di Eugenia Giancaspro.

Passeggiando, incontro un intellettuale
Di quelli che leggono da star male
Se ne sta seduto su un viale
Con lo sguardo rivolto a qualcosa d’irreale
E mi viene in mente un quesito
Cosa farà questi di così ardito?
Voglio dire oltre a quello per sfogliare
Muoverà qualche altro dito?

Di domandare mi manca l’ardimento
Poiché so che a notte fonda me ne pento
E difatti penso: “perché sminuire il genio di Recanati?
Colui che in greco piangeva per due gomiti
Sbucciati?
Chi sono io per avere quest’ardire?
Da dove nasce tutta questa smania e questo dire?”

E sul finire di tali pensamenti, allibita mi allontano
E mi ritrovo fra gente un po’ troppo alla mano
Dove tra uno slip e un calzone
Spunta d’un tratto di Gomorra
L’autore
E così mi avvicino e gli faccio:
“tu sei Saviano, o mi sbaglio?”
E intavoliamo una conversazione
Ed io mascherando l’emozione
Gli domando ciò che mi sta più a cuore:
“Sicché per farsi chiamare scrittori
Bisogna circondarsi di grossi buttafuori?”
Lui mi guarda allibito e con poca galanteria
Mi lascia tutta sola nel bel mezzo della via.

E allora proseguo e chi mi trovo di fronte?
È lui Sgarbi, il dotto dalle offese pronte
Nemmeno lo saluto che già mi urla qualcosa
“Capra capra capra e non fare la nervosa”
Ed io non sorpresa gli dico:
“Ma non dovresti essere in tv
A molestare una giovane raffaella fico?”
E lui sorride beffardo e abbassando la voce
“Hai idea di quanti bei servigi
Ottengo coi miei soliti litigi?”
Stavolta son io che senza esitazione
Mi allontano da uno con poca educazione.

Ed ecco finalmente un uomo sensuale
L’intellettuale del piacere carnale
Poeta delle donne e del fascismo
Della natura e del panismo
Di D’annunzio sto parlando
E del suo discusso feticismo.
Timida, mi avvicino e con fare carino
Sussurrando gli domando:
“Ma come si fa ad essere interventista
E allo stesso tempo un ottimo decadentista?”
E lui mi scruta e con aria di superiorità
Si aggiusta il cappello in feltro e mi fa:
“Ma guarda che novità! Non promette nulla di
Buono
Una ragazzina del duemila che parla a un
Superuomo.”
E io mi allontano ricordando
“Ah, gli uomini del 900
Dediti solo al comando!”
E subito vengo smentita
Da un tipo con l’aria svampita
Che parla convinto ad un ombrello
“Oh no, ma quello è Pirandello”

Nella mia fantasiosa passeggiata
Incontro ogni tipo di persona
Acculturata
Forse sarà colpa della fervida
Immaginazione
Ma non ho maturato degli intellettuali
Una più alta
Comprensione.

 

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1 commento a “ Intelletomani ”

  1. A passeggio
    con il marketing scemo
    nei templi della cultura
    contempla la moltitudine,
    temporeggia,
    questo presunto colto
    diffuso
    prolisso centellinare
    il nulla nel dire
    che pattina nella noia
    e toglie il sorriso alle fanciulle.

    (enrico dignani)

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