di Emanuele Caon e Alberto Bullado.

Per approfondire l’argomento Carcere e Letteratura, CAM ha deciso di inaugurare QUEI BRAVI RAGAZZI, una rassegna di presentazioni di autori che hanno avuto alle spalle esperienze carcerarie. Vissuti personali che hanno influenzato in modo profondo la loro opera letteraria.

Puntate precedenti: Chester Himes e Caryl Chessman. Oggi è il turno di Edward Bunker.


Edward Bunker

31 dicembre 1933: Hollywood partorisce una canaglia di nome Edward Bunker. Il piccolo Eddie conosce il disagio sociale. All’età di cinque anni, dopo il divorzio dei genitori passa da un collegio all’altro, continuando a scappare. Servizi sociali e prigione minorile all’età di dieci anni. Ospedale psichiatrico e riformatorio a tredici. A sedici anni viene arrestato, condannato e giudicato come un adulto. A diciassette anni si aprono le porte della prigione di San Quentin. Il più giovane recluso della storia del carcere di massima sicurezza della California, dove verrà battuto ogni primato per numero di accoltellamenti e omicidi in carcere.

Quella di Bunker è una delle vicende più strane e sconvolgenti della letteratura contemporanea. Fin da bambino è chiara in lui una tendenza alla ribellione, a non accettare le regole, all’incapacità di inserirsi nella società. Lui, bambino solo, «cresciuto dallo Stato della California», un piccolo genio – quoziente intellettivo di 152 punti – ma considerato da tutti un pazzo, persino dal padre, tanto da finirci sul serio in ospedale psichiatrico, si sentirà sempre in guerra con il mondo, convito che ad iniziare la battaglia sia stata la società e non lui.

In carcere deve difendersi in tutti i modi. Lui, il più piccolo e debole di tutti, in vista del pericolo è sempre il primo ad attaccare, tanto che gli stessi detenuti iniziano a temerlo. Bunker sembra condannato per tutta la vita ad entrare e uscire dal carcere e nonostante l’aiuto di Louise Fazenda, un’ex star del cinema muto e moglie del produttore cinematografico Hal B. Wallis, non riesce a stare lontano dai guai.

Una volta fuori si allontana dal crimine per un po’, grazie a Louise, una sorta di madre adottiva, che lo proteggerà, gli troverà un lavoro e gli mostrerà il mondo dei ricchi. Ma nonostante tutto Bunker è attirato dalla strada, continua a frequentare personaggi della malavita e si rende responsabile di svariati reati. Traffico di droga, estorsione, rapina.

C’è da chiedersi: perché tutto questo? Perché Bunker non riesce a stare lontano dai guai anche con l’aiuto di una donna ricchissima e ammanicata come la signora Wallis? La vita di un carcerato era dura già allora, tuttavia, come ammette lo stesso Bunker, ai suoi tempi era più semplice per un ex-galeotto reinserirsi nella società rispetto ad oggi. In ogni caso Bunker, che in carcere ottiene addirittura una laurea, non si rassegnerà mai ad un lavoro umile ed onesto. L’ennesima condanna per un ex detenuto come lui. A questo stile di vita preferisce il crimine.

Bunker è destinato a tornare dentro. Ma prima di essere rinchiuso si darà alla fuga, diventando così uno dei dieci criminali più ricercati d’America. Una volta catturato finisce a Folsom, dove si finge pazzo e in mezzo ai pazzi, quelli veri, vivrà delle esperienze agghiaccianti.

 

 

Dopo un breve periodo Bunker ritorna a casa, ovvero a San Quentin. Siamo nella seconda metà degli anni ’60 e Bunker è un uomo che si ritroverà a fare i conti con il delirio del razzismo, una vera e propria guerra tribale, dove bianchi e neri si uccidono senza motivo. A Bunker tutto questo sembra delirante, lui non è razzista e scriverà un saggio sotto forma di racconto sulla guerra razziale, che verrà pubblicato dalla rivista Harper’s. Da qui inizia il percorso di salvezza di Edward Bunker.

A salvarlo non sarà di Louise, che nel frattempo è venuta a mancare, ma la sua passione letteraria. Eddie amava i libri già da bambino, e in carcere si dà alla scrittura con costanza, scrive decine di racconti che non vengono pubblicati da nessuno. Deve scrivere sei romanzi prima di riuscire a pubblicarne uno, il settimo, il primo che la gente potrà leggere: Come una bestia feroce (1973).

Sarà l’inizio della sua carriera di narratore. Quando esce il suo primo libro, Bunker ha quarant’anni. Due anni più tardi riesce ad uscire dal carcere, definitivamente. Eddie ha chiuso con la vita da detenuto. Da Come una bestia feroce viene tratto un film, Vigilato speciale, con Dustin Hoffman. Da Animal Factory l’omonimo lungometraggio, diretto da Steve Buscemi. E così via. Bunker si presta come attore per alcuni film e collabora come sceneggiatore. Scrive di genere crime e poliziesco, proprio come i suoi romanzi, che lo consacrano come grande autore di noir.

I suoi libri non sono importanti tanto per il valore letterario quanto per la testimonianza che riportano, per l’incredibile realtà che riescono a svelare. A Bunker non serve usare molto la fantasia, tutto quello che scrive è frutto di ciò che ha vissuto o che gli hanno raccontato persone nella sua stessa condizione di emarginato dalla società. È l’intera sua opera a nascere e a fondarsi dall’esperienza carceraria e dalla violenza vissuta.

Nel 2005, Edward Bunker, malato di diabete, passa a miglior vita. Se ne va un criminale che ha trovato la salvezza attraverso la letteratura. Un percorso iniziato all’età di dieci anni e che in età matura l’ha portato al successo, senza dover tornare a delinquere. Un percorso difficile, sofferto, caparbio, portato avanti con ostinazione, grazie a quella macchina da scrivere donatagli da Louise. Venticinque anni, dentro quella cella, a continuare a provarci. Finché non ce l’ha fatta. Fino a diventare Edward Bunker, un duro della letteratura contemporanea.

 

Ipse dixit:

«Per anni non ho fatto che rubare. Avessi avuto soldi, non sarei diventato un criminale. Ma probabilmente non sarei neppure diventato uno scrittore»

«Era una follia. Duecento uomini occupavano le celle terrazzate, ciascuna delle quali era identica allo scompartimento di un alveare. Ogni uomo stava peggio di una bestia allo zoo, aveva meno spazio, eppure tutti non facevano altro che odiare e insultare altre persone reiette come loro»

 

Titolo consigliato:
Edward Bunker, Educazione di una canaglia, Einaudi, 2008, 519 pgg.

Illustrazione di © Joshua Budich

 

Curiosità:

Ironia della sorte Bunker è la forma anglicizzata del nome di origine francese “bon coeur”, buon cuore.
In carcere conosce Danny Trejo (il protagonista di Machete e attore di molte altre pellicole) e Caryl Chessman, sul quale scriverà alcune importanti righe di cui vi daremo testimonianza.

Fuori dal carcere avrà inoltre l’opportunità di conoscere diversi personaggi importanti della letteratura e del cinema, tra cui attori come Dustin Hoffman e Robert De Niro a cui farà da consulente, insegnandogli «a pensare come un criminale».

Edward Bunker viene anche ricordato per aver partecipato a molti film come attore, tra i quali Vigilato speciale, Tango & Cash, Le Iene, Animal Factory, e sceneggiatore.

1 commento a “ La guerra di Edward Bunker ”

  1. stefano vianello

    stefano vianello

    Articolo molto interessante, non sono un critico letterario ma scrivo da lettore.
    Bunker mi piace probabilmente perche’ racconta storie di vita vissuta.
    Anche se non tutto e’autobiografico i suoi romanzi sanno di vero.
    E lo dico perche’ anche io ho una vita alle spalle da fuorilegge.

    Rispondi
Commenta l'articolo
La tua e-mail non sarà pubblicata
  • ( non sarà pubblicata )