Ve lo ricordate, il 2001?
Sembra una terra lontana, distante da noi troppi anni luce perché possano arrivare, da laggiù, altro che vaghe ombre, sensazioni indistinte più che ricordi veri e propri, ma sforzandosi di far combaciare qualche pezzo di passato e di strizzare fuori dalla memoria una manciata di fotogrammi, alla fine qualcosa affiora.

E così, nonostante sia passato oltre un decennio, a ripensare a quel periodo tornano a galla immagini che parlano di una campagna elettorale spumeggiante, colorata, chiassosa, segnata indelebilmente dall’esplosione del meglio del meglio della propaganda berlusconiana: ve lo ricordate, ora? Su tutti i muri fiorivano i celebri manifesti 6X3, dall’alto dei quali il viso liscio dell’allora leader della Casa delle Libertà si prendeva “un impegno preciso, città più sicure” e raccomandava la sua scuola “che davvero prepari alla vita” fondata su “Inglese, Internet e Impresa”.

A guardarla oggi, sembra propaganda d’altri tempi (che ci fossero, dietro, sinistri echi mussoliniani si disse già all’epoca, ma nessuno ci diede troppo peso), fondata su una faccia ben rasata e un sorriso smagliante, su slogan banali ma rassicuranti, che promettevano un radioso futuro. Vecchia  politica, un vecchio paese pre-crisi economica, un universo che non aveva ancora vissuto l’invasione dei social network (circolò già all’epoca qualche parodia degli slogan berlusconiani, ma è nulla rispetto a quello che scatenerebbe oggi, su facebook, un’operazione analoga) e in cui tappezzare le strade di parole e di volti appariva già come una campagna “aggressiva”.

Ma il meglio della propaganda berlusconiana- all’epoca non lo si sapeva, ma era così – doveva ancora venire, e puntualmente arrivò sottoforma di quel capolavoro che fu la spedizione a tutte le famiglie dell’opuscolo “Una storia italiana”, vera e propria agiografia berlusconiana di cui conservo precisi ricordi e che credo ognuno di noi tenga nascosto da qualche parte, in casa, sotto pile di vecchi giornali, nei ripiani bassi dei mobili (chi l’avesse perduto, può sempre trovarlo su ebay, anche se a prezzo non proprio stracciato…).

L’opuscolo-fotoromanzo, era un vero e proprio capolavoro: una pioggia di foto di famiglia, immagini del leader che raccoglie crocus in un lussureggiante giardino, la storia di mamma Rosa che in tempo di guerra salvò una ragazza ebrea, il parere dell’allora capitano del Milan, degli amici d’infanzia, dei collaboratori di Mediaset. Il tutto sapientemente mescolato, dosato, calibrato per dare vita a un prodotto a suo modo perfetto, impossibile da dimenticare. Un’arma eccezionale che riuscì a convincere molti italiani del fatto che, davvero, dopo gli anni caotici del post-tangentopoli e quelli della “traversata del deserto”, affidarsi ancora a Silvio Berlusconi fosse dopotutto la scelta più giusta.

Ci furono, ovviamente, altre cause dietro quella vittoria nelle urne (e non si parlerà mai abbastanza delle colpe che ebbero in questo senso la sinistra di allora e i suoi leader), ma credo che a posteriori si possa affermare senza sbagliare troppo che quella campagna elettorale rappresentò la pura quintessenza del berlusconismo, il suo momento più luminoso e più paradigmatico. Il trionfo totale della sua propaganda, perfetta per il mondo che doveva conquistare, efficace e convincente, onnipresente e totale, rassicurante e morbida, tutta sorretta da un unico, enorme sorriso che accompagnò per mesi e mesi gli italiani, e li convinse a sceglierlo.

Di quel sorriso, di quella tattica morbida e avvolgente, già cinque anni dopo era rimasto poco: il contratto con gli italiani – il terzo colpo da maestro della campagna elettorale del 2001 – fu replicato con scarsa convinzione nello studio di Bruno Vespa. Fu approntato – ma è probabile che siano in pochi a conservarne la memoria – un altro fascicolo-fotoromanzo che venne spedito alle famiglie, ma gli autori dovevano essere diversi, il piglio non era più lo stesso, qualcosa non funzionava: dell’immagine patinata del 2001 non era rimasto quasi nulla, e “La vera storia italiana” ebbe il destino comune a tanti “secondi capitoli” di successi editoriali: sprofondò ben presto in un opportuno oblio. La propaganda berlusconiana sembrava già vagamente attardata, buona per un tempo passato, e la pur eccezionale rimonta del Cavaliere non gli consegnò la vittoria nelle urne, anche se solo per una manciata di voti.

Tutte queste immagini, arrivate da lontano e semi-sepolte dall’oblio, mi sono tornate  in mente ieri, quando nella mia casella di posta è arrivato l’ultimo messaggio di Berlusconi, il colpo di coda della sua campagna elettorale: la lettera in cui annuncia ufficialmente la sua intenzione, se verrà eletto, di cancellare l’IMU sulla prima casa e di restituire ai cittadini quella versata nel 2012.

Al di là dei contenuti, quelli che colpiscono sono i toni, e i modi del messaggio. Della carezzevole familiarità del 2001, infatti, non è rimasto nulla. Le immagini pastellate sono state sostituite da un dattiloscritto anonimo, che si scaglia contro Monti e i suoi tecnici e in cui “la sinistra delle tasse” è nominata solo una volta, quasi di passaggio. Il tono paterno, amichevole, l’espressione di convinta fiducia nel futuro, le immagini cullanti e carezzevoli del passato sono state travolte da un fiume di inchiostro in cui si parla solo di denaro da restituire, con tanto di indicazione dei canali di rimborso (che hanno provocato paradossali reazioni da parte di cittadini che hanno frainteso i termini del messaggio e la prevedibile ondata di reazioni sul web).

Restano ancora pochi giorni – gli ultimi di questa strana campagna elettorale dall’esito straordinariamente incerto – prima di scoprire quali esiti avrà il “nuovo corso” della propaganda berlusconiana, prima di avere qualche risposta un po’ più certa a proposito degli umori e delle volontà degli italiani.

Quello che è certo, è che con la caduta dell’ultimo governo Berlusconi e l’arrivo dei tecnici, qualcosa è definitivamente cambiato, in Italia, nel modo di fare politica, e di parlarne, e di chiedere agli elettori fiducia e sostegno. La direzione è ancora incerta, e i segnali non sono di quelli che inducono ad orizzonti di fiducia, ma forse solo ora, all’alba della primavera 2013, il sorriso smagliante che dodici anni fa invase le strade del nostro paese è davvero pronto per essere consegnato al passato, alla storia, al mondo di false promesse patinate a cui inevitabilmente appartiene.

2 commenti a “ La resistibile discesa della propaganda berlusconiana ”

  1. Marco

    Marco

    Però c’è Grillo che sbraita e,mutatis mutandis, lo fa con un’esuberanza quasi berlusconiana, con tanto di nuotata alla Mao

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  2. Giulia

    Giulia

    Su Grillo, concordo: ho la sensazione che il suo “consenso” di oggi sia molto simile a quello catalizzato da Berlusconi ai tempi della sua discesa in campo…anche se con tre televisioni in meno.
    Però c’è da dire che quella propaganda lì, quella del Berlusconi-2001, per me è irraggiungibile. E’ in qualche modo l’emblema di un tempo passato che non tornerà più, di un’Italia estinta, di un modo di fare politica defunto (da non rimpiangere, per carità…) che però ci dice qualcosa di come eravamo. E di come siamo diventati.

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