Black Bloc scontri di Roma di Alberto Bullado. L’impresa di Nerone replicata da poche centinaia di stronzi. L’impresa di Nerone lasciata compiersi dalla polizia, niente di nuovo sotto il sole. Ma siccome al giorno d’oggi va detto quello che di solito non si osa dire, allora aggiungo che l’impresa di Nerone si è inoltre compiuta sotto gli occhi di migliaia e migliaia di eroici, irreprensibili, nobilissimi indignati che ancora una volta si sono dimostrati di essere il pubblico di uno show, manifestante o meno che sia, ma pur sempre pubblico, inerte, passivo e per certi versi compiaciuto (“tanto io non sono come loro”). Faccio naturalmente riferimento agli ultimi scontri di Roma, in occasione della manifestazione del 15 ottobre (replicata in molte altre città del mondo) nella quale si è verificato sempre il solito avvilente teatrino, reso ancora più avvilente dalle altrettante prevedibili retoriche spese in tempo reale. Naturalmente aspettiamoci nei prossimi giorni un accumulo nauseante di aria fritta, di controinformazione, di distinguo, di cicaleggio politico, di bombardamento mediatico. Aspettatevi sbirri travestiti da black bloc, fascisti travestiti da sbirri travestiti da black bloc, strategie di guerriglia esaminati minuziosamente da eroici ribelli tastieranti su YouTube e tonnellate di articoli insinuanti ed insultanti. A me sinceramente è bastato vedere ciò che è stato trasmesso in diretta. Migliaia di manifestanti impegnati a contemplare una schiacciante minoranza di stronzi intenti a fare piazza pulita delle speranze, del futuro e delle ragioni di un movimento di portata internazionale. Migliaia di spettatori bovini.   A fronte di un misero spettacolo l’ostensione a portata di telecamera di un unanime distinguo: “noi non siamo come loro”, “black bloc bastardi”, “dove andarvene via”, “coglioni”, eccetera, eccetera. Video rimbalzati nella rete a testimoniare la bontà dei manifestanti doppiamente vittime, in realtà doppiamente colpevoli. Migliaia di manifestanti, secondo le stesse fonti d’informazione, che avrebbero potuto costituire un esercito da opporre alle allegre scampagnate di qualche violento compiaciuto dagli insulti di una fiumana di pecore. Quegli stessi black bloc che prima di entrare in azione si sono accuratamente armati, vestiti di nero (come se volessero indossare una divisa della propria squadra di calcio, alla faccia del loro “mimetismo”) e del classico passamontagna in testa. Il tutto ad un palmo di naso dagli indignati. Quegli stessi black bloc che poi hanno potuto sfilare in mezzo a cotanta folla berciante, animata da un tale senso morale e d’azione da rimanere ferma, immobile, pochi attimi prima che i violenti potessero spaccare tutto. Mi chiedo a che scopo di urlare a gran voce il fatto che la maggior parte della gente a Roma era lì per manifestare pacificamente. A mio modo di vedere non si tratta certo di un vanto ma dell’ammissione della propria indolenza. A cosa valgono gli insulti ai black bloc, i fischi, e questi repentini, compulsivi, estenuanti distinguo se poi non si è mosso un dito per impedire alle solite locuste di scorazzare per la città? A nulla, poiché lo scenario è sempre il solito, demente, codardo e paradossale. Dei deficienti che sfasciano tutto e gli eroi di domani che rimangono a guardare ed al massimo fare “buuu” come allo stadio, salvo poi prendersele nella mischia e pigolare alla portata di telecamera leccandosi le ferite ed ostentando le ecchimosi. La domanda che faccio, provocatoria ma nemmeno troppo, è la seguente: il coraggio, la forza, le palle sono ancora valori in questo mondo decelebrato oppure no? Inoltre trovo stomachevole la retorica accusatoria da parte dei movimenti – e soprattutto dei giornali che per motivazioni politiche cavalcano l’onda – nei confronti della polizia che non sarebbe riuscita a fermare preventivamente i più facinorosi. Un fatto certamente deplorevole, ma anche prevedibile. Passiamo sopra al fatto di agitare operazioni “preventive” da parte di chi vorrebbe tutto tranne uno stato di polizia e che è solito strillare con fare isterico anche alla seppur minima sollecitazione anticensura su Facebook. Tuttavia va detto che da tempo la polizia ha assunto comportamenti di certo più consoni alla scorta armata del potere piuttosto che la forza armata in grado di ridare ordine e legalità ad un paese che ha perso ogni misura (un disagio spesso espresso anche da alcuni esponenti e portavoce delle stesse Forze dell’Ordine). Lo abbiamo visto in molte occasioni, dal G8, Diaz/Bolzaneto, agli agguati ai campeggi dei No Tav. Per non parlare dei fumogeni irregolari, della sproporzione delle reazioni, delle rappresaglie in caserma, dei pestaggi, dell’anima fascistoide di certi reparti, delle politiche di arruolamento, dell’identità di certi esagitati assoldati nei ranghi dell’Arma probabilmente con lo scopo di fare carne da porco contro chi l’Arma stessa ritiene dei porci a tutti gli effetti. Una violenza, peraltro, che cozza contro lo sbando ed il degrado quotidiani di molte città invase da un’illegalità alla luce del sole. E non parlo solamente di spaccio e prostituzione ma l’irregolarità di un intero sistema impastato di corruzione. Per un motivo o per l’altro non c’è legge in Italia (paese dove nonostante ciò la magistratura viene osannata dai propri fan club) così come non sembra esserci nessuno che riesca o voglia farla rispettare. Se gli indignati italiani preferiscono gli sbirri statunitensi, certamente più irreprensibili, o quelli degli altri paesi europei, che arrestano automaticamente chiunque osi mettere piede nella via sbagliata durante una manifestazione, benissimo, liberi di volerlo. Tuttavia rimane il fatto che non solo la polizia italiana non è stata in grado di fermare i black bloc prima della manifestazione ma, cosa più grave, nemmeno dopo. Anche questo un film stravisto. Tutto ciò la dice lunga, ancora una volta, su come la polizia non sia lo strumento adatto per ripulire il movimento e stabilire una legalità anche morale all’intera protesta. Un motivo in più per non rimanere a guardare. Al giorno d’oggi, dopo anni di fallimenti copia-incolla, l’inerzia, la pigrizia e la pavidità del movimento e di chi ne fa parte, coloro che dovrebbero essere i primi a doversi cautelare con ogni mezzo, è ai miei occhi la più evidente ed irragionevole. La realtà dei fatti non stabilisce, al contrario di quanto pensano coloro che appartengono alle sigle scese in piazza, indignados buoni e insignados cattivi, di serie A o di serie B. Finché ci saranno questi fenomeni, finché una certa feccia è in grado di tenere in scacco un intero movimento, tutti gli indignados, o come li vogliamo chiamare, rimarranno sempre condannati alla serie B, o alla zona retrocessione. Questa è la verità. Tutto il resto è rammollita ipocrisia. E mentre siamo costretti contemplare la miseria di certi spettacoli, una certa esasperazione da parte dei movimenti, legittima, porta a conclusioni ugualmente esasperate: siamo sull’orlo del baratro, abbiamo sorpassato il limite, viviamo in uno stato d’emergenza. Se le cose stanno così perché non agire di conseguenza? Se la pena è l’azzeramento mediatico del movimento e delle sue ragioni, perché gli indignati non provano a dare una lezione a questa gentaglia? Eppure quante volte abbiamo sentito dalle bocche dei più infiammati che la libertà non è una passeggiata di salute, che non esistono rivoluzioni gentili, che la nostra Resistenza o il Risorgimento stesso non sono state marce della pace. Ebbene, muovessero per la prima volta anche loro il culo per combattere i loro veri nemici. Perché non fare tesoro della lezione storica? Se il pacifismo è per fessi autoreferenziali e la violenza indiscriminata è per idioti autocompiaciuti perché non tentare la carta della sacrosanta intolleranza zero verso l’intolleranza, l’ignoranza e la stupidità di quei “pochi”? Perché non passare ai fatti? Concretamente parlando cosa è stato fatto a Roma (e lasciate perdere le autorità, qui si sta parlando del proprio coraggio!)? Cos’hanno fatto i movimenti per arginare questa deriva? Insomma, quanto il popolo antagonista si meriterebbe un futuro diverso da questo avvilente presente? P.S. A coloro che amano commemorare ad ogni piè sospinto le suggestive parole del celeberrimo Paradigma Kossiga chiedo se credono veramente che tutte queste persone siano davvero degli sbirri infiltrati.

4 commenti a “ Ma spaccare la loro di faccia no? ”

  1. Giulia

    Giulia

    A proposito della Polizia, io credo che nel migliore dei casi abbia dimostrato di essere totalmente inadatta a fronteggiare la situazione. In serata ho sentito dire che questi tizi hanno avuto campo libero per ore perché, temendo che gli scontri volessero puntare verso Montecitorio e il Senato, gran parte delle forze dell’ordine erano state schierate lì, a difendere il guscio deserto del potere politico mentre centro metri più in là andavano a fuoco le macchine e si sfondavano le vetrine. Non so se sia vero (in questi casi, nonostante il profluvio di foto, video e quant’altro, ci sono dei dati oggettivi che nessuno pensa mai di riferire: quanti poliziotti c’erano? Dov’erano? Qual è il protocollo da seguire in questi casi?), ma mi sembra un’immagine eloquente e simbolica per rappresentare la situazione. C’è stata, nel migliore dei casi, molta incompetenza. Talmente tanta che viene spontaneo pensare male (è chiaro che non tutte quelle persone sono sbirri infiltrati, ma cosa sapeva la Polizia prima di ieri? Cosa avrebbe dovuto fare e non ha fatto per prevenire quello che è successo? La connivenza assume tante forme…). Detto questo, la sensazione è che siamo tutti di fronte a un film già visto.

    Quanto alla reazione dei manifestanti, confesso di aver pensato anch’io quello che hai scritto tu: tutti insistono a dire che questi tizi erano una minoranza esigua rispetto ai numeri dei partecipanti al corteo. Benissimo. E’ possibile che la schiacciante maggioranza numerica non conti proprio niente? La cosa fa rabbia, fa rabbia anche a me, se non fosse che tendo comunque a immedesimarmi in quei manifestanti, e concludo che molto probabilmente non sarei stata capace di reagire neanch’io. Per colpevole – ma forse non imbelle – incapacità, perché rispondere alla violenza con la violenza richiede un allenamento, non è qualcosa che si improvvisa, perché l’istinto di fronte al pericolo è comunque quello di scappare, “lasciando fare ai professionisti”. Che però sono le forze dell’ordine di cui sopra, e così il cerchio si chiude.

    Credo, al di là di tutto questo, che la giornata di ieri apra degli interrogativi che vanno al di là del semplificatorio “molti buoni sono stati messi sotto scacco da pochi cattivi”, e che vanno anche al di là del – pur vero, e declinabile in infinite sfumature – “la Polizia non ha fatto il suo dovere” (nota: eccellente il Maroni di oggi che dichiara “per poco non c’è scappato il morto”. Esattamente la stessa cosa che avremmo potuto dire io, mio nonno e il mio vicino di casa. Ciccio, tu sei il Ministro degli Interni, ti dice nulla questa cosa?). Il problema, però, è che alla semplificazione giornalistica si sovrappone la semplificazione dei manifestanti “dalla parte giusta”, tutti tesi a sottolineare la loro buona condotta senza affrontare il vero nucleo del problema, e cioè che una falange di violenti ha tenuto in scacco centinaia di migliaia di persone senza che nessuno potesse o riuscisse a fare niente per impedirlo. Vogliamo ammettere che questo è il problema, e non che questi tizi incappucciati hanno rovinato la vostra festa?

    Scusate per la lunghezza del commento.

    Rispondi
    • come dici tu giulia secondo me è proprio questo il problema. com’è ribadito nell’articolo le forze dell’ordine non sembrano poter/voler ristabilire ordine e legalità. connivenza o no che sia con il “blocco nero” io credo che il movimento debba prendere al più presto atto di ciò che sta sistematicamente succedendo da almeno dieci anni a questa parte e che si attivi in prima persona per risolvere il problema (che è prima di tutto del movimento stesso). quindi collaborare con le stesse forze dell’ordine (avere chiara la situazione logistica, la mappa della manifestazione, sapere cosa fare in caso di scoppio di focolai e come contribuire al mantenimento della legalità, ed infine nominare delle persone che se ne possano occupare fungendo anche solamente da intermediari) oltre che dotarsi, com’è stato fatto all’estero, di servizi d’ordine interni (che hanno tutto il tempo di sondare il terreno prima delle manifestazioni). restano comunque alcuni dubbi secondo me oggettivi, anzi, matematici: credo sia tutto sommato ridicolo, sbirri o servizi d’ordine o meno, che 200.000 persone (o quelle che erano) ci debbano rimettere per poche centinaia di stronzi. sarebbe stata probabilmente opportuna una presa di posizione forte, un’assunzione di responsabilità (siamo tutti responsabili di ciò che accade, altrimenti si è solo spettatori) tale da dare un segnale anche a portata di telecamere (al giorno d’oggi certe manifestazioni sono dei veri e propri show transmediatici!). mi sembra che alla fine della fiera sia prevalsa l’indignazione ma poca azione anche se è vero che si sono visti anche tanti manifestanti insultare e cacciare questi facinorosi che, ad ogni modo, svoltato l’angolo, hanno potuto immergersi nuovamente nella mischia o spaccare qualche altra vetrina, quando è andata bene. segno che comunque nel caso delle manifestazioni di Roma si è dimostrato un’unanime presa di distanza da certi soggetti (cosa non del tutto scontata: in passato abbiamo assistito a scuse puerili, giustificazioni, illazioni ideologiche e protezione politica da parte delle anime della protesta; recentemente negli scontri con in No Tav persino la popolazione non se l’è sentita di prendere le distanze dagli scontri). questo mi fa pensare che si dovrebbe andare oltre ed avere l’intelligenza, la lungimiranza ed il coraggio, cose che sono mancate in passato, di dotarsi di strumenti opportuni per tutelare il movimento, per instaurare un rapporto proficuo con le forze dell’ordine o quantomeno per dare l’esempio. il movimento deve essere in grado di meritare le richieste della protesta mettendosi in gioco in prima persona, non è possibile aspettarsi un cambiamento dall’alto. alla base di tutto questo c’è una convinzione del tutto personale: libertà e democrazia non sono diritti fondamentali da godere gratuitamente, ma reliquie da conquistare ogni volta che c’è bisogno. un qualcosa che quindi bisogna “meritarsi” e per questa ragione tesori che non si trova sull’albero della cuccagna della libera elucubrazione né che si può acquistare nel discount della militanza (c’è da dire che malgrado si sia trattata di una manifestazione globale solamente in Italia si sono viste sfilare le bandiere di partito…). da questo punto di vista il movimento perde puntualmente ogni “battaglia” probabilmente a cominciare dalla carenza delle qualità umane e strategiche messe in campo.

      Rispondi
  2. Devo ammettere che l’articolo è interessante, ma c’è un punto che non vedo nell’articolo. Forse è solo una mia idea (non condivisa dagli altri), ma si sta rivelando vera ogni anno che passa.
    Le manifestazioni sono inutili, e per vari motivi.
    In primis chiedere a dei manifestanti pacifici di bloccare fisicamente i manifestanti violenti, è un controsenso a mio avviso.
    Secondo, se anche qualcuno particolarmente coraggioso lo facesse, le telecamere inquadrerebbero lo scontro con sottotitoli già immaginabili: “scontro tra manifestanti, fazioni opposte dei manifestanti attaccano briga tra di loro”, il risultato sarebbe in ogni caso lo screditamento della manifestazione. Ne abbiamo avuto la prova anche nelle proteste anti-Gelmini, dove ho assistito personalmente ad alcuni organizzatori terrorizzati dalla possibilità della presenza di “teste calde” davanti al corteo. Risultato: tutti i tg hanno parlato della manifestazione violenta di Padova.
    Terzo, punto fondamentale, siamo saturi di manifestazioni. Negli ultimi 10 anni abbiamo uno sciopero, una protesta, una manifestazione per qualsiasi banalità. La manifestazione è diventata la prima da mossa da fare nel caso che ci sia qualcosa che non va, seguendo, a mio avviso, lo spirito di lamentela dell’italiano medio. Ormai siamo arrivati al punto che la gente comune (quella che dovrebbe venire convinta da queste manifestazioni) non chiede nemmeno il perchè degli scioperi o delle proteste. “Ah, scioperano anche oggi? Ok, vado al lavoro in auto”.

    Non ho una alternativa valida alle manifestazioni, niente che la mia mente abbia elaborato nei pochi minuti in cui ho letto l’articolo e risposto, ma certamente continuare con queste “uscite in piazza” ha poco più significato di uno “spritz di massa”

    Rispondi
  3. che io sappia alcuni dei feriti si sono appunto feriti cercando di fermare i black block; dopodiché non lo so se i manifestanti avrebbero potuto impedire gli incidenti, credo che il compito spetti alla polizia; è ovvio che se vedo uno che ruba a una vecchietta o che rompe una vetrina cerco di fermarlo e di farlo arrestare, però, ripeto, non lo so se i manifestanti potevano fare qualcosa. Detto questo, e concordando con Alberto che i black block non possono essere tutti poliziotti travestiti, mi piacerebbe sapere chi sono e chi li finanzia. Repubblica oggi pubblica un’intervista a uno di loro che dice di essere disoccupato e di aver fatto avanti-indietro da Atene per addestrarsi; ma chi gli pagava i viaggi? E tutti quelli che vengono dall’estero? Invece di prepare dossier sputtananti (vedi la puntata di ieri di Presadiretta), perché non si muove qualcuno, polizia, ministri, servizi segreti, stampa, per stanare e fermare questi black block (che hanno promesso nuovi scontri in Piemonte per la Tav)? Il problema è che se dopo più di trent’anni non sappiamo ancora chi ha messo le bombe a Milano a Brescia e a Bologna e chi c’era dietro le Br, la vedo dura di riuscire a far luce su fenomeni contemporanei. Non saranno stati tutti poliziotti travestiti, ma di sicuro questi disordini fanno comodo al governo e alla destra in generale. A pensar male si fa peccato…

    Rispondi
Commenta l'articolo
La tua e-mail non sarà pubblicata
  • ( non sarà pubblicata )