Schifani-Cicchitto-Bondi

di Alessandro Bampa.

Era il 10 giugno 2009 quando Beppe Grillo veniva ascoltato dalla Commissione Affari costituzionali del Senato per presentare Parlamento pulito, il ddl d’iniziativa popolare sostenuto da 350.000 firme per riformare la legge elettorale con la reintroduzione della preferenza, l’ineleggibilità dei condannati in via definitiva e il massimo di due legislature per parlamentare. Il comico genovese allora si rivolse ai suoi interlocutori così: «Questa Commissione, questo Parlamento, non hanno nulla a che fare con la democrazia. Sei persone hanno deciso i nomi di chi doveva diventare deputato e senatore. Hanno scelto 993 amici, avvocati e – scusate il termine – qualche zoccola, e li hanno eletti». Apriti cielo: Grillo venne ripreso nientemeno che dal padrone di casa Schifani («L’offesa volgare e qualunquistica delle istituzioni è uno strumento già usato con esiti drammatici nel corso della storia del nostro Paese»), beccandosi poi 18 querele per diffamazione personale e a corpo politico da parte di altrettante onorevoli. Il caso suscitò un certo scalpore, a differenza della scontata archiviazione decretata 8 mesi dopo.

Lo scorso 8 settembre la deputata finiana Angela Napoli, intervistata da Klaus Davi proprio sul celeberrimo porcellum calderoliano, riprendere il concetto del fondatore del MoVimento 5 stelle (nonostante la sua presenza nella lista delle parlamentari che lo avevano querelato). Interrogata sulla  possibilità di scartare l’ipotesi secondo la quale «il vendersi, anche in certi casi la prostituzione» possano essere «un criterio di scelta per entrare in Parlamento», risponde: «No, non lo escludo. Purtroppo può essere vero e questo porta alla necessità di cambiare l’attuale legge elettorale. […] È chiaro che, essendo nominati, se non si punta sulla scelta meritocratica, la donna spesso è costretta, per avere una determinata posizione in lista, anche a prostituirsi o comunque ad assecondare quelle che sono le volontà del padrone di turno». Anche in questo caso le reazioni sono state furibonde, dato il contemporaneo scontro tra finiani e berlusconiani dopo il discorso a Mirabello di appena tre giorni prima del Presidente della Camera (che poi ha chiesto alla sua deputata di scusarsi).

Oggi è toccato a Giorgio Stracquadanio – quello che invocò il metodo Boffo per Gianfranco Fini (venendo pienamente accontentato, sia detto tra parentesi) – ritornare sul tema, sempre sollecitato da Davi: «Se anche una deputata o un deputato facessero coming out e ammettessero di essersi venduti per fare carriera o per un posto in lizza – ha detto il berluscones – non sarebbe una ragione sufficiente per lasciare la Camera o il Senato». Immediate anche qui le proteste, che hanno portato il deputato ad una retromarcia in realtà molto raffazzonata («Non ho mai detto che in Parlamento è legittimo prostituirsi e neppure che è indifferente utilizzare l’intelligenza o la bellezza per fare carriera. Ho solo detto che in Parlamento, come in qualsiasi altro lavoro, l’aspetto fisico è importante»), smentita da un’altra intervista telefonica concessa a Repubblica.
Qui il punto non è mettersi a fare la morale ad un esponente del partito dell’Amore che oggi avalla la teoria della Mignottocrazia già esposta da Paolo Guzzanti e che invece tramite le apposite Gelmini si mette a parlarci di meritocrazia; non si tratta neanche di chiedere al capo di Stracquadanio un intervento per fargli fare pubblica ammenda, cosa che invece Fini ha imposto alla Napoli; lungi da noi poi tessere l’elogio di Beppe Grillo per aver anticipato i tempi e per essersi beccato – lui solo, nonostante gli onorevoli abbiano ribadito lo stesso concetto – le querele; non vogliamo neanche metterci a parlare della prostituzione fisica che certamente si annida nei salotti buoni del Potere italiano (Berlusconi nel lettone di Putin ve lo ricordate?).

È infatti il caso di parlare di un’altra forma di meretricio, ben più grave di quello fisico. Ci riferiamo a quello intellettuale, che svuota i singoli uomini della loro peculiarità, il pensiero, imponendo il sacrificio delle idee, quelle alla base del concetto stesso di Politica. Tale mercimonio è assai radicato in Italia, e rappresenta bene buona parte delle cause del decadimento della nostra Repubblica.

Restando nel settore politico fin qui citato (non che a sinistra manchino gli esempi, per carità. Rivedetevi il curriculum di Francesco Rutelli), prendete Sandro Bondi, il coordinatore del partito del più noto anticomunista della Storia, ma fino al 1992 proprio in quelle liste comuniste; pensate a Fabrizio Cicchitto, ora capogruppo Pdl alla Camera, che è passato dall’attaccare Craxi in un’epica intervista ad un’allora ancora giornalista Minzolini alla sua recente beatificazione; soffermatevi su Gaetano Quagliariello, il vice di Gasparri al Senato, passato dai radicali alle accuse di omicidio parlando della vicenda Englaro (la foto è di quel giorno); riflettete su Daniele Capezzone, attuale portavoce del Pdl nonostante le dichiarazioni di fuoco inerenti l’attuale capo dettate dalla militanza radicale, ora invece totalmente adulatrici.

Passate infine a Paolo Bonaiuti, ora portavoce del governo Berlusconi, ma con un passato da giornalista fieramente antiberlusconiano che il 7 gennaio 1994 lo portò a scrivere su Il Messaggero un articolo degno del miglior Travaglio, intitolato Va in onda la liberaldemocrazia, con passaggi come il seguente: «Dal pulpito di Rete 4 è stata impartita ieri sera una lezione di intolleranza. Proprio mentre infuria la polemica su quanto sia favorito rispetto ai concorrenti un candidato alle elezioni che possiede tre reti televisive, l’invito di Emilio Fede a cacciare Indro Montanelli perché troppo autonomo è il primo esempio pratico del livello di “indipendenza” che potrebbe crearsi all’interno dell’impero di Berlusconi. Questo episodio moltiplica l’inquietudine, perché lascia capire quanto potrebbe essere forzatamente massiccio e compatto il sostegno al Cavaliere degli organi di informazione del gruppo. Guai a chi si azzardasse a uscire, anche per un attimo, dal coro. La durezza dell’intervento, preannunciato proprio perché avesse maggiore risonanza, mostra lontane tentazioni da Minculpop e lascia sbigottiti».
Tutti esempi rappresentanti di idee ed ideali ora andati e mandati in fumo, svenduti in nome di cause totalmente lontane da essi, ma certamente ben retribuite. Qui non si tratta di voler cercare la coerenza – già di difficile reperibilità in politici molti più seri rispetto a quelli appena citati – neppure in dosi minime: essa è la prima cosa che è stata sacrificata sull’altare del dio Denaro. È questa, oltre ad un’ovvia predisposizione al servilismo, la prima azione che ha eliminato dalla Politica i sogni gettandola nell’agone delle meretrici senza nulla da offrire. Al di fuori, come è ovvio, dei servizietti – ovviamente intellettuali, beninteso – per i capi.

3 commenti a “ La prostituzione intellettuale ”

  1. questa di Bampa è una vera e propria vasca nella cloaca della politica italiana. bracciate da fare assolutamente in apnea. anche a me era venuto in mente l’episodio mourinhiano, tuttavia questa sorta di mercificio morale, ma anche fisico, non solo ha a che fare con il mondo sempre più autoreferenziale della politica e più in generale del potere, ma anche quello civile, quotidiano, della gente comune. sarebbe interessante capire se è nato prima l’uovo (o uomo) o la gallina e cioè se la società civile è la conseguenza della politica o viceversa, ed in questo modo operare.

    anche se bisogna dire che negli ultimi anni, grazie anche all’incalzare di una certa informazione, si è venuto a creare un fronte d’opinione che ha la forza e la pretesa di discostarsi da certe miserie. un fatto sicuramente positivo: è nata una certa consapevolezza. rimane però aperta la questione legata alla validità, anche politica, dei movimenti di questo calibro. e non mi riferisco solo alla portata elettorale di certi soggetti politici, ma all’approccio intellettuale messo in atto dai capoccia e dal loro “pubblico” (poiché alle volte pare proprio di avere a che fare con un vero e proprio fan club) oltre che alle maestranze mediatiche mobilitate da questa pulsione legittima ma che però crea un bisogno, un orizzonte di aspettativa al quale corrisponde quindi un mercato. il rischio è perciò quello di convogliare l’impegno civile in una vacua retorica dell’indignazione volta al consumo, non solo materiale, ma anche rituale collettivo (manifestazioni, petizioni, spettacoli televisivi o di piazza). questa cosa c’è da anni e la classe politica è rimasta la stessa. tale mobilitazione popolare, anche se di per sé positiva (ma talvolta inquinata dai soliti fideismi di comodo e di certi atteggiamenti autocelebrativi), a mio parere soffre di molti difetti. i sogni quindi ci sarebbero, ma sarebbe da “sognarli” meglio e di metterli in pratica in maniera proficua.

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  2. Straquadanio a Mentana ha detto che la vera prostituzione è quella mentale, ti ha copiato, bampa. La cosa assurda è che si riferiva proprio ai politici che cambiano schieramento (o che magari iniziano a tifare Milan, o ai giornalisti che servono il potere, o che ridono a barzellette vecchissime per non far arrabbiare il capo); nessuno ci crede che ‘sta cosa l’ha detta uno del Pdl, spero almeno che per coerenza cambi partito, o costringa a cambiare partito i vari bonaiuti, bondi, capezzolone etc.

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