La Guerre Est Déclarée

di Virgina Negro.

L’amour fou. Cronaca di un dramma leggero. Recensione de La Guerre Est Declarée, film di Valérie Donzelli, film francese candidato agli Oscar.

XXI secolo: una festa in una cantine parigina. Qui si incontrano Roméo e Juliette che, come fu per la archetipica coppia shakespeariana, si innamorano senza scambiarsi una parola. Il film di Valérie Donzelli inizia con un elettrico coup de foudre: i due si inseguono per i parchi parigini, si scambiano dischi e libri, non a caso su Godard da cui l’attrice-regista attinge senza però complessi da Autorità, e vivono la loro felicità con lo sguardo limpido rivolto al futuro. Accolto dalla gioia di quest’amore viene al mondo il piccolo Adam. Romeo e Juliette si trovano all’improvviso in una nuova economia familiare, distante dal romanticismo boheme delle passeggiate a Montmartre, travolti dalla normalità delle notti in bianco, pappe e pannolini. Una realtà che smette di essere il classico punto di svolta di una coppia qualunque con la scoperta della grave malattia del piccolo. Il tumore al cervello di Adam apre il secondo atto del film facendoci abbandonare senza preavviso il ruolo da spettatori di una commedia romantica. Ma le gag coreografiche,  la rapida grazia delle corse a Buttes de Chaumont, l’uso di una regia pop ma rigorosa rilassano la tensione e il dramma si fa leggero.

La Guerre Est DéclaréeRealistico senza dimenticare che il cinema è “solo” un gioco di finzione, commovente e divertente, La guerre est declarée è il secondo film da regista di Valérie Donzelli, che decide di raccontare-rappresentare in prima persona il suo vissuto insieme al compagno Jeremie, che difatti interpreta Romeo. La guerra dichiarata sullo sfondo è quella all’Iraq, ma a intitolare il film è chiaramente quella quotidiana contro la malattia. Una battaglia a colpi di speranza e voglia di vivere girata con una Canon EOS e accompagnata da una colonna sonora spettacolare (la musica Sebastian Tellier aderisce come un guanto alla pellicola, insieme a lui Bach e Vivaldi, fino a flirtare anche con il musical lasciando alla romanticissima Ton graine de beauté duettata- a distanza- dai protagonisti il compito di sublimare il momento Crisi-Di-Coppia). L’insostenibile leggerezza della rappresentazione si incarna nella splendida corsa (corsa che è il fil rouge del film) sulla spiaggia della rinascita, un luogo incantato: cinematografico. Perché il film candidato francese agli Oscar (!) è anche e soprattutto una costante riflessione metacinematografica. Facendo oscillare lo spettatore tra l’idea del buon cinema come necessità quasi primaria, e il sospetto di una inadeguatezza del grande schermo di fronte alla concretezza del dramma, germina l’impressione che sia proprio l’illusione referenziale tipica della settima arte a renderla mezzo perfetto per mettere in scena, giocosamente, gli aspetti più tragici della vita. Dopotutto raccontare è un gioco molto serio.

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