e nell”89. E poi sembra che il tempo sia semplicemente volato via.

Non so come sono riuscito a superare quel momento, nel ’97, e come ho fatto a convincere Linda a tornare con me. Ricordo una giornata uggiosa, io in macchina con le cassette di Battisti. O mare nero, mare nero mare ne, e poi iniziò a piovere. Le discese ardite, e io iniziai a piangere. Sorvolare un bosco di braccia tese, e poi il pezzo forte, una frase mezza sussurrata nella canzone Il veliero: avvicinatevi alla patria. E giù a piangere.

Ormai siamo nel 1998. Linda ha rinunciato al divorzio e io ho cambiato lavoro. Il governo, tra l’altro, è caduto sul serio. Ma per fortuna abbiamo scongiurato le elezioni anticipate e ce la siamo cavata con un rimpasto. Per la prima volta il capo del governo è il leader di un partito di sinistra, che deriva nientemeno che dal PCI. Speriamo bene.

La settimana scorsa i telegiornali hanno dato la notizia della morte di Lucio Battisti per un male incurabile. Adesso nessuno può più fargli domande fastidiose sulle sue convinzioni politiche. Nel pomeriggio ho sgridato i miei figli perché scherzando avevano nominato Battisti. Bisogna imparare da piccoli a rispettare i morti. Adesso è davvero finita. Macchina del tempo tu perdi pezzi e non lo sai.

Commenta l'articolo
La tua e-mail non sarà pubblicata
  • ( non sarà pubblicata )