Bossi Berlusconi Carta igienica

di Alessandro Bampa.

La Padania antiberlusconianaChe oggi la Lega sia il miglior alleato di Berlusconi, non c’è alcun dubbio. Gli esponenti del Carroccio infatti non si sono mai opposti a nessuna delle leggi quantomeno controverse approvate o in via di approvazione solo per difendere Berlusconi dai processi: per restare a questa legislatura, sul lodo Alfano, sul blocco alle intercettazioni, sul cosiddetto “processo breve” e sul legittimo impedimento nessun onorevole della Lega ha osato opporsi, a differenza ad esempio della frangia finiana del Pdl.Non per niente la certificazione della fedeltà della Lega è stata più volte sancita dal Cavaliere in persona: «Oggi – ha detto il 18 agosto 2008 – ho rilasciato un’intervista e ho detto che per Bossi ho un amore fraterno ed è vero. Non ho alcuna preoccupazione sulla solidità di questa maggioranza». L’amore di Berlusconi per la Lega e il suo leader del resto è ricambiato: anche Bossi si è sentito in dovere di elogiare pubblicamente l’attuale premier, definendolo «un amico» il 19 marzo 2009. Sull’appoggio leghista al governo dunque non dovrebbe esserci alcun dubbio. Per usare le parole di Calderoli, «Bossi è il migliore alleato del governo, il migliore alleato tra gli alleati» (14/06/09). Eppure una volta non era così: una volta la Lega era antiberlusconiana, se non peggio.

Tutto ebbe inizio con la fine del 1994, quando il partito di Bossi fece cadere il primo governo Berlusconi togliendogli la fiducia e costringendolo alle dimissioni, appoggiando poi il governo tecnico guidato da Lamberto Dini. Da allora ad almeno il 1998 i leghisti si profusero in uno stillicidio di dichiarazioni il cui contenuto fa invidia all’attuale Idv, il partito antiberlusconiano per eccellenza. Le offese e gli insulti di Bossi&co. di quel periodo richiamano infatti quelle odierne dell’ex pm di Mani Pulite.

Lega Nord - 10 domande a BerlusconiUmberto Bossi allora era solito rivolgersi all’attuale «amico» Berlusconi con gli affettuosi appellativi «Berluskaz», «Berluskaiser», «Berlus-Cosa nostra», «il suino Napoleon». Il segretario leghista poi spesso e volentieri metteva in risalto il noto aspetto naturale del Cavaliere («Ha il parrucchino e la plastica facciale»), il suo passato da membro della P2 («Un affarista piduista non può diventare presidente del Consiglio») e il suo sterminato potere datogli dal possesso di tre reti televisive («Fa il lavaggio del cervello alla gente», «Hanno usato le televisioni come un randello per fare e disfare»). Bossi infine era stranamente convinto che dietro Berlusconi si nascondesse il fascismo («Attenti, quello ci vuole regalare un altro Ventennio»; «Berlusconi è peggio di Mussolini») e – soprattutto – la mafia («Quel brutto mafioso che guadagna i soldi con l’eroina e la cocaina»). La conferma che quanto fin qui riportato sia veritiero è data dalla dichiarazione del Senatùr dell’11 Novembre 1998, riassuntiva di quanto esposto finora: «Berlusconi è un palermitano che parla meneghino. Bisognerebbe sapere le radici, la sua storia. Gelli fece il progetto Italia e c’era il buon Berlusconi nella P2. Poi nacquero le holding italiane di Berlusconi, di cui parte sembrano addirittura occulte. Come potrà mai la magistratura fare il suo dovere e andare a vedere da dove vengono quei quattrini, ricordando che la mafia quei quattrini li fa con la droga e che di droga al Nord son morti decine di migliaia di ragazzi che ora gridano da sottoterra? Berlusconi è molto peggio di Pinochet».

Un altro orrido dipietrista padano era Roberto Calderoli, attuale ministro della Semplificazione. Anche lui era stranamente convinto che Berlusconi fosse un piduista mafioso. Riportiamo solo due sue dichiarazioni: «Inquietanti ombre si stagliano sulla politica italiana e sul cosiddetto rinnovamento. C’è chi si candida alla guida del Paese nonostante sia imputato di reati gravi. C’è chi ha fondato un partito giudicato appetibile ed utile, per quanto riferito nei processi di mafia in corso, agli interessi dei vertici del crimine organizzato di stampo mafioso» (20/02/96); «Apprendiamo che Berlusconi si lamenta con Dini accusandolo di aver “copiato” il programma di Forza Italia del 1994. Strano, mi risultava che fosse Berlusconi ad aver copiato il “programma” di qualcuno. Un tale che abita in Toscana, Licio Gelli. Vien da dire: chi la fa l’aspetti» (28/02/96). L’ottimo padre del porcellum era allora molto più spiritoso, tant’è che era solito spedire al Cavaliere molte carinerie. Stupenda quella del 19 febbraio 1996: «È evidente che a Berlusconi i principi della democrazia siano insopportabili al punto di provocargli uno shock allergico. Sarebbe auspicabile (e lo dico da medico quale sono) che il dottor Berlusconi si facesse visitare da un buon internista. Sono a sua disposizione per consigliargliene qualcuno, anche gratuitamente».

La Padania antimafiaChe l’intera Lega fosse antiberlusconiana è confermato dal fatto che anche il suo quotidiano La Padania era partecipe di questo massacro del Cavaliere. Il giornale di partito era arrivato a porre a Berlusconi dieci domande. Non, come quelle dell’anno scorso di Repubblica, sulla sua vita sessuale, bensì su un argomento molto più serio: l’origine delle sue fortune. La vocazione inquisitoria del giornale della Lega ebbe inizio l’8 luglio 1998, quando il giornalista Max Parisi scrisse l’articolo «Berlusconi mafioso? 11 domande al Cavaliere per negarlo». I dettagliatissimi quesiti (che alla fine furono dieci e non undici) vennero riportati quotidianamente come un tormentone per svariati giorni tramite un riassunto schematico, modificando di volta in volta il titolo che lo accompagnava. Emblematico quello del 19 agosto, quando si optò per un direttissimo e perentorio «Berlusconi sei un mafioso? Rispondi!». Inutile dire che Berlusconi non rispose.

In questo excursus sul leghismo dipietrista ci siamo dovuti limitare (e non poco) per motivi di spazio: nonostante questa fase storica della Lega occupi solo gli anni dal ‘95 al ’98, gli episodi di questo antiberlusconismo padano sono un’infinità. Proprio questa immane mole di materiale ci rende ancor più incomprensibile il ritorno all’ovile arcoriano del Carroccio, avvenuto senza alcuna spiegazione: sarebbe interessante sapere che fine hanno fatto questi padani informati, documentati e quindi ovviamente fieri antiberlusconiani e forcaioli, padani che oggi sarebbero definiti «seminatori di un clima d’odio», «mandanti morale dell’aggressione a Berlusconi» e via discorrendo.

Se qualcuno ci può spiegare il motivo di questa ultima conversione sulla via di Damasco – che arrivò al punto di far scomparire dal sito del giornale di Bossi l’archivio storico e quindi gli articoli di quel periodo – beh, ci farebbe un grande piacere. Soprattutto se questo qualcuno riuscisse a farlo senza citare il fatto che Berlusconi nel 2001, per garantirsi i voti leghisti e tornare al governo, ritirò le denunce sporte contro le diffamazioni padane e garantì una fidejussione che permise al partito Lega Nord di liberarsi dei debiti contratti: se ci venisse spiegato per quale motivo i sospetti sulla mafiosità e sul pericolo democratico incarnati dal Cavaliere sono infondati, vivremmo meglio anche noi.

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