Massimiliano Nuzzolo, classe 1971, vive a Mestre.  Ha partecipato all’antologia I nuovi sentimenti, edita da Marsilio, assieme a celebri autori del Nordest. Il suo romanzo d’esordio, del 2004, è L’ultimo disco dei Cure, mentre il suo ultimo romanzo, recentemente pubblicato da Pequod, s’intitola Fratture. Oltre alla letteratura coltiva una grande passione per la musica ed è infatti produttore dei Soluzione.

 

1)Vorrei partire da una domanda, in un certo senso, locale. Tu sei un autore del Nordest, una zona importante per motivi storici, geografici ed economici, ma un po’ periferica rispetto ai grandi centri di cultura come Torino, Milano o Roma: com’è questo territorio per uno scrittore? Si riesce a portare avanti il proprio progetto artistico e culturale?

Il Nordest è un Grande territorio, non può esserci alcun dubbio. É denso di Storia e storie da ricordare e da raccontare e questo per uno scrittore è sempre un’ottima cosa. Di certo è un po’ arido a livello di investimenti “culturali”, nel senso che qui è più difficile creare qualcosa di concreto e duraturo. Non so se sia dovuto alla nostra storia locale, al temperamento delle nostre genti, o all’individualismo molto spiccato su queste terre. E inevitabilmente per portare avanti dei progetti artistici e culturali occorre essere assai tenaci, studiare molto, e qualche volta pure investire personalmente (non solo economicamente).

 

2)Consiglieresti ad un altro autore giovane del Nordest di rimanere o di spostarsi a Milano, o magari all’estero?

Ad un giovane autore, oltre alle solite cose, consiglierei essenzialmente di viaggiare molto, anche in condizioni non privilegiate, conoscere nuove culture, stili, vite differenti. Penso sia la cosa migliore. E di “aprire gli occhi”. Ma se trasferirsi è un desiderio forte, perché non farlo? Io l’ho fatto per periodi più o meno lunghi ma poi sono rientrato alla “base”. Sappiamo tutti che i grandi editori, e le attività di rilievo legate all’editoria e non solo, risiedono nelle grandi città e nei grandi centri, ma per scrivere a uno scrittore basta una stanza tutta per sé. A volte anche un pc portatile o addirittura penna e taccuino.

 

3)I tuoi romanzi sono ricchi di citazioni musicali e cinematografiche. A questo proposito vorrei chiederti: cosa ne pensi della categoria del postmoderno? È applicabile anche alla letteratura? Tu ti consideri uno scrittore postmoderno?

Amo le citazioni, di qualsiasi tipo. In Fratture ad esempio ci sono parole, frasi, simboli che rimandano realmente ad altre “storie” e altri mondi e aprono scenari e riflessioni che ad una prima lettura sfuggono completamente. Non sono solo cinematografiche o musicali, ma pure storiche, filosofiche, politiche, letterarie, ecc. Mi piace tesserle nella trama, spesso in modo impercettibile, offrendo percorsi alternativi ai lettori “iniziati”, una sorta di comunità tra me e loro (sin dagli inizi c’è stato uno scambio, una condivisione con i lettori: discutiamo spesso insieme di ciò che pensano, di ciò che vivono). Sul Post Moderno, il discorso è molto serio e ampio. Eco se non ricordo male diceva che “post-moderno è un termine buono à tout faire. Ho l’impressione che si applichi a tutto ciò che piace a chi lo usa…”. Limitandolo alle discipline artistiche è stato sicuramente formativo e l’attitudine resta “postmoderna”. Certo, la Letteratura non fa eccezione. In effetti, il “gruppo” di cui faccio parte legato a Jost Multimedia, nostra label e associazione, effettua ricerche sulla lingua, sull’arte e sui possibili sviluppi, anche tematici-sociali-politici. Ci sono musicisti come i Soluzione (segnalo il loro disco L’esperienza segna, vera perla citazionista sia musicalmente sia a livello di scrittura che in origine prevedeva inserti sonori tratti da film per i quali le multinazionali non ci hanno dato disponibilità), giovani autori come Ugo Sette e presto altri ancora, disegnatori, fotografi, attori, videomaker, psicologi, filosofi in erba, danzatori, performer, ecc. La direzione si è spostata verso una dimensione più “intima”, privata, “psicologica”, talvolta “post-materialista” per analizzare però il Mondo, partendo dalla filosofia che ci sembrava più vicina, e inevitabilmente spostando oltre la ricerca dei post moderni della prima e forse seconda generazione. Mi definirei con grande ironia post-post-post moderno, ma anche neo-esistenzialista (non trovi che in tedesco suonerebbero molto cool?). Ma è bene precisare che per me le definizioni servono a poco e lasciano sinceramente il tempo che trovano, forse sono più utili agli editori.

 

4)Quali sono i tuoi modelli letterari?

Non ho modelli. Senza alcuna vanagloria, non ho mai avuto intenzione di replicare nessuno. Di certo ho grandi autori e grandi opere sempre davanti agli occhi. Nella prima giovinezza ho amato Poe, Lovecraft, Asimov, i “maledetti” francesi, i Poeti Baudelaire e Rimbaud, poi mi sono appassionato di Hemingway, Ellis, Tondelli, Carver, Ford, Pynchon, Wallace, poi Coe, Houellebecq, Pelevin e molti altri. Rimango legato a Camus, a Dante, a Pirandello, ma sono onnivoro e sempre affamato, ricerco quotidianamente qualcosa che mi emozioni e che mi insegni qualcosa sia per quanto riguarda lo stile e la tecnica, sia per i temi trattati, ma soprattutto che “accenda fuochi”. Ti ho già detto che da bambino ero un piromane?

 

5)In Fratture una dei protagonisti cerca l’anima. Tu ci credi? Esiste?

In Fratture Elisa, la protagonista femminile, si mette in testa di trovare l’anima. Può apparire forse un pensiero “leggero”, ma questa ricerca è mutuata proprio da certa filosofia di cui parlavamo prima (anche il fatto che lei fotografi non è casuale), oltre che da un’esigenza personale della protagonista maturata lungo il suo percorso di ricerca e conoscenza che viene narrato nel romanzo. Tutti i protagonisti in qualche modo hanno a che fare con la filosofia e la ricerca. E inevitabilmente con il dolore, ma pure con l’amore. Sono esseri umani a tutti gli effetti. Se credo nell’Anima? Non so risponderti su due piedi. Sono come Elisa, ho la sensazione che ci sia qualcosa, di più grande di me, della Natura, del Mondo, ma fatico a trovarlo, perché come Thomas, protagonista maschile, sono troppo preso a mantenere solida la mia identità (lui la sta ricostruendo) per occuparmi seriamente dell’anima. Se avessi certezza della sua esistenza forse sarei in pace con me stesso o forse sarei un prete.

 

6)Che cosa vuol dire, per te, scrivere di sentimenti?

Se ti riferisci all’antologia I Nuovi Sentimenti per Marsilio a cui ho partecipato alcuni anni fa in compagnia di Scarpa, Bugaro, Trevisan, Mozzi, Franzoso, Mancassola e altri autori del Nordest ti dico che scrivere di “sentimenti” è approcciarsi in maniera diversa al Mondo; ricordo che all’epoca azzardai il termine “emozionale” ma tecnicamente non penso di scrivere di sentimenti, piuttosto di stati e alterazioni di coscienza. Se ti riferisci a “Fratture”, nel romanzo esiste una relazione tra due giovani, una strana storia d’amore che serve da trait d’union e indica una strada (anche qui Camus docet); sentimenti ed emozioni ne occupano una parte perché inevitabilmente erano il collanteper poter mettere in scena dei personaggi mutuati dalla filosofia che godessero o soffrissero di una situazione liminale o come direbbe una persona a cui tengo molto, “borderline”, personaggi che interagissero in modo totale tra loro e potessero guardare il Mondo con occhi lucidi e distaccati, “fratturati” interiormente, in un certo qual modo liberati dal peso che grava sull’Uomo, personaggi più vicini alla Verità ma non per questo necessariamente più capaci di afferrarla. E ritornando alla tua domanda, le emozioni e i sentimenti colorano i pensieri dei personaggi, e per risponderti in modo secco, scrivere di emozioni è scrivere di Vita.

 

7) Pensi che le fratture dei giovani d’oggi siano per lo più sentimentali e psicologiche o incide anche la precarietà del lavoro e del futuro?

Direi che le fratture, non solo dei giovani, al giorno d’oggi siano essenzialmente di ordine psicologico ma è il futuro a generarle e il presente a ingigantirle, non i sentimenti: il futuro appare preoccupante, instabile, nero come il baratro che ogni giorno si apparecchia per noi tutti, basta guardare un Tg: l’insicurezza e la precarietà totali, anche nel lavoro, sono solo alcune delle componenti di questo delirio generale e incertezza in cui è immerso il nostro futuro… oltre ogni relativismo concepibile a schiacciare a terra l’umore e a creare disagio vitale ed emozionale, e inevitabilmente anche i sentimenti e le relazioni ne risentono. Come potrebbero esserne avulsi? Le fratture di cui parlo nel romanzo però sono solo all’apparenza sentimentali… Partendo da Camus, volevo mettere in scena l’assurdità del Mondo, guardandolo con occhi bene aperti e senza pregiudizi, senza fermarmi alla superficie delle cose. In effetti, la “relazione” tra Thomas che ha perso la memoria, il suo habitat, le sue cose ed Elisa che cerca insistentemente il perché dell’esistenza, più che sentimentale, è un pretesto per narrare il Mondo senza filtri e analizzare nuove possibili prospettive per il Futuro. Fratture a detta di alcuni è un godibilissimo romanzo “politico”. Per altri è un romanzo “Dark”. Per altri una strana storia d’amore. Alcuni mi hanno scritto di aver visto il film mentre lo leggevano… Per me, con un po’ di cinismo e ironia, Fratture è il romanzo che sta giusto tra l’ultimo scritto e quello che verrà, sempre che il Mondo non finisca sul serio in questo 2012…

 

8 ) Sei contento che Robert Smith sia ingrassato?

No, ma temo sia del tutto naturale considerati l’età e l’utilizzo di alcol tra i The Cure. Confesso però di essere più concentrato sulla mia forma fisica che su quella del buon Robert, anche se mi dispiace osservare il disfacimento negli altri. Ma ti ringrazio molto per avermi ricordato uno dei passaggi del mio primo romanzo “L’ultimo disco dei Cure” che fu molto apprezzato da pubblico e critica e al quale resto tuttora estremamente legato e che mi auguro possa presto ritornare in libreria.

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