La Biblioteca di Gould Book Review

Immaginatevi una biblioteca che raccoglie i libri più particolari del mondo, da quelli che uccidono a quelli che evaporano. Immaginatevi resurrezioni di massa e altri fatti strani che sono destinati a cambiare la nostra vita quotidiana. Ed ora immaginatevi un collezionista raffinato, colto e geniale che ha viaggiato in numerose città straordinarie, da quella in cui domina il silenzio a quella divisa in due da uno specchio, il quale tiene conferenze sull’oblio e si diletta con mirabolanti invenzioni.

La biblioteca di Gould. Una collezione molto particolare (L’Orma editore) è una raccolta di storie inusuali che l’autore belga, Bernard Quiriny, ha voluto dividere in tre categorie: Una collezione molto particolare riguarda la fantomatica biblioteca di Gould, Dieci città descrive appunto 10 città fuori dall’ordinario, mentre la terza, La nostra epoca, raccoglie storie bizzarre che hanno ripercussioni sui nostri costumi, sulla vita quotidiana e sulla società. Giusto qualche esempio: inspiegabili resurrezioni di massa, oppure la possibilità di cambiare continuamente il proprio nome o di scambiare di corpo, tra uomo e donna, durante l’atto sessuale. Storie bizzarre che da vicino ricordano vagamente Il bar sotto il mare di Stefano Benni.

Non tutti i racconti seguono, come potrebbe sembrare, il Leitmotiv della scrittura e il suo processo creativo e testimoniale; il vero filo conduttore, oltre alla personalità di Gould, è forse la memoria. Nel racconto sulla resurrezione, Dall’oltretomba,  ci si chiede se abbia ancora senso conservare la memoria in assenza della morte. Mentre nella storia Tutte le strade portano a Roma, in cui la realtà inizia a sdoppiarsi e poi a moltiplicarsi in tutte le forme del possibile, invece ci si interroga sul senso di studiare la storia e di guardare al passato, dato che ne esistono infinite versioni. Per queste e altre ragioni a tratti le vicende raccontate da Quiriny ricordano il surrealismo elegante di Magritte e Queneau, che si oppone a quello inquietante di Dalì e Buñuel.

La ragione della cornice narrativa è presto detta: il protagonista, tale Gould, è un professore che mostra a un suo amico i libri della sua biblioteca. Le storie sono inventate, ma alcune sono abbastanza credibili e inserite in un contesto storico e geografico analogo al nostro, con tanto di date e bibliografie. Molti episodi riguardano, come accennato poco fa, la scrittura, soprattutto il rapporto tra lo scrittore e la propria opera, e il legame tra scrittura e memoria, a cui sono dedicate le conferenze di Gould. In alcuni episodi la voce narrante è quella dello stesso professore, altre sono prese e riportate direttamente dai libri conservati nella sua speciale biblioteca, altre ancora narrano di città che il protagonista ha visitato. In alcune storie invece non c’è Gould a raccontare e non si parla dei suoi libri, come in Schnell!, che tra l’altro non fa parte di nessuna sezione e che racconta di un pittore i cui quadri si animano, ma che dopo un po’ deperiscono fino a sparire per sempre (in tedesco schnell significa “veloce”, oppure, come esortazione, “fai presto”).

Questo continuo gioco di variazioni e richiami non può che riportare a galla la questione della metaletterarietà che traspare dalla struttura dell’opera stessa e dalle intenzioni dell’autore. In letteratura troviamo molti riferimenti metaletterari, sia nel moderno che nel postmoderno, certo occorre verificare se si tratta di una metaletterarietà fine a se stessa, cioè funzionale nel ribadire la morte della narrazione e la sola possibilità di ripetere quanto scritto da altri all’infinito – come vorrebbe l’ideologia postmoderna – o al contrario se viene utilizzata come strumento per sviluppare una riflessione, e questo mi pare il caso di Quiriny, molto sensibile a temi fondamentali come la memoria e l’oblio.

Per certi versi La biblioteca di Gould potrebbe sembrare un libro per gli addetti ai lavori, che si inserisce in una tradizione di scrittori che nelle loro opere amano trattare temi attinenti alla natura stessa della letteratura: vedi Borges, Landolfi, Calvino, e più recentemente Del Giudice e Zafòn. Un modo sicuro per stuzzicare i lettori più colti e disposti all’utilizzo dell’intelletto come evasione e non come grimaldello interpretativo della realtà. Anche Baricco in Mr Gwyn racconta una storia di uno scrittore che decide di smettere di scrivere. Poi occorre verificare se dietro al gioco metaletterario si nasconda qualcosa d’altro, come ad esempio l’anima di una narrazione.

Quiriny-book-reviewPassando ai racconti. Nella prima storia (forse la migliore),tratta dalle conferenze dello stesso Gould intitolate La scrittura e l’oblio, uno scrittore si dimentica, al risveglio (anche se ha dormito solo per dieci minuti), quello che ha scritto, finendo poi, senza accorgersene, per scrivere per 608 volte lo stesso racconto: solo che quando lo rilegge non gli sembra nemmeno suo. Successivamente Quiriny passa alla storia di un secondo scrittore che si pente di aver pubblicato dei libri e vorrebbe dimenticarsene e di un autore che decide di suicidarsi perché i suoi lettori si dimenticano i suoi libri subito dopo averli letti, al punto da non riuscire a capire se fossero belli o brutti e di conseguenza da non poterne parlare ad amici e parenti.

Successivamente si passa a un caso paradossale di plurilinguismo in Polonia: le persone non si capiscono pur parlando la stessa lingua, versione ironica del tema dell’incomunicabilità caro al regista Antonioni negli anni ’50-’60, quando le teorie dell’esistenzialismo godevano di popolarità anche fuori dagli ambienti specialistici ed accademici. Chissà se anche in Belgio, nazione da cui proviene Quiriny, come in Italia esiste una quantità sterminata di dialetti, alcuni dei quali si differenziano solo per poche varianti fonetiche, tanto da giustificare l’orgoglio di un parlante che pur capendo benissimo il dialetto altrui si rifiuta di accettare le seppur minime varianti e quindi fa finta di non capire niente.

Infine la sezione dedicata alla biblioteca di Gould, che raccoglie tutti i libri noiosi, alcuni dei quali sono definiti capolavori. Il protagonista infatti sostiene che: “La profonda noia che si può provare leggendo un libro è un piacere raffinatissimo e assai raro, che solo i veri intenditori sono in grado di apprezzare” (p.36); ma in questa raccolta di tomi si trova anche un libro che non è noioso di suo, in questo caso la noia riguarda il suo autore per il quale scrivere rappresentava un supplizio tremendo.

Ci sono inoltre dei riferimenti riguardanti la personalità di Gould, le sue modifiche al gioco degli scacchi, le sue incredibili invenzioni – su tutte la macchina da scrivere che, qualsiasi tasto si prema, riproduce i grandi capolavori della letteratura – i suoi surreali vicini e molti altrii aneddoti.

In tutto questo è evidente il tentativo di tenere assieme i racconti (al punto che alla fine di molte storie appare scritto “continua”)  attraverso la cornice rappresentata dalla biblioteca (e la stessa cornice rappresenta di per sé una narrazione). Forse non si può nemmeno parlare di racconti stricto sensu. Questo meccanismo però – e questo è forse il punto debole del libro – non viene sempre portato avanti con coerenza. Infatti le storie che non fanno parte della biblioteca di Gould e che il protagonista non racconta direttamente (o almeno quando questo non viene esplicitato), per quanto interessanti, risultano un po’ sconnesse da tutto il resto e in contraddizione con il titolo stesso e con l’evidente volontà di usare Gould e la sua biblioteca come fil rouge e propulsore narrativo.

Ma nel complesso il libro è interessante e ricco di spunti, sicuramente una scelta di qualità, sia per chi ha deciso di pubblicarlo, sia per chi deciderà di leggerlo.

 

Bernard Quiriny, La biblioteca di Gould. Una collezione molto particolare, L’Orma editore, 2013, 192 p.

Related readings:

Italo Calvino, Le città invisibili, (Mondadori): un viaggio fantastico in suggestive città.

Jorge Luis Borges, Finzioni, (Adelphi): un labirinto per grandi lettori.

Stefano Benni, Il bar sotto il mare (Feltrinelli): un’antologia di personaggi assurdi.

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