di Alberto Bullado e Caterina Di Paolo.

Praticamente ci invitano al Mal di Libri in quel di Roma e noi accettiamo a prescindere. Un weekend di festa “dedicata alla lucida follia di inventare, scrivere e leggere storie”. Così il sottoscritto e Tommaso De Beni decidono di farsi questi 500 km: partono con la nebbia e arrivano con il sole. Ovvio che si è trattata di una scelta felice. E poi è da un casino di tempo che non vado a Roma, da prima del loro ultimo scudetto.

Sì, un casino di tempo.

Il programma dice che domenica sera chiudiamo le danze assieme ad un bel po’ di realtà che operano nella rete, blog e riviste. Prima di allora possiamo cazzeggiare dove ci pare, su e giù per il Pigneto affetto dal Mal di Libri.

Naturalmente tutto questo non sarebbe potuto succedere senza Caterina Di Paolo (la nostra Cicerona), del Circolo Lettori di Fortebraccio, che da grande vuole fare la editor ma che sottovaluta un futuro come vj di Mtv.

Caterina non solo mi ha dato una mano nel buttare giù questo pezzo, ma ci ha ospitati a casa sua (vicino a Tor Pignattara e la cosa mi ha emozionato parecchio: “Ti ricordi di quel cinese ammazzato con la figlia in braccio?”, “Sì”, “E’ successo laggiù”, “Ah, ok”, “Accanto al bar dove sul muro sta scritto ‘Adinolfi zoppica’”). Come se non bastasse Caterina la mattina ci ha fatto pure i caffè. Noi di CAM la ringraziamo ancora una volta per questo, perché non ci meritiamo così tanto.

Ad ogni modo quanto segue è il nostro incompleto elenco di cose più o meno degne di nota e che ci ricordiamo della festa.
Per chi ancora non lo sapesse, non siamo gente seria. I reportage precisi li lasciamo ai (liberi) professionisti.

(perdonate gli sporadici e ridicoli tentativi di emulare il romanesco: in certi casi erano necessari, non me ne vogliate)

 

Er Pigneto

Qualcuno mi dice che era il quartiere di Pasolini, del Neorealismo, qualcun altro che si tratta di un’emulazione di San Lorenzo, ma a me che sono polentone mi sembra una specie di piccola Montmartre de noantri.

Se fossi una giornalista di Vanity Fair probabilmente tenterei di scrivere cose come: “localini ammiccanti, stradine colorate, osterie graziose ed alternative: un meltin’ pot tra cultura street mediterranea, influenze hip berlinesi e smargiassate nella più classica tradizione della bohéme romana. Il posto ideale per un aperitivo tra gente sgamata e un po’ freak, tra graffiti di Totò e ritratti pop art della Magnani”. Il tutto tra adorabili via vai di giovani (ex) tossici. Bello, davvero. Dico senza ironia. In via del Pigneto non ho mai visto una suora.

“E ce sta pure ‘n bel po’ de fregna” (cit.). Voglio dire, per gli amanti del genere, coloro a cui piace il finto trasandato, gli abiti svolazzanti “I don’t care” studiati come sciarpette al collo d’architetti e le tipe con i tagli di capelli strani, gli anellini sulle dita dei piedi, con Vinicio Capossela e i Sigur Rós sulle bacheche di Facebook.

Vabbè, sarebbe troppo facile fare dell’ironia sugli hipster di qua, che sono più o meno come i nostri, solo un po’ più a sinistra.

Ecco, diciamo che “ar Pigneto non ce sta la Roma Alemanna” (cit.). E forse manco i laziali. Altro motivo per pensare di venire a vivere qui: se dico ai miei amici che in zona si fa “eppi auar” (cit.) con tre euri e mezzo, piattino salumi/formaggi compreso, con tre euro ‘na pizza, con un euro e mezzo una tessera per un locale e con un euro ‘na biretta più polpettina di falafel, ci trasferiamo domani. Se tanto mi dà tanto, e tutto sta in proporzione, tempo due giorni e finiamo in galera. O al Sert.

 

Questo lo scenario, un po’ diverso da come me l’ero immaginato. Un quartiere perfetto per una festa tipo il Mal di Libri, o comunque un posto che mi ha dato l’impressione che se avessi collassato in una qualche viuzza laterale avrei potuto beccare, non esattamente un residente con il suv che ti insulta e che si lamenta a proposito del degrado del centro, salvo rieleggere sempre lo stesso sindaco (sì, il riferimento a Padova non è casuale), ma, che so, Vincenzo Sparagna. Mica cazzi.

 

Ascanio Celestini

Non riesco ad arrivare in tempo per beccare Telese, che presenta Orwell, l’inserto culturale di Pubblico, perché a quell’ora stavo in autogrill a comprare l’ultimo libro di Paolo Giordano come ironico regalo per Caterina e la sua ospitalità.

Tuttavia arrivo in tempo per Ascanio Celestini, che quando non fa teatro mi dà l’impressione di essere un po’ ripetitivo, o quanto meno interessante solo entro i primi dieci minuti.

A Mantova mi era piaciuto di più, forse perché doveva ancora uscire Pro Patria. Per carità, niente di male nel presentare i propri libri: ma nulla a che vedere con quello che è successo con Fenomenologia di YouPorn di Stefano Sgambati. Il pubblico eterogeneo, ricco di ragazze divertite, ti faceva dimenticare il fatto che si stesse parlando di sociologia delle seghe.

 

Scrittori Sperduti

La serata di sabato è stata allietata dalla presentazione del Premio Carlo Sperduti all’Hula Hoop Club, l’unico concorso letterario intitolato a un autore vivente e sconosciuto. Presentato da Carlo Sperduti. Presieduto da Carlo Sperduti.

Gli autori dei sei bei racconti finalisti si sono succeduti sul palco, in un alternarsi di cabaret letterario e dadaismo narrativo. La birra era buona e c’era un calcetto balilla da giocare uno contro uno.

Alla fine delle sei performance il pubblico ha potuto votare determinando i primi tre classificati, i quali hanno vinto dei libri donati dalle case editrici, dei pupazzetti di cani con la testa dondolante, mentre il vincitore assoluto ha potuto godere, come d’accordo, anche di una birra.

Ma Carlo Sperduti è riuscito a tenersi la birra perché il vincitore era inspiegabilmente astemio. Qualcuno ha vociferato di magheggi e brogli degni dello Strega: il Vate ha rispedito le accuse al mittente con una dichiarazione esaustiva. “Sticazzi.”

 

 

I pischelli che scrivono

Sono rimasto impressionato dall’incontro con Giulia Blasi, Emiliano Sbaraglia e Carolina Cutolo (la quale, da idiota, avevo inizialmente scambiato per Licia Troisi, quella che scrive fantasy; e sì che mi vanto di avere memoria fotografica; e poi manco leggo fantasy).

Infatti gli adolescenti del centro giovani Fenix hanno capito meglio di tutti i generi che tirano: fan fiction, poliziottesco e horror. Altro che paginette intimiste: potrebbero diventare i nuovi best seller di Newton & Compton.

 

I reading

Al Mal di Libri si sono capite tante cose, tra le quali che gli editor con un mojito in mano sono più belli, ma soprattutto più mansueti e che un bravo scrittore che sa leggere bene è due volte bravo. E due volte raro.

Infatti mi è capitato di emozionarmi tantissimo grazie all’interpretazione di Sforbiciate dell’autore Fabrizio Gabrielli, accompagnato dalla chitarra di Roberto Dossi. Davvero, mi sono quasi commosso. La cosa potrebbe suonare vagamente gay se non fosse che i racconti narrati trattavano di calcio.

 

Serenate Letterarie

Domenica ore 19.30. Mal di Libri si impossessa di via Ettore Giovenale. Sembra di essere a uno di quei block party nel Bronx, solo senza negri e con Christian Raimo, “il più grande scrittore cattolico di porno” (cit.), che legge il suo ultimo romanzo anzichè fare la breakdance (come speravo). Mancano pure i ghettoblaster, in compenso ci sono i Marcello e il mio amico Tommaso che sembrano l’Officina della Camomilla, ma con strumenti veri e la tessera di Sel.

Raimo, peraltro, era accompagnato dalla bellissima sorella. A vederli assieme ci si chiede chi dei due sia stato adottato. E mentre lo faccio sorseggio vino offerto dall’autore al pubblico. Sì, è chiaro che si tratta di una situazione piuttosto surreale. C’è gente con la giacca con le toppe sui gomiti. L’impressione è quella di essere dentro una canzone de I Cani.

Tuttavia la cosa davvero incredibile erano le macchine costrette a fare dietrofront e a rinunciare al legittimo proposito di transitare per la strada occupata. No pasaran. Reading in corso.

A Padova Raimo si sarebbe beccato una secchiata di merda da un leghista del terzo piano. Invece qui dalla porta del palazzo ad un tratto se ne esce un nero che sorride e va via per i cazzi suoi senza fare una piega. Sono cose che solleticano il lato buonista della tua personalità, che credevi nascosto da qualche parte, oppure morto e sepolto dai tempi in cui indossavi t-shirt sopra magliette a maniche lunghe e pensavi che i Green Day facessero punk, poco prima di passare all’hardcore.

Cose così.

 

I residenti

Tuttavia sono rimasto colpito da certe contraddizioni. Per un reading finito alle 13.30 dei residenti del Pigneto si sono lamentati con i gestori di Casa Mangiacotti (il viggile: “Aò, mo’ questi chiamano e me ce mannano, che ce devo fà?”) e poi a mezzanotte, di domenica, si mettono a sparare petardi e fuochi d’artificio.

“Come mai?” faccio io.
“Hai visto la partita?”
“No”
“A Maggica perdeva 2 a 0. E poi Totti, Osvaldo, Osvaldo, Lamela. E che te lo dico a fa?”

 

 

I Blogghe

A chiudere il Mal di Libri una serata all’Hula Hoop Club dedicata ad una serie di blog letterari. Se qualcuno ci avesse messo una bomba avrebbe ripulito in un sol colpo la letteratura italiana dalle peggiori zecche del web.

Lo dico per la presenza di due tizi, anzi tre con Caterina, di ConAltriMezzi. Mica per gli altri.
Del resto si sa, la blogosfera letteraria è feccia. E ogni tanto ci serve qualche contentino.

 

 

San Pietro

Mal di Libri è un modo per far arrivare due ragazzi da Padova a Roma, con la scusa di un incontro sui blog, quando in realtà hanno macinato tutti quei kilometri per vedere la Madonna in San Pietro.

 

 

E non solo Lei.

 

 

Anche se in realtà sono molti i miracoli che si compiono in zona San Pietro.

 

Ad esempio io ho trovato persino parcheggio.

 

Per concludere: Mal di Libri EPIC WIN. Bella festa, bel clima, bella esperienza. Prometto di tornare più spesso a Roma, se non altro per riprovare il magone di percorrere il Grande Raccordo Anulare, raggiungere Tor Pignattara e tornare a San Pietro in tempo per l’Angelus.

Ancora complimenti ai ragazzi di Fortebraccio e alla loro encomiabile passione.

Tutti gli organizzatori di Mal di Libri, me compresa, sono così seri e integerrimi che dopo questo weekend hanno pensato almeno per un attimo di passare un periodo di disintossicazione dall’alcool. E non ci riusciranno.
(Caterina Di Paolo)

Arrivederci al prossimo anno. Grazie Mal di Libri. Grazie Roma.

 

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