Max Papeschi-smile relax & hate blog

Max Papeschi cambia pelle e propone una nuova sere di composizioni dove tanti neonati mostruosi si comportano come adulti che continuano a reiterare comportamenti infantili e ancestralmente violenti.

«Smile, Relax And Hate, l’ultima ed inedita serie di Max Papeschi, è una dichiarazione programmatica sulle maniere del potere, sulla fisionomia e sull’etica che impera ai vertici della piramide.SMILE: cammuffare le zanne nel sorriso è l’imperativo primo degli squali, soprattutto quelli nostrani, emersi nell’ultimo ventennio italico. RELAX: non preoccuparti di niente, perché di niente dovrai rispondere. HATE: l’odio, il disprezzo e il desiderio di morte devono guidare tutto quello che fai.  Questi sono i comandamenti del potere».

E questo è ciò che leggo dal comunicato stampa.

Per chi ancora non lo conoscesse: Max Papeschi, artista per caso, abbandona tv, cinema e teatro, per dedicarsi all’arte digitale, dov’è più libero di fare quello che gli pare. Da lì Topolini nazi, Ronald McDonald invasati, Gesù hollywoodiani e la sua popolarità s’impenna. Qualcuno lo definisce “l’Andy Warhol italiano”, forse l’ennesima etichetta senza senso: in ogni caso Papeschi incassa e ringrazia. Poi, non contento, si scopa Minnie, lo dà a vedere in un video hard, e la sposa.

Nel giro di poco tempo personali in tutto il mondo:  Berlino, Stoccolma, Basilea, Città del Messico, Pechino, Bombay, New York ecc … complice l’attività virale di internet. Il messaggio è molto chiaro: una feroce critica alla società dei consumi per mezzo della sistematica dissacrazione dei suoi simboli. Il prossimo passo di Max Papeschi? Un featuring con Lady Gaga? No. Un nuovo percorso artistico.

Tempo fa avevo inserito Papeschi tra i vari artisti in un articolo (contenuto in CAM#05: Trash Macht Frei) che esplorava le logiche trash dell’arte contemporanea, ora ho il piacere di scambiarci quattro chiacchiere in occasione di Smile, relax and hate, nuovo capitolo della sua saga artistica: lattanti psicopatici, alle prese con gli orrori del potere. Simboli di un’egemonia dalle logiche spietate, ridicole ed infantili (godetevi la preview in fondo all’articolo).

 

PROSSIMI APPUNTAMENTI:
Gestalt Gallery, Pietrasanta, Lucca, 4 agosto 2012.
Pandora’s Box Gallery, Mexico City, 25 agosto 2012
Galleria Allovi, Sassuolo, 15 settembre 2012.
Marsiglione ArtsGallery, Como, Novembre 2012 

«Papeschi prospetta l’avvento di una nuova era, in cui gli esseri umani siano condannati al patologico nanismo di un’infanzia perpetua. Come ricompensa per la guerra, la stupidità e la devastazione perpetrati nel mondo da un gruppuscolo di adulti, indegni di essere considerati tali».

 

 

Ciao Max. Smile, Relax and Hate: un bel trittico. Spiegaci brevemente il perché di tutto ciò.

Per il titolo della mostra mi sono ispirato al testo della canzone Hatesville di Boyd Rice, dove il tema centrale è appunto l’odio legalizzato e istituzionalizzato, quello che è successo e succede periodicamente in molti paesi del mondo. 

Quindi basta Topolini nazi. Hai deciso di rinnovarti, cosa che può costituire un rischio: quando una cosa funziona bene la gente tende a voler riproporre sempre quello. Quanto questa cosa può ostacolare il lavoro di un artista?

Sì, per il momento basta con le icone pop. In realtà questo nuovo lavoro l’ho cominciato un paio di anni fa, ma appunto il grande successo che ha avuto il lavoro precedente mi ha costretto ad aspettare un po’ di tempo prima di poterlo esporre, credo che sulla lunga distanza sia più rischioso continuare a proporre le stesse cose fino ad annoiare prima te stesso e successivamente il pubblico. È importante che i cambiamenti siano fatti nel momento giusto e con una certa fluidità, ma continuare sulla stessa strada all’infinito credo sia il peggior modo di portare avanti il proprio lavoro.

Partendo dal fatto che a me Topolino è sempre stato sul cazzo, volevo chiederti, ma perché ce l’avevi tanto con lui?

Mai avuto nulla contro Topolino nello specifico, ho usato personaggi molto popolari in quanto simboli di una cultura totalmente massificata e dunque immediatamente riconoscibili in tutto il pianeta. 

Ok, il capitalismo e i simboli dell’Occidente sono stati criticati in tutte le salse dal mondo dell’arte (musica, cinema, letteratura). Però nessuno di questi artisti che sia andato a vivere in Angola.

Anni fa ho conosciuto John Grisham, oltre ad essere un famoso romanziere è stato anche avvocato e politico. A una domanda simile, cioè del perché vivesse negli Stati Uniti malgrado li criticasse continuamente, ha risposto: “Perché è il peggior sistema politico/sociale del mondo, tranne tutti gli altri”.  

Mi sembra giusto. Di questo tuo nuovo percorso mi ha colpito la presenza di così tanti neonati. Forse non tutti lo sanno, ma i neonati sono esseri mostruosi, anche psicanaliticamente parlando. Non a caso nelle tue opere appaiono come simboli di una patologia.

Sono d’accordo, anche se in realtà questo lavoro non parla tanto dei bambini quanto di adulti che continuano a reiterare comportamenti infantili e ancestralmente violenti. 

Già. Ad esempio Pasolini parlava di “anarchia del potere”, un concetto molto semplice ma anche banale: chi comanda fa quel cazzo che vuole. Qual è, secondo te, il compito dell’artista o dell’intellettuale: rendere semplici le cose complicate o rendere complicate le cose semplici per persone che hanno problemi d’autostima?

In teoria dovrebbe essere la prima, anche se effettivamente vedo una predilezione da parte di molti artisti e galleristi verso la seconda, Sarebbe interessante sapere se questi lavori vengano fatti in buonafede, ma se non lo fossero, certamente non verrebbero a dircelo.  

Siccome le tue opere ammiccano ad un certo linguaggio, cosa ne pensi della propaganda? I nazisti erano fortissimi in questo, nel mischiare arte e proselitismo. Erano dei PR molto estetizzanti. Come ti vedresti nel ruolo di art director di regime? E di quale regime?

Non credo che potrei farlo, ho sempre avuto grossi problemi a relazionarmi con l’autorità, questo penso sia uno dei motivi per cui non ho mai sfondato in televisione, dove comunque si è costretti ad avere l’approvazione di direttori di rete o simili prima di prendere qualsiasi decisione.

Ecco, uno come Monti come lo rappresenteresti? E Grillo?
Francamente sono personaggi così piccoli e marginali rispetto agli equilibri mondiali che non mi sono mai posto il problema di rappresentarli.  

Personalmente odio porre domande noiose ed istituzionali, però se vuoi te ne lascio scegliere una di queste tre:
A)    Max, come ha contribuito il web ad accrescere la tua popolarità?
B)    Max, come ci si sente ad essere l’artista italiano di moda del momento?
C)    Max, sono più cagacazzi a New York, a Londra o a Berlino? Anche se io avrei puntato Milano.

Internet è stato decisivo, non riesco a immaginare una carriera così rapida e una diffusione mondiale così veloce senza l’uso del web e dei social network.

Sempre a proposito di luoghi comuni: “ironico, dissacrante, provocatorio”. Dì la verità: questi aggettivi ti hanno dato la nausea.

Sì abbastanza, ma le etichette servono ai giornalisti per descriverti in modo sintetico e attirare l’attenzione del lettore, fa parte del gioco.  

Se ti dico(no) che sei un artista trash ti offendi?
No, del resto viviamo in anni trash, dunque volendoli rappresentare diventa un percorso obbligato in un certo senso.  

Bunga Bunga Republic: situazionismo artistico o cosa? Un po’ come Sara Tommasi, la differenza è che si sfrutta l’acme mediatico attraverso l’arte e non la vagina? A proposito, anche tu vieni dal mondo dello spettacolo e della comunicazione. L’arte è spettacolo, o più comunicazione?

Dopo aver visto l’immagine dell’arte italiana umiliata e ridicolizzata nel padiglione da Sgarbi [Biennale 2011, Padiglione Italia n.d.r], il quale, esponendo opere istallate alla cazzo, nella maggior parte dei casi orribili e frutto esclusivamente di raccomandazioni, sosteneva di rappresentare la situazione attuale. A quel punto ho pensato che sarebbe stato più elegante e riassuntivo posizionare come opera unica, all’interno del padiglione Italia, il video con l’intervista a una delle escort di Berlusconi (Terry De Nicolò), che davvero riassumesse lo zeitgeist italiano in cinque minuti. Non essendo direttore della Biennale ho proposto alla mia galleria Berlino di farlo da loro, e cosi è nato il progetto Bunga Bunga Republic. Per pura coincidenza, il giorno dopo la mostra Berlusconi ha dato le dimissioni.

Wow. Risposta secca, arte contemporanea: viene prima il branding o il marketing? 

Le due cose sono inscindibili a mio avviso.

E il tuo rapporto con il mercato? L’impressione è che le tue opere vadano via come il pane.

Diciamo che tenuto conto che siamo in un periodo di crisi economica mondiale non posso lamentarmi.

A proposito: nella vita fai solo questo? Ovvero smanetti con Photoshop tutto il giorno?

Fare l’artista non è solo fare l’opera e aspettare che il mondo si accorga di te. Tutti inseguono il mito di diventare famosi. In Italia, se hai appena due soldi di famiglia, fare l’artista, l’attore o il musicista sembra scontato. Io, è vero, sono stato fortunato ad avere una notorietà immediata, ma adesso questo è un vero lavoro. Non sono due ore su Photoshop a creare le mie opere, ma c’è tutto un lavoro di preparazione, di ricerca e documentazione  prima della creazione dell’opera. Successivamente per organizzare le mostre c’è un altro lungo lavoro di logistica, promozione, pubbliche relazioni, organizzazione. Ogni giorno passo mezza giornata a rispondere alle mail e alle telefonate, è più noioso di quello che sembra.

Concluderei con un’ultima domande cretina: una cena con Barbara D’Urso, con Giulio Andreotti imboccato da Formigoni o con Andrea Diprè? (attento a come rispondi, qui in redazione abbiamo fatto una scommessa…)

Sicuramente Andreotti se potessi prima somministragli un siero della verità.

Ringrazio Max per l’intervista. Voi, se siete di passaggio, andate a dare un’occhiata a Smile, Relax & Hate.

PROSSIMI APPUNTAMENTI:
Gestalt Gallery, Pietrasanta, Lucca, 4 agosto 2012.
Pandora’s Box Gallery, Mexico City, 25 agosto 2012
Galleria Allovi, Sassuolo, 15 settembre 2012.
Marsiglione ArtsGallery, Como, Novembre 2012

www.maxpapeschi.com

 

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