Italian revolution

di Emanuele Caon.

Si chiama Italian Revolution – democrazia reale ora, ed è un movimento sorto sull’onda delle proteste degli indignados di Spagna. In Italia il tutto è nato dagli studenti spagnoli in Erasmus, che sono scesi nelle piazze italiane per dimostrare solidarietà al movimento del 15-M spagnolo (prende il nome dal 15 maggio) e che ha portato all’occupazione di molte piazze spagnole. Parte della popolazione italiana non ha tardato a prendere in mano la situazione e dal 20 maggio anche nelle città italiane sono nate assemblee pubbliche per discutere dei vari problemi del paese. Il mezzo di comunicazione prediletto è internet e in particolare i social network, con i quali il movimento si organizza, si dà gli appuntamenti e tenta di coinvolgere il maggior numero di persone possibili. L’obiettivo è uno: il cambiamento. Anzi la rivoluzione, una parola strana, che si ha quasi paura ad usarla, ma che per quelli di Italian Revolution rappresenta qualcosa di concreto, di reale, da raggiungere con fantasia, energia ma soprattutto in maniera pacifica. L’appuntamento principale della giornata è l’assemblea delle 20:00, alla quale partecipano studenti delle scuole superiori, universitari, pensionati, precari, immigrati e cittadini comuni. Tutti possono parlare, dire la loro, l’importante è farlo come liberi cittadini e non da esponenti di partiti, sindacati o altre organizzazioni. La protagonista dei dibattiti spesso è la politica, però non quella di palazzo o dei colori e delle fazioni, ma quella della gente comune, attiva e che partecipa in prima persona. Stupefacente è il modo in cui si tengono le assemblee,  una maniera così sobria che abituati come siamo ai dibattiti da salotto televisivo si fa fatica a crederla reale. I ragazzi di Italian Revolution per comunicare assenso o dissenso non ricorrono agli applausi o alle urla, ma lo fanno per alzata di mano, parlando uno alla volta, rispettando ognuno il proprio turno, senza litigare e senza aizzare la folla. Sembra che vogliano dire a tutti gli italiani in cerca di democrazia che è arrivato il momento di spegnere la televisione e di scendere in piazza.

Prendiamo come esempio una città: Bologna. In piazza del Nettuno ogni sera, ormai dal 20 maggio, si radunano per l’assemblea delle 20:00 dalle 200 alle 300 persone e a volte i partecipanti sono arrivati ad essere quasi 700. Prima di iniziare l’assemblea si fa sempre un resoconto delle principali notizie del mondo, poi  discutono le situazioni problematiche che si vivono in Italia e qualche volta  votano. Questo perché il movimento punta ad andare oltre le parole, si pone l’obiettivo di stendere una manifesto, che una volta confrontato e integrato con quelli delle altre città italiane prenda la forma di un documento nazionale.La volontà di Italian Revolution è quella di avanzare delle proposte concrete per il cambiamento del paese e di avere delle linee giuda da seguire nelle loro rivendicazioni. Per farlo, sanno che dovranno riuscire a creare un movimento nazionale che coinvolga  larga parte della popolazione, per provare poi a lanciare dei grossi eventi in tutto il paese. Inoltre si tengono in collegamento, attraverso Skype, con le piazze spagnole e guardano a movimenti analoghi che sono sorti ormai in tutta Europa. Infatti si sente anche parlare di European Revolution. Per ora il fenomeno, in Italia, resta ancora qualcosa di sommerso, infatti non si sta ancora assistendo ad un’invasione di piazza così massiccia come sta avvenendo in Spagna. Le cause potrebbero essere molteplici. Forse la situazione economica e sociale italiana  non è ancora grave come quella spagnola, tuttavia quello che è certo è che i principali mezzi di comunicazione, dalla televisione alla stampa, finora non hanno dato spazio alle iniziative di Italian Revolution. E nei confronti degli organi di informazione la rabbia c’è e si fa sentire, in particolare proprio verso quei giornali da cui ci si aspettava un po’ di sostegno. In ogni caso i ragazzi scesi in piazza non si sono ancora arresi, continuano ad aggiornarsi e a darsi appuntamenti con internet, tappezzano la città di volantini e tentano di coinvolgere artisti. In piazza si è tenuta una mostra fotografica, qualcuno suona, inoltre si parla anche di letteratura, di arte, di  musica. Questo perché è un buon modo per coinvolgere la cittadinanza e perché c’è la consapevolezza che per avanzare verso il cambiamento sociale è necessario camminare appoggiandosi alla cultura. E la città sembra rispondere bene, le persone che passano si fermano per parlare, per complimentarsi e per comunicare il proprio sostegno. Significative infatti sono state le donazioni spontanee di materassi, di un kit di pronto soccorso da parte di una signora, di frutta da parte di un fruttivendolo, così come la colazione portata da alcuni volenterosi.

Tuttavia, dopo tanti giorni di iniziative, di assemblee e di notti passate a dormire in piazza, a Bologna, ma anche nelle altre città italiane, non si sta assistendo a grandi partecipazioni di massa da parte dei cittadini. Avanti di questo passo il rischio è che il movimento si esaurisca per mancanza di energia, perché, al contrario di quanto avviene in altre realtà, non ci sono i grandi nomi ad attirare le folle. Il movimento infatti non è promosso da personaggi o da leader. Non sono in molti a tenere in piedi la struttura organizzativa, perciò la stanchezza inizia a farsi sentire. Così i ragazzi del movimento non fanno altro che sperare che altre persone si affianchino a loro in maniera più attiva, perché alla base dell’assemblea delle 20:00 e di tutte le altre iniziative c’è un grande lavoro, che nessuno vuole tenere per sé. Non c’è alcuna volontà di spiccare sugli altri, di diventare delle guide ma solamente quella che il movimento sia di tutti e per tutti.
Di fronte ad una partecipazione altalenante, quelli di Italian Revolution mi ricordano che a Bologna, il 6 maggio scorso, avevano provato a lanciare delle iniziative simili. Quel giorno era stato indetto, da parte della CGIL, lo sciopero generale. L’idea di una semplice manifestazione di quattro ore non entusiasmava più di tanto, bisognava invece occupare la piazza e non lasciarla più. Purtroppo l’iniziativa non ha avuto seguito. La seconda notte di occupazione si erano ritrovati in quattro, lasciandosi con l’idea che avrebbero aspettato un momento migliore per rilanciare qualche evento simile. E infatti il 20 maggio il momento sembrava arrivato e le adesioni sono state molto più numerose, anche se non ancora sufficienti per creare un movimento con la forza di pretendere i veri cambiamenti di cui l’Italia ha bisogno.
Italian Revolution è una realtà ancora giovane, la cui mobilitazione intende raccogliere i frutti in un prossimo, e si augura vicino, futuro. Dopotutto, mi dicono, la rivoluzione non la si fa in un sol colpo, ma serve un lungo percorso e soprattutto servono condizioni esterne favorevoli.
Per ora i ragazzi del movimento continuano la loro strada verso la stesura di un manifesto nazionale, tappa fondamentale per qualsiasi azione successiva. Non si sa mai che nel frattempo succeda qualcosa di significativo che provochi una discesa in piazza degli italiani, magari con la collaborazione della stampa finalmente disponibile nel dare il giusto spazio a Italian Revolution, in seguito al referendum. Oppure ci si augura che gli italiani siano in grado di convertire l’indignazione per tutto quello che sta succedendo ed il senso di frustrante impotenza nei confronti di uno Stato assente o lontano dai problemi reali in un’iniziativa che possa cogliere in tempo questa opportunità di democrazia reale.

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