Amici miei zingarate

LE NUOVE ZINGARATE SONO TRASH
Sul nuovo Amici Miei ed il “trash d’autore”

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Recentemente è uscito al cinema Amici miei: come tutto ebbe inizio, un film che si rifà direttamente alla famosa saga del 1975 e ’78 del maestro Mario Monicelli. Su internet i fan di Monicelli si sono scatenati scagliandosi contro quello che è considerato un sacrilegio, in primis perché la regia e gli attori del prequel sono gli stessi dei cinepanettoni (Neri Parenti, Massimo Ghini, Christian De Sica, per intenderci) e in secundis perché il film è troppo vicino alla scomparsa del maestro avvenuta nella notte tra il 29 e il 30 novembre 2010  (i commenti, peraltro non molto rispettosi, sono: «hanno aspettato che morisse», «ecco perché si è buttato giù», etc.). Per la cronaca, occorre dire che la sceneggiatura del primo Amici miei era di Pietro Germi, che doveva essere anche il regista, e che poi la produzione ha deciso di affidare tutto a Monicelli, che ha spostato l’ambientazione a Firenze. Oltretutto, perché anche questo si è detto, accusando i nuovi attori di non essere toscani (in realtà alcuni lo sono), dei cinque vecchi attori, sei in tutto, che costituiscono il gruppo di amici (Montagnani, Del Prete, Tognazzi, Moschin, Celi e Noiret) nessuno è, non dico fiorentino, ma nemmeno toscano. Un’ultima cosa da ricordare, anzi due, è innanzitutto che questo ultimo film si doveva fare già negli anni ’90, quando Monicelli era vivo e vegeto, e poi che Amici miei atto III, degli anni ’80, è stato realizzato da Nanni Loi  e non da Monicelli. Questo significa se non altro che la produzione conta di più degli attori e dei registi. Si potrebbe citare anche I mostri oggi film recente che tenta di rappresentare la contemporaneità, ispirandosi ai celebri e magistrali I mostri di Dino Risi e I nuovi mostri di registi vari (tra cui Monicelli), tanto per dire che il tentativo di revival di grandi successi del passato è già in atto da tempo. Si pensi per esempio anche al rifacimento del Monnezza con il figlio del doppiatore dei vecchi film, oltretutto in questo caso si riprende un filone che è effettivamente trash come genere producendo un film che è trash non negli intenti, ma negli esiti, allargando il campo semantico del termine.

Detto questo, e precisando che chi scrive è un sincero ammiratore di Monicelli e non ha visto il film di Parenti, la domanda provocatoria è: ma ci ricordiamo i vecchi Amici miei?
Il Necchi che defeca nel box di un bambino, lo scherzo della defecatio isterica
all’usuraio, la lesbica ventenne con cui il conte Mascetti ha una relazione, la moglie del suddetto Mascetti che apre il gas di notte nel tentativo di uccidere sé  e la famiglia, l’ictus che colpisce sempre Mascetti e la scena della gara di corsa in carrozzella. Potrei continuare l’elenco, ma penso di essermi spiegato. Non si può semplicemente opporre una commedia classica alle commedie trash di oggi, senza considerare ciò che sta in mezzo, coi suoi risvolti: Amici miei è un capolavoro, ma è un capolavoro di commedia amara e grottesca, come capita del resto in molti film di Monicelli, anche in Parenti serpenti, dove i protagonisti sono brutti, nel senso di persone brutte. Il regista toscano ha anche inaugurato un filone di commedia “medievale” con L’armata Brancaleone e Brancaleone alle crociate, ed ha aderito, se così si può dire, al filone della commedia boccaccesca con Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno. All’opera di Boccaccio si è ispirato anche un altro grande regista, Pasolini, con Il  Decameron, del 1971, che apre il cosiddetto “trittico (o trilogia) della vita”. L’ultimo film del controverso regista e scrittore, Salò o le 120 giornate di Sodoma, che doveva essere il primo di una “trilogia della morte”, rovescia i valori positivi dei precedenti e letteralmente porta lo schifo e il disgusto per il corpo sullo schermo. Si potrebbe citare anche Il portiere di notte di Liliana Cavani, del ’74 che precede di un anno il film di Pasolini, in cui si affronta il tema del sadomasochismo mettendolo in relazione con gli orrori del nazismo. Idea che ha avuto molto successo in seguito, creando un vero e proprio filone decisamente trash, detto naziporno.

Da un lato quindi, uno schifo artistico, programmatico, giustificato da un intento provocatorio autoriale, dall’altro la volgare nudità, la violenza gratuita, le trovate grossolane, il rutto libero dei film commerciali, uno schifo non cercato, ma ottenuto pretendendo di divertire il pubblico e di non farlo pensare ai problemi per un’ora  e mezza.
Esiste dunque, un trash di qualità? Semplicemente, la differenza è tra chi sa far cinema e chi invece segue solo gli incassi, l’esempio è chiaro pensando anche alla differenza tra i film di Tarantino e i film dei suoi vari imitatori. Il problema, almeno per me, sta nell’applicare il termine trash, come categoria o come aggettivo, al cinema, dato che la settima arte è una delle poche in cui il trash è un vero e proprio genere, con regole e filmografia, che può anche produrre dei capolavori. Monicelli, ovviamente, non è trash, e nemmeno Pasolini, loro semmai denunciano il trash come ciarpame, vedi anche le prose e le poesie di Pasolini sulle immondizie, quelle non metaforiche, e anche sulla corruzione, la mafia, ecc.. Il film di Neri Parenti invece si può definire trash  a prescindere, senza bisogno di vederlo, perché tenta miseramente di imitare un’idea che ha avuto clamoroso successo, quella delle “zingarate”, come se Monicelli e Parenti fossero autori di commedie da mettere sullo stesso piano; il risultato rischia di essere quello di una parodia. E magari invece l’ultimo film fa ridere, perché alla fine lo scopo è quello e probabilmente Neri Parenti e De Sica lo perseguono con ottimi risultati, altrimenti non sarebbero campioni d’incassi; e non è detto invece che Amici miei originale possa e debba piacere a tutti. Il punto allora è distinguere tra il trash come genere, come ricerca, come provocazione e il trash come effetto di cattivo gusto e di scarse capacità e di esagerazione.

 

La nostra recensione di Amici Miei: come tutto ebbe inizio

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