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Il 19 del 6 del 1999, alle ore 16, Stephen King fu investito da un furgoncino guidato da un autista che, con questo, era arrivato a provocare 13 incidenti. 15 mesi dopo (5 più 1 fa 6), l’investitore fu trovato morto in casa sua. Era il 21 settembre (ancora il 3), giorno del compleanno di King. Solo coincidenze?.

Non era una notte buia e tempestosa, erano le quattro del pomeriggio di un caldo giorno di giugno del 1999 quando Stephen King, camminando sul ciglio della strada, venne travolto in pieno da un furgone minivan Dodge blu.

Lo scrittore, che in quegli anni veniva rivalutato dalla critica, era uscito per la consueta camminata di 6 kilometri lungo la Route 5, nel Maine. L’autista, Bryan Smith, a quanto pare non era ubriaco, ma aveva precedenti in circa dodici incidenti stradali. Al processo disse di essere stato distratto dal suo cane Bullet. King, maestro del racconto dell’orrore, in quel momento deve aver provato sulla sua pelle che cos’è, l’orrore, assieme alla paura.

Le sue condizioni infatti si rivelarono da subito abbastanza gravi: polmone destro perforato, gamba destra fratturata in nove punti, anca destra fratturata, colonna vertebrale lesa in otto punti, quattro costole spezzate, lacerazione del cuoio capelluto. Per sua fortuna non subì nessun trauma cranico e dopo tre settimane era fuori dall’ospedale. La convalescenza però fu molto lunga, comprendendo sette interventi chirurgici, e lo costrinse a rinunciare all’autodisciplina che lo portava solitamente a scrivere 2500 parole al giorno, nonché a rimandare i suoi progetti letterari come il romanzo Buick 8 e il saggio On Writing.

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Inizialmente King accettò le scuse dell’investitore, ma poi pensò ai dodici precedenti: in tutto sono 13 incidenti, forse era ora di interrompere la serie. Decise quindi di denunciare Smith, il quale si fece sei mesi di carcere e subì il ritiro della patente. Lo scrittore poi acquista per 1600 dollari (i numeri 6 e 9 ricorrono spesso in questo aneddoto) il minivan dell’investitore, con la prospettiva di sfasciarlo con le sue mani non appena si sarà ripreso.

Nell’ultimo episodio della saga de La torre nera, uscito nel 2004, King “scherza” sull’accaduto: nel romanzo infatti i protagonisti a un certo punto si trovano bloccati perché il loro autore e creatore, Stephen King, è morto in un incidente stradale. Devono quindi arrivare nella sua dimensione e salvargli la vita, in modo che possa continuare la storia. Con questa scusa King esegue una sorta di elaborazione letteraria del “lutto” immaginandosi Bryan Smith alle prese coi suoi cani che non guarda la strada e sbanda di qua e di là.

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Il raccontino Passaggio per il nulla, pubblicato come e-book, in originale si chiama Riding the Bullet. In inglese Bullet significa proiettile, ma è anche il nome del cane che distrasse l’investitore di King. L’aneddoto in realtà ha un’appendice più macabra: poco più di un anno dopo l’incidente infatti Bryan Smith fu trovato morto in casa sua. Il decesso venne attribuito a un’overdose di Fentanyl, farmaco contro il mal di schiena.

La cosa curiosa è che Smith è morto il 21 settembre, giorno del compleanno di King, che in un’intervista disse:

Sono molto dispiaciuto per la scomparsa di Bryan Smith. La morte di un uomo di 43 anni può essere definita solamente prematura”.

In una successiva intervista King faceva notare che Smith, oltre ad essere morto il giorno del suo compleanno, si chiamava come il suo secondo nome.

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