di Prisca Turazzi.

PREFAZIONE

Oh, sei già arrivato?

Scusami, mi ero distratto un attimo. Stavo pensando a un’altra storia che mi tocca raccontare; un pasticcio di inquietudine fantastica. Niente di cui ti debba preoccupare al momento. Sei qui per una storia del tutto diversa, no? Bene, direi di cominciare quanto prima.

Eppure, voglio rubarti solo un minuto per presentarmi. Non è poi così frequente che possa parlare con un lettore, è un privilegio che solo pochissimi autori concedono. Credi a me: quando il vostro Dio distribuiva l’egocentrismo, gli autori erano in prima fila. Non tutti quelli come me sono così fortunati da trovarne abbastanza comprensivi da lasciarci un po’ di spazio. Molti di loro ignorano totalmente la nostra esistenza, ma non sono cattivi; non ci conoscono abbastanza.

Oh, sto divagando.

Mi chiamo Narratore Eterodiegetico, ma puoi chiamarmi Esterno. Come dicevo, molti autori ci ignorano, non sanno come prendersi cura di noi e credono che il merito della riuscita o anche solo della stesura di un racconto o romanzo sia solo loro. Poveri sciocchi. Ti assicuro che, come dite voi, tutto torna indietro. Ne parlavo giusto l’altro giorno con l’autore che sta battendo al computer que-sto mio umile intervento. Perché? Perché non riconoscere il ruolo fondamentale che noi Narratori abbiamo nella scrittura creativa?

Oh, forse vale ancora la faccenda dell’egocentrismo.

Ingressi VIP a tutti gli autori per quella famosa distribuzione, credi a me.

Bene, approfitto di questo spazio per fare da ambasciatore a tutti i Narratori e ribadire che non siamo semplici schiavi. I risultati dei nostri scioperi e sabotaggi sono documentati come i peggiori romanzi degli ultimi anni e stiamo davvero facendo un bel lavoro, visto come le industrie e le asso-ciazioni che sfruttano la narrativa stanno capitombolando.

Oh, lasciami gongolare un po’.

In realtà, non siamo gli unici a tirare le fila di questa rappresaglia, io sono stato nominato solo per rappresentare i Narratori. Qualcuno aveva votato Coinvolto: abbiamo dovuto truccare le elezioni, altrimenti ti saresti dovuto sorbire il saggio psicologico “Sulla libertà e volontà di parola – La digni-tà dei Narratori” invece di una semplice prefazione. Mi raccomando, te l’ho detto in confidenza: se lo venisse a sapere Interno, gli basterebbe poco per sguinzagliare i personaggi alla mia ricerca. Lui e Coinvolto sono… come dite voi, culo e camicia. Onnisciente, però, mi ha assicurato che mi posso fidare di te. Come puoi immaginare, Distaccato non ne voleva sapere.

Oh, lo so: volevi solo leggere un racconto.

Vedrai, però, che dopo aver letto queste mie parole, considererai in modo diverso la storia che stai per goderti. Ora, infatti, sai che non è l’autore a suggerirti le cose nella testolina, perché quello è compito mio e degli altri Narratori. L’autore è solo un mio assistente e se batte male producendo, per esempio, errori grammaticali… ecco, quella è colpa sua. L’autore è disponibile, ma rimane un umano come te e purtroppo tende a fare pasticci – anche troppi, siamo figure pazienti per sua fortu-na. Perciò, quando il tuo pensiero traduce i simboli di questo elegante alfabeto in formule compiute, in realtà non fa altro che ripetere quello che io dico. Per questo, siamo così importanti: siamo l’ago della bilancia, perché una bella storia senza di noi diventa un disastro.

D’accordo, caro lettore.

Sono pronto, mi schiarisco solo la voce e cominciamo. Ti ringrazio per il minuto e tieni a mente tutto quanto. Noi possiamo fare i sabotaggi, ma solo i lettori hanno il potere di salvare la narrativa. Sii saggio, d’ora in poi, e cosciente dei tanti e meravigliosi elementi di cui un’opera è costituita; biasima chi non ci rispetta. Non chiediamo altro, è nostro diritto salvaguardare il benessere e la qua-lità di ciò per cui esistiamo.

No?

 

IO, NARRATORE

«Bene.»

L’Autore segna la scelta del Narratore. Distaccato è il primo a raggiungere la porta della camera in cui sono stati tutti richiamati. Gli scartati escono. Esterno si siede a fianco dell’Autore, si sporge verso il block notes nuovo e accenna un sorriso. Il Protagonista sbuffa e sbatte il piede a terra, prima di avvicinarsi alla scrivania e poggiare le mani sul piano di legno lucido.

«Posso sapere, di grazia, chi devo interpretare?» sbotta. La voce scivola da una tonalità femminile a una maschile. Sul capo si alternano vari lineamenti, finché il corpo non viene risucchiato in quello di un coniglietto dalla pelliccia nocciola. Saltella sulla scrivania. «Non è divertente, ti dico.»

«Per me lo è» replica l’Autore, mentre appoggia i gomiti sul piano e il mento sulle dita intrecciate. Segue con lo sguardo i saltelli del coniglietto. Nella stanza, vari personaggi cercano di trattenere le risate premendo le mani sulla bocca. Il Protagonista smette di saltare e lancia un’occhiata di sdegno agli altri.

I Punti di vista friniscono, svolazzano fino alla scrivania e atterrano tracciando spirali. Terza Per-sona Limitata con Penetrazione Assente scivola sul dorso e scalcia, disperato. Contemporaneità si sporge, lo afferra piano per le ali e lo aiuta a rimettersi in piedi. L’obiettivo di T.P.L.P. Assente si rivolge all’Autore, trema un poco. Prima Persona sospira e il riflesso del suo obiettivo nero si re-stringe con un sibilo.

«T.P.L.P. Assente voleva chiederti di poter prendere il ruolo di Punto di vista per questo racconto che devi scrivere» riferisce, la voce stridula s’incrina di astio.

«No!» esclama subito il Protagonista e batte la zampa sinistra, irrigidendosi.

«E voi sareste d’accordo?» L’Autore alza un sopracciglio.

I Punti di vista abbassano l’obiettivo e si lanciano occhiate di sfuggita. Il coniglietto guarda loro e l’Autore, battendo sempre più ritmicamente la zampa sinistra. T.P.L.P. Assente ha cominciato a tremare tanto da stare appena in equilibrio.

«Avanti» li esorta l’Autore, «ditemi che sta succedendo o vi licenzio tutti».

«Non dirai sul serio, spero!» Il Protagonista si tira le lunghe orecchie. «Non voglio restare un co-niglietto per il resto dell’eternità! Tutto ciò è poco professionale.» Si volta verso gli altri potenziali personaggi. «Avete una cicca? Mi stanno per saltare i nervi per l’ansia.»

Contemporaneità, seduta alla destra dell’Autore, si schiarisce la gola. «Signore, penso che ci sia un po’ di confusione in questa stanza. Sbaglio o manca qualcuno?»

«Non ricordarmelo» sospira l’Autore, si passa le mani sul volto. Appoggia le spalle allo schienale della sedia. Esterno si guarda attorno con la fronte aggrottata.

«Una cicca, ragazzi. Non sto chiedendo il mondo» insiste il coniglietto.

«Dov’è Fantasia?» domanda ancora Contemporaneità, continua a fissare un punto indefinito da-vanti a sé.

I Punti di vista aumentano la risoluzione dell’obiettivo. T.P.L.P. Profonda si protende verso l’Autore. L’Autore lo fissa, gli avvicina la mano con il medio raccolto dal pollice e lo colpisce. T.P.L.P. Profonda viene scagliato in aria, piroetta e sbatte le ali in modo furioso. Si scuote, produ-cendo una pernacchia digitale. L’Autore socchiude le palpebre, il volto dipinto in un’espressione di rimprovero.

«Ohi, voyeur alati. Avete una cicca?» tenta ancora il Protagonista.

«Stai facendo qualcosa che non ha senso» sbotta Contemporaneità, fredda.

«Qui non si fuma, Protagonista.» L’Autore rivolge un sorriso tirato a Contemporaneità. «Sei il co-ronamento dell’ovvietà.»

«Allora, scritturi T.P.L.P. Assente o no?» replica Prima Persona e frinisce greve. T.P.L.P. Assente crolla sul piano della scrivania e comincia a gemere. Gli altri Punti di vista sbuffano e si levano in volo disegnando spirali nell’aria.

«Dov’è la stronza?» chiede il Protagonista e si alza sulle zampe posteriori per scorgere tra i vari personaggi e strumenti narrativi che affollano la stanza. In Medias Res avanza fino alla scrivania.

«Domani, altrimenti farà una brutta fine» dice, la voce profonda. Il velo nero in cui è avvolto tre-ma mentre i Punti di vista gli volano attorno. L’Autore lo fissa, guarda T.P.L.P. Assente, torna su In Medias Res.

L’Autore riporta le braccia sulla scrivania e si sporge in avanti. «Lo sai che ti adoro, tutti ti adora-no. Almeno in via informale, potresti riprendere dall’inizio?»

In Medias Res ringhia fra sé. Le altre entità alle sue spalle si lasciano sfuggire un coro di sospiri di sopportazione. Contemporaneità continua a fissare la stanza, rigida sulla sedia, ma si concede un sorriso. I Punti di vista friniscono insieme.

Degli echi cominciano a distinguersi, aumentando d’intensità. «Siete degli incapaci» tuona una voce. «Non riuscireste a intimidire una scrittrice di fanfiction.» L’eco si disperde tra i bisbigli di al-cuni personaggi di fondo. T.P.L.P. Assente geme più forte. Il Protagonista solleva gli occhi al soffit-to, scuote le vibrisse.

«Devo ammettere che ti aspettavo, Colpo di scena» lo schernisce l’Autore, alzando lo sguardo. In Medias Res china il capo e indietreggia.

L’eco torna. «Abbiamo rapito Fantasia, la tiene Buco Narrativo.»

«Denuncio!» decanta subito Buco Narrativo. Il pozzo in mezzo alla camera, oltre le prime tre file di personaggi secondari, gorgoglia.

«Accol…» L’Autore si trattiene, storce le labbra in una smorfia. Prende la penna tra il pollice e l’indice e la picchietta sul block notes. I Punti di vista tornano sulla scrivania e puntano gli obiettivi sull’Autore. Esterno si risistema sulla sedia facendola cigolare e socchiude le palpebre rivolto ai Punti di vista. «Cosa voleva dire In Medias Res?»

«Vogliamo trattare un accordo.» La voce di Colpo di scena rimbomba, seria.

«Buco, hai una cicca?» tenta ancora una volta il Protagonista e si contorce per grattarsi dietro l’orecchio destro. «Maledizione, lo stress mi sta facendo perdere i peli.»

«Denuncio!»

«Per cosa?» replica il coniglietto.

«Accolta» dice l’Autore. Il Protagonista rivolge a lui lo sguardo. «Non si fuma qui dentro, te l’ho già detto.»

Il coniglietto scopre gli incisivi. Contemporaineità schiocca più volte la punta della lingua contro i denti scuotendo appena la testa e il coniglietto desiste. L’Autore torna a rivolgersi al soffitto. «Quali sono le condizioni?»

La folla si riscuote. Emerge Antagonista, che si pone al fianco di In Medias Res. «Devi usare T.P.L.P. Assente. Hai tempo fino a domani per scrivere il racconto a queste condizioni» risponde, risoluto. In Medias Res annuisce con lentezza. «Altrimenti Fantasia farà una brutta fine.»

«Tutto qui?» domanda l’Autore alzando il sopracciglio. L’Antagonista arruffa il pelo sulla schiena e irrigidisce la mascella. Tra la folla di personaggi e strumenti narrativi è sceso il silenzio.

«Tutto qui?» ripete il Protagonista e sgrana gli occhi. «Non ti rendi conto che così vengo declassa-to? T.P.L.P. Assente non è obbligato a seguirmi, il mio ruolo ne risentirebbe!» Saltella, sempre più nervoso. L’Autore lo segue con lo sguardo, mentre il coniglietto attraversa a balzi la scrivania per porsi fra i suoi avambracci. «Sarebbe la mia fine!»

«Immagino che a te non dispiaccia affatto, Antagonista» dice l’Autore. Antagonista sposta il peso da un piede all’altro, sogghignando. Tra la folla si risveglia un moto di concitazione.

«Anche noi siamo stufi di Protagonista» replica il Mentore e sbatte il piede del bastone da passeg-gio contro il pavimento. «È un despota!» L’Autore allunga il collo per distinguere il Mentore, rima-sto in fondo alla sala.

«Tu quoque, magister!» esclama il Protagonista saltellando, furioso. L’Autore alza una mano, la porta sul coniglietto e lo afferra per poi bloccarlo contro il piano della scrivania. Il Protagonista squittisce, si divincola nel tentativo di mordere le dita dell’Autore. Le spalle di In Medias Res tre-mano un poco, una silenziosa risata. I Punti di vista friniscono, eccitati. La folla si acquieta, in atte-sa. T.P.L.P. Assente torna a sollevare l’obiettivo, singhiozza.

L’Autore sposta lo sguardo dall’uno all’altro, le labbra serrate.

Cala il silenzio.

L’Autore afferra il coniglietto per la collottola e lo solleva. Il Protagonista geme, si raggomitola e s’immobilizza. Un gorgoglio sfugge a Buco Narrativo, per la tensione.

L’Autore solleva lo sguardo al soffitto. «Condizioni accettate.»

La folla si rianima in un boato di giubilo. Il gruppo delle Comparse dà il via a un applauso genera-le. Antagonista si esibisce in una sonora risata da Evil Overlord, scagliando i pugni in aria. In Me-dias Res scuote di nuovo le spalle. Il Mentore batte il bastone, con entusiasmo. I Personaggi Princi-pali si abbracciano e cominciano a piangere per l’emozione. I Guardiani si fanno spazio tra gli altri per pogare, seguendo la melodia concitata di Ritmo Narrativo. I Punti di vista disegnano spirali e capriole sulla folla. T.P.L.P Assente collassa sul tavolo.

L’Autore lascia la presa. Il coniglietto si divincola e scivola oltre il bordo della scrivania. Il Prota-gonista si rialza nel suo aspetto originario.

«Non finisce qui, Autore» minaccia. Il volto paonazzo, le braccia tremanti, i pugni serrati.

«Ti sei messo a rubare le battute di Antagonista, per caso?» lo schernisce l’Autore, l’espressione neutra. Contemporaneità si concede un altro sorriso.

Il Protagonista sibila e marcia fino alla porta; esce sbattendosela alle spalle. L’Autore si alza, batte le mani. La folla di personaggi e strumenti narrativi torna subito ad acquietarsi. L’Autore avanza la mano destra con il palmo rivolto al soffitto e piega le dita due volte verso sé. Buco Narrativo gor-goglia forte, la carrucola prende a ruotare cigolando.

«Come promesso, Autore.» La voce di Colpo di scena rimbomba, tetra.

Dal bordo del pozzo emergono le braccia di Fantasia, che si aggrappa alla roccia lamentandosi. «È inaudito, inaudito! Manco fosse stata un’idea originale! Insomma, se dovete rapirmi almeno fatelo con maggiore stima del mio ruolo!»

L’Autore sogghigna. Antagonista e un Guardiano si avvicinano e la afferrano per le braccia.

«Via, maledetti» li scaccia Fantasia. Si solleva sulle braccia, appoggia il fianco sinistro contro la roccia. Saltella per sedersi sul bordo e vi lancia oltre le gambe in una giravolta. Fantasia perde l’equilibrio, caracolla a terra con un’esclamazione. Molti personaggi sulla sinistra si portano la ma-no sugli occhi.

«Sto bene, sto bene» ansima, prona sul pavimento, e si abbassa subito la gonna. Le ali membrano-se sfarfallano.

L’Autore batte di nuovo le mani. «Perché non andate a bere un bicchiere per festeggiare?» propo-ne.

La folla rumoreggia e si sposta verso la porta. I Guardiani accennano a pogare ancora, ma escono insieme a tutti gli altri. Buco Narrativo saltella in coda provocando uno sciabordio di sottofondo. Un rombo sommesso si allontana con Colpo di scena. T.P.L.P. Leggera vola fino alla scrivania, di-retto verso T.P.L.P. Assente.

«Non preoccuparti, ci penso io» lo rassicura l’Autore. T.P.L.P Leggera frinisce e vira a destra. Ol-trepassa la soglia un attimo prima che il battente si chiuda.

Fantasia si rialza e spazza il grembiule con le mani, accigliata. Un’ombra si scosta dalla parete di fondo e avanza.

«Grazie per la soffiata.» L’Autore sogghigna. Fantasia si volta, mentre l’ombra si ferma al suo fianco.

«Faccio solo ciò per cui esisto» replica Onnisciente.

«Allora, ci vediamo lunedì pomeriggio per le lezioni sul tuo utilizzo» dice l’Autore. T.P.L.P. As-sente sobbalza e comincia a scalciare per rimettersi in piedi. Contemporaneità lo aiuta di nuovo.

«Te ne dimenticherai» dice Onnisciente. Fantasia si porta le mani alle reni e si stiracchia. «Ci ve-dremo martedì pomeriggio.»

«Lo sai che è inutile dirmelo» sbotta l’Autore. Sfila un fascio di carte già stampate da sotto il block notes e lo passa a Esterno.

«Faccio solo ciò per cui esisto.»

Fantasia fissa Onnisciente per qualche istante, scuote la testa e si avvicina alla scrivania. «Imma-gino quanto ti divertirai alle sue lezioni» mormora all’Autore, sarcastica.

«Riuscirai a scrivere il racconto entro domani?» domanda Contemporaneità, corrugando la fronte. T.P.L.P. saltella sulla scrivania davanti a lei e frinisce.

«L’ha già fatto, lo sta concludendo ora» sbotta Onnisciente. Fantasia e l’Autore socchiudono le palpebre nel rivolgergli un’occhiata.

Contemporaneità fissa il vuoto, con espressione confusa; quindi la fronte si distende e lei mormo-ra: «Ah».

«Chissà perché ti detestano tutti…» sbotta Fantasia, ironica.

«Faccio solo ciò per cui esisto» ripete ancora Onnisciente. Si inchina e raggiunge la porta, passan-dovi attraverso.

L’Autore si siede, prende dal blocco di fogli quello in cima e afferra la penna. Scorre le ultime ri-ghe del racconto e si china in avanti per aggiungervi la sua battuta di chiusura.

«Bene.»

 

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