La verità è che Giorgio era un vile. Per di più ossessionato dall’amore non corrisposto, cioè le donne che lui amava non volevano saperne di lui o lo vedevano solo come un amico, e quelle poche sciagurate che amavano lui subivano la stessa sua sorte, cioè egli le rifiutava perché non erano di suo gradimento. L’unica soluzione era pagare. Oppure anche mettersi in politica, ed in effetti di lì a poco Giorgio si sarebbe candidato, ma questa, come si dice, è un’altra Storia.
La principessa salvata da Giorgio non era neppure una vera principessa, aveva fatto un calendario. Ed ovviamente il drago non era un vero drago, bensì un comune essere umano bipede con un buffo costume. Non ci è dato sapere come mai questo giovin signore indossasse quel ridicolo gialloverde costume, ma non è questo il punto. Il punto è che Giorgio, cavaliere senza cavallo, andando alla ricerca della millantata principessa per sottoporla all’ennesima dichiarazione d’amore, la colse in atto di amoreggiare con quello che ai suoi occhi dovette sembrare un drago, o uno straniero. Sì perché a questo punto il vile non fu neanche capace di uccidere il rivale, ma riuscì solo a fare la spia chiamando una Ronda Padana la quale accorse (infatti andavano a piedi) immediatamente. La squadra era composta da alcune donne di mezza età trascurate dai mariti e da alcuni pensionati incanutiti, ma non depressi. L’unico giovane era un poeta con dei buffi baffetti anacronistici, che si fece subito avanti e si presentò a Giorgio:
«Salve, sono il poeta Vate».
«Oh, ma quante arie…».
«No, non ha capito, io sono proprio Vate. Gianni Vate, per servirla».
«Anche lei nella Ronda Padana? Un poeta? Come mai?».
«Eh, sa… questi sono tempi difficili per noi uomini di lettere…».
«Eh, già, non me lo dica, mio cugino lavorava per le Poste fino a pochi giorni fa e adesso…puff! Tutti a casa! Eh, lo so, lo so…».
«No, no, lei insiste nel fraintendermi: io volevo dire artisti, tempi duri per noi artisti, mio caro signore. Dobbiamo arrangiarci come possiamo, adattarci ai tempi e confrontarci con il mercato, che però è al giovedì. La Ronda non sarà proficua economicamente, ma almeno mi tiene occupato e mi permette di sfogare le amarezze della vita, sa com’è…».
Insomma la Ronda tentò di pestare il drago (che non era un vero drago) che però era più giovane e lesto e fuggì via accusando l’Italia di razzismo. Pare si sia rifugiato nei pressi di un lago ed abbia fondato un famoso Parco Divertimenti. I membri della Ronda andarono a bere per festeggiare l’impresa, anche se la storia li ha presto dimenticati. Chi invece non è stato dimenticato è Giorgio, che vantando un’impresa (da qui il soprannome di “imprenditore”) mai compiuta ebbe soldi e successo e riuscì perfino ad impalmare la principessa, anche se dopo il Giorno della Famiglia divorziarono. Dopo la sua orrenda morte lo fecero pure santo e la sua faccia è così diventata un simbolo, protagonista di svariate raffigurazioni e sono purtroppo molte le generazioni di giovani esaltati ignari della (sua) storia che tutt’oggi lo considerano un eroe e lo idolatrano peggio di cani idrofobi. La verità, si sa, “si fa, ma non si dice”, e non si dice perché l’ignoranza crea mondi ben strutturati e senz’altro credibili.

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