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L’autore di uno dei trip più famosi della letteratura era ufficialmente un noioso matematico. Ma il suo grande segreto, che in realtà all’epoca non era poi così tanto segreto, era la passione per le bambine. Loro non erano solo le prime destinatarie delle sue storie fantastiche, ma soprattutto la sua compagnia preferita, anche in senso libidico. Oggi ci restano le lettere e le foto di Carroll alle bambine.

Forse Charles Lutwidge Dodgson oggi sarebbe considerato un prete pedofilo, perseguito dalla legge, mentre invece Oscar Wilde, che più o meno negli stessi anni veniva arrestato e processato per omosessualità e sodomia non subirebbe oggi la stessa sorte.

Per fortuna.

È curioso però notare come sia cambiata la percezione di certi comportamenti. D’altro canto se Dodgson, in arte Lewis Carroll, non è mai stato condannato né penalmente né moralmente, probabilmente è perché non è mai andato oltre al voyeurismo e all’epoca non esisteva il reato di possesso di materiale “pedo-pornografico”. Lo scrittore non riteneva strano il suo comportamento e i genitori delle bambine (oltreché le bambine stesse) erano pienamente consapevoli e consenzienti.

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Ma andiamo per ordine. Dodgson aveva nove sorelle e un solo fratello maschio, nato quando egli aveva cinque anni. Quindi crebbe con una forte presenza femminile, unita all’ingombrante e amata figura materna, morta quando Charles non aveva ancora 20 anni. Nel 1861 fu costretto a prendere gli ordini ecclesiastici come diacono per poter fare carriera in università, ma decise di non diventare sacerdote, cosa che gli avrebbe permesso di sposarsi e prendersi cura di una parrocchia.

Dodgson, che nel frattempo ha definitivamente assunto lo pseudonimo di Lewis Carroll per pubblicare le sue opere non scientifiche (che sono la minoranza, a parte le lettere alle bambine) è un insegnante timido, si apre solo con i bambini, e soprattutto con le bambine.

Come per esempio Alice Liddell, figlia del rettore, alla quale racconta a voce una storia, che diventerà, per insistenza della stessa bambina, nel 1865, un libro: Alice in Wonderland. Da questo punto in poi egli diventò uno scrittore famoso, asso nella manica per adescare bambine in spiaggia o a casa di amici, promettendo loro copie gratis del libro. Egli inoltre non commetteva l’errore di nascondersi e parlava prima con i genitori chiedendo di frequentare le figlie e poi di poterle fotografare.

A suo vantaggio poneva il fatto di essere una persona colta che poteva aiutare le bambine ad avere una buona istruzione. Da questo punto di vista egli più che a un prete pedofilo assomigliava a un insegnante che ci prova con le allieve o a uno scrittore famoso che attrae ragazze molto più giovani, come è accaduto anche a Moravia, Ungaretti e Saramago (ovviamente però in questi casi si trattava di ragazze maggiorenni). Il fatto di essere un intellettuale in questi casi diventa un alibi per soprassedere rispetto a certi comportamenti. Agli occhi delle bambine egli probabilmente non sembrava neanche un adulto, nemmeno a sessant’anni, perché si metteva sul loro stesso livello e le stuzzicava intellettualmente con giochi di parole e indovinelli.

Le lettere di Carroll alle sue piccole amiche sono uno dei pochi esempi di nonsense e ironica arguzia applicati alla scrittura “creativa” assieme ai libri su Alice e alle poesie, giacché la maggior parte dei suoi scritti sono scientifici (era laureato in matematica) e quindi “seri”. Nelle lettere egli scherza, gioca verbalmente e spinge al massimo la fantasia, nel modo che tutti abbiamo imparato a riconoscere ed amare nelle storie di Alice, ma rivela spesso una morbosità nei confronti delle bambine, che egli vorrebbe sempre con sé. Una testimonianza un po’ più inquietante è rappresentata invece dalle fotografie.

Nel giro di pochi anni Carroll divenne uno dei fotografi esperti in ritratti infantili più famosi e richiesti dell’età vittoriana. Egli fotografava sia maschi che femmine, ma preferiva queste ultime. Vestiva i soggetti talvolta con abitini speciali e li metteva in pose particolari (da zingarella, da cappuccetto rosso, imbronciate, sorridenti, in atto di preghiera). La sua passione lo portava a chiedere foto di bambine anche ad altri fotografi, per accrescere la sua collezione.

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Ma le foto migliori per Carroll restavano sempre, per sua stessa ammissione, quelle in cui i vestiti mancavano totalmente. I genitori dovevano acconsentire e la bambina stessa doveva accettare di spogliarsi e stare nuda e sola con Carroll. La sua collezione conta 107 fotografie di bambine, tutte catalogate in ordine alfabetico, quindi furono molte le famiglie che accettarono.

Ciononostante l’opera di ricerca dei soggetti da un lato e convincimento dei genitori da un altro alla lunga si rivelò estenuante per lo scrittore, che nel 1881 smise di fotografare, senza smettere però di frequentare le sue piccole amiche. Sulla sessualità dell’autore si è discusso molto, soprattutto dopo la sua morte, avvenuta nel 1898. Mentre era in vita infatti non accadde nessuno scandalo. Non ci sono prove che Carroll abbia toccato anche una sola bambina, infatti la maggior parte dei critici parla di lui come di un pedofilo represso.

Karoline Leach nel 1999 ha invece avanzato una tesi meno scontata, basata su scrupolose ricerche d’archivio che dimostrerebbero che Carroll ha ospitato a casa sua non solo bambine ma anche ragazze di 20 e 30 anni con le quali avrebbe avuto rapporti sessuali. Lo stesso Carroll dice qualcosa in proposito:

«Venti o trent’anni fa l’età di ‘dieci anni’ era più o meno quella ideale per tali amicizie; ora è più adeguata quella di ‘venti’ o ‘venticinque’ anni. Alcune delle mie bambine più care hanno più di 30 anni: e credo che un vecchio di 62 anni abbia il diritto di considerarle ancora ‘amichette’».
lettera di C.L. Dodgson alla signora Egerton

Queste ipotesi renderebbero Carroll un po’ più normale, ma non dissipano completamente le ombre sulla sua passione per le bambine. Anche perché le ventenni e trentenni per lui erano ancora ‘bambine’, quindi l’ipotesi di rapporti sessuali con loro rende ancora più inquietante quello che può essere successo quando egli aveva trent’anni e le bambine dieci.

A meno che non si dimostrasse che ciò sia avvenuto quando anche Carroll aveva quell’età, come ha tentato di fare la Leach sostenendo che nei primi anni di Oxford, quando lo scrittore aveva circa trent’anni, avrebbe avuto una storia con la moglie del rettore, nonché madre di Alice, e che la scoperta di tale storia avrebbe causato il suo allontanamento dalla famiglia.

Ma ancora non si vede la luce: nulla ci vieta di pensare infatti che la relazione con la signora non fosse in realtà solo una copertura per avvicinarsi alla bambina. Carla Muschio, che ha curato un’antologia delle lettere di Carroll, sostiene che l’essere vicino al mondo dell’infanzia fosse un grande pregio nell’età vittoriana (si pensi al successo di Dickens) e che Carroll abbia represso per quasi tutta la vita la sua fantasia. Con le bambine poteva dare sfogo alla sua fantastica e geniale creatività, altrimenti soffocata dal lavoro e dai rapporti sociali con gli adulti, ma se si fosse trattato solo di un rapporto intellettuale non vedo che bisogno avrebbe avuto Carroll di collezionare foto di bambine nude.

Se non per il fatto di essere anche lui, come molti suoi personaggi, un po’ matto.

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