Neo Edizioni blog

Molte persone mi avevano detto: “quelli della Neo sono dei pazzi”. Ora che ci vedo più chiaro posso dire che non si tratta di una casa editrice convenzionale. Genio o follia? 

ConAltriMezzi ha deciso di intervistare quelli di Neo Edizioni – rappresentata per l’occasione da Angelo Biasella – perché ci sembrano dei pazzi scatenati. Li abbiamo scoperti all’ultima edizione del Salone del Libro di Torino (non è vero: li avevo già adocchiati), allo stand dei Nuovi Editori Indipendenti. Cos’è la Neo Edizioni? Una casa editrice, ovvio. Si legge nel loro sito:

“La Neo propone e si propone testi caustici, sarcastici, turbativi, ironici, concettualmente forti e scomodi, deliranti nel contenuto ma non nella forma, capaci di insinuarsi nell’epidermide della cultura e della società attraverso sguardi inattesi, poco considerati.

I nostri autori non devono aver paura di osare. Questo è il solo punto insindacabile. Per il resto, potete inviarci di tutto: romanzi, raccolte di racconti, saggi, poesie, fumetti. Tutto ciò che, a vostro giudizio, si discosti di una spanna almeno dalla cautela del panorama editoriale italiano”.

Adesso avete capito perché ci stanno simpatici. Quanto segue è un’intervista fiume perché sia io che Angelo Biasella, ad occhio e croce, siamo due logorroici.

Logo Neo Edizioni Nero

 

Mi sembra di intuire che la vostra attitudine e la vostra linea editoriale nascano un po’ come reazione ad un certo modo di fare cultura e letteratura. Cos’è che in particolare non vi piace dell’editoria in Italia?

Fondamentalmente proviamo idiosincrasia verso tutto ciò che è usuale, consueto. Ma non è una reazione a qualcosa, non c’è astio e nessuna voglia di rivalsa: questa è semplicemente la nostra natura. Dell’editoria italiana, invece, non ci piacciono soprattutto le regole dettate, in accordo col governo, dai grandi gruppi editoriali. Non parliamo solo del comparto promozione/distribuzione che, come tutti sanno, è chiuso e ad esclusivo vantaggio di pochi editori; parliamo anche – e soprattutto – di una certa tendenza all’immobilità che inibisce ogni creatività difforme e tende a castrare ogni slancio giudicato fuori dal coro. Com’è per i mezzi d’informazione, così è per l’editoria: tutto votato allo status quo, a mantenere chete le coscienze. (Qui, forse, c’è una punta di astio)

 

Crisi dei lettori. Chi sta ammazzando la letteratura nel nostro paese: le case editrici, gli scrittori o i lettori?

Tutti hanno delle colpe, però hai dimenticato qualcuno. Andiamo per ordine… hanno colpa le grandi case editrici che, pur di fare volume, pubblicano anche stronzate inenarrabili; hanno colpa i piccoli editori che non hanno i mezzi necessari a far conoscere il proprio prodotto al grande pubblico; hanno colpa gli scrittori che stentano ad uscire dai canoni imposti dal mercato; hanno colpa i distributori che sentenziano la spendibilità di un libro senza neanche averlo letto e ha colpa, indubbiamente, quella nuova generazione di librai che non si informa, che non si crea giudizi in materia, che non sa più consigliare e che si limita ad esporre i libri che la Mondadori gli invia senza che nessuno glieli abbia ordinati.

Paradossalmente gli unici che, a nostro parere, non hanno alcuna colpa sono proprio i lettori. Ognuno ha il sacrosanto diritto di leggere quello che vuole. Magari, però, basterebbero un po’ di iniziativa e di curiosità per scoprire che ci sono cose nuove da leggere anche se non portano in calce il marchio di una major.

Lo so, è un quadro apocalittico ma non disperiamo: c’è luce in fondo al tunnel.

 

Tutti sanno che uno dei casini più grossi per le case editrici è fare un lavoro di qualità riuscendo a chiudere i bilanci. È vero che in tempi di crisi si vendono più libri di merda?

Non ne ho idea, sono anni che vedo libri di merda in cima alle classifiche. Non sono una cariatide ma ricordo che almeno nell’ultimo ventennio i primi 5 posti delle classifiche sono sempre stati occupati da libri del cazzo (premi Strega compresi). Se penso che prima di Margaret Mazzantini, Fabio Volo, Moccia e Dan Brown lì sopra c’erano Primo Levi e Jean-Paul Sartre, mi prende una sincope. Per salvarsi e andare sul sicuro, oggigiorno, bisognerebbe attenersi a questa semplice regola: comprare i libri che vanno dal numero 5 al numero 20. È in quell’anfratto che, in genere, fioriscono i vari José Saramago, Jonathan Franzen, Bret Easton Ellis, Philip Roth, Jonathan Safran Foer, Christopher Moore, il nostro Aldo Nove e prelibatezze simili.

 

E voi come tirate a campare? Dite la verità: dietro la Neo Edizioni c’è Bruno Vespa. Che se non sbaglio è pure lui abruzzese e con la sua fabbrica di plastici ha fatto un sacco di soldi.

Dietro la Neo Edizioni c’è solo la Neo Edizioni. Però siamo in cerca di un mecenate illuminato che creda nel nostro progetto. Questo è uno spot serio: astenersi perditempo!

Quel era la domanda? Ah sì, come tiriamo a campare. Qualcuno con un secondo lavoro e qualcuno dilapidando, pian piano, il gruzzolo messo da parte con i lavori precedenti, in anni di indigenza al limite della sopravvivenza. La Neo Edizioni comunque non è un’impresa sterile come potrebbe sembrare. Se la cava piuttosto bene, per essere un’adolescente riottosa.

 

Enzo Ghinazzi ti propone il suo secondo thriller e voi siete presi con l’acqua alla gola, cosa fate? Enzo Ghinazzi, per chi non lo sapesse, è Pupo.

Sono un fan di Pupo. Una volta, a un suo concerto, mi è venuto l’istinto di iniziare a pogare [ero totalmente perso nel ritmo selvaggio di Gelato al cioccolato (e in qualche litro di Nastro Azzurro)]. Poi, però, dopo un paio di spinte buttate lì per testare la temperatura della folla, ho dovuto desistere. Tutti mi guardavano male. La gente per bene sa essere molto cattiva. Comunque sì, glielo pubblicheremmo senza alcuna remora. In fase di editing, chiaramente, aggiungerei più sangue, una gang bang di nani albini, una nonna necrofila ma schizzinosa e qualche altro abominio che mi verrebbe in mente ad uopo.

 

Tornando a parlare di letteratura: cosa significa leggere un libro? Che sensazioni dovrebbe suscitare questa strana pratica da psicopatici? Siamo d’accordo che deve essere un’esperienza insolita e un po’ disturbante?

Senza dubbio. La letteratura secondo noi deve portare ad esperienze stranianti e spiazzanti… che offrano al lettore derive piuttosto che facili approdi.

 

Abbiamo capito cosa vi piace e cosa vi interessa. Ora voglio qualche titolo o autore che rubereste alle altre case editrici. Nomi e cognomi.

Per non scadere in logorrea, te ne dico solo un paio: Airbag di Gianni Solla pubblicato nel 2008 da Ad est dell’equatore.

Michel Houellebecq: tutto anche le cose peggiori e le sue peggiori marchette. Perché? Perché ha influenzato schiere di autori contemporanei e influenzerà ogni scrittore del prossimo secolo. Tutti devono essergli riconoscenti, anche quelli venuti prima di lui.

Giusto così per sapere, che impressioni hai avuto dall’ultimo Salone del Libro di Torino? L’hai respirata a pieni polmoni questa “Primavera Digitale”?

Onestamente no. Se ne fa un gran parlare ma ne parlano soprattutto gli addetti ai lavori. Non ho ancora incontrato un solo lettore che mi abbia confermato quello che i produttori di e-reader non si stancano di ripetere, ossia che il cartaceo è destinato a scomparire, che le potenzialità del digitale sono infinite, che il futuro è alle porte e cose così. Personalmente, ho il Kindle da un anno, ho una ventina di romanzi in memoria e non sono riuscito a finirne nemmeno uno.

 

A questo punto una domanda scontata ma obbligatoria: l’ebook. Come la vedi?

Siamo pronti a convertire tutti i nostri titoli quando il mercato darà segnali positivi in tal senso, ma non sono entusiasta del cambiamento. Un e-reader è tutt’altro che pratico: se cade, si rompe; se ci va l’acqua, si rompe; in spiaggia ci va la sabbia, e si rompe; se finisce la batteria, hai finito di leggere (non si rompe ma ti girano).

 

Qual è il luogo comune che ti dà più sui nervi?

A) Se non fosse per Moccia e Fabio Volo il mercato non reggerebbe.
B) In Italia si scrive molto e si legge poco.
C) Quando c’era lui i treni erano in orario.

Berlusconi è quello che gli italiani si meritano [meritaVAno, si spera ndR].

 

Pubblicate raccolte di racconti, pubblicate esordienti, pubblicate raccolte di racconti di autori esordienti, in più, come se non bastasse, pubblicate poesie. Ma siete scemi?

Ce lo dicono in tanti. In verità, abbiamo poca scelta. Il diktat che ci siamo dati alla nascita prevedeva di pubblicare tutte le cose che ci sarebbero piaciute. Arrivati al quarto anno di vita, non facciamo che dare seguito a quella promessa. Poco importa la forma narrativa delle cose che ci colpiscono. Pubblicheremmo anche il diario personale di un perfetto sconosciuto se, una volta letto, arrivasse a convincerci. L’importante è che l’opera in questione risponda a requisiti che riteniamo importanti. I nostri autori, quanto a contenuti, devono essere poco ortodossi, indelicati. Non devono aver paura di strapazzare il lettore, di sfidarlo. Queste attitudini, in genere, sono riscontrabili più facilmente negli esordienti. Gli autori vanno intercettati prima che si affaccino al mondo editoriale, prima che ne capiscano le regole, prima che ci rimangano imbrigliati.

È da dire, comunque, che non ci riteniamo una casa editrice di nicchia. Le cose che pubblichiamo sono rivolte ad una fetta di mercato potenzialmente molto ampia. Ci saranno mezzo milione di lettori stanchi della solita solfa, o no? Ecco, noi ci rivolgiamo a tutti loro. Il limite è sottile e ci vuole accortezza per scegliere opere adatte allo scopo. Si fa presto a sconfinare nella sperimentazione pura o in un angolo frequentato da gruppi sociali ristretti e autoreferenziali. Il nostro obiettivo è costantemente quello di trovare il giusto mezzo: pubblicare libri che siano inusuali ma adatti a tutti i lettori. E non è un ossimoro. È una cosa fattibile.

 

Domanda lunga e provocatoria. Ok, le case indipendenti sono fighe, fanno un lavoro encomiabile, tra mille difficoltà: sperimentano, osano, scoprono, etc. Ma è anche vero che in Italia c’è questa cosa dell’amore pregiudiziale per le realtà di nicchia, magari anche solo di facciata, e un ostile scetticismo verso il mainstream, almeno da parte di un certo pubblico. Insomma, roba da hipster. Non si dovrebbe anche dire che in Italia le piccole case editrici sono troppe e polverizzate e che ce ne sono molte che pubblicano cose a caso, che non pagano chi ci lavora, che si lanciano nel mercato come dei pericolosi dilettanti allo sbaraglio? Se non si fosse capito il riferimento è al libro Pazzi scatenati di Federico di Vita, magari l’avete letto. Cialtroneria, dilettantismo, egocentrismo, sfruttamento e precariato a go go. È davvero così?

Non penso. Dei libri che ho letto pubblicati da piccoli editori, qualcuno era pessimo e qualcuno davvero notevole. Esattamente nella giusta proporzione che riscontro nei libri pubblicati dai grandi gruppi editoriali. Quindi, il discorso sulla scarsa professionalità dei piccoli editori, secondo me, non regge o quantomeno si dovrebbe dire lo stesso delle case editrici più grandi. Quanto alla presunta avversione verso il mainstream, ti dico subito che noi non abbiamo niente in contrario. Abbiamo una collana (DRY) in cui inseriamo i romanzi che riteniamo di piacevole lettura. Romanzi ariosi e piuttosto classici quanto a struttura narrativa. Chiaro che devono essere “particolari” e che non pubblicheremmo mai Va’ dove ti porta il cuore… ma c’è un ampio spettro di possibilità tra merdate del genere e una pubblicazione che debba, per forza di cose, dirsi “di nicchia”.

 

L’Italia come sta messa a bibliodiversità?

Posso darti il mio parere in merito: la bibliodiversità esiste solo a livello saggistico. Se parliamo, invece, di narrativa italiana, ho più di una perplessità. Come dicevo prima, mercato e grandi gruppi editoriali tendono ad appiattire l’offerta e ad andare sul sicuro. Basta vedere il proliferare delle saghe sui vampiri, per capire come vanno le cose qui da noi.

 

Prossimo scenario futuro: un casino di piccole case editrici moriranno. Rimarranno in piedi, oltre ai grandi gruppi, solo quelle che hanno le spalle più larghe e più professionalità. Sarà così? C’è da esserne felici?

Eheheh… lo chiedi alla persona sbagliata. Facile che, tra un paio di anni, la Neo vada ad infoltire le file dei caduti in battaglia [cazzo spero proprio di no! ndR]. Comunque sia, è probabile che molti piccoli editori dovranno chiudere bottega. La speranza è di continuare a lavorare bene per non essere tra quelli. È un po’ come la vita di tutti i giorni. Si combatte. Si gioisce per le piccole soddisfazioni. E si impreca al cielo per i fallimenti o per i torti subiti.

Alla fine, funziona come per ogni ufficio di un qualunque apparato burocratico: per sopravvivere e giustificare la propria esistenza, bisogna rendersi indispensabili.

 

Domanda scontata ma obbligatoria: l’ebook. Come la vedi?

Questa cosa di ripetersi si chiama “senilità” oppure semplicemente “Alzheimer”. Comunque, fossi in te starei attento. Dicono che sia irreversibile.

 

Domanda scontata ma obbligatoria: l’ebook. Come la ve…
Pardon. A
l giorno d’oggi i classici sono diventati elementi d’arredo, buoni solamente per decorare la casa. Ecco: mettiamo che devi arredare un salotto. Che libri useresti?

Nella mia biblioteca ho un reparto dedicato ai classici (che sono i miei classici e non quelli che dicono gli accademici). Tra questi, per motivi di spazio, ne citerò solo ventiquattro. Perché ventiquattro? Non lo so. Perché così mi dice la testa. E poi mi hai chiesto un’intervista fiume, allora ecco che arriva l’acqua:

La nausea e Il muro di Jean-Paul Sartre, American Psycho e Glamorama di Bret Easton Ellis, La versione di Barney di Mordecai Richler, Storie di una vita sepolta di Charles Bukowski, Cecità di José Saramago, Trilogia della città di K. di Agota Kristof, Correndo con le forbici in mano di Augusten Burroughs, Libri e cazzotti di Tullio Pironti, Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline, Diario I – 1931-1934 di Anaïs Nin, Lettere a nessuno di Antonio Moresco, Non abitiamo più qui di Andre Dubus, 1984 di George Orwell (devo assolutamente rileggerlo), Superwoobinda di Aldo Nove, Palace of the end di Judith Thompson, Brevi interviste con uomini schifosi di David Foster Wallace, Le particelle elementari, Piattaforma e Estensione del dominio della lotta di Michel Houellebecq, Il vangelo secondo Biff di Christopher Moore, Se questo è un uomo di Primo Levi, Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer.

Certo, con questi non ci riempi una libreria ma almeno fai un ripiano come si deve.

P.S: I sette tomi della Recherche sono di sicuro impatto visivo ma, onestamente, al giorno d’oggi non servono più a un cazzo.

 

Domanda secca, protocollare e finale: progetti futuri, prossimi titoli, novità di Neo Edizioni? La bio di Sara Tommasi?

Abbiamo in cantiere molte novità. Circa una decina. Ad ottobre usciamo con Quattro soli a motore, romanzo di formazione a tinte noir di Nicola Pezzoli. A novembre, invece, siamo già pronti con un libro tradotto dal francese. Il titolo è L’uomo che viaggiava con la peste, l’autore Vincent Devannes, la traduttrice Camilla Diez. Nei primi mesi del 2013 usciamo con un saggio sulla vita laica scritto per noi da Roberto Anzellotti, un altro romanzo francese intitolato Le sel e pubblicato in Francia da Gallimard, una raccolta di racconti del nostro collaudatissimo Paolo Zardi e il romanzo d’esordio di Alan Poloni intitolato Dio se la caverà. Nel frattempo, lavoriamo ad altri progetti ma non abbiamo ancora fissato il calendario uscite.

Quanto a Sara Tommasi, ho visto la sua ultima “fatica” cinematografica. Ebbene, mi eccita di più una come la Camusso. E ho detto tutto.

 

Ringrazio Angelo per aver condiviso con noi quest’ultimo cammeo erotico. Se anche voi ora vi state figurando immagini censurabili della Camusso, allora dovete andare a farvi un giro sul sito della Neo, perché ci troverete sicuramente qualcosa di interessante.

Ve lo meritate.

 

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Neo Edizioni-Salone del Libro di Torino

 

Libri con il Neo:

3 commenti a “ Intervista – fiume – a Neo Edizioni ”

  1. Carmela

    Carmela

    Seguo tutte quelle che riesco a trovare e trovo che le interviste risultano sempre di maggior spessore sia per le domande che per le risposte, è un piacere stimolante leggerle, complimenti!!Auguri per le prossime uscite e per la chiarezza del nutrito piano editoriale a breve termine.

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